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Master`s Hammer - Ritual
18/06/2016
( 2370 letture )
DOVE TUTTO EBBE INIZIO
La Penisola Scandinava è da sempre fiera genitrice di molti sottogeneri che hanno influenzato le frange più estreme del metal europeo, seppur impregnata dell'influenza heavy metal ed hardcore punk della vicina Inghilterra e dalle violente ricadute della lontana America. Ma nel progressivo svilupparsi di uno stile del tutto personale e riconoscibile, uno dei generi che, oltre al death metal, ha certamente fatto la fortuna delle fredde terre dell'Europa Settentrionale è il black metal, che in Norvegia ha decretato l'inizio della cosiddetta seconda ondata, destinata a sconvolgere definitivamente tutto il panorama musicale del tempo. La rivoluzione nera ha di fatto gettato un'ombra ed un marchio indelebili in tutta la cultura nord europea a partire dai primi bagliori degli anni '90, quando una serie di gruppi-cardine hanno iniziato a produrre in maniera coordinata lavori destinati a restare tra i capisaldi del genere. Mayhem, Satyricon, Immortal, Darkthrone, Emperor, Burzum, Carpathian Forest, giusto per citarne qualcuno, hanno saputo rendersi portavoci di quei sentimenti di rifiuto, disagio, misantropia, nichilismo ed occultismo che adesso diamo per scontati se associati al black metal e che hanno intaccato trasversalmente anche il substrato culturale su cui si basa oggi la popolazione norvegese: basti pensare al rilievo che questo tipo di musica ha assunto nell'immaginario folkroristico locale, tanto da divenire, com'è oramai noto, oggetto di studi.

INASPETTATE PREMONIZIONI SOVIETICHE
Eppure, tutto questo ha iniziato a diffondersi come un morbo solo a partire dal 1992, ma c'è chi, lontano dallo sconfinato paesaggio frammentato dai fiordi, in una Cecoslovacchia appena uscita dal blocco sovietico, aveva anticipato nel silenzio la second wave norvegese. I cechi Master's Hammer nascono, infatti, nel 1987, anno di uscita di uno dei capolavori dei Bathory, Under The Sign of The Black Mark, annoveratissima influenza che non ha mancato di ispirare anche il gruppo di Praga, che nel progetto di Quorthon, così come nell'heavy metal occulto di King Diamond e Mercyful Fate, ha sicuramente trovato un valido punto di riferimento per la costruzione della propria identità. Ma soffermiamoci per un attimo sul contesto socio-politico in cui il gruppo si è formato: siamo nella Repubblica Socialista Cecoslovacca ed il Partito Comunista esercita il suo asfissiante controllo politico sulla vita della popolazione, prima che movimenti dissidenti iniziassero ad alzare le loro voci di disapprovazione per innescare il tumulto che portò alla Rivoluzione di Velluto, che nel 1989 consentì alla Cecoslovacchia di liberarsi dal controllo sovietico per tornare alla democrazia. Fu proprio in questo clima confusionario, ma incredibilmente florido, che i Master's Hammer iniziarono a produrre i primi demo, organizzando il loro primo concerto a sud di Praga, con un evento non autorizzato che costò al gruppo un interrogatorio di tre ore da parte della polizia del Partito, che voleva indagare sulle loro possibili implicazioni nei movimenti studenteschi di quei giorni. La Rivoluzione portò, come già detto, alla democraticizzazione dell'assetto politico ceco ed il rinnovato clima di libertà contribuì alla diffusione ed al consolidamento di una schiera di gruppi che già avevano mosso i primi, timidi, passi qualche anno prima. Tra questi, oltre ai Master's Hammer, altri esponenti della scena cecoslovacca furono fondamentali per il dilagare del fenomeno nero nell'Est-Europa e non si possono non citare realtà come T örr, Amon, Tormentor e Root (il frontman dei quali, Big Boss, nel 1991 fondò la branchia locale della Church of Satan di LaVey). La lacerazione delle briglie costrittive portò anche alla nascita della prima label indipendente del post-Rivoluzione, ossia la Monitor Records, che si occupò dell'uscita dell'indimenticabile album di debutto dei Master's Hammer: Ritual.

Nell'esoterica Praga, la band guidata da Franta Štorm fa uscire un lavoro premonitore di ciò che sarebbe poi nell'effettivo stata la second wave del black metal e che, di fatto, ne influenzò in parte la direzione. Come lo stesso Fenriz (Darkthrone) ha successivamente dichiarato, infatti, Ritual è da considerarsi il primo vero album di black metal norvegese, nonostante sia stato prodotto in Cecoslovacchia, sottolineando come, appena uscito, tutti lo ascoltassero con un misto di stupore ed ammirazione per la qualità oscura ed allo stesso tempo epica di quel black metal di pregevole fattura. Seppur molto raw come impronta, la produzione generale di Ritual è infatti ottima, il che risulta abbastanza atipico per chi è abituato alle sonorità più lo-fi e grezze, e suscitò l'interessamento anche di Euronymous, che si mostrò allettato all'idea di produrre il gruppo tramite la sua Deathlike Silence Productions (idea, purtroppo, rimasta solo su carta).
Il progetto essenzialmente ruota attorno al venicinquenne frontman Franta Štorm, chitarrista e cantante e neolaureato all'Accademia di Arte, Architettura e Design di Praga con una tesi basata sull'illustrazione della Bibbia di Anton LaVey. Oltre ad occuparsi dell'aspetto muscale e delle lyrics dei Master's Hammer, Franta si interessa anche alla parte grafica e, complici i suoi studi accademici, è autore sia del logo della band che dell'artwork dell'album.

CHE IL RITUALE ABBIA INIZIO
La voce gracchiante di Štorm scadisce parole incomprensibili, che risultano ancora più inquietanti se associate alla spigolosità di una lingua come il ceco. Per lungo tempo i testi sono rimasti rinchiusi nel loro alone di mistero, prima di essere negli ultimi anni tradotti e diffusi (in maniera amatoriale e mai dal gruppo stesso) anche nella loro traduzione inglese, passaggio che ha confermato in parte le sensazioni che si potevano dedurre dalle atmosfere evocate musicalemente dai Master's Hammer, ma che hanno aggiunto un'ulteriore e, forse, inaspettata stratificazione. Le lyrics, infatti, non sono solo sulfuree ed evocative, ma rivelano una padronanza e complessità di linguaggio da parte del cantante davvero sorprendenti, che sicuramente hanno radici letterarie soprattutto nel ruolo ispirazionale che personaggi come Josef Váchal (noto artista e scrittore affermato in Patria) devono aver necessariamente giocato, grazie ai suoi scritti di occultismo ed alle sue incisioni e litografie.
In un gioco caotico, la simbologia legata agli elementi naturali -che rende i testi più poetici e fumosi- si intreccia con tematiche più terrene e di matrice satanista (l'ultimo pezzo, Útok, è dedicato proprio a LaVey e sorprende con un bellissimo ed incisivo intro di basso), così da creare dei contrasti fortissimi tra l'incosistenza del fumo scuro che occulta la vista, lo sgorgare del sangue dalla carne e l'auspicio della caduta dei falsi idoli (Pád modly), un po' allo stesso modo in cui si era auspicato, poco prima, il crollo dell'utopia sovietica.

Anche dal punto di vista musicale Ritual si dimostra complesso, coniugando una proposta estrema all'utilizzo di synth e tastiere, che anticipano la cordata più sinfonica del black metal inaugurata qualche anno più tardi e che non allentano la tensione, bensì la rendono più epica. Un uso pronunciato e più orchestrale ne verrà fatto dai Master's Hammer con il loro secondo disco, Jilemnický Okultista, mentre qui le tastiere conservano ancora una consistenza più grossolana.
Anche la TV nazionale sembra interessarsi al nuovo fenomeno black metal, così, come i Root l'anno precedente, anche i live dei Master's Hammer vengono messi in onda, contando un pubblico numeroso, e vengono prodotti i videoclip di Černá svatozář e Géniové, con tanto di messa in scena di un rituale con candele, vittima nuda sull'altare ed angeli dorati con le mani giunte in segno di preghiera.
Štorm in perfetto stile da mago dell'occulto (comprensivo di baffetti) si agita e pronuncia i suoi incantesimi e le sue evocazioni, mettendo da parte nel disco la sua voce di "quorthoniana" memoria solo in occasione della titletrack, unico pezzo interamente strumentale che ci afferra con tutta la sua brutalità: epica fin dai primi istanti in cui le chitarre vengono sostenute ed innalzate dalle tastiere e poi schiaffeggiate dall'ingresso della batteria; è un pezzo davvero meraviglioso, che di certo non viene scalfito dall'assenza di cantato, ma che, al contrario, sa esplodere in tutta la sua potenza.

Insomma, Ritual ha un valore inestimabile ed ha rappresentato, suo malgrado, un tassello fondamentale per la nascita e lo sviluppo di una corrente musicale che gli deve riconoscere la paternalità primordiale. Dico "suo malgrado" perché non ha mai goduto dei riconoscimenti che avrebbe meritato, sia per via dell'incontrastato potere che ha calamitato a sé il black metal norvegese, sbaragliando tutti grazie ad una scena più compatta, sia per via del contesto sociale, politico e culturale estremamente diverso in cui Ritual è stato partorito, non di meno per via di una lingua difficile che magari ne ha ostacolato una più capillare diffusione. E' per questi motivi che in qualche modo il disco è un underrated, o comunque ascrivibile tra gli album-culto un po' dimenticati.

Ma ciò non intacca la sua importanza e la sua rara bellezza e l'incredibile debutto dei Master's Hammer resta un gioiello precursore di un fenomeno che qui ha pronunciato i suoi primi gemiti.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
87 su 5 voti [ VOTA]
No Fun
Lunedì 24 Settembre 2018, 18.18.48
10
Me lo ascolto di corsa! Ho visto le loro foto su un libro di black metal, c'è quello a petto nudo, panza, bretelle, baffi e occhialoni da sole anni 70 di fianco a quello travestito da King Diamond, oppure una foto dove sembrano dei turisti in gita. Grandi. Poi ho visto foto più recenti di un concerto con delle tipe nude a fare da scenografia. Insomma rischiano seriamente di diventare i miei idoli... Perché non c'è nessuna recensione dei lavori più recenti? L'ultimo disco è del... 2018!
Aceshigh
Lunedì 12 Marzo 2018, 12.13.21
9
Gruppo veramente affascinante! Ciò che lo rende unico nel suo genere (o quantomeno "lo rendeva" nel 1991) è quel substrato folk est-europeo che qui in Ritual esce fuori nelle parti vocali (a prescindere dall'utilizzo della lingua madre). Due esempi eclatanti Kazdy Z Nas e Jama Pekel. Indispensabile. Voto 90
Doom
Venerdì 13 Gennaio 2017, 13.59.10
8
Non preoccuparti @Cosmo, non sei solo...siamo in 5! Ribadisco oltre i miei precedenti commenti...questi erano dei precursori. Chi era dentro a sta roba all'epoca, lo sa'. Respect!
Cosmo
Venerdì 13 Gennaio 2017, 13.38.01
7
E io che credevo di essere l'unico stronzo che l'aveva acquistato e ascoltato millemila volte. Vedo che sono in buona compagnia. Ottimo.
Doomale
Giovedì 27 Ottobre 2016, 14.16.13
6
Finalmente recuperato nella versione 1994 dell'osmose. Anche io all'epoca lo snobbai un pochino...diciamo che con quei pochi spiccioli che avevo comprai altro, magari proveniente o da noi, o dalla Scandinavia o al max dalla Grecia. Giustizia e' fatta.
Doomale
Lunedì 27 Giugno 2016, 17.28.36
5
Comunque..rimesso su ieri sera..dopo secoli. Un cavolo di capolavoro proto symphonic Black ( termine da prendere con le molle). Stasera tocca a jilemniki okylrista. Chi ama il Black, non può non conoscerli e non averli sugli scaffali dei cd o vinili o tape! 90 anche per l'importanza del contesto storico.
simo
Domenica 19 Giugno 2016, 16.33.58
4
Pensa te che non ho mai saputo nemmeno della loro esistenza, ora capisco che il Black metal é ultra underground ma cazzo, questi non li cita nessuno poi per forza che non sono conosciuti
satan slaughter
Domenica 19 Giugno 2016, 10.28.45
3
vorrei farvi notare che è uscito il nuovo album e nessuno se lo caga! è una bomba, non arriviamo sempre 20 anni dopo...
Doomale
Sabato 18 Giugno 2016, 16.39.51
2
Uno di quei dischi da sempre attorniati da un alone di mistero. Loro di certo erano di culto e sono un pezzo di storia del Black dell'Europa dell'est. Gia solo quando rivedo la cover mi metterei a piangere...anche il successivo era buono.
Zess
Sabato 18 Giugno 2016, 16.16.11
1
Capolavoro, non serve dire altro.
INFORMAZIONI
1991
Monitor Records
Black
Tracklist
1. Intro
2. Pád modly (The Fall of the Idol)
3. Každý z nás...! (Each of Us...!)
4. Ritual
5. Géniové (Wizards)
6. Černá svatozář (Black Halo)
7. Věčný návrat (Eternal Return)
8. Jáma pekel (Hell's Mouth)
9. Zapálili jsme onen svět (We Have Burned the Other World) - bonus track
10 Vykoupení (Deliverance) - bonus track
11. Útok (Attack)
Line Up
Storm (Voce, Chitarra, Testi)
Necrocock (Chitarra)
Monster (Basso)
Valenta (Batteria)
Silenthell (Timpani)

Musicisti Ospiti
Voral (Tastiera, Sintetizzatore)
Milan Fibiger (Basso su tracce 6, 7, 8, 10)
 
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