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Steel Raiser - Race of Steel
29/05/2016
( 660 letture )
Il verbo del Sacerdote di Giuda si è sparso su tutto il globo terracqueo e sembra essere stato recepito e quindi professato in modo particolarmente fervido nella splendida Trinacria. Dall’isola del Gattopardo arrivano infatti gli adepti Steel Raiser che portano avanti con orgoglio il credo del Metal God e dei suoi seguaci, confezionando un distillato di metallo incandescente nel loro disco di esordio Race of Steel uscito nel 2008 per, e poteva essere difficilmente altrimenti, Pure Steel Records, label teutonica attentissima al suono di incudine e martello.
La band sicula è composta da un trio di musicisti di talento fra cui spicca il singer Alfonso Giordano, già ugola dei Noble Savage, autore di una prova assolutamente di spessore accompagnato da Gianluca Rossi che si è occupato dei riff al fulmicotone e delle quattro corde e da Rico Rodriguez a percuotere tamburi e piatti.
Il disco si compone di dieci tracce che, come detto, partono dalla lezione di Tipton/Downing nella loro veste più aggressiva e micidiale dell’era Painkiller, ma si possono ascoltare anche buoni dosi di metallo acceptiano e alcune interessanti puntate in ambito power ed epic di scuola Manowar.

L’attacco, in tutti i sensi, è affidato alla prestiana fino al midollo Ride the Fire, con un allarme antiaereo in apertura, guidata di un riff tagliente e incandescente accompagnato da un drumming possente su cui si incastona la voce di Giordano su registri estremamente acuti, ma allo stesso tempo aggressivi. Fin da queste prime note si può notare il punto debole di questo disco che è rappresentato dalla produzione: pur avendo tutte le scusanti di un esordio, il lavoro svolto in studio va veramente a penalizzare le composizioni che avrebbero bisogno di sprigionare potenza e aggressività ed invece si ritrovano “bloccate” da suoni poco nitidi in particolare della batteria veramente poco incisiva e artificiosa e dagli inserti di tastiera mal inseriti nel mix. Esempio lampante di questo è rappresentato dalla title-track in cui compaiono degli archi riprodotti con le keys in modo un po’ goffo andando un po’ rovinare un mid-tempo altrimenti più che valido; Dragon Battalion ha invece un incedere marziale e epico soprattutto nell’efficacissimo ritornello in cui è facile immaginare un manipolo di soldati scendere sul campo di battaglia. Al quinto posto nella tracklist torva spazio probabilmente l’episodio migliore dell’album, che stranamente non è un attacco all’arma bianca, ma una canzone più lenta, epica e ricca di pathos in cui ritorna alla mente il grande Ronnie James nell’interpretazione altamente teatrale di Giordano. Stile che rimanda invece nel nord-est della penisola, in particolare a casa Rhapsody, per Gloria Perpetua ricca di inserti sinfonici e con un chorus battagliero, The Night ha invece l’incedere pachidermico, ma inarrestabile dei panzer teutonici Accept. Le conclusive Gears of War e Evil Rage non convincono completamente per la similitudine troppo marcata con il riffing dei Priest.

Race of Steel nel suo complesso è un disco d’esordio più che buono, di certo non sconvolgentemente innovativo, anche perché gli Steel Raiser non hanno nessuna pretesa di esserlo. Le composizioni pur essendo evidentemente debitrici ai capi saldi del genere, per la maggior parte, costituiscono un ascolto piacevole per chi apprezza questo tipo di sonorità. Come già evidenziato il tallone d’Achille è rappresentato dalla produzione non all’altezza del resto e da alcune canzoni non del tutto convincenti. Però, con la benedizione del Sacerdote di Giuda, questa band ha le capacità per puntare in alto.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2008
Pure Steel Records
Heavy
Tracklist
1. Ride the Fire
2. Race of Steel
3. Dragon Battalion
4. Rising into the Night
5. Princess of Babylon
6. Roar of Revenge
7. Gloria Perpetua
8. The Night
9. Gears of War
10. Evil's Rage
Line Up
Alfonso Giordano (Voce)
Gianluca Rossi (Chitarra, Basso)
Rico Rodriguez (Batteria)
 
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