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Amenra - Mass III
09/04/2016
( 1003 letture )
Cefalee, mal di denti, nevralgie, dolori articolari… a chi non è capitato almeno una volta nella vita di imbattersi nei classici fastidi per affrontare vittoriosamente i quali dal banco della farmacia spunta Sua Maestà l’Ibuprofene a regalare pronto sollievo? Chi, un minuto dopo l’assunzione, non fa partire il countdown con la certezza del quasi immediato ripristino del benessere fisico? Ma, tra tutti i potenziali campi di intervento e successo di un cotale miracoloso principio attivo, non c’è alcuna speranza di incontrare la cura del “mal di testa da discografia” figlio del tentativo di restare dettagliatamente aggiornati sulla carriera di alcune band.
Il pensiero, ovviamente, vola subito all’agghiacciante sequenza di single, EP, album, live, compilation, video e boxed set con cui i Dream Theater hanno saturato il mercato in 25 anni di carriera, ma tra le pieghe del metal si possono annoverare diversi esempi di torrenzialità creativa forse in proporzione addirittura ancor più tracimante, considerati gli estremi temporali più contenuti su cui ha avuto modo di dispiegarsi. Un classico caso di scuola è quello degli Amenra, che, in poco più di dieci anni di attività, sono riusciti a rendere ben più che accidentato il percorso di fan e critica, al di là dei soli cinque full length formalmente rilasciati, arricchendo oltretutto nel tempo la propria produzione con sconfinamenti anche oltre la sfera strettamente musicale fondando il collettivo artistico Church Of Ra.

Il quintetto belga si inserisce nella diramazione europea di quella grande corrente che, partita dalle coste californiane sul declinare del secondo millennio e sbarcata in un primo momento anche sulla East Coast, verrà universalmente identificata con la qualifica di post metal. Così, mentre Neurosis e Isis ne rappresentavano i vertici creativi in terra americana, il Vecchio Continente sembrava tutto sommato ancora immune dalle influenze del nuovo genere, in attesa che la scintilla fosse trasportata dalle onde dell’Atlantico. Ed ecco che, mentre il vento si incaricava di trasportare il grosso della nuova ispirazione sulla rotta scandinava (dove i Cult Of Luna avrebbero di lì a poco rivaleggiato coi padri fondatori), un refolo secondario prendeva una rotta inattesa, planando nelle Fiandre e animando gli spiriti di due ragazzi fino a quel momento dediti alle sonorità punk-core nel progetto Spineless. Del resto, non è un mistero che le vibrazioni core siano state uno dei tratti caratteristici e quasi propedeutici per la nuova poetica in formazione (in questo, la storia dei Neurosis è l’esempio più eclatante), rimaneva piuttosto da definire il dosaggio degli elementi e la loro combinazione, oltre alla “quantificazione” del contributo melodico all’impianto.

In quest’ottica, la risposta degli Amenra nel debut Mass I si era collocata tra le più estreme dell’intero movimento, con una marcata fedeltà ai principi cardine della tradizione punk, sia sul piano strutturale (durata dei pezzi contenuta e scarsa articolazione), sia su quello dei contenuti, con abrasività e dissonanze in primissimo piano. Da quel momento in poi, tramite rilasci successivi di split ed EP, la band ha impiegato di fatto un biennio a completare una tracklist che si è dipanata in dieci “momenti” complessivi, giungendo alla sua veste definitiva col secondo full length, Mass II.
Ma, giusto il tempo di mettere un punto fermo nella discografia, ed ecco i Nostri ripartire con un nuovo atto della saga, rilasciato in due differenti versioni tra il 2005 e il 2006, complice l’aggiunta di brani già presenti nel predecessore e inframezzate da un cambio di etichetta. Questo Mass III diventa così il primo album della carriera degli Amenra a sfidare le lunghe distanze, non solo in termini complessivi ma anche per la consistenza delle singole tracce, al di sotto di una propensione improvvisamente “esotica” per i titoli chilometrici attinti oltretutto da patrimoni linguistici diversi. A mutare parzialmente è il timbro complessivo del prodotto, sempre debitore della lezione core ma ora integrato dalle onde fangose di uno sludge quanto mai denso e concentrato, illuminato qua e là da luci sinistre a sfiorare approdi industrial.
Su tutto campeggiano ancora una volta il cantato di Colin H. Van Eeckhout, sempre devastante quando si abbatte sulle trame dei pezzi a strapparne le carni col suo scream lancinante a metà strada tra allucinazione e disperazione, e il lavoro nervoso, a scatti, della coppia d’asce Vandekerckhove/Tetaert, che interviene a sua volta a tormentare la base di pura potenza sprigionata della sezione ritmica. Non manca per la verità anche qualche tocco di tribalismo di scuola Neurosis ma, dove a Oakland la funzione era sostanzialmente quella di “scaldare l’anima” dei pezzi, qui siamo piuttosto al lato opposto dello spettro, a rapprendere la scena in una sorta di glaciazione che aumenti a dismisura il tasso di straniamento e alienazione. L’effetto finale è quello di un gigantesco diorama popolato da figure cristallizzate o al massimo animate meccanicamente, per una resa sinistra ancor più accentuata.
Bastano i dieci minuti dell’opener The Pain.It Is Shapeless. We Are Your Shapeless Pain per ritrovarsi del tutto sprofondati in un’atmosfera malsana, sia nel tellurico avvio che nel lungo corpo centrale magnificamente rallentato ad accrescere il senso di desolazione, prima che Van Eeckhout ricompaia a dare il colpo di grazia. È sempre una colata di fango, quella che anima Nemelendelle. Twuhste En Tljiste, ma stavolta ne viene evidenziata la maestosità quasi dolorosa, con un effetto di circolarità “a spirale” che incalza più stringente ad ogni giro fino all’urlo finale. Tocca alla successiva Die Strafe. Am Kreuz. Ich Schreibe Eine Bibel In Blut mandare in estasi i devoti cultori delle sonorità Cult Of Luna, esaltate qui da un inserto sorprendente (e inatteso…) dove la voce eterea e aliena di Lynn Pieters duetta con lo scream in un controcanto che resta purtroppo un unicum in questo Mass III (non inganni la virata melodica apparente, soluzioni di questo tipo non sono affatto estranee alla tradizione post-punk, limitandoci al patrio suolo si pensi alla fantastica resa della voce di Mara Redeghieri in casa Ustmamò). Ovvio contrappasso alla rarefazione generata dall’incursione della Pieters, rimette le cose a posto la prima turbolenta e poi tormentata Le Fils Des Faux. Il Fallait Que Je Parte Pour Que Tu Viennes, segnata da una lunga litania declinata da Van Eeckhout liturgicamente in un clean angoscioso.
Le due ultime tracce, From Birth To Grave. From Shadow To Light e Ritual, non sono propriamente degli inediti ma vanno intesi come una versione definitiva di brani già sviluppati in release precedenti, con la prima che declina alla perfezione le velleità industrial/tribalistiche del quintetto dopo aver solcato addirittura atmosfere di matrice space rock e la seconda che si tuffa in un minimalismo spettrale a preparare l'esplosione che chiude drammaticamente il platter.

Incalzante, tormentato, spigoloso, sorretto da una tensione che attanaglia fino a togliere il fiato, quasi urticante in diversi passaggi, Mass III è un album finito troppo presto fuori dai radar degli estimatori del nascente post metal. Ed è un peccato mortale, perché, appena al di sotto delle straordinarie linee di galleggiamento dei mostri sacri, poche altre band come gli Amenra hanno saputo bussare con autorevolezza alle porte del sacro pantheon del genere.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Exagon
Venerdì 15 Aprile 2016, 13.37.57
7
Fa un certo effetto leggere tra gli album "rispolverati" il genere "post" metal
Ubik
Giovedì 14 Aprile 2016, 13.37.15
6
Enorme, disco essenziale per gli amanti del genere. Alzo a 85. Comunque tutti i dischi degli Amenra meritano, anche sideproject e progetti correlati.
Macca
Domenica 10 Aprile 2016, 0.09.39
5
Io conosco solo Mass V e pur avendolo ascoltato non moltissimo e diverso tempo fa mi sono sembrati una band un po fuori dagli schemi del post metal "classico"... ho trovato similitudini con il modo di suonare degli Inter Arma se non confondo i nomi e i generi. Approfondirò volentieri.
Red Rainbow
Sabato 9 Aprile 2016, 15.23.56
4
@ luca : il migliore in assoluto della loro discografia per me è il capitolo successivo, Mass IIII, del 2008, magari un po' meno spigoloso ma forse più completo, se ti piace la tavolozza post metal...
luca
Sabato 9 Aprile 2016, 15.15.08
3
@Red Rainbow
luca
Sabato 9 Aprile 2016, 15.14.32
2
il gruppo non lo conosco quali sono gli altri album degli Amenra che mi consigli?
Doomale
Sabato 9 Aprile 2016, 10.32.57
1
Uno dei pochi album che mi piace di questo genere..ottimo, con atmosfere sinistre e cariche di tensione. Voto giusto
INFORMAZIONI
2005
Hypertension Records
Post Metal
Tracklist
1. The Pain. It Is Shapeless. We Are Your Shapeless Pain
2. Nemelendelle. Twuhste En Tljiste
3. Die Strafe. Am Kreuz. Ich Schreibe Eine Bibel In Blut
4. Le Fils Des Faux. Il Fallait Que Je Part Pour Que Tu Viennes
5. From Birth to Grave. From Shadow to Light
6. Ritual
Line Up
Colin H. Van Eeckhout (Voce)
Mathieu J. Vandekerckhove (Chitarre)
Vincent F. Tetaert (Chitarre)
Kristof J. Mondy (Basso)
Bjorn J. Lebon (Batteria)
 
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