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Solitude Aeturnus - Beyond the Crimson Horizon
30/04/2016
( 1498 letture )
In principio furono i Candlemass…
Potrebbe iniziare più o meno così, avvolto nei contorni del mito, il racconto della nascita di quell’epic doom metal che, non a caso, in un classico esempio di “nomen omen”, è assurto alla dignità di sottogenere autonomo a partire da un album come Epicus Doomicus Metallicus.
La lezione stilistica impartita dalla band svedese però, contrariamente a quanto normalmente ci si aspetterebbe all’affiorare di nuovi spunti, faticò a germinare all'interno della scena underground. Di fatto, solo alla fine degli ottanta con i Sorcerer e i Solitude Aeturnus il testimone venne finalmente raccolto, facendo registrare la prima ondata di interpreti del sottogenere in questione. Tra questi, è toccato proprio ai Solitude Aeturnus guadagnare immediatamente una collocazione di tutto rispetto all'interno di tale microcosmo, soprattutto in virtù della pubblicazione dei primi due album, Into the Depths of Sorrow e Beyond the Crimson Horizon, titoli che ancora oggi risultano essere tra i più emblematici della loro discografia, oltre che assoluti punti di riferimento del genere (senza dimenticare il dettaglio tutt’altro che trascurabile che, fino ad oggi, la band non ha mai dato cenni di un calo, considerando ogni singolo passo compiuto).

Ed eccolo, Beyond the Crimson Horizon, un tassello particolarmente importante perché definisce meglio la personalità del quintetto americano, caratterizzata sia dalla maestosità e solennità del doom, ma anche dalle sfumature “thrasheggianti”, che donano nel complesso un pizzico di cattiveria in più. In questo capitolo le due componenti trovano un equilibrio praticamente perfetto, in quanto il lato più veloce e potente viene sfruttato maggiormente, donando ulteriore varietà al songwriting rispetto al peraltro già ottimo debut Into The Depths of Sorrow.
Ad enfatizzare questi due elementi provvede oltretutto, per quanto strettamente “di competenza”, la stessa Roadrunner Records, che qui supporta alla perfezione il processo produttivo fornendo i mezzi necessari affinché i suoni, rispetto al predecessore, risultino più potenti e ben calibrati; soprattutto per quanto riguarda le chitarre, la scelta delle frequenze è particolarmente azzeccata in quanto i bassi non vengono esasperati donando alla pasta sonora maggiore crudezza.

Concentrandosi sui brani, il primo elemento in rilievo è la pressoché totale assenza di punti deboli in alcuno di essi: l'aura imponente della band aleggia in ogni istante di musica a al contempo ogni traccia è ben definita in una sua particolare dimensione. Quella che i texani mettono in campo nelle otto tracce è una maturità quasi sorprendente, tenuto conto che siamo pur sempre al cospetto di una band ancora, per così dire, alle prime armi pentagrammatiche. I Solitude Aeturnus riescono infatti, con apparente semplicità, a dosare sapientemente le componenti caratteristiche che definiscono la canzone nella sua concezione canonica. Gli strumenti diventano in questo caso un mezzo per esaltare il songwriting, inseriti impeccabilmente nell'intelaiatura sonora e contribuendo così all’edificazione di un muro invidiabile; solo in alcuni momenti la chitarra di John Perez si lancia in assoli nei quali può sfoggiare uno shred selvaggio puntualmente piacevole oltre che adeguato. Ma soprattutto è l'ugola di Robert Lowe a portare questo lavoro a livelli magistrali; il biondo singer, infatti, non concede un attimo di tregua alla sua voce, spingendola al massimo sia per quanto concerne le note ma soprattutto le scelte armoniche, che risultano essere variegate e convincenti.

Sorta di altopiano qualitativamente indistinto che si estende sul tetto del mondo delle sette note, geneticamente predisposto a non lasciar trasparire singoli picchi che prevedano per contrappasso cali di tensione, Beyond the Crimson Horizon è un disco che va assimilato tutto d'un fiato e che trova la sua forza proprio nella compiutezza di ogni singolo brano, basterebbe infatti rimuoverne anche solo uno per impoverirne il valore nella sua interezza. A un quarto di secolo di distanza dalla data di uscita, nulla è mutato del fascino e della magia distillati dai Solitude Aeturnus, in una parola, album fondamentale.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
89 su 6 voti [ VOTA]
Pete Strange
Mercoledì 18 Gennaio 2017, 8.46.39
8
Mi autopunisco per essermi perso la recensione di questo capolavoro 95 anche dal sottoscritto un doom votato alla progressione assolutamente straordinario.
gamba.
Giovedì 5 Maggio 2016, 13.10.49
7
ogni tot di tempo grazie alle vostre recensioni recupero tasselli di cultura musicale che mi mancano. quindi grazie, ho ascoltato e riascoltato in questi giorni, album bellissimo.
Lizard
Mercoledì 4 Maggio 2016, 22.19.07
6
Album bellissimo, con un Lowe incontenibile e fautore della sua prestazione in assoluto più votata all'acuto. Band stupenda.
Vittorio
Lunedì 2 Maggio 2016, 10.00.24
5
Preso all'uscita, così, quasi per caso. Non l'ho mai abbandonato, direi che praticamente me lo porto dentro. Meraviglioso.
Undercover
Sabato 30 Aprile 2016, 18.41.55
4
Album a dir poco bestiale, io avrei dato anche 95, qui si parla di un capolavoro del genere, ma son di parte, io li amo.
Undercover
Sabato 30 Aprile 2016, 18.41.54
3
Album a dir poco bestiale, io avrei dato anche 95, qui si parla di un capolavoro del genere, ma son di parte, io li amo.
InvictuStteele
Sabato 30 Aprile 2016, 13.34.20
2
Il miglior album di questa grande band, un piccolo capolavoro di doom metal. Favoloso, voto 90
Doomale
Sabato 30 Aprile 2016, 13.03.15
1
Recensione pressoché perfetta nei contenuti e nel dipingere il disco e i suoni..pero' il voto mi sembra alto😁..detto questo l'album e' l'unico di loro che ho, mi piace ma non mi fa' impazzire, anche se ammetto di non averlo mai ascoltato troppo negli anni...forse dovrei rispolverarli chissà. Inoltre in generale non ho mai condiviso l'accostamento cosi insistito ( non in questa recensione, ma in generale ovunque su riviste e altri portali) con i Candlemass. Molto piu doom epici e solenni i primi, piu introspettivi e quasi thrashy i Solitude, come giustamente detto da Michele. Rimane comunque un gran bell'album, in numeri x me sta sull'8 pieno ( che per me e' un votone già).
INFORMAZIONI
1992
Roadrunner Records
Doom
Tracklist
1. Seeds of the Desolate
2. Black Castle
3. The Final Sin
4. It Came Upon One Night
5. The Hourglass
6. Beneath the Fading Sun
7. Plague of Procreation
8. Beyond...
Line Up
Robert Lowe (Voce, Tastiere)
John Perez (Chitarra)
Edgar Rivera (Chitarra)
Lyle Steadham (Basso)
John Covington (Batteria)
 
RECENSIONI
90
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