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Envenomed - Reckoning
11/05/2016
( 673 letture )
L’urgenza musicale che ogni vero artista sente dentro di sè sia in fase compositivo-creativa sia in fase divulgativa e pubblicitaria sono le costanti che possiede solo chi crede davvero in quello che sta facendo. Non è trascorso nemmeno un’anno dall’uscita mondiale del sorprendente Evil Unseen che i giovani australiani Envenomed si ripresentano sul mercato discografico con un EP edito ancora una volta dall’italianissima e talentuosa Punishment 18 Records e intitolato semplicemente Reckoning, con la medesima formazione del debut album ma con finalmente un bassista stabile e di ruolo nella persona di Dave Lowes, autore anche di interessanti cori. Dunque cinque brani che non fanno altro che ribadire l’amore indiscusso degli Envenomed per un power thrash tecnico e melodico e più in generale per un heavy metal a tutto campo, infatti ogni brano si differenzia dall’altro per influenze e songwriting, senza minimamente sminuire lo spirito con il quale viene eseguito e dato in pasto all’ascoltatore più esigente. Si parte con la title track che fa da ponte di collegamento con l’uscita precedente e non smentisce la caratura tecnica del combo australiano e il suo power thrash tirato ma melodico al tempo stesso, con la voce di Mav sempre al top nella sua cristallina purezza e potenza e un Farrugia letteralmente strabordante in ogni nota creata dalle pennate sulla sua chitarra. Questa volta però, visto che si tratta di un EP e non di un album vero e proprio, gli Envenomed provano a sperimentare qualcosa di diverso e tentano di fondere sempre di più la melodia che li contraddistingue con un metal più tendente al classico che al thrash: mossa alquanto coraggiosa che denota carattere e volontà di ricerca continua, quasi a voler battere nuove strade per ritrovare se stessi.

Quindi via di corsa con In Sanity’s Stead, un brano che ha decisamente un’impronta heavy, con una spruzzatina power, e che spiazza non poco perchè mette in luce le inappuntabili doti tecniche e il gusto degli australiani ma li trasforma drasticamente in qualcos’altro di non ben definito: cori a profusione e cavalcate in doppia cassa tipiche del metal classico ridefiniscono un’altra volta una band camaleontica. Lo stesso dicasi per la successiva Slave No More, un connubio di melodic metal, venature classiche power e brevi cori in growl del nuovo entrato (il cui basso a dire il vero non spicca mai) che differenziano e non di poco gli Envenomed odierni da quelli dell’anno scorso: nella fase solistica centrale l’assolo di chitarra di Farrugia è malinconico e vissuto ma talmente moderno da spazzare via ogni ricordo della band che avevamo conosciuto poco tempo fa, quasi come ci si trovasse al cospetto di una nuova creatura venuta al mondo dal bozzolo di quella precedente. Il thrash ha lasciato spazio ormai a un metal sempre sostenuto ma con il baricentro più spostato verso l’heavy classico, come se l’influenza di band tipo gli Iced Earth avesse nettamente vinto e la sensazione è più che palpabile nella maestosa Failure To Falter, un power thrash che sembra direttamente uscito da una pubblicazione di John Schaffer e soci, e non perchè sia tendente a un plagio, sia chiaro, ma perchè la somiglianza di stile è tale da essere quasi concorrenziale: pattern di batteria tipici del power applicati a chitarre thrash e a una voce heavy e pulita supportata da cori in growl, insomma un mix perfetto e irresistibile per ogni metalhead che si rispetti. Chiude l’EP una Rages War Within che ribadisce e fortifica i parametri del brano precedente dando l’ultima conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’evoluzione degli Envenomed verso un heavy/power che mantiene le venature thrash solo a sprazzi e ben nascoste.

Come detto in precedenza la mossa è coraggiosa ed encomiabile ma decisamente azzardata, soprattutto per una band così giovane e con così poca storia alle spalle, in attesa ovviamente della successiva evoluzione dei nostri verso chissà quali altri lidi. La speranza è che non si perda la bussola, anche se vista la preparazione tecnica degli australiani e la loro voglia di fare sarà molto difficile incorrere in questo rischio, ma nell’attesa Reckoning è uno stuzzicante antipasto in attesa della portata principale rappresentata dal prossimo album.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2016
Punishment 18 Records
Thrash
Tracklist
1. Reckoning
2. In Sanity’s Stead
3. Slave No More
4. Failure To Falter
5. Rages War Within
Line Up
Anthony “Mav” Mavrikis (Voce, Chitarra)
Brendan Farrugia (Chitarra)
Dave Lowes (Basso, Cori)
Adam Bartleson (Batteria)
 
RECENSIONI
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