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Dark Funeral - Where Shadows Forever Reign
09/06/2016
( 3528 letture )
Sette anni: questo il lasso di tempo che separa Where Shadows Forever Reign dal suo predecessore, Angelus Exuro pro Eternus. E di certo non si può celare una certa dose di perplessità, almeno ad uno sguardo superficiale, nell’approcciarsi a questo full-length. In primis, esso rappresenta il primo disco in cui la storica formazione si misura con l’assenza di Emperor Magus Caligula, loro inossidabile frontman sin dal 1998, seppure colmata da un’ugola illustre nella persona di Heljarmadr (noto soprattutto per la sua militanza negli acclamati Grá). In secondo luogo la somiglianza dell’artwork con quello di The Secrets of the Black Arts -e del resto la mano dell’artista, ovvero Kristian Wåhlin, è la medesima- strapperà senz’altro un sorriso ai più maliziosi, configurandosi quasi come un maldestro tentativo di rievocare un passato ricco di fermento creativo in cui il linguaggio dei Dark Funeral non si era ancora ridotto ad uno statico formulario riproposto, con risultati più o meno convincenti, invariabilmente per decenni.

Vale tuttavia la pena di mettere momentaneamente da parte tali considerazioni e lasciarsi sedurre dalla fascinazione dell’atmosfera maligna ed ossessionante del platter. Riff sporchi arpeggiati, leads ed un iniziale spoken word ci accolgono nella opener Unchain My Soul. Sin da qui si palesa immediatamente una produzione che, almeno in parte, prescinde dal suono estremamente compresso e netto cui i nostri ci avevano abituato, con concessioni ad un feeling più corposo ed abrasivo, soprattutto per quanto concerne le linee chitarristiche. L’apertura ad un refrain in qualche misura accattivante, caratterizzante As One We Shall Conquer, mostra il destro ad un’altra delle peculiarità di tale lavoro ovvero un maggior impegno nella ricerca di soluzioni melodiche più efficaci ed elaborate rispetto all’immediato passato che rendono i brani meglio caratterizzati e memorizzabili. Ciò tuttavia non deve far pensare ad un ammorbidimento del sound del combo svedese o ad un tentativo di rendere maggiormente fruibile da parte dei più la loro proposta.

Il marchio di fabbrica dei Dark Funeral emerge difatti inalterato e prepotente nel corso dei quarantacinque minuti del lavoro, attraverso il drumming secco e chirurgico di Dominator che scandisce blast beats velocissimi e precisi, contornati dal consueto riffing in tremolo riverberante ed algido. Il monolitico incedere di tali elementi risulta, in maniera tutto sommato equilibrata, intervallato a cambi di tempo oppure ad incisi arpeggiati o intermezzi solistici. Il ritmo si allenta temporaneamente con i rintocchi funebri di As I Ascend, in cui la furia sfuma in una composizione solenne. Heljarmadr sfoggia qui un’intensa prestazione vocale, sullo sfondo di un riffing pregno di un gusto melodico tipicamente svedese, soluzioni che ritroviamo anche nella successiva Temple of Ahriman, brano perfido e ritualistico in cui la violenza insita al sound dei Dark Funeral affiora senza mai dispiegarsi totalmente, come avverrà invece nelle successive The Eternal Eclipse e To Carve Another Wound. Nail Them to the Cross -da cui è stato tratto anche un videoclip- rappresenta probabilmente il brano più brutale e diretto del full-length. Esso è infatti sorretto vocalmente dal bravissimo Heljarmadr, in grado di destreggiarsi tra un growl cupo e viscerale ed il consueto screaming acido, mentre il comparto ritmico si mantiene muscolare e compatto fino alla fine.

L’epilogo del disco viene celebrato con la traccia più solida ed intrigante del lavoro quanto ad impatto atmosferico ovvero la title track, narrante l’oscuro sacrificio al maligno dell’io narrante. Tagliente e spietata sin dai primi secondi, essa è dominata da sferzanti riff che ci immergono nel glorioso passato dei nostri, lasciandoci quasi respirare nuovamente la grandiosità di The Secrets of the Black Arts, riesumata ed arricchita da inserti dal respiro dissectionano sino alla dissolvenza conclusiva.

Giunti al termine dell’ascolto si potrebbe facilmente rilevare come, in fin dei conti, ci si trovi dinanzi al solito disco dei Dark Funeral e concluderne che Where Shadows Forever Reign sia l’ennesimo prodotto confezionato ad arte da abili mestieranti. Ciò tuttavia non renderebbe totalmente giustizia ad un lavoro che, pur nella sua carenza di innovazione e nella sua grammatica vetusta ed abusata, mostra una ricerca di un songwriting più articolato nonché una maggiore attenzione alla diversificazione della struttura dei brani rispetto al passato. In sintesi, pur non essendo quell’imprescindibile capolavoro che Lord Ahriman ci aveva promesso, Where Shadows Forever Reign resta un disco godibile, ammaliante e consigliabile senza riserve a tutti i fan della band



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
89.45 su 22 voti [ VOTA]
Sub zero
Lunedì 12 Marzo 2018, 9.43.50
13
Io credo che ognuno possa dare il voto che vuole anche perchè fra un 90 e un 85 cambia poco. Per me questo è un album da 90 secco, contando che vubiscum e the secrets son da 100 e tutti gli atri sopra l'80. Band che non sbaglia un colpo, he continua a fare ciò che ha sempre fatto senza mai risultare noiosa o datata come certe band. Signori del black metal
ivan
Venerdì 2 Settembre 2016, 13.04.40
12
personalmente do i voti cosi a questo grande gruppo! the secret of the black arts 100, vobiscum satanae 95, in the sign 95, diabolus int 92, where shadows 90,attera totus sanctus 90, angelus 85.. chiaramente si tratta di uno dei miei gruppi preferiti!!
Buried Alive
Giovedì 1 Settembre 2016, 23.29.57
11
Saranno anche recensori diversi, ma o vi date un metro di giudizio standard o togliete 'sti numerini: 75 a questo e 91 ad Angelus Exuro... non si può proprio leggere. Il voto in centesimi è troppo dispersivo, mettete piuttosto qlcs tipo le stelle da 1 a 5. Tralasciando i fatti vostri e il vostro sito, devo dire che dopo 18 anni i Dark Funeral, prima band black che abbia mai ascoltato, non smettono di essere una garanzia di quasi immutabilità, con loro il tempo non sembra scorrere visto che portano sempre la solita proposta. Alle volte hanno fatto dischetti, con Where Shadows.. pur rimanendo sul consueto binario del loro black tecnico e sulfureo ci hanno preso: l'opener è eccezionale, come Nail Them to the Cross, ma tutto si fa ascoltare molto volentieri senza la noia di Attera Totus Sanctus.
terzo menati
Mercoledì 31 Agosto 2016, 22.58.55
10
Altro disco che devo prendere. Il pezzo del video, unchain my soul, e' strepitoso.
Anthares616
Mercoledì 31 Agosto 2016, 22.52.01
9
Esprimo lo stesso voto del recensore. 75 più che giusto. Curiosità: qualcuno ha notato.......l' intro non ricorda vagamente una "certa canzone" dei connazionali Abba?
manaroth85
Sabato 27 Agosto 2016, 11.19.55
8
Non sbagliano mai un colpo! atmosfere sempre più malvagie anche se han rallentato un po'! ottimi!
Doomale
Venerdì 10 Giugno 2016, 19.04.25
7
Anche per me un buon album...Niente di clamoroso e', ma comunque si lascia ascoltare volentieri. Belle melodie nei riff...Per quanto riguarda l'ottima Titletrack, piu che dalla testa e mano di Lord Ahriman sembra uscita direttamente da Shatraug e precisamente dai Sargeist di "Let the devil in" sia per la linea melodica che per i suoni impastati. Bene cosi...concordo con il 7,5. Sulla cover sono d'accordo con Enry, ti ricatapulta direttamente a meta' anni 90.
gianmetal
Venerdì 10 Giugno 2016, 14.38.30
6
dopo 7 anni un disco del genere ci sta,immensi
enry
Venerdì 10 Giugno 2016, 7.10.40
5
Sorpresa. Con i DF ero fermo a fine anni 90, i dischi successivi mi avevano lasciato indifferente. Qui finalmente si torna a ragionare, ritornano in parte quelle linee melodiche e oscure degli esordi, ritorna soprattutto un utilizzo dei mid tempo più intelligente che riesce a rendere il tutto più dinamico e variegato. Buono anche il guitar work e molto bravo il nuovo singer. La cover, pur essendo una paraculata,è molto bella.
lisablack
Giovedì 9 Giugno 2016, 17.40.46
4
Mi piace da matti..bella copertina !! Voto 85. Felice di questo ritorno dopo7 anni.
freedom
Giovedì 9 Giugno 2016, 14.05.59
3
Come sotto, alzo il voto ad 80 almeno. Gran bel disco, cattivissimo. La voce mi piace molto e la produzione nell'insieme è parecchio efficace, considerando che parliamo di black metal. Ottimo.
stormrider
Giovedì 9 Giugno 2016, 12.41.10
2
A me il disco è piaciuto parecchio, il nuovo cantante non fa rimpiangere il precedente e l'alternanza di parti più lente e parti più veloci rende il lavoro più vario, personalmente avrei dato un 85.
Le Marquis de Fremont
Giovedì 9 Giugno 2016, 12.03.49
1
A me è piaciuto molto anche perché a me piace questo tipo di musica. Sottolineo il "songwriting più articolato" che viene citato nella recensione, soprattutto su brani come As I Ascend e la title track. Naturalmente, come spesso capita con band che hanno un passato, loro sanno fare questo e questa è la loro proposta musicale. Un po' come certi vini che quando li acquisti, sai già che gusto hanno. Però se il gusto è piacevole, te lo assapori con soddisfazione. Così questo ultimo Dark Funeral. Va bene. Au revoir.
INFORMAZIONI
2016
Century Media
Black
Tracklist
1. Unchain My Soul
2. As One We Shall Conquer
3. Beast Above Man
4. As I Ascend
5. Temple of Ahriman
6. The Eternal Eclipse
7. To Carve Another Wound
8. Nail Them to the Cross
9. Where Shadows Forever Reign
Line Up
Heljarmadr (Voce)
Chaq Mol (Chitarra)
Lord Ahriman (Chitarra, Basso)
Dominator (Batteria)
 
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