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Morgana Lefay - Sanctified
28/05/2016
( 1861 letture )
I Morgana LeFay nascono nel 1986 tra le nevi di Bollnäs, piccola cittadina svedese a circa 250 km a nord di Stoccolma. Dopo un demo e 4 studio album, nel 1997 qualcosa si rompe e la band si divide: Heder, Persson e Söderlind, rispettivamente basso, chitarra e batteria, si trasferiscono a Stoccolma mantenendo i diritti sul nome, mentre Eriksson e Rytkönen, chitarra e voce, sono costretti a cambiarlo, chiamandosi soltanto Lefay. Questi ultimi, dopo aver reclutato alcuni membri della band Fantasmagoria, continuano alacremente la propria attività, incidendo tre album sotto l’etichetta discografica Noise Records. Nel 2004 i Lefay vengono riabilitati all’uso del nome originale e, superate le divergenze, riallacciano i rapporti con la prima etichetta discografica Black Mark, riuscendo a incidere altri tre dischi. Alcuni anni dopo, precisamente nel 2007, decidono di sciogliersi temporaneamente per seguire progetti paralleli ma, fortunatamente, nel 2012 il festival “Sweden Rock Cruise” promuove l’occasione della reunion ufficiale a cui seguirà la partecipazione allo “Sweden Rock Festival” dell’anno successivo. Di fatto quindi i Morgana Lefay e i Lefay – anche se con fisiologici cambi di line up – sono la stessa band ufficialmente ancora attiva.
Fatta questa doverosa premessa, è altresì importante inquadrare la proposta del quintetto svedese che, seppur riconducibile al filone heavy/power Metal, presenta forti e interessanti influenze thrash, progressive e in parte anche doom, sfumature sapientemente dosate da una massiccia dose di creatività e personalità di cui Sanctified, oggetto di questa recensione, rappresenta un’ottima sintesi.

Correva l’anno 1995 quando, forti di un demo autoprodotto e due album ufficiali alle spalle, i nostri scandinavi danno luce alla loro terza fatica Sanctified, disco difficilmente inquadrabile in rigidi canoni predefiniti e che, a distanza di oltre venti anni dalla pubblicazione, suona terribilmente attuale. La musica proposta dai Morgana LeFay, infatti, coinvolge e si dimostra subito famigliare grazie all’utilizzo di riff e ritmiche molto simili ad altre band (Megadeth, Metallica, Savatage, Judas Priest, Metal Church, solo per citare i più evidenti), ma non è affatto derivativa e scontata; al contrario, è molto personale, complessa e policroma, tanto da necessitare un attento ascolto per poterne cogliere le diverse sfumature.
Fastidiosi stridii e un sottofondo di chitarre in lontananza fanno da apripista alla prima song Out in the Silence, incuriosendo l’ascoltatore che in pochi secondi si trova sommerso da rocciosi e massicci riff conditi da ottimi cambi di tempo e da affilati assoli su cui le timbriche vocali di megadethiana memoria fanno il resto. Ancora storditi dall’opener, ecco che un introspettivo intro accompagna l’attacco della successiva Time Is God: solide ritmiche granitiche fanno da tappeto alla evocativa e graffiante voce di Charles Rytkönen. Anche qui, come sopra, si perde il conto dei cambi di tempo e ci si trova completamente avvolti da un mare di note che piano piano sfumano per accompagnarci alla successiva To Isengard, più doom oriented, ma altrettanto energica in cui spicca nella parte conclusiva l’evocativa trama disegnata da Patterson alle tastiere. La struggente ballad Why? è il momento più intimo e riflessivo di tutto il disco, il brano è dedicato alla memoria del fratello di Eriksson scomparso in giovanissima età, una tragedia famigliare tradotta in musica, in cui il cantato carico di dolore di Rytkönen difficilmente lascia impassibile l’ascoltatore. La capacità e versatilità interpretativa di Rytkönen appare ancora più evidente nelle successive Mad Messiah e Another Dawn che rallentano leggermente il moto generale del disco per poi preparare l’ascoltatore alla furia heavy/thrash di In The Court of the Crimson King, senza ombra di dubbio il pezzo più diretto del disco, in cui si torna a picchiare duro e a premere sull’acceleratore.
Dopo la sfuriata, ecco la seconda ballad del disco, Sorrow Calls, tanto per mischiare ulteriormente emozioni e sensazioni, un brano di oltre otto minuti che si struttura in crescendo e convince appieno nella sua interezza. Where Insanity Rules e Shadows Of God proseguono il lavoro del combo svedese, riportandoci sulle coordinate iniziali in cui ritmiche serrate e granitici riff tessono un muro sonoro che stende definitivamente l’ascoltatore. L’outro Gil-Galad (The Sanctified), una narrazione in musica tributo agli scritti di Tolkien, si pensa concluda definitivamente il disco, ma in realtà è la simpatica ghost song, un medley di cover tra le quali si riconosce Just Can’t Get Enough dei Depeche Mode, a mettere la parola fine a questo ottimo album.

In estrema sintesi, ci troviamo di fronte a un disco non banale e decisamente ispirato, considerato da molti come la definitiva consacrazione di una band che purtroppo ha raccolto molto meno di quanto meritasse. La complessità generale del disco potrebbe spiazzare alcuni ascoltatori, ma una cosa è certa, sarà molto difficile non riuscire a trovare neanche uno spunto che colpisca durante l’ascolto di Sanctified. Disco assolutamente da riscoprire e ancora attualissimo.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
88.88 su 9 voti [ VOTA]
Salvatore
Domenica 21 Maggio 2017, 15.13.40
10
Infatti! Band meritevole e sfortunata!,a quelli che pensano che il True metal sia morto e sepolto,dovra'ricredersi su questi svedesi! (Maleficium e un capolavoro) Power darkeggiante e evocativo,vocals agressive in stile Jon Oliva/R. Haltford,anche a me vengono in mente i primi Savatage oppure gli Sword o i M. Church,album da avere solo per i difensori della fede insomma!....voto 90
mario
Domenica 5 Giugno 2016, 19.31.47
9
Mauro ha ragione e concordo con tutti voi , band veramente sfortunata e sottovalutata, io considero per i miei gusti il loro top Simphony of The Damned, Know Just As I, Maleficium e Grand Materia, neanche io so veramente spiegarmi il perchè, forse, e sottolineo forse ,molti rimangono spiazzati dal loro sound e non amano quello che forse considerano dispersione di stile o mescole musicali di tal genere, ma che per loro e alcuni affezionati devoti sono il loro punto di forza personale, non so veramente spiegarlo, fatto sta che rimangono davvero sottovalutati per la qualità artistico-musicale che propongono.Grandi Morgana LeFay.
AL
Domenica 5 Giugno 2016, 19.06.56
8
quoto il commento di Mauro Paietta. Band troppo sottovalutata ma ottima per me.
Tevildo75
Mercoledì 1 Giugno 2016, 17.13.56
7
bellissimo album, io penso che la loro sfortuna sia legata al fatto dei troppi mid tempo presenti negli album, che ad ascolti distratti potrebbero.far pensare a dischi noiosi
mario
Martedì 31 Maggio 2016, 19.28.24
6
Album bello davvero e particolare, per una band davvero sfortunata, qui tentano di affinare il loro sound perfezionando i passaggi di collegamento, come una sorta di ponte sonoro tra parti penetranti, potenti ed aggressive di chiaro stampo heavy thrash e parti più sul progressive, in certi tratti è come se tentassero di mettere sonoromente d'accordo Queensriche/Savatage e Paradise lost, le parti strumentali si ergono poenza e creatività al contempo, gli arrangiamenti mai banali ne sono la riprova,le party thrashy sono meno rapide ma più cadenzate, sempre marcanti, mai stancanti o eccessivamente ripetitive, basta sentire gli stacchi delle due chitarre, con dei riffs taglienti e rocciosi, davvero ben fatti.Ma la loro arma segreta è la voce di Rytkonen con il suo strano timbro che sembra una delirante fusione tra Chuck Billy e Jon Oliva, ci pensa anche lui a dare carico espressivo a ogni traccia.Fantastiche nei loro momenti toccanti in Scultures of Pain, comunque composizioni che vanno da tentare di unire durezza sonora ad una bella varietà di stile, con dei riff quasi alla Anubis dei Tad Morose , climax compositivi come in Out Silence o Med Messiah, o alla folle e tolkeniana To Isengard, o come nella strana ma struggente ballad Why o nei tratti epici di Sorrow Calls nella rabbiosa e diretta The Courth of Crimson King.Forse manca ancora il collante gmusicale giusto tra la parte più heavy e progressive, ma è un album bello davvero, non eccezionale ne un capolavoro, però un range tra il 79-82 glielo concedo di cuore.
InvictuSteele
Domenica 29 Maggio 2016, 13.23.51
5
Band dalla classe enorme e che è stata molto sfortunata. Ogni loro album è degno di nota, un power thrash davvero originale ma che non gli ha mai consentito di svoltare veramente. Fa irritare il fatto che una band di tale caratura sia praticamente sconosciuta ai più, quando questi danno una pista a molto blasonati colleghi. Adoro tutti i loro album.
Doomale
Sabato 28 Maggio 2016, 14.45.59
4
Questo ce l'ho...un bell'album, non eccezionale pero'. Dovrei rimetterlo su cmq.. Why? Un pezzo davvero toccante, mi ha sempre messo un po' di tristezza visto ciò di cui parla. Tra il 7,5 e 8 per me.
Hard & heavy
Sabato 28 Maggio 2016, 11.00.37
3
95/100 To Isengard - Why? le mie preferite, NO filler/ALL Beautiful.
Lizard
Sabato 28 Maggio 2016, 10.45.46
2
Ciao Mauro, concordo con te. Una band che avrebbe meritato di più e che potenzialmente poteva mettere d'accordo tutti. Sempre un po' grezzi nelle parti più aggressive, ma incredibilmente efficaci in quelle più melodiche e d'atmosfera. Gran disco, come tutti quelli pubblicati da The Secret Doctrine in poi.
Mauro Paietta
Sabato 28 Maggio 2016, 10.42.25
1
Band clamorosa, anche The Secret Doctrice è eccezionale, visti di supporto ai Gamma Ray nel lontano 1995 o 1996, avrebbero messo d'accordo gli amanti del power e del thrash ma nessuno se li è mai filati...
INFORMAZIONI
1995
Black Mark
Heavy/Power
Tracklist
1. Out in the Silence
2. Time Is God
3. To Isengard
4. Why?
5. Mad Messiah
6. Another Dawn
7. In the Court of the Crimson King
8. Sorrow Calls
9. Where Insanity Rules
10. Shadows of God
11. Gil-Galad (The Sanctified)
Line Up
Charles Rytkönen (Voce)
Tony Eriksson (Chitarra)
Daniel Persson (Chitarra)
Joakim Heder (Basso)
Jonas Söderlind (Batteria)
 
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