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Haken - Affinity
10/05/2016
( 10589 letture )
Le affinità cominciano ad essere interessanti quando producono separazioni. (Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive)

Al di là della maliziosa allusione dello scrittore tedesco a malcelate relazioni adulterine, risulta particolarmente prolifico riflettere su questa citazione alla luce di ciò che sono e rappresentano gli Haken oggi. La band inglese si presenta alla sua quarta fatica in studio con un pesante onere sulle spalle, ovvero tener fede alla qualifica, assegnata loro da buona parte della critica, di “giovani promesse” del prog metal. Volendo tracciare una loro storia, breve almeno quanto il lasso di tempo in cui questi ragazzi si sono fatti conoscere (l'anno di formazione è il non poi così lontano 2007), già con il primo LP Aquarius, il sestetto londinese dimostra un talento compositivo fuori dal comune. Il suo successore Visions è un disco più lineare ed immediato di quello di debutto, ma nient'affatto inferiore a quest'ultimo. The Mountain è l'album che li consacra a livello mondiale ed entra di diritto tra le migliori uscite discografiche del 2013. Quindi un EP, Restoration, che consta di tre sole tracce, peraltro rifacimenti di altrettante canzoni presenti nella prima demo della band Enter the 5th dimension.
Forti di una carriera sinora in continua ascesa, gli Haken entrano in studio, stavolta con modalità e spirito diversi da tutti i precedenti lavori: il processo creativo coinvolge tutti i membri dall'inizio, mentre in passato essi sviluppavano perlopiù le idee germinali proposte dal chitarrista e tastierista Richard Henshall. La band ha lavorato per più di un anno alla composizione del nuovo album, registrato in poche settimane, a fine 2015, sotto la supervisione di Jens Bogren, già presente nelle fasi di mixing e mastering di The Mountain; Affinity è il primo LP in cui figura nella line up il bassista Conner Green, che abbiamo già potuto ascoltare in Restoration: impeccabile il suo operato, ma avremo modo più avanti di spendere qualche altra parola per lui. Da The Mountain dura anche la collaborazione della band con Blacklake, che anche stavolta ci offre un artwork dichiaratamente funzionale alla direzione che gli inglesi hanno voluto dare a questo album.

Affinità, dunque. Ma che tipo di affinità? Dal punto di vista concreto (chimica, biologica...) o da quello astratto (naturale, umana...)? Apparentemente, tutto questo e ben altro ancora. Si parlava di grafica: soffermiamoci sulla copertina. Salta subito agli occhi il suo stile eufemisticamente minimalista: una scelta riconducibile ad un'estetica ben precisa, quella ottantiana ed è proprio dagli anni '80 che gli Haken hanno attinto a piene mani; troppo facile, dopotutto, modellare le proprie sonorità a partire dal decennio d'oro del prog rock, i mai abbastanza lodati Seventies (non che i londinesi siano estranei a tale operazione: di questo periodo sono indubbiamente consapevoli e debitori): lievemente più complicato e audace sorprendere chi si accosta ad Affinity citando come influenze, tra le altre, gli Yes di 90125, esempio principe di “album della svolta” di una tra le band più rappresentative del prog rock settantiano, peraltro primo LP successivo allo scioglimento del 1981. Altri tempi, altri membri, ma soprattutto altra storia: torniamo sulla strada maestra del discorso. Di fatto, non ci poteva essere titolo più azzeccato e la dimostrazione decisiva consegue dall'aspetto che conta più di tutti gli altri, quello musicale: accingiamoci a scoprire cos'hanno gli Haken in serbo per noi stavolta.

Subito in apertura troviamo la title-track, il cui titolo le conferisce l'ambiguo status di file eseguibile (.exe): nei fatti, altro non è che un'intro elettronica, dall'atmosfera vagamente inquietante (se dovessero chiedermi a cosa pensi ascoltandola, direi probabilmente che è cosi che m'immagino il pannello comandi di una centrale nucleare). Tutto d'un tratto fa il suo ingresso la batteria di Raymond Hearne, che prelude alla canzone successiva, il primo singolo in assoluto per la band d'oltremanica, Initiate (qui il video ufficiale): nome parlante, in quanto reale opener dell'album ed ideale prodromo di ciò che ci attende più avanti, che coniuga gli aspetti più moderni e quelli più ariosi ed atmosferici della band. Particolarmente soddisfacente appaiono già da ora il ruolo, fortunatamente valorizzato a dovere dalla produzione, delle trame del basso di Conner Green. Il bassista risulta così integrato nel sound della band da sembrare che sia in formazione sin dall'inizio e l'operato di Ross Jennings, che riesce a destreggiarsi in ogni passaggio, dal più mite al più sostenuto, trasmettendo attraverso il microfono calore ed espressività fuori dal comune. Mi rivolgo ora soprattutto ai lettori un po' meno giovani di me: vi ricordate quando la Nintendo faceva uscire Super Mario Bros. e MTV faceva passare We Are the World? Se non vi viene in mente un possibile collegamento, vi aiuto io: siamo nel 1985! E 1985 è proprio il titolo della traccia più ispirata agli Eighties ed anche e soprattutto ai conterranei Yes: a chi non viene in mente la chitarra di Trevor Rabin in Owner of a Lonely Heart o le tastiere di Tony Kaye in Changes, ascoltando l'intro in cui s'intrecciano le melodie sprigionate da Charlie Griffiths e Diego Tejeida? Il ritornello invece, è in pieno stile Haken, come le periodiche sfuriate ritmiche alla Meshuggah: improvvisamente, dal nulla, l'omaggio della band alla colonna sonora del primissimo Transformers del 1986 (quanta acqua è passata sotto i ponti da allora...), cui segue un crescendo finale, interrotto abbastanza bruscamente. La successiva Lapse è la traccia più canonica, per così dire, del platter: ad una prima metà rilassata ed eterea fa seguire una sezione più aggressiva ed un notevole assolo di Henshall, per poi chiudersi in dissolvenza.

Ci attende l'apice del disco, non solo perché collocato idealmente nel mezzo, ma in tutti i sensi: The Architect, con i suoi quasi sedici minuti, si colloca sul solco della tradizione di casa Haken, che vuole almeno una suite o comunque una traccia ben più lunga delle altre in ciascun album (così Celestial Elixir in Aquarius, Visions nell'album omonimo, Falling Back to Earth in The Mountain e Crystallised in Restoration). La canzone è divisa in molte e diverse sezioni: dopo una breve intro, che riprende la cupezza della prima traccia, troviamo una parte decisamente orientata verso il lato metal della band, cui ne segue un pacato ed evocativo intermezzo, quasi ambient; quindi un breve quanto pregevole assolo di Griffiths prepara la strada ad una breve immersione del sestetto inglese nel black metal norvegese. Gaudete, gaudete! Non è forse growl quello che sentite? Ma mi vedo costretto a tenere a freno l'entusiasmo di chi, come me, ha amato, a suo tempo, Streams. Sì è dai tempi di Aquarius che gli Haken non inseriscono il growl in una loro canzone, ma le vocals in questione non appartengono a Jennings, bensì all'unico ospite presente in Affinity. Einar Solberg, meglio conosciuto come cantante dei Leprous, band con cui i londinesi hanno condiviso il palco nel 2014. L'ultima sezione assume un carattere più epico e cinematico, in cui voce e chitarre danno il meglio di loro. Non ho dubbi che al termine della canzone vi verrà voglia di riascoltarla almeno un paio di volte, prima di proseguire oltre. Assecondate questo vostro desiderio: non è malsana voluttà, ma sacrosanto culto della bellezza. Segue Earthrise e-oh mio Dio- quanta gaiezza infonde questa canzone. Il generale tono allegro dei synth, la carica positiva che trasmette la voce di Jennings sono alla base di una struttura semplice e lineare, quantomeno in relazione a quello a cui ci hanno abituato gli Haken in passato, ma è l'ennesima conferma che i britannici sanno destreggiarsi anche in canzoni brevi, in cui conta più la sostanza che il virtuosismo. Red Giant estende la longa manus della band su molti e vari territori, grazie al groove in tempi dispari, accentuato dall'impiego dell'elettronica, sulla quale torneremo tra poco. Difatti è il turno dell'altro singolo estratto dall'album, The Endless Knot (di cui è stato anche pubblicato un lyric video), la canzone più tecnica del platter: una dimostrazione di abilità da parte di ogni strumentista, su tutti Tejeida, capace di trascinare l'ascoltatore con le sue melodie concitate e di Jennings, interprete anche (ma non solo) qui di un memorabile ritornello, cui segue una sezione dubstep, risultato estremo della sperimentazione elettronica a cui si stanno rivolgendo gli Haken attuali; quindi c'è spazio per l'ennesimo assolo di ottima fattura di Henshall, che non sfigurerebbe affatto in un album solista di Guthrie Govan e per il turbinio finale, che sfuma nell'ultima traccia, Bound by Gravity: oltre 9 minuti per una prog ballad, ideale conclusione distensiva ad un album così denso di spunti, esperimenti e colpi di scena. Non la vedrei male anche solo come finale del concerto, di sottofondo agli applausi del pubblico, non necessariamente per la canzone in sé, ma all'album nella sua totalità. Il crescendo finale porta via con sé tutte le emozioni provate durante il viaggio sonoro, per poi lasciare spazio agli stessi suoni che lo avevano cominciato: infine, il silenzio, che cala il sipario sul disco, lasciando l'ascoltatore vuoto e solo a meditare sul senso de “la vita, l'universo e tutto quanto”.

Riprendo ora, per tirare le somme di questo Affinity, la citazione iniziale. Di affinità ce ne sono eccome, programmatiche (con il controverso prog anni '80), ma anche (più o meno) inattese ed imprevedibili (ad esempio con i già citati Leprous), tuttavia è necessario valutare l'ultimo lavoro del combo britannico alla luce delle separazioni: che cosa rende gli Haken una delle realtà più apprezzate nel panorama prog metal odierno? Al di là di ogni (indubbiamente presente) influenza, i ragazzi di Londra dimostrano di saper esplorare ogni territorio musicale, senza pregiudizi né eccezioni di sorta. Non solo, dunque, capacità di ottenere un miscuglio eterogeneo riuscito ed originale (presupposto imprescindibile nel loro genere di riferimento e dunque sostanzialmente riconducibile ad affinità con molti altri valenti gruppi, coevi e non); bensì anche (e soprattutto) abilità di reinventarsi, di non identificarsi mai in un certo canone fisso ed immutabile. Certo, impossibile confondere con qualsivoglia altro gruppo le atmosfere create da Tejeida o la poliedrica voce di Jennings: da questi giovani inglesi è lecito crearsi grandi aspettative, ma nessuno all'infuori di loro sa mai che cosa attendersi.
Affinity è, sia in teoria che in pratica, l'ultima pietra -ad oggi- posta su un edificio in cui nessun mattone è stato concepito nella stessa maniera degli altri e ciascun muratore ha sinora saputo trovare vie, modi, note sempre diverse per esprimere nel modo più poetico possibile ciò che potevano e volevano comunicare attraverso la musica; è la separazione, sia da tutti gli altri che da se stessi, che rende questo (come ogni altro) lavoro degli Haken un must-have per ogni appassionato di prog che si rispetti. In breve, Affinity riesce nell'impresa di reggere il confronto di The Mountain e, come quest'ultimo, ha tutto il diritto di candidarsi a disco dell'anno.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
93.29 su 65 voti [ VOTA]
FrancescoNic
Mercoledì 5 Agosto 2020, 4.06.32
58
Il miglior album in assoluto degli Haken. Ci sono pezzi come 1985, Earthrise, Initiate, ma soprattutto The Endless Knot che è un capolavoro del prog moderno!!
Andry Stark
Sabato 31 Agosto 2019, 0.49.36
57
Disco perfetto, ho conosciuto ed iniziato ad amare gli Haken proprio da questo disco, perfetto, pezzi come 1985 o l'immensa The Architect o la toccante Bound of Gravity sono dei capolavori del prog modenro. Hanno saputo unire musica anni 80 e prog metal e il.risultato è uno dei dischi più belli degli ultimi 10 anni. Voto 95
duke
Venerdì 2 Novembre 2018, 18.22.17
56
grande band......musicisti di livello eccezionale.....disco spettacolare....
CeccoProg
Venerdì 2 Novembre 2018, 18.05.33
55
Album grandioso, 1985 e Bound By Gravity sono due capolavori, il nuovo Vector è um buon album ma nulla a che fare con Affinity.
progster78
Martedì 3 Luglio 2018, 9.09.22
54
Basta ascoltare solo "The Architect" per capire a quale livello ci troviamo di fronte...Album spettacolare con tecnicismi mostruosi,grandi come sempre!
Jericho
Mercoledì 11 Aprile 2018, 17.27.09
53
@Macca Eh sarei dovuto andarci in realtà, ma ho avuto un grave imprevisto che me lo ha impedito. Ma non mancherò certamente una prossima volta, questo è assolutamente certo.
Macca
Mercoledì 11 Aprile 2018, 16.55.07
52
@Jericho visti l'anno scorso a Bologna per il tour di supporto proprio ad Affinity: appena tornano in Italia fiondati ovunque siano perchè è davvero uno spettacolo da non perdere.
Jericho
Mercoledì 11 Aprile 2018, 16.16.37
51
Che disco ragazzi...dischi come questo mi rendono felice di amare questo genere di musica. Spero di poter vedere questa magnifica band dal vivo qualche volta.
Grazie
Mercoledì 30 Agosto 2017, 20.35.40
50
Quando ti dicono "il metal è solo urla e rumore" esci lo smartphone, premi The Arcitect e zitti tutti. 85
Acasualdjentleman
Giovedì 17 Agosto 2017, 17.55.09
49
Fa vergognare astonishing di esistere,95 il mio voto.
HeroOfSand_14
Venerdì 4 Agosto 2017, 20.15.55
48
Disco fenomenale, band scoperta poco più di un anno fa grazie a 1985. Classe pura, canzoni mai banali e complesse ma che non stufano, voce particolare e perfetta per l'atmosfera "futuristica/tecnologica". The Architect, Initiate, The Endless Knot..pezzi enormi, non un momento di calo, gli Haken valgono davvero tanto.
Leostaffan
Venerdì 4 Agosto 2017, 17.56.14
47
Io adoro questa band e amo questo album in particolare. Lo considero senza dubbio il loro migliore. Un disco di una classe cristallina. Veramente perfetto. Potrei ascoltarlo all'infinito. Purtroppo ho perso il concerto di Bologna che mi han detto essere stato eccezionale. Spero tornino presto in Italia!
naoto
Giovedì 27 Aprile 2017, 18.17.20
46
Prodotto di gran classe. Prog rock con venature metal liberamente ispirato alle sonorità anni '80. Una riproposizione entusiasmante; pastiche di suggestioni vecchie 30 anni tirate a lucido da un songwriting e da un'abilità compositiva ai vertici della attuale scena prog. Tanta roba davvero.
Remos
Giovedì 16 Febbraio 2017, 20.09.25
45
Il meglio che il prog possa offrire oggi a mio parere. Continuo a preferire The Mountain a cui sono più affezionato, ma questi non ne sbagliano una...
Matteo BTBAM Galli
Lunedì 5 Dicembre 2016, 16.20.50
44
Che spettacolo. Una ventata d'aria fresca da respirare a pieni polmoni, non disdegnando un sano pizzico di headbanging. Un disco da cantare a squarciagola. Già The Mountain era superlativo, qui si va anche oltre. Rispetto al precedente la vena prog metal è più spiccata, quindi lo ritengo superiore in quanto più in linea con il mio gusto personale. Initiate, 1985, The Architect, Earthrise e The Enless Knot sugli scudi. Io gli do 95, senza remore! Non vedo l'ora di vederli dal vivo!
Biros
Sabato 29 Ottobre 2016, 0.58.20
43
Quindi, dopo aver letto commenti e recensioni, solo io l'ho trovato orribile? E dire che i primi tre album degli Haken mi piacevano molto...boh, mi sarò perso qualcosa.
oboe56
Lunedì 12 Settembre 2016, 20.47.28
42
Concordo con screamforme77.
lux chaos
Sabato 3 Settembre 2016, 20.05.01
41
Finalmente ascoltato e assimilato...niente, non fanno per me, il comparto strumentale è da urlo, eccezionali, il problema per me è quella vocina asettica che ricopre tutto...niente, troppo leggerini per me, saranno bolliti vecchi ecc ecc ma DT e SX restano sempre avanti nei miei gusti
Screamforme77
Sabato 3 Settembre 2016, 19.00.34
40
Album magnifico come tutti gli album degli Haken. Forse questo è addirittura il migliore.
Macca
Venerdì 24 Giugno 2016, 9.26.40
39
Album bellissimo. A livello di emozioni l'ho trovato più "freddo" rispetto ai precedenti, probabilmente dovuto alla presenza massiccia di elettronica: credo che fosse un aspetto peraltro voluto dalla band. Confrontandolo con i predecessori risulta diversissimo, anche se il trademark della band è ben riconoscibile. Difficile citare degli episodi di spicco: i refrain memorabili di Initiate, le influenze della bellissima 1985, la suite The Architect con il suo rimando alle melodie iniziali (in tutti i loro brani c'è un motivo portante, proposto a più riprese), la splendida Earthrise e via dicendo...voto 88
BlackSoul
Domenica 19 Giugno 2016, 0.16.02
38
Ma Red Giant? Per me è una gemma nascosta, nè metal nè prog, semplicemente elettronica suonata in modo perfetto... Pazzeschi.
Tatore
Domenica 29 Maggio 2016, 20.18.48
37
Prima di leggerne il titolo, 1985 si aveva fatto ritornare agli anni '80 come nessun'altra canzone faceva da anni...bellissima! Album assolutamente pregevole...un 95 ci sta tutto.
Micologo
Martedì 17 Maggio 2016, 15.53.00
36
semplice, ho capacità divinatorie...
Macca
Martedì 17 Maggio 2016, 10.55.45
35
Ascoltato in loop nel weekend. Che dire, pur non avendolo ancora assimilato del tutto è un album composto con una freschezza ed una classe inarrivabili per molti gruppi. Con gli Haken mi ci vuole sempre un pò di tempo, devo arrivare a conoscere ogni meandro dei loro lavori prima di valutarli nel complesso e fare eventuali paragoni con quelli passati, però posso dire che si tratta dell'ennesimo grande album di questa band che ormai è una realtà splendente del prog rock/metal contemporaneo.
Galilee
Lunedì 16 Maggio 2016, 16.18.29
34
Difatti, magari tra 15 anni gli Haken si saranno super evoluti e faranno punkcrustnoise con un pò di sludge...
Danimanzo
Lunedì 16 Maggio 2016, 16.11.36
33
@Micologo Concordo su Robert Fripp, ma che ne puoi sapere su come suoneranno gli Haken tra 15 anni ?
Micologo
Lunedì 16 Maggio 2016, 14.16.55
32
Si Alessio, sono tutti e quattro molto belli, ma per i miei gusti i primi due sono un po' troppo canonici, invece gli altri li trovo più vicini ai miei gusti....volendo tornare sul paragone fra Haken e Dream Theater, preciso che solo attualmente i primi surclassano i secondi, e se il paragone ha senso (ne dubito perché sono gruppi molto diversi per ragioni 'storich') lo ha se confrontiamo i primi 4 dei Dream (WDEDU, IEW, A, ACOS) ed i primi 4 degli Haken....e allora non so se il paragone reggerebbe....il mio rammarico sta nel fatto che i Dream non abbiamo saputo ampliare il loro linguaggio musicale, non abbiano neanche provato ad evolversi....ma è pur vero che fra 15 anni gli Haken faranno lo stesso....di Robert Fripp insomma ce ne è uno solo...
Alessio
Domenica 15 Maggio 2016, 19.10.42
31
Ho acquistato in blocco i quattro album degli Special Providence: quattro perle! Ovviamente aspetto con piacere il nuovo che hanno iniziato a scrivere.
Micologo
Domenica 15 Maggio 2016, 14.00.24
30
Gli ultimi due album degli Special Providence sono miracolosi
ayreon
Domenica 15 Maggio 2016, 10.58.16
29
aggiungici anche in tour i leprous,e poi vediamo se i siti di bagarini si accaparrano tutti i biglietti
Alessio
Domenica 15 Maggio 2016, 10.50.08
28
Entrambe le versioni sono eccezionali! Discone bomba! Ennesimo centro degli Haken che devo ringraziare, anche per avermi fatto scoprire gli ungheresi Special Providence (FENOMENALI), che li affiancheranno in tour.
Mastro Lindo
Venerdì 13 Maggio 2016, 20.01.50
27
Io ci sento anche molto del progressive 'melodico' di inizio millennio, tipo Mind's Eye e A.c.t...davvero difficile tenere insieme tante influenze in un disco che scorre liscio come l'olio dall'inizio alla fine....grandissimo lavoro, devo ancora decidere se è il loro migliore, ma sicuramente se la gioca....
fmp_m
Venerdì 13 Maggio 2016, 11.57.46
26
Molto bella la recensione... Ma il disco personalmente non mi ha convinto del tutto. Ci sono canzoni molto ispirate ed estremamente riuscite quali 1985 o the endless knot, e invece altre che non mi entusiasmano per niente, prima fra tutte (e so di andare controcorrente) the architect che mi sembra un insieme di idee che non c'entrano bene l'una con l'altra, messe forzatamente "a contatto". Sicuramente molto meglio the mountain, che risulta tuttora un capolavoro inarrivabile.
Master
Giovedì 12 Maggio 2016, 18.00.19
25
@Antonio C: sicuramente meno di 20 anni fa, ma anche brani recenti come Lord Nafaryus o Illumination theory sono più influenzati dal metal classico, di quanto non lo sia questo album, secondo me. Credo sia una scelta stilistica degli Haken...e poi, devo dire che la voce di Ross non credo possa prestarsi efficacemente ad essere aggressiva, con la conseguenza che tali parti sono solo strumentali o con harsh vocals magari di ospiti.
ayreon
Giovedì 12 Maggio 2016, 12.00.39
24
dopo vari ascolti,io proporrei la loro santificazione,Dt e sx fanno un altro mestiere e gli haken sicuramente sono indigesti a molti,tanto di guadagnato per chi li apprezza ,io dico solo che "the architect" è tra le canzoni più belle ed elaborate che abbia mai ascoltato negli ultimi 10 anni,se già con "the mountain" mi avevano entusiasmato ,qui si sono superati,è il disco più bello dell'anno,aspetto ancora wolverine e fates warning ma dubito riescano a far di meglio ,questi spazzano via anche robaccia insulsa come muse,coldplay,radiohead,gliela fanno in testa
AntonioC.
Giovedì 12 Maggio 2016, 10.25.53
23
Aggressività nei Dream Theater attuali... insomma
Master
Giovedì 12 Maggio 2016, 9.44.11
22
Innanzitutto complimenti per la recensione, hai un bellissimo stile di scrittura e sei anche molto giovane. Quanto all'album, ho apprezzato molto il fatto che lo stile che hanno creato sia davvero personale, i richiami al pop/rock anni '80 sono davvero desueti oggigiorno. Nonostante ció, a me sembra il loro meno riuscito, non mi fa impazzire. Per chi come me cerca anche un po' di aggressività nel prog, DT e SX fanno ancora un altro mestiere, anche perchè la voce di Ross non si presta a ció. Cmq la loro capacità di sorprendere ad ogni album è assai rara oggi, e pertanto apprezzabilissima.
mikmar
Giovedì 12 Maggio 2016, 0.47.21
21
Ahahah Graziano, ho il tuo stesso identico, stupendo, problema
Graziano
Mercoledì 11 Maggio 2016, 22.53.09
20
Arrivato oggi. Dunque devo scegliere con chi partire, Haken o Vektor. Madonna che due album!!!!!!!!!
GT_Oro
Mercoledì 11 Maggio 2016, 13.55.51
19
Disco davvero davvero notevole. Gli preferisco The Mountain, ma anche qui siamo a livelli altissimi (specie dove giocano a fare i DT distruggono in maniera impietosa gli originali attuali). Non mi è piaciuto l'innesto growl (anzi meglio dire harsh) di Einar Solberg, ma non mi piace proprio lui come cantante. PS: l'artwork è splendido, curatissimo, non vedo l'ora apra lo store europeo per pigliarmi la maglietta.
mikmar
Mercoledì 11 Maggio 2016, 11.41.11
18
Bel disco, come al solito gli Haken non deludono, ma nonostante siano tra i gruppi più importanti del prog o prog/metal moderni, in alcuni pezzi, soprattutto i lenti, mi annoiano. Dò un 75 a questo disco, al quale preferisco il precedente "The Mountain" e soprattutto il primo "Aquarius", che trovo più caldo dal punto di vista emotivo, e con delle melodie sia vocali che strumentali molto più ricche e che rimangono in testa.
AntonioC.
Mercoledì 11 Maggio 2016, 11.23.12
17
Però vi è anche da dire che gli Haken sono al loro quarto disco e mezzo e che quindi sono nel pieno della loro fase creativa, mentre bands come DT o SX sono adagiate da tempo sul comodo letto del successo da buoni vecchietti quali sono.
Micologo
Mercoledì 11 Maggio 2016, 10.07.48
16
C'è poco da fare, hanno tutto quello che è mancato negli ultimi anni a Dream Theater o Symphony X (ad esempio)... Classe, eleganza, misura, ricerca armonica...quando è uscito l'ultimo polpettone dei Dream si parlava su queste pagine del loro calo e mi è venuta in mente una distinzione F fra i gruppi progressive americani e gli europei, inglesi in particolare che questa musica l'hanno non per caso inventata....ecco questa uscita mi conferma questa enorme differenza....i Dream sono rimasti ad un linguaggio musicale hard rock, gli Haken hanno saputo attingere a più fonti, creando un loro stile magico e sfaccettato. Disco che ha rinvigorito un genere che negli ultimi anni latitava...capolavoro
Maurizio
Martedì 10 Maggio 2016, 18.59.27
15
fantastico, almeno 95
SailorRipley
Martedì 10 Maggio 2016, 17.22.18
14
90, 92, 94........ma cazzo, 100 e basta. Questo album è un capolavoro, l'ho ascoltato e riascoltato negli ultimi 10 giorni e ci sono momenti di una bellezza infinita. Note che da sole ti sciolgono, letteralmente. Superiore a The Mountain, più emozionate, completo. Fatico a trovare le parole per descriverlo, va ascoltato e goduto. Un gioiello luminosissimo. Non avrà probabilmente concorrenti quest'anno e forse nemmeno negli anni a venire.
BlackSoul
Martedì 10 Maggio 2016, 16.17.43
13
Che album ragazzi. Non è The Mountain, ma ha veramente poco in meno. Voto 90.
ayreon
Martedì 10 Maggio 2016, 15.09.49
12
"The architect",in 15 minuti spazzano via l'ultimo dtheater, i porcupine tree ,gli opeth e strapazzano i riverside,non ho parole ,mi prostro in adorazione e piango di gioia, in più c'è anche einar soberg e qualche accenno ai genesis di "selling england", non ascoltatelo in macchina o sbandate di brutto,immenso
AntonioC.
Martedì 10 Maggio 2016, 15.01.14
11
In Endless Knot ci sono in pratica tre ritornelli diversi. Bestiali.
Monky
Martedì 10 Maggio 2016, 14.48.55
10
Chiudiamo tutto, altro disco top del 2016 senza ombra di dubbio. A ragione affettiva continuo a preferire Aquarius, ma è una semplice idea soggettiva. Questo disco piscia in testa a quasi tutta la scena prog moderna.
Scire Nefas
Martedì 10 Maggio 2016, 12.26.33
9
@AntonioC. Grazie del commento, mi spiego meglio: mi sono riferito in questi termini a "Earthrise" soprattutto in riferimento al fatto che è posta subito dopo un monstrum (nel senso latino di portento) quale "The Architect". Mi scuso per l'imprecisione concettuale e spero di aver chiarito le mie intenzioni.
Metal4ever
Martedì 10 Maggio 2016, 11.58.44
8
Io amo questi ragazzi!!! Riescono sempre a migliorarsi e a sperimentare idee diverse con successo! Preferisco "Affinity" a "The Mountain", il quale ho trovato bellissimo, ma un pochino freddo; in quest'ultimo c'è tutto: armonia, durezza, vivacità, gaiezza (come ben scritto nella rece), funambolismo e il meglio di quanto possa offrire il prog di oggi. "The Architect" è ai livelli della bellezza della suite "Vision", sensazionale il breve supporto di Einar Solberg e ancora più sensazionale il pezzo strumentale che segue; "1985" pure è meravigliosa, il muscuglio eighties e Haken style è un qualcosa di veramente unico e maledettamente piacevole; bellissime anche "Earthrise" e "The Endless Knot", senza levare nulla alle altre ottime tracce. Sono ancora indeciso se metterlo come mio disco preferito loro, ma di sicuro lo elevo già a capolavoro. Grandi Haken!!!
AntonioC.
Martedì 10 Maggio 2016, 11.46.57
7
Un piccolo appunto all'ottima recensione: a me Earthrise non sembra affatto semplice, ci sono dei giochi ritmici complessi.
AntonioC.
Martedì 10 Maggio 2016, 11.36.47
6
Disco di una bellezza disarmante che pone gli Haken ai vertici del movimento progmetal tutto.
therox68
Martedì 10 Maggio 2016, 11.04.59
5
Io arrivo a dire che si capiva già dai teaser che questo sarebbe stato un disco clamoroso con suoni ed arrangiamenti altrettanto clamorosi. Tra l'altro l'artwork ricorda un po' le atmosfere di "To Live and Die in L.A." di William Friedkin, un film, guarda caso, del 1985.
Danimanzo
Martedì 10 Maggio 2016, 9.02.28
4
Un disco clamoroso. Fare meglio di "The Mountain" era impensabile eppure ci sono riusciti. Non una nota fuori posto, ogni elemento è al suo posto. Serio candidato a disco dell'anno.
Macca
Martedì 10 Maggio 2016, 8.11.03
3
Non lo voto e non ascolto nulla, dovrebbe arrivarmi il vinile in settimana. Ho letto meraviglie ovunque di questo album, staremo a sentire ma sinceramente me lo aspettavo visti i precedenti album. Ripasserò.
Numbered Days
Martedì 10 Maggio 2016, 0.20.31
2
Lo stavo riascoltando proprio poco fa, e che dire album grandioso fatto di una ricercatezza dell'armonia e di un grande senso della melodia, non ho paura di dire che ricordano molto i Rush di annata, in particolare 1985, difatti già citata. Per adesso poco sotto il suo precedessore, ma cresce con gli ascolti, voto 88
Drummer Furio
Martedì 10 Maggio 2016, 0.15.33
1
Capolavoro. Ritengo The Mountain superiore in quanto a pathos e ricercatezza armonica, ma fare di meglio era impossibile. Affinity è un album diverso ed eccezionale allo stesso tempo, arte ad uno stato superiore. E poi ma quanto è figa 1985? Per me e per ora album dell'anno.
INFORMAZIONI
2016
Inside Out
Prog Metal
Tracklist
1. affinity.exe
2. Initiate
3. 1985
4. Lapse
5. The Architect
6. Earthrise
7. Red Giant
8. The Endless Knot
9. Bound by Gravity
Line Up
Ross Jennings (Voce)
Charlie Griffiths (Chitarra)
Rich Henshall (Chitarra, Tastiere)
Diego Tejeida (Tastiere)
Conner Green (Basso)
Raymond Hearne (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Einar Solberg (Voce nella traccia 5)
 
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