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Ivan Graziani - I Lupi
11/04/2016
( 3563 letture )
Di Ivan Graziani ci siamo recentemente occupati in occasione della trattazione del libro che lo riguardava, intitolato IVAN GRAZIANI - Il primo cantautore rock. In quel frangente, avevamo notato con un certo piacere come l'inserimento di un nome relativamente poco conosciuto dai contemporanei, sempre considerato un outsider anche in vita ed apparentemente non troppo assimilabile ad una testata come la nostra, sia stato salutato con favore dal pubblico. Presone atto, cominciamo dunque ad affrontare la sua figura più nel dettaglio con l'analisi de I Lupi, generalmente considerato come il primo parto della fase matura della sua parabola artistica. Reduce dalla vita "on the road" degli anni 60 e dagli sperimentalismi dei primi anni 70 (per gli approfondimenti del caso vi rimando ancora all'articolo prima linkato) Graziani cominciò davvero a mettere a fuoco il suo linguaggio proprio con I Lupi, mattone iniziale dell'edificazione della sua pienezza artistica. Dopo Ballata per Quattro Stagioni, primo lavoro della sua carriera uscito col supporto di una grossa casa di produzione alle spalle -buono, ma non perfettamente riuscito- I Lupi è il primo 33 giri nel quale Ivan riesce a definire quello stile a cavallo tra rock e canzone d'autore, sia come musica che come testi, che in Italia sostanzialmente non si era ancora sentito. Ciò perché qui da noi il rock era stato essenzialmente inglobato nel progressive, che parlava un linguaggio arzigogolato nella musica e politicizzato nei testi -e non aprirò qui l'ennesima discussione sul progressive nazionale- mentre il cantautorato nostrano si era basato su una musicalità scarna che era più che altro di supporto a parole spesso anche forti, poetiche, alte, ma non amalgamate qualitativamente con la musica stessa. Ivan Graziani si proponeva di trovare la sintesi migliore tra rock vero, tradizione e testi. Evitando sempre di raccontare l'Italia dal punto di vista politico, se non per diretta conseguenza della descrizione della vita e delle vicende dei singoli e delle loro storie. Le quali, "scorniciate" dalla dimensione privata, potevano anche raccontare realtà più grandi, ma solo incidentalmente e come ogni vera opera d'arte può fare. Il tutto sarà molto più chiaro con Pigro, ma quella è un'altra storia.

I Lupi rappresenta anche, se non soprattutto, il definitivo superamento di quella dimensione "provinciale" che non verrà mai abbandonata del tutto, ma che viene posta in secondo piano a favore della messa punto della cifra stilistica propria della sua peculiare scrittura. Forse a causa della produzione professionale alle spalle, forse per l'influenza positiva che ebbe sulla registrazione la presenza di un Antonello Venditti ancora nel pieno della sua forza e lontanissimo da quello degli ultimi anni, sta di fatto che la musica de I Lupi è completamente nuova per la scena ufficiale del '77. Già dalla canzone che dà il titolo all'album, i residui manieristici del modo di raccontare di Graziani scompaiono in grandissima parte, per lasciare il posto alla fusione ottimale tra chitarra e parola. Il tutto su un brano dalla duplice chiave di lettura: una storia delicata di diserzione dalla guerra e dalla città piena di lupi, con la seconda che verrà sviluppata più compiutamente in seguito. Con Motocross la storia di un furto con "destrezza amatoria", diventa descrizione di una simbiosi tra uomo e motore/libertà a buon mercato -un 250 cc., magari scrambler, era all'epoca davvero tanta roba, io stesso ne possedevo uno proprio del '77- che spesso crea più guai che vantaggi. Una storia amarissima di tradimento raccontata con un garbo raro ed altrettanta efficacia. Chitarra e voce in primo piano per Zorro, un'altra storia raccontata con delicatezza e visionaria poesia capace di suggestionare sia per le parole scelte, che per la loro completa unità con lo strumento di Ivan. Poi, Ninna Nanna dell'Uomo, unico brano della carriera del musicista inciso in vernacolo con l'aiuto di vari ospiti, testimonianza del Graziani uomo di terra.

Lato "B" che parte con uno dei brani più iconici di Ivan Graziani e dell'intera musica italiana del periodo e non solo: Lugano Addio. Evidente il riferimento all'inno anarchico Addio a Lugano, la canzone offre ben altro ad una lettura approfondita, ancora una volta da ricercare nelle radici del vissuto dell'artista. Da un lato Marta, dall'altro Ivan. Da un lato la visione di una persona inserita nella realtà storica, in grado di aggredirla e forgiarla, di trarre forza dagli atti compiuti da chi è venuto prima per plasmare il presente, dall'altro lo sguardo immobile della provincia, che vede la stessa realtà, ma la guarda passare. Magari cosciente del fatto che sia qualcosa che andrebbe cambiato, ma incapace di realizzare che è possibile agire per farlo. "Mio padre sì –tu mi dicevi– quassù in montagna ha combattuto" contro "mio padre fermo sulla spiaggia, le reti al sole, i pescherecci in alto mare; conchiglie e stelle, le bestemmie e il suo dolore". Mondi paralleli, vicinissimi ed inconciliabili, la bestemmia come unico atto di ribellione concepito; e sempre muta. Marta vive una situazione mitica, nella quale in una montagna anche interiore si è fatta e si può ancora fare la storia con la ribellione, Ivan è cristallizzato in un immobilismo atavico cominciato centinaia di anni prima e che, probabilmente, nulla e nessuno potrà mutare. Eppure, insieme all'amarezza della situazione, a passare è anche una grande, rassegnata tenerezza, quasi un affetto per quel rassicurante, eppur dannato fermo-immagine di una vita. Eva è un'altra storia raccontata come solo un grande può fare, con quell'inizio scanzonato e lisergico senza averne alcuna caratteristica musicale. "Eva la ladra sulla bocca di tutti" è un altro dipinto di note e parole di musica, quasi giocosa, bambinesca e, sempre, malinconicamente struggente. Quindi l'avvio allucinato de Il Topo nel Formaggio che, ben elettrificata, sarebbe canzone heavy a tutti gli effetti, con più di qualche rimando al progressive che non fa che esaltare l'assenza di sproporzione tra importanza del racconto delle parole e racconto della chitarra, posti assolutamente sulla stesso piano, come nessuno aveva mai fatto prima qui in Italia. Disco che termina con Il Soldo, blues mediterraneo che sembra filtrare dalle persiane, delicato, furtivo e italianissimamente narrante. Ancora un racconto forte, ma che deve essere seguito attentamente per essere compreso nelle sue implicazioni personali e sociali. Quasi politiche, direi, se non si trattasse di Graziani:

"E con il soldo che cade giù io domani mi ammazzo
quest'anno, quest'anno smetto alle Poste e da grande farò l'attore,
per la mia musica, per la mia musica...
E nient'altro di buono farò.
E a conservarmi idiota per il fiume
e le mosche e il cane che corre felice
che insegue felice l'ombra di un rospo perduto nel fango. [...]
E la vita t'insegue, ti attraversa la strada urlando,
ballando, cantando silenziosa come una gallina
ti guarda con l'unico occhio giallo.
Ma che brutta miseria col cesso sulle scale e l'illusione del pane integrale"
.

Qualche altra parola, però, va spesa per la copertina e per la formazione all'opera ne I Lupi. Per quanto riguarda la prima, un dipinto espressionista mostra un volto quasi scultoreo di Ivan posto al centro. E' contornato da una moto ed una ragazza (Motocross) al di sotto dei quali si muovono due lupi. I capelli di Ivan sono intrecciati con rami secchi e si confondono con quelli della ragazza stessa, seguendo la stessa linea di forza. Il tutto è posto su una specie di isolotto al centro di un lago di sangue, a citare Lugano Addio. Un'immagine che rende molto bene l'atmosfera del disco. Nella formazione, tra gli altri ed oltre a Venditti, da notare la presenza di Pietro Montanari (un'incalcolabile sfilza di collaborazioni nel mondo del pop -da Little Tony a De Gregori- con la TV ed il cinema), Gaio Chiocchio (Pierrot Lunaire e poi autore per Minghi, Turci ed altri), Walter Calloni (Finardi, Camerini, Battisti, P.F.M., Battiato e così via), Claudio Maioli (Battisti, varie colonne sonore e sigle di cartoni quali Ken Il Guerriero) e Hugh Bullen (Finardi, Camerini, Area e numerosi dischi da solista).
I Lupi è un disco storico per il panorama "rockantautorale" italiano, anche perché Graziani è stato il primo a farlo in un certo modo. Pertanto, va storicizzato nel quadro della discografia dell'autore e della produzione nazionale. Al di là di tutto, però, bastano pochissime parole di Antonello Venditti a raccontarci di Ivan:

Riusciva a cantare sulla chitarra elettrica come nessuno in Italia sapeva fare.

Ciò è quanto.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
98 su 29 voti [ VOTA]
Area
Venerdì 14 Giugno 2019, 12.28.07
17
@No Fun, la Numero Uno di Battisti negli anni 70 ha pubblicato anche dei gran bei dischi Prog e Rock. La presenza su questi lidi é più che mai meritata Peccato che anche sta roba al tempo venivano bollata semplicemente come Pop Italiano.
No Fun
Giovedì 13 Giugno 2019, 23.24.29
16
I metallari, i metallari sono cosi, i metallari sono fatti così: pezzi di miele che scende giù, una lama in gola. Innamorati, i metallari sono sempre innamorati e condannati a ricucirsi da soli, come antichi guerrieri. Sono brillanti, i metallari sono come diamanti che dalla notte nera sbucano in tanti a un concerto rock. I metallari, i metallari Innamorati, i metallari sono sempre innamorati e condannati a ricucirsi da soli, come antichi guerrieri. Sono brillanti, i metallari sono come diamanti che dalla notte nera sbucano in tanti i metallari, i metallari. Ivan Graziani "I Metallari"
No Fun
Giovedì 13 Giugno 2019, 22.50.24
15
Non ci posso credere Ivan Graziani su Metallized! Sì non dovrei stupirmi eppure non me l'aspettavo. Stavo ascoltando "il chitarrista" e mi son detto "fammi vedere se c'è Graziani su Metallized" ed eccolo qui! Un grande, dimenticato porca di quella p@#@ come si fa. Mi leggo subito le recensioni.
Galilee
Giovedì 5 Maggio 2016, 10.33.56
14
Rock e cantautorato al massimo. La musica leggera è tutt'altra roba.
Steelminded
Giovedì 5 Maggio 2016, 0.00.14
13
ROCK O MUSICA LEGGERA?
Raven
Sabato 16 Aprile 2016, 16.17.53
12
Già, perchè tu quando a scuola prendevi 8+ andavi a cazziare il prof. ,vero? Tutto va contestualizzato ed inquadrato all'interno di una discografia. il voto è pensato con riferimento sia alla carriera pregressa di Ivan, che soprattutto a quella successiva. In base al tuo ragionamento per alcuni dei successivi album dovremmo andare fuori scala. I lupi del gran sasso possono ragionare da fan e dare magari 100 a tutto, la critica è altra cosa.
marco
Sabato 16 Aprile 2016, 16.00.24
11
81??cioè hai dato 8! voto ridicolo.vale almeno 9 e mezzo e Per noi veri lupi del gran sasso è un totem.
Electric Warrior
Sabato 16 Aprile 2016, 10.55.07
10
Metallized grazie ai suoi eccellenti collaboratori ha sempre mostrato grande intelligenza musicale. Chi vuol capire capisca.
simo
Martedì 12 Aprile 2016, 18.43.10
9
Confido in voi raven
Galilee
Martedì 12 Aprile 2016, 16.53.30
8
Conosco il cantautore, ma non l'album in questione. Lugano addio e Motocross però mi fanno pensare ad un ottimo disco.
Raven
Martedì 12 Aprile 2016, 14.47.23
7
Bisogna anche seguire un filo logico. Si parte da I Lupi e poi, quando possibile, se andrà in avanti. Herbie Hancock non è previsto nel breve, ma in futuro potrebbe esserlo,
bibiesse
Lunedì 11 Aprile 2016, 22.01.39
6
Graziani è stato, è e rimarrà un grandissimo, ma un grandissimo davvero. E questo è un album bello. Poi ne ha fatti di bellissimi.
simo
Lunedì 11 Aprile 2016, 21.57.18
5
Vedo con piacere che ci si apre su Lidi differenti,non che sia una novità, ma allora non si potrebbe fare lo stesso con alcuni lavori jazz imprescindibili? Vedo Miles Davis e Jaco nel db, a quando una rece di che so Empyrian isles di Herbie?
Alex Cavani
Lunedì 11 Aprile 2016, 21.39.34
4
"I lupi" non è uno dei miei dischi preferiti di Ivan Graziani, quel posto è occupato dalla triade "Pigro", "Agnese dolce Agnese" e "Ivangarage", puramente per questioni affettive, ma è una gioia vederlo recensito qui! Pezzi come "Lugano Addio" e "Il topo nel formaggio" li ho cantati e suonati spesso da ragazzino
Raven
Lunedì 11 Aprile 2016, 20.38.01
3
Fa piacere vedere che si viene seguiti su certi terreni
jek
Lunedì 11 Aprile 2016, 20.32.02
2
Recensione splendida di un ottimo disco, la spiegazione di "Lugano addio" poi è da incorniciare da pelle d'oca come la canzone, una medaglia per Metallized aprire a personaggi come Graziani. Ora attendo Pigro e chissà un domani anche il primo Finardi.
Voivod
Lunedì 11 Aprile 2016, 9.53.12
1
Uno degli album più belli (assieme ai 5 successivi) di uno dei più grandi cantautori italiani. Grazie per averlo recensito e per occuparvi di un importante artista come Graziani, che meriterebbe molta più visibilità...
INFORMAZIONI
1977
Numero Uno
Rock
Tracklist
1. I Lupi
2. Motocross
3. Zorro
4. Ninna Nanna dell'Uomo
5. Lugano Addio
6. Eva
7. Il Topo nel Formaggio
8. Il Soldo
Line Up
Ivan Graziani (Voce, Chitarre, Mandolino, Dobro, Cori)
Gaio Chiocchio (Chitarra, Minimoog, Moog nella traccia 4)
Claudio Maioli (Piano elettrico)
Hugh Bullen (Basso)
Walter Calloni (Batteria)

Musicisti Ospiti
Paolo e Milziade (Coro nella traccia 4)
Antonello Venditti (Pianoforte, Organo nelle tracce 4 e 7)
Gino D'Eliso (Mini piano, Celesta nelle tracce 4 ed 8)
Piero Montanari (Basso nelle tracce 4 e 7)
Derek Wilson (Batteria nelle tracce 4 e 7)
 
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30/01/2016
Articolo
IVAN GRAZIANI
Il primo cantautore rock
 
 
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