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Zhrine - Unortheta
15/05/2016
( 1744 letture )
Gli Zhrine -precedentemente noti come Gone Postal e, successivamente, Shrine- costituiscono la multiforme entità islandese affacciantesi sulla scena con Unortheta. Tale lavoro, licenziato dalla Season of Mist, raccoglie parte del materiale già precedentemente prodotto dalla band nel primo demo, risalente al 2012, unitamente a degli inediti. Ciò, tuttavia, non deve farci pensare ad una mera opera di giustapposizione ed integrazione in quanto, come avremo modo di mostrare, gli Zhrine hanno messo capo ad una vera e propria ri-significazione delle vecchie tracce nel contesto di un full-length incredibilmente coerente e compatto, sfuggente, per altro, a qualsiasi etichetta ci si senta in dovere di assegnare alla produzione per dare un’indicazione di massima circa la sua natura. Potremmo persino utilizzare la fantasiosa definizione presente nel materiale promozionale -ethereal blackened death- eppure nemmeno quest’ultima sarebbe sufficiente a ridurre a sinossi la lussureggiante grammatica con cui la band introietta la lezione di formazioni quali i pionieri Deathspell Omega ma anche Gorguts ed Ulcerate. In questo caso, tecnicismo e furia calcolata sono spesso contaminati ed avvinti da influenze spostanti il sound dei nostri verso altri lidi, vocazione ed attitudine comuni anche ad altre importanti formazioni islandesi quali Svartidauði, Misþyrming e Sinmara.

Che il blackened death qui proposto non sia nulla di ortodosso o particolarmente tradizionale, lo si coglie sin dalle prime note della traccia che dischiude il lavoro, Utopian Warfare. Ci troviamo in prima istanza accolti da un soffuso e delicato arpeggio cui si accompagna gradatamente il basso, per poi sprofondare in un mid tempo ricco di pathos, dalla chiara matrice post rock, trafitto da blast beats e riff deatheggianti, grevi come macigni. La successiva Spewing Gloom, cupa e caustica sin dal preludio, indugia invece in dissonanze chitarristiche sanguigne e graffianti, scandite da un drumming incisivo e vario, ora vorticoso, ora cadenzato e solenne. La conclusione -inaspettatamente in archi- della traccia fa da cornice a The Syringe Dance in cui il cantato in growl di Þorbjörn è significativamente dilaniato da sezioni in screaming, lancinanti e corrosive. Il brano, nella sua interezza, è come un immenso nodo alla gola le cui sincopi e dilatazioni finiscono per occludere e soffocare metaforicamente chiunque si abbandoni alle sue movenze. Mid tempo e lunghe concessioni alle chitarre pulite sono invece il canovaccio su cui insiste, con tratti volumetrici, World, laddove la successiva Empire ci riporta gradatamente verso lidi più tradizionalmente estremi, con tanto di blast beat e sporadici tremolo, salvo poi raccogliersi in una conclusione quasi eterea. Quest’ultima sfocia, senza soluzione di continuità, in The Earth Inhaled, probabilmente una delle tracce più riuscite del platter, nel suo estremo ed arduo equilibrio tra vulcanica furia black, disforia post metal e sludge nonché sprazzi melodici magistralmente calati nel denso intreccio sonoro che ne risulta, tutti elementi che, dal diafano attacco sino alla conclusione sfumata, passando per la tumultuosa sezione centrale, percorrono ed animano parimenti la conclusiva title track.

Ogni traccia, che fluisce in un elegante e mai forzato continuum nella successiva, sembra portare in seno il sulfureo e magmatico cuore della terra madre del combo, unitamente all’eterea atmosfera dei suoi paesaggi incantevoli, terribile eppure incredibilmente seducente come, del resto, qualsiasi genere di sublime. Organicità e coerenza che pure sono, a un tempo, un dato di fatto ed una promessa dato l’imponente esercizio di decostruzione e destrutturazione cui i nostri mettono capo con questa release. Una simile impresa è resa senz’altro possibile da un songwriting in grado di destreggiarsi tra gli estremi, senza mai lasciar stridere le dicotomie che percorrono da un capo all’altro il sound degli Zhrine . Tutto ciò prende forma mediante una produzione che valorizza ampiamente le capacità espressive e tecniche dei musicisti risultando sufficientemente pulita ed estremamente equilibrata, nonostante uno spessore ed una profondità del suono quasi sepolcrali.

Unortheta si presenta dunque, in ultima analisi, come un lavoro assolutamente convincente, mostrante una maturità ed una ricchezza compositiva che raramente si riscontrano in un esordio, unite ad un marcato sperimentalismo che rendono la release un acquisto pressoché obbligato per chiunque apprezzi tali coordinate coniugate ad un sound decisamente estremo.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
92.5 su 4 voti [ VOTA]
MetalNeverDIE!
Domenica 26 Marzo 2017, 12.39.51
1
Strano che non ci siano commenti sotto ad una perla del genere, mi pento solo di non averla scoperta prima. Un death metal insolito, proveniente da una terra insolita, e da una band insolitamente geniale ahah. Erano anni che non sentivo un lavoro così bello nella sua completezza, le vere opere d'arti sono gli stacchi atmosferici, già dall'arpeggio iniziale del disco capisci subito che questo è un capolavoro. Per me vale almeno un 95.
INFORMAZIONI
2016
Season of Mist
Death / Black
Tracklist
1. Utopian Warfare
2. Spewing Gloom
3. The Syringe Dance
4. World
5. Empire
6. The Earth Inhaled
7. Unortheta
Line Up
Þorbjörn Steingrímsson (Voce, Chitarra)
Nökkvi Gylfason (Chitarra)
Ævar Örn Sigurðsson (Basso)
Stefán Ari Stefánsson (Batteria)
 
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