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Sadistic Intent - Resurrection
16/04/2016
( 1906 letture )
Questa recensione è dedicata ad una delle band che meglio incarna l'essenza del death metal puramente underground, verso il quale ha dimostrato una lealtà assoluta in 29 anni di attività, guadagnandosi un rispettabilissimo status di culto globale, sebbene senza mai accumulare fama oltre alle cerchie degli aficionados del genere più duri a morire. I Sadistic Intent di Los Angeles, California, sono tra i pionieri della scena death metal statunitense forse meno ricordati, non tanto per un motivo qualitativo, quanto più per uno quantitativo, avendo loro sempre mantenuto un profilo basso, scegliendo pubblicazioni autonome (hanno infatti fondato la Dark Realm Records), uscendo dai confini nazionali soltanto in questi ultimi anni, nonché pubblicando davvero poco materiale: hanno all'attivo 3 EP, i loro lavori più noti (Impending Doom, Resurrection, di cui parla questo scritto, e Ancient Black Earth), assieme a un paio di 7", split e alcune demo-tape. Nessun loro full-length è mai stato pubblicato, sebbene oltre 15 anni fa i fratelli Bay, fondatori della band, avessero dichiarato più o meno ufficialmente che il loro debutto sarebbe uscito con il titolo di The Second Coming of Darkness, cosa di fatto mai accaduta.

Musicalmente parlando, i Sadistic Intent si distinguono per essere tra le band death metal più efferate ed aggressive che possiate ascoltare. Le radici del gruppo sono nella scena thrash statunitense che per prima puntò dritta verso velocità e oscurità, ossia Slayer, Dark Angel e soprattutto, Possessed, che maggiormente riecheggiano come più importante influenza e modello. Si collocano quindi in quell'esplosione di demo death/thrash che invasero gli Stati Uniti negli anni successivi all'uscita a dir poco rivoluzionaria di Seven Churches: Mantas (poi Death), Necrovore, Amon (poi Deicide), Death Strike (poi Master), Incubus, Morbid Angel e così via. I Sadistic Intent cominciarono a farsi sentire intorno al 1988, quindi non possono essere annoverati tra i primissimi esecutori dell'assalto sonoro nazionale, ma comunque tra i pionieri nonché tra i più rispettati nell'area californiana, in cui cominciarono presto ad essere chiamati come apertura per act di notevole caratura. Di fatto, sebbene nel 1990 molte realtà della scena death metal si potessero dire già propriamente affermate, Impeding Doom risultò sicuramente una prova di forza da parte del quartetto, essendo veloce, grezzo e metallico come il vecchio thrash, ma anche pesante come il death metal a quel tempo in ascesa. Purtroppo problemi di line-up e di rip-off da parte dell'etichetta Wild Rags rallentarono l'attività del gruppo, molto probabilmente pregiudicandone in parte l'ascesa. In effetti per essere uscito nel 1994, Resurrection risulta già un po' anacronistico, perché sebbene non fosse passato nemmeno un lustro, il genere aveva già conosciuto il suo apice commerciale con album come Covenant e The Bleeding, e andava già incontro alle sue prime contaminazioni. Apparentemente del tutto inconsci di ciò, Bay e Rick Cortez, Vince Cervera e Joel Marquez pubblicarono questo EP via Gothic Records, andando ad apporre una vera e propria pietra miliare nella storia dell'estremo underground.

La copertina dell'album, di per sé, è già piuttosto iconica, vagamente ispirata al volto demoniaco della prima ragazza posseduta dentro la casa di Evil Dead del 1981, peraltro richiamato dalla voce "Join us…" all'inizio della terza traccia Conflict Within. Passiamo quindi in rassegna questo EP, che inizia con una lunga intro, nonché title track, che mescola una prima parte di synth con un paio di minuti di death/doom cupo, interamente strumentale e caratterizzato da melodie lente e ricorrenti, come una sorta di nenia oscura, una formula tanto cara ai gruppi death metal anni '90 che cerchino un po' di atmosfera prima della tempesta, che arriva come auspicabile con la prima e vera e propria canzone, Asphyxiation. Registrazione audio di un'esplosione, poi blast e a seguire assoli veloci e caotici a intrecciarsi in piena tradizione thrash metal californiana. La strofa in d-beat ci introduce per la prima volta alla voce di Bay Cortez, qui marcatamente gutturale, spingendoci fino ad un ritornello dalle tinte Autopsy-iane. Come molti altri pezzi del quartetto, il gioco tra tempi velocissimi e altri decisamente cadenzati è un'espediente spesso riutilizzato, ma trattasi di una delle caratteristiche più consolidate del death old school, assieme ai numerosi cambi di tempo che mantengono l'intreccio vario e interessante, permettendo di spaziare tra le tipologie di riff e i groove di batteria. Anche Conflict Within si apre con un riffing ancora molto thrash-oriented, se escludiamo accordatura, distorsione e velocità decisamente incrementata rispetto ai predecessori connazionali. La voce si fa più forsennata, anche più alta di registro, e si intreccia sul chorus con altri assoli caotici a profusione, che sfumano in un down-tempo che non fa tenere fermo il collo.

Alla traccia più veloce dell'edito, segue una più cupa Dark Predictions che ricorda invece molto l'altra parte degli USA, leggasi la scena newyorkese e in primis gli Incantation di Onward to Golgotha, ma con ancora una predominanza di lead e melodie che ricorda più l'acerbità e la vena speed metal del primissimo death metal made in California o Florida. Parte di queste melodie porta invece una certa impronta black/thrash, o di black metal della cosiddetta first wave, per cui il paragone con i Grotesque calza perfettamente su una traccia come questa, con melodie articolate, sdoppiamenti di chitarra e armonizzazioni, nonché astuti accostamenti ritmici; dopotutto non è una sorpresa che il gruppo di Göteborg avesse più da spartire con questa prima incarnazione del death metal d'Oltreoceano, Sadistic Intent compresi, che con lo stile che avrebbe poi reso celebre la scena svedese -forse per l'importanza che su entrambi ebbe la vena black più grezza e primordiale del metal estremo di metà anni '80. Tornando al nostro Resurrection, Condemned In Misery avvalora quanto detto con ulteriori dosi di melodie sinistre e oscure, per poi passare ad un plotter death metal più incalzante, su cui domina un d-beat quasi hardcore punk che in tal senso avvicina il tiro un po' anche a Nihilist/Crematory e compagni, così come anche il break centrale con l'arpeggio funebre su un tempo lento, ripreso poi con un assolo molto ben studiato rispetto ad un songwriting che sembra più guidato dalla sensazione e da un'esperienza sedimentata che da un'accortezza compositiva costante, come ci si aspetterebbe da una band di questo tipo. Infine, l'outro A Mass for Tortured Souls riprende l'idea introduttiva della traccia death/doom strumentale unita ad alcuni lead caotici e al synth, per accompagnare l'epilogo del disco in una maniera più sinistra e meno brusca rispetto ad una chiusura troncata.

Per quanto non si possa considerare Resurrection come propriamente pionieristico, avanti per il suo tempo, o anche solo influente come altri classici, questo è universamente reputato uno dei moniti assoluti di dedizione underground al death metal, nonché un modello da seguire per capire che cosa significhi suonare questo genere, senza compromesso alcuno, e apprezzandone inoltre tutte le sfumature, essendo questo lavoro diretto ma tutt'altro che banale. Oltre a questo, l'EP in questione è una pietra miliare iconografica immancabilmente associata al culto death metal, oltre che una rarità ambita nelle sue prime edizioni, quella della Gothic e quella subito dopo auto-ristampata tramite la loro etichetta Dark Realm. Più reperibile è invece la ristampa ufficiale che comprende sia questo Resurrection che il successivo e forse ancor più tellurico, sebbene meno iconico, Ancient Black Earth, nonché il 7" del 2002 Morbid Faith che contiene una ri-registrazione dell'omonima traccia dell'EP di debutto Impending Doom e una cover di The Exorcist dei Possessed, con alla voce lo stesso Jeff Becerra (con il quale i Sadistic Intent collaborarono come live-band con i Possessed tra il 2007 e il 2011). Join them!



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
93 su 3 voti [ VOTA]
ElectricVomit
Venerdì 17 Agosto 2018, 10.20.59
5
Visti ieri sera in un club di Londra. Devastanti. A fine concerto ho chiacchierato col cantante. Di un'umiltà e una simpatia disarmanti. E prima di loro, davvero notevoli i Grave Miasma.
LexLutor
Domenica 8 Gennaio 2017, 20.21.59
4
Con Sadistic Intent si entra in un mondo sotterraneo permeato dalla oscurità assoluta. Violenza primitiva per un combo orgoglioso di essere diventati i rappresentanti di un mondo infernale e devastante. Disco da accostare con la frenesia del cultore e con la consapevolezza di un "iniziato". Per intenditori.
Undercover
Domenica 17 Aprile 2016, 17.04.49
3
Seminali, cattivi e death metal sino all'osso, i Sadistic si posso solo amare...
ObscureSolstice
Sabato 16 Aprile 2016, 22.10.40
2
troppo forti. quello dopo poi, Ancient Black Earth è memorabile, ma anche questo si distacca di poco
Doomale
Sabato 16 Aprile 2016, 22.09.59
1
Anche io avevo qualche loro demo tape. Questa e' la classica band, che nonostante non abbia mai prodotto un full lenght e' sempre stata amata e rispettata dalla maggior parte degli addetti ai lavori in campo Death metal. Molti degli album Death che ho in copia originale, tra i credits delle band loro figurano quasi sempre. Un motivo ci sara'. Peccato non abbiano mai fatto un album vero e proprio.
INFORMAZIONI
1994
Gothic Records
Death
Tracklist
1. Resurrection
2. Asphyxiation
3. Conflict Within
4. Dark Predictions
5. Condemned in Misery
6. A Mass for Tortured Souls
Line Up
Bay Cortez (Voce, Basso)
Rick Cortez (Chitarra)
Vince Cervera (Chitarra)
Joel Marquez (Batteria)
 
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