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BlackRain - Released
17/04/2016
( 667 letture )
Difficile ascoltare Released e non sentirsi trasportati di peso indietro di quasi trent’anni, quando l’hard rock melodico venato di glam dominava le classifiche di mezzo Mondo e statunitensi in particolare, per poi essere scaraventato nell’oblio appena un decennio dopo. Che questo genere non sia in realtà mai scomparso ed abbia trovato anche nuovi campioni da idolatrare (i vari Harem Scarem, Gotthard, Fair Warning, piuttosto che l’ondata glam/punk/gothic scandinava etc.), rimanendo però costantemente lontano dalla ribalta vera e propria, come a dover scontare una colpa enorme, è cosa nota. Un vero peccato, perché alla fine non esiste un solo motivo plausibile perché questa musica non debba riprendersi un posto di rilievo nelle attenzioni del pubblico, tanto di quello rock o metal, quanto di quello generalista. Chi sa distinguere la buona musica dalla moda, sia essa contrabbandata come mainstream o come “underground” sa infatti che al di là delle paillettes o dei clamori della ribalta, c’era anche molta sostanza dietro a queste band, fatte di storie spesso difficili o di vera ribellione, che solo incanalata nella musica riusciva a non essere autodistruttiva o fine a sé stessa, come invece spesso accade ad una certa età.

I francesi BlackRain non arrivano dal nulla, avendo alle spalle una carriera ormai decennale e due album autoprodotti, prima di trovare un contratto con il colosso Columbia/Sony che ha pubblicato il precedente It Begins nel 2012. Non è cosa usuale che un gruppo francese di hard rock riesca a strappare un contratto con una major e ancora meno usuale è che un produttore di fama internazionale come Jack Douglas (Aerosmith, giusto per dirne uno) accetti di volare a Parigi per produrre un suo album. Eppure questa è la storia dei BlackRain, i quali, forti di un leader carismatico come il cantante/chitarrista Swan, autore quasi unico di tutti i brani, si apprestano col qui presente Released a tentare la scalata a quel successo che faccia la differenza in maniera definitiva. Avere l’appoggio di una grande casa discografica oggi come oggi può ancora avere il suo peso, ma alla fine quello che deve contare è sempre la qualità della proposta musicale e in questo i ragazzi non si sono risparmiati.
Released è un sincero e appassionato omaggio alle sonorità ottantiane, che vede un perfetto bilanciamento tra le aspirazioni statunitensi e quelle svedesi, con qualche decisa virata verso il glam rock britannico della decade settantiana e un occhiolino alle più recenti produzioni emo. Quindi cori sparati, chitarre scintillanti, la perfetta voce squillante e graffiata di Swan che domina la scena dispensando melodie facili, ma al contempo annuncianti vizio e perdizione. Tutto molto rock’n’roll, con la giusta dose di ruffianeria, insita nel genere, ma senza rinunciare a qualche graffio vero, nonostante l’easy listening domini incontrastato. La band sa il fatto suo, è indubbio, per quanto alla fine la sezione ritmica si limiti ad un compito di sano accompagnamento e tutta la musica giri attorno alle chitarre e alla voce. E’ indubbio che quando arriva il momento di salire sul proscenio, Max 2 sappia come far viaggiare le dita sulla tastiera della propria chitarra, con solos ispirati e di buona qualità, senza mirare a vagheggi da guitar hero.
Musicalmente il disco non offre alcuna sorpresa e anzi l’aderenza ai canoni del genere è talmente stretta da risultare alla fine comunque sincera e niente sembra più che naturale e sequenziale ascoltando questi tredici brani che sentire echi ovunque di band quali Guns N’ Roses, Ratt, Dogs D'Amour, W.A.S.P., The Quireboys, fino ai campioni svedesi come Backyard Babies e Hardcore Superstar. D’altra parte, il gruppo riesce comunque ad apparire credibile in quello che fa, pur senza inventare assolutamente niente e anzi dando più volte l’impressione di non volere aggiungere altro alla propria ricetta che non sia più che facile e ampiamente sperimentato. Il che come è facilmente intuibile è sì il pregio di Released, ovvero ciò che lo rende fruibile in primis a chi non ha vissuto direttamente gli anni di gloria del genere, ma ne è anche il vero e insormontabile limite. Come appassionarsi sinceramente ad una musica così scopertamente stereotipata, così perfettamente rispondente ai canoni del genere da essere sì credibile e ottimamente eseguita, ma al contempo così priva di spessore? Perché al di là della perfetta produzione di Douglas, delle vocals di Swan e dell’ottima chitarra di Max 2, quello che qui non riesce a convincere davvero è l’assenza di canzoni capaci di fare la differenza. Se è vero che una opener come Back in Town svolge adeguatamente il suo compito, con un bel basso in prima vista per la prima e unica volta nel disco e un refrain coinvolgente, dalle successive Mind Control e Killing Me sarebbe lecito attendersi qualcosa di più, che invece non arriva, anche se quest’ultima offre qualche apertura più modernista al proprio sound. Allora meglio l’immersione nel glam tout court di Run Tiger Run, Puppet on a String, Home ed Electric Blue, piccoli gioiellini con tanto di chitarra acustica in accompagnamento e un afflato da arena rock che non dispiace. Difficile però smorzare la delusione per la scontatissima power ballad Words Ain’t Enough con un refrain che più sentito non si può, mentre Eat You Alive tenta la carta dello shock rock, risultando almeno coinvolgente a livello ritmico, pur senza sfoderare un refrain da antologia. Molto ben fatta la cover di For Your Love degli Yardbirds, prima canzone che sembra inizialmente voler andare più a fondo della dorata facciata di Released. Stessa impressione che anche Fade to Black sembra voler suscitare e cioè che la band stia finalmente facendo sul serio, senza però riuscire ad uscire davvero dai binari preimpostati e ormai è evidente che il salto di qualità non arriverà più, anche se il punk bubblegum della divertente e anthemica Rock My Funeral sembra comunque confermare che c’è davvero del buono in questi ragazzi, così come One Last Prayer, che inizia col pianoforte mentre Swan sembra voler imitare Tom Kiefer ed evolve invece come un riuscito inno glam per il nuovo millennio, come i Darkness non sanno più scrivere.

Il salto nel tempo offerto dai francesi BlackRain è di quelli convinti e, grazie ad un livello di professionalità invidiabile, anche convincente, almeno in superficie. I ragazzi sanno comporre musica e sanno proporla ad alto livello: qua non c’è niente di ingenuo o meno che curato e perfezionato. Tutti i tasselli sono al loro posto e a prima vista Released si rivela ghiotta pietanza per gli amanti del genere. Col passare dei minuti però, l’assenza di un approccio personale si fa sentire. Non basta mettere sul piatto tanto talento, la competente conoscenza del genere e mettere in fila tredici canzoni orecchiabili e splendidamente prodotte. L’impressione che manchi il sangue, che l’apparenza e l’involucro alla fine nascondano una assenza di profondità reale, si fa insistente fino alla fine del disco, quando ci si rende conto che di questa musica alla fine non resta niente addosso, se non qualche ritornello ruffiano, la perfetta resa di Swan e soci e la sensazione che il miracolo sembrava a portata di mano. Forse è quello di cui il mercato ha bisogno, forse per i BlackRain è davvero arrivato il momento di sfondare le classifiche e riportare l’hard rock melodico allo splendore di un tempo. Sarà la Storia a dircelo. Per adesso, al di là di un grande potenziale, la band francese non sembra ancora essere capace di lasciare un segno tangibile. A dirla tutta, sentenze del genere si sono rivelate spesso errate: tutto è imprevedibile e chissà che non ci apprestiamo a salutare una nuova grande band. A dispetto delle critiche che un’uscita del genere deve prevedere, è il pubblico ad avere l’ultima parola.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2016
UDR GMBH
Hair Metal
Tracklist
1. Back in Town
2. Mind Control
3. Killing Me
4. Run Tiger Run
5. Puppet on a String
6. Words Ain’t Enough
7. Eat You Alive
8. Home
9. For Your Love
10. Fade to Black
11. Electric Blue
12. Rock My Funeral
13. One Last Prayer
Line Up
Swan (Voce, Chitarra)
Max 2 (Chitarra)
Matthieu de la Roche (Basso)
Frank F (Batteria)
 
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