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Tombs - All Empires Fall
17/05/2016
( 1233 letture )
Sono passati quasi due anni da quel Savage Gold che si guadagnò degli ottimi responsi da parte della critica specializzata; in questo intervallo di tempo diversi dissestamenti e ri-assestamenti si sono succeduti all'interno della fosca e amorfa creatura chiamata Tombs. Lo scorrere del tempo ha lasciato tracce importanti innanzitutto nella line-up che, con due soli membri (rispettivamente la mente Mike Hill e il bassista Benjamin Brand) reduci rispetto al predecessore, si rimpolpa di nuovi elementi, estendendosi tra l'altro da quartetto a quintetto mediante l'inserimento al comparto tastieristico-effettistico (nonché supporto alle voci) di Fede Kainer. La nuova linfa creativa che sgorga dal rinnovato assetto, congiunta alla voglia di rimettersi in gioco, è tale da non indugiare troppo con le tempistiche necessarie per la pubblicazione di un nuovo album, così i Tombs tornano a calcare lo sterminato panorama del metallo nero con questo interessante EP. L’intento è quello di voler mostrare che le pulsazioni dell'estro possiedono ancora quelle frequenze che hanno reso il precedente Savage Gold una delle migliori uscite black dell'anno del suo parto.

A dire la verità con questo All Empires Fall gli orizzonti si fanno ancora più estesi; le radici black che caratterizzano il sound dei Tombs vengono ulteriormente stemperate mediante l'inserimento di nuovi influssi capaci di rinfrescare ancora una volta il loro suono. Nonostante la convergenza di differenti elementi, le idee sono chiarissime non solo per quanto concerne il songwriting, caratterizzato da una migliore strutturazione dei brani, ma anche sul come presentarle nella maniera più adeguata; la sterzata da Erik Rutan a Sanford Parker ha in effetti diretto verso lidi più “caldi” (anche se pur sempre di black si parla) il suono dei newyorkesi.

Tocca a The World Is Made by Fire aprire i quasi 24 minuti di musica proposta in questo piccolo concentrato di idee; traccia a metà tra intro ed una vera e propria canzone, la sua peculiarità si fonda sul riff centrale anomalmente “groovoso”, ma intelligentemente affiancato da una chitarra solista che scandisce una riuscita linea melodica usando il tremolo picking nel pieno stile black. Segue la furia di Obsidian, la traccia più ancorata al passato della band, nella quale prendono corpo e si affermano suggestivi intrecci tra le chitarre ritmiche e soliste, affiancate dallo stile più sobrio della batteria di Charlie Schmid che scandisce blast e pattern di doppia cassa come la vecchia scuola comanda. Ma è a seguire che questo All Empires Fall inizia a destare maggior interesse; The Last Days of Sunlight si rende decisamente inquietante con il suo riff introduttivo (carico di dissonanze vicine alla concezione noise rock dei Sonic Youth), al quale fra l'altro si intercala inizialmente un mantra seguito dalla voce di Mike Hill, decisamente molto più maturata nell'uso del clean quanto vicina a livello di timbriche a mr. Brendan Perry dei Dead Can Dance. Questa miscela risulta decisamente riuscita e micidiale ricordando in diversi passaggi le sperimentazioni di marca Twilight. Deceiver invece si mette in evidenza inizialmente per le sue suggestioni drone, tra le quali spiccano le ritmiche minimali della batteria e del basso; quest'ultimo tra l'altro merita un plauso per la scelta delle frequenze, che più di una volta lo rendono distinguibile dal mix. Bellissimo, oltretutto, il modo in cui la canzone evolve, richiamando un riffing marcissimo alla Khold. Chiude il lotto dei brani V, una canzone che in sé riassume tutte le coordinate stilistiche affrontate in questo piccolo gioiellino nero.

Nonostante l'eterogeneità e la decisa sterzata verso ritmiche che affondano per la maggiore sui mid-tempo, questo All Empires Fall si presenta come un ottimo quadro nel quale si delinea una band rinnovata e in ottima forma sul versante dell’ispirazione. Non resta che aspettare con fiducia il prossimo album.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2016
Relapse Records
Black
Tracklist
1. The World Is Made of Fire
2. Obsidian
3. The Last Days of Sunlight
4. Deceiver
5. V
Line Up
Mike Hill (Voce, Chitarra)
Fade Kainer (Tastiere, Effetti, Voce)
Evan Schaefer (Chitarra)
Benjamin Brand (Basso)
Charlie Schmid (Batteria)
 
RECENSIONI
60
 
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