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Cancer - Death Shall Rise
14/05/2016
( 1256 letture )
Nell'immaginario comune del metallo si è soliti associare il death metal a due principali nazioni, Svezia e Stati Uniti, mentre per l'Inghilterra l'associazione più classica (per quanto riguarda la musica estrema) è il grindcore. La cosa per certi versi è verosimile, perché parliamo di scuole e paesi in cui quei generi si sono sviluppati fino a creare una vera e propria scena, famosa e rispettata anche oltre i patri confini. Ciononostante, il "metallo della morte" ha sparso i suoi putridi semi un po' ovunque nel Vecchio Continente e proprio di un gruppo proveniente dalla terra di Albione parleremo oggi.
Napalm Death e Carcass erano indubbiamente i gruppi più famosi della scena di fine anni 80 e si stavano avvicinando al death metal nonostante fossero tra i padri del grind, ma una serie di gruppi votati al death sin dagli esordi si stavano facendo largo: Bolt Thrower, Benediction e Cancer erano i più talentuosi. Una tripletta di band di assoluto valore, rimasta però all'ombra di formazioni più blasonate.
Nati nel 1987 a Telford, i Cancer rappresentavano l'anima death metal più rivolta agli Stati Uniti. Il terzetto formato da John Walker, Ian Buchanan e Carl Stokes arrivò all'esordio nel 1990 con To The Gory End, tracciando una virtuale retta con gli USA grazie anche al lavoro al mixer di Scott Burns ed alla presenza come ospite di John Tardy degli Obituary.
Forti di uno sporco ed efficace esordio (il quale conteneva anche il brano Blood Bath, che in seguito ispirerà il monicker dell'omonimo supergruppo svedese) e di un tour con Obituary e Deicide, per i Cancer venne il momento di lavorare al secondo disco, le cui registrazioni si sarebbero tenute direttamente nella Mecca del death metal made in USA, i Morrisound Studios con Scott Burns alla consolle.
Questa scelta avvicinò ancora di più i Cancer al suono Obituary/Massacre e l'inserimento del chitarrista solista fu il passo decisivo in questa direzione. A James Murphy, talentuoso axeman che si era già messo in mostra su Cause Of Death e Spiritual Healing, fu infatti chiesto in un primo momento di occuparsi degli assoli di un paio di brani, ma alla fine entrò nella band facendoli tutti ed il suo apporto in fase solistica fu determinante per la riuscita del secondo disco della band.

Pubblicato nel maggio del 1991 (ennesimo disco di un anno pazzesco per il death metal mondiale), Death Shall Rise rappresentava la maturazione e la crescita degli embrioni impiantati con l'esordio, che qui divennero più ragionati mantenendo le coordinate stilistiche del death americano, grazie ad una produzione azzeccata e ad un solismo tecnico, personale e mai eccessivamente intricato.
L'apertura di Hung, Drawn and Quartered mette subito le carte in tavola con i suoi riff rocciosi ed il lavoro vario ed impressionante di Stokes con la doppia cassa, mentre la voce di Walker descrive con minuziosa precisione quella che era pena di morte per i colpevoli di alto tradimento nell'Inghilterra medievale. Il condannato era letteralmente Impiccato, sviscerato e squartato:

Cries of laughter beneath me
As I hang by my neck
Choking on a rope
Till I'm near death
Suffocating rapidly
It's my last breath
Cut to the ground
And stabbed in the chest
Hung, drawn and quartered

Blood's then drained out
In a gory way
Spilling out memories
The soil turns red
Sucked through my torso
And ripped apart
Severed into quarters
Rigor-mortis sets in


Morti e mutilazioni come tradizione death impone, anche se qui il testo prende spunto dalla sanguinosa storia del genere umano. Ad aiutare Walker nel semplice e scandito ritornello troviamo il primo ed unico ospite del disco, Glen Benton dei Deicide, che dà quel tocco in più a quello che già di per sé sarebbe un pezzo in grado di fare autentici massacri dal vivo.
Ancora orrori, questa volta familiari, nel secondo brano Tasteless Incest, meno crudo da un punto di vista letterale ma psicologimente tosto, il quale racconta una storia di abusi sessuali familiari, mentre i rallentamenti si alternano alle sfuriate e Murphy disegna uno dei migliori assoli dell'album. Il growl di Walker è forse meno espressivo di altri mostri sacri del settore, ma ha il vantaggio di riuscire a risultare comprensibile permettendo all'ascoltatore di seguire i testi ed immergersi anche nell'efferato mondo dei morti che tornano in vita della titletrack e di Back From The Dead, quest'ultima la più vicina allo stile degli Obituary (oltre ad avere un titolo che verrà usato anni dopo dalla stessa band) con i suoi riff tagliati con l'accetta e la ritmica scandita dalla cassa, il cui suono ricorda quella di Donald Tardy. D'altra parte, come avevamo detto prima, il gruppo ha assimilato l'efferata lezione di Obituary, Death e Massacre e ne ripropone qui la sua versione colpendo lo stomaco dell'ascoltatore anche con autentiche bordate di velocità come Corpse Fire, la traccia più corta e lineare dell'intero album che ha lo scopo primario di far scapocciare. È però molto probabile che la palma di miglior brano di Death Shall Rise spetti ad Internal Decay, il pezzo più lungo del disco con i suoi quasi sei minuti, in grado di riassumere i Cancer con rallentamenti, sgroppate in two beats, un lavoro di batteria vario ed un testo crudo che descrive la condizione di un malato terminale, perfetta sintesi del monicker della band.

Lying on a bed, tragically
Ridden with a plague, inside of me
My stomach is decaying rapidly
Slowly I will die, not up to me


Curiosamente, pur non essendo particolarmente violenta o macabra, la copertina curata da Junior Tomlin, fu censurata in alcuni paesi e il non essere pubblicato da una delle etichette più in voga del momento limitò in parte il possibile successo dei Cancer, ma il futuro avrebbe riservato loro un'occasione.
Per circa un anno James Murphy rimase nella band e la sua presenza fece comprendere ai Cancer di aver bisogno di un secondo chitarrista, infatti da Death Shall Rise in poi diventarono un quartetto. Le strade con Murphy si divisero pacificamente (nonostate il bagno di John Walker rotto dal chitarrista, almeno secondo quanto raccontato dalle note interne della ristampa del 2014) ed il cantante fece poi in seguito una comparsata su Dreams of the Carrion Kind dei Disincarnate dell'amico chitarrista. La band dopo la pubblicazione di The Sins of Mankind firmò un accordo con la Eastwest diventando uno dei primi gruppi sotto una major, ma tutto questo portò alla pubblicazione di un lavoro scialbo come Black Faith e poi allo scioglimento. Dopo un breve ritorno a metà degli anni 2000 (condito dal mediocre Spirit in Flames) i Cancer hanno ripreso in mano gli strumenti nel 2013 ed hanno ricominciato l'attività live.

Death Shall Rise è il disco migliore dei Cancer, forse un gradino sotto i grandi classici del genere (da cui è sicuramente influenzato) ma dotato di personalità ed in grado di mantenere il giusto equilibrio tra il ferale approccio tipico del death metal e l'abilità tecnica degli interpreti, su tutti (non mi stancherò mai di dirlo) James Murphy, che con i suoi assoli riconoscibili aggiunge quei piccoli dettagli capaci di far emergere questo album dal mucchio degli ottimi album del periodo.
Otto tracce per un totale di trentasei minuti adatti agli amanti del death metal, un ripescaggio d'obbligo per i deathster che ancora non lo possiedono, aiutato anche dalla recente ristampa della Cyclone Empire Records.

Bad mistake, back from the dead
Seen now what's done, his death's begun
The dead have won, back from the dead



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
95.66 su 3 voti [ VOTA]
black brains
Giovedì 23 Giugno 2016, 18.58.28
13
gli altri sono ampiamente trascurabili... ma più o meno come dicevo nel forum i primi tre sono da avere...
LAMBRUSCORE
Mercoledì 18 Maggio 2016, 16.33.58
12
Non è quello il problema Galilee, riascoltandoli è un po' lo stile di certe ritmiche che non mi esalta, alcune volte mi sembrano come un treno che faccia fatica a partire, ahah, non che io voglia sempre pezzi veloci, adoro le parti cadenzate dei Death ad esempio, o dei vecchi Obituary, lo stesso "problema" del primo disco dei Flotsam.. le parti veloci in doppia cassa, per me non convincono del tutto..
Galilee
Mercoledì 18 Maggio 2016, 15.07.40
11
Troppo poco marcio per i tuoi gusti Lambruscore TSOM è un disco abbastanza ricercato.
LAMBRUSCORE
Martedì 17 Maggio 2016, 11.31.51
10
Ho solo The sins of mankind, disco discreto ma per me niente di eccezionale, mi ricordo che anche questo non era tra i miei preferiti, li dovrò riascoltare tutti però ,anche il primo che non ricordo bene...
Galilee
Domenica 15 Maggio 2016, 20.36.16
9
X Er trucido. Dalla recensione si capisce..
Er Trucido
Sabato 14 Maggio 2016, 16.58.06
8
Beh, ritengo Sins Of Mankind un bel disco e l'ultimo veramente da interessante dei Cancer, come ho cercato di far trasparire nella recensione. Gli preferisco questo ed il primo To The Gory End citato da Undercover, ma parliamo tutto sommato di preferenze personali, il succo è che sono un gruppo che va giustamente riscoperto
Galilee
Sabato 14 Maggio 2016, 16.07.50
7
Ai tempi mi aveva stupito parecchio. Poi secondo me se anche tu hai iniziato ad ascoltare Metal a fine anni 80 e ti sei vissuto in diretta tutto il movimento death Metal non potrai che apprezzare.
Undercover
Sabato 14 Maggio 2016, 16.00.58
6
Una seconda-terza occasione non la nego quasi mai, non so quando, ma lo farò
Galilee
Sabato 14 Maggio 2016, 15.54.08
5
Undercover, fidati Sins of manikd è una bomba. Poi a quei tempi dischi così non se ne sentivano proprio. Era una novità assoluta. Ascoltatelo bene vedrai che ti piacerà, ne sono sicuro. Questo purtroppo mi manca.
Undercover
Sabato 14 Maggio 2016, 15.30.41
4
Ho solo "To The Gory End" e sicuramente prenderò questo, ciò che è venuto dopo l'ho ascoltato e non mi ha colpito particolarmente. Voto 80.
enry
Sabato 14 Maggio 2016, 15.19.19
3
Io me li ero persi all'epoca, ho recuperato con le ristampe della Cyclone, gran bel disco e recensione condivisibile...80/85 ci può stare.
Pacino
Sabato 14 Maggio 2016, 13.16.36
2
classicone pure per me! 89
Doomale
Sabato 14 Maggio 2016, 10.22.21
1
Questo ce l'ho! Un classico pure questo...anche se anche io lo metto un gradino sotto agli altri (capo)lavori dell'epoca, ma solo a gusto personale, quindi non tra i miei ascolti piu' abituali...ma rimane anche questo però un Death album storico.
INFORMAZIONI
1991
Vinyl Solution
Death
Tracklist
1. Hung, Drawn and Quartered
2. Tasteless Incest
3. Burning Casket
4. Death Shall Rise
5. Back from the Dead
6. Gruesome Tasks
7. Corpse Fire
8. Internal Decay
Line Up
John Walker (Voce, Chitarra)
James Murphy (Chitarra)
Ian Buchanan (Basso)
Carl Stokes (Batteria)

Musicista Ospite:
Glen Benton (Voce su traccia 1)
 
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