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Sadist - Lego
02/07/2016
( 1371 letture )
È difficile approcciarsi con spirito critico obiettivo a un disco come Lego, sia per lo status di band di culto che aleggia intorno al nome Sadist e per la caratura dei dischi che lo precedono, che soprattutto per la fama negativa che accompagna questa uscita. La percezione di un errore fin troppo grosso da poter giustificare ne permea ogni anfratto, un rimorso profondo e oscuro, l'incomprensibile lussuria della più nera perversione della follia. Eppure, esso rimane ai miei occhi, paradossalmente, quanto di più naturale potesse avvenire all'interno del processo evolutivo del gruppo. Un disco sbagliato, beninteso, ma mai incoerente, né un tradimento o un errore, ma un perfetto inserito all'interno della discografia del gruppo genovese.
Il nome Sadist ha da sempre rifuggito gli stretti vincoli dell'assurda terminologia e dell'obsoleta categorizzazione moderna. L'intima natura è rivelata nel gioco del nomen-omen: il termine "sadismo" e il suo aggettivo, "sadico" ("sadist" nella lingua di Albione), deriva dal francese "sadisme", che troviamo per la prima volta attestato nel 1834 per descrivere una tipologia di perversione sessuale e, dal 1897, nel senso più ampio, di crudeltà. Il termine è derivato dal nome del conte Donatien-Alphonse-François de Sade (1740-1814), scrittore, filosofo, criminale e politico rivoluzionario francese, che nelle sue opere s'interessava alla descrizione di comportamenti sessuali trasgressivi e perversi. La purezza è sublimazione delle perversioni; il candore e le lacrime di una giovane in disgrazia risvegliano nella mente dell'uomo quegli istinti naturali, semplici o complessi, che conducono all'irrazionalità, alla follia, alla violenza, allo stupro e all'assassinio.

Analizzando, brevemente, l'intera vita dell'amorfa creatura genovese fino al nostro Lego, possiamo notare come vivifichi, nelle loro composizioni, un'eterna dicotomia tra la purezza e la perversione. Nella loro prima fatica, Above the Light, pubblicato nel 1993, l'equilibrio tra le melodie equilibrate e classiche delle tastiere e le ritmiche aggressive e violente, inasprite dalla voce di Marchini, è sintomatico di come queste due anime si alimentino e s'infiammino vicendevolmente, l'una sempre in conseguenza dell'altra. La purezza è una creatura sola e in preda al tempo e al corpo, s'inabissa e si sublima nelle nausee e nell'incesto della perversione. Il tutto lungo un filo di passioni semplici, di facile comprensione all'ascoltatore pur nell'evidente tecnicismo che permea le composizioni. Tribe (1996), invece, esce dal semplice equilibrio dicotomico tra le parti. Diffidente e paurosa, appassionata e spaventata, la purezza patisce la sua sudditanza alla perversione. Ha battute brevi e profonde, ansiose e contraddittorie. È irretita dalla complessità e dalla stravaganza del proprio doppio; il tempo stesso muta, si distorce e si allontana dalla realtà, in luoghi dimenticati, un'entità sempre distante e mai tangibile. Infine, in Crust (1997), la purezza si compiace della propria sublimazione e tende a superare l'equilibrio che, man mano, si era fatto sempre più labile e indefinibile. Accetta la nausea, l'incesto e la sodomia; accetta di guardarsi allo specchio mentre compiace la perversione e, in quell'oscuro specchio, vi trova un'eccitazione sempre nuova, mentre plasma per il proprio contrario nuove forme e nuove espedienti, passioni criminali oltre il limite di qualsiasi morale.
Lego è la parte finale di questa tetralogia. È il necessario punto di arrivo, lo squartamento del proprio corpo, la sevizia che rende irriconoscibile il proprio cadavere allo sguardo altrui. Non risulta una contraddizione l'ammorbidimento del linguaggio e delle architetture strutturali delle composizioni, rispetto al precedente Crust. La fase d'equilibrio è stata superata, la purezza si è fatta essa stessa perversione e, adesso, non è che subdola fiamma assassina, è male reale e non più metafisico. È stata scuoiata e scarnificata, le sue ossa sono state spezzate e grattati i nervi messi a nudo; il cranio è scoperchiato e i suoi intestini, tratti fuori dal ventre, le sono stati bruciati d'innanzi. Non vi è più necessità di violenza: essa è stata già largamente soddisfatta. Ora vi è la contemplazione dell'atto finale, della passione più nera di tutte; è il momento dell'idealizzazione, non vi è più spazio per l'atto né per la teoresi, ogni cosa è pura estetica.

And you, beyond your inner istinct,
Discovering that love you had,
Despite your way of thinking,
No judge, no question, no regret.

E tu, superati i tuoi istinti primari,
avendo scoperto qual tipo d'amore hai avuto,
nonostante il tuo pensare,
non giudichi, non poni dubbi, non ti rammarichi.

(I Want It)

Lego, tuttavia, è innegabilmente, all'interno di questa perduta tetralogia, l'anello più debole. Talmente debole, da esser capace di trascendere la propria morte e farsi così epitaffio tangibile del nome Sadist. Il disco non è un errore, dunque, quanto semplicemente un disco mal nato e mal riuscito. La sua coerenza, esemplificata dal nome stesso, è il male del disco, verrebbe da dire. Eppure, non vi è coerenza: Lego è caos informe, lontano da quel genio compositivo che ha fin qui contraddistinto il gruppo genovese. Non vi è un singolo episodio degno di nota, ma sparuti e alienati, slegati diagrammi di difficile interpretazione; l'ascoltatore è abbandonato a se stesso, mentre indefinibili strutture armoniche si susseguono in un crescendo di equivoci e d'incomprensioni.
A Tender Fable è, forse, insieme a I Want It, l'epitome conclusiva dell'intero discorso; un pezzo che si mischia, si trasforma, con delle atmosfere d'incanto e sinistre, che si perdono in riff accattivanti. Il tutto, però, è speziato dall'acre odore della morte e della decomposizione, perché un'unica certezza si fa strada nella mente dell'ascoltatore con lo scorrere dei minuti: i Sadist non hanno più ragione di esistere. E così sarà: perché da quel momento, il gruppo genovese si assopirà tra i ricordi, si ritirerà e, seppur tornati e rifuggendo ancora quei legami che, per anni di carriera, hanno più volte infranto, rimarrà l'eco di questa viva morte. La creatura che risorgerà agli inizi del nuovo secolo, non sarà più il libertino sadico, ma il nobile decadente che riveste se stesso della saggezza delle epoche passate, della gloria e che perde il suo sguardo negli splendenti fari dell'antica potenza, reinterpretandole alla luce della propria presente realtà con il gusto bizzarro e sublime dell'artista.

Lego è, semplicemente, un disco brutto, un disco che molti gruppi hanno all'interno della propria discografia; eppure, a differenza di quest'altri, è incapace di risultare superfluo o di essere ignorato. Esiste per una ragione precisa ed è, per questo, quasi imprescindibile. Esiste poiché è il centro e la convergenza di due carriere differenti, di due mondi che si riuniscono sotto l'unico nome Sadist. Senza questo, i dischi precedenti sarebbero in qualche modo mancanti; togli Lego e l'intera contemporaneità del gruppo avrebbe poco significato, se non alla luce di un appannato nostalgismo che, tuttavia, non appartiene al genio creativo di Talamanca e Marchini.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
96.27 su 76 voti [ VOTA]
Max
Venerdì 8 Luglio 2016, 13.18.47
13
Un disco di Merda con la M maiuscola, pure modaiolo per l'epoca. Per fortuna hanno avuto solo questo svarione tremendo poi si sono ripresi. Giustamente non considerato!
antonio
Venerdì 8 Luglio 2016, 8.17.20
12
Ma che si è preso prima di scrivere sta recensione. lo voglio anche io!!!!!!!
Francisarbiter
Mercoledì 6 Luglio 2016, 18.42.28
11
@Luca Ovvio, a nessuno verrebbe in mente anche minimamente di paragonarli 😊
Luca
Mercoledì 6 Luglio 2016, 18.38.07
10
Cagata pazzesca... nulla a che vedere con tribe, orripilante
fly
Lunedì 4 Luglio 2016, 20.20.46
9
La penso come Neilpower ma devono averlo pensato anche i Sadist stessi che dopo un lungo silenzio discografico hanno ripreso il discorso interrotto con Tribe all'epoca rivale di Focus dei Cynic.
neilpower
Lunedì 4 Luglio 2016, 19.08.06
8
Certo, ha senso il tuo ragionamento. Io lo definisco orribile rapportandolo alla caratura della band e valutando quello che aveva saputo dimostrare nei disco precedenti, considera che tra il primo 7" e Crust li ho visti dal vivo decine di volte, ero proprio malato per questa band. Parlo da ex fans disgustato da un album del genere, poi non dico che a qualcuno non possa piacere, a me ha sempre disgustato non tanto per il genere, ma proprio per il fatto che questo genere l'hanno fatto malissimo. Resto dell'idea che un 50 come voto sia un gran regalo per quanto possa contare una valutazione numerica nella valutazione di un disco. Diciamo che averli visti dal vivo all'epoca di quest'album me li ha fatti odiare definitivamente e anche qui non per la musica ma per l'attitudine sul palco. Ribadisco la mia opinione, orribile...per essere veramente buoni
Francisarbiter
Lunedì 4 Luglio 2016, 17.16.01
7
@nellpower Il disco è oggettivamente brutto, non si scappa, ma definirlo "orribile" per me è eccessivo. Come ho detto nella recensione, è sicuramente un disco sbagliato, come ce ne sono tanti al mondo e nelle discografie di tanti gruppi. Ho ascoltato dischi ben peggiori di band più blasonate
neilpower
Lunedì 4 Luglio 2016, 17.03.00
6
Complimenti per la recensione, molto curata e ricca di particolari...ma si sta parlando comunque di un disco orribile!!! All'epoca li adoravo e lo comprai a scatola chiusa, dopo 3 ascolti l'ho messo nella fila dei cd inutili, gli acquisti sbagliati. Ho sempre pensato di dargli fuoco solo per il gusto di farlo perché un album dove c'è una canzone come cappuccetto grosso merita solo di finire bruciato. Dopo questa oscenità formarono i the famili, altra schifezza, ma almeno cambiando nome non infangarono ulteriormente il nome Sadist già compromesso da lego e dai concerti che ne seguirono.
Francisarbiter
Lunedì 4 Luglio 2016, 12.33.48
5
@MetalHeart Commento stucchevole. Penso che si possano trarre numerosi punti da cui partire per intavolare una discussione dalla recensione. PS Pietro Manzoni non mi piace, preferisco l'arte classica
MetalHeart
Lunedì 4 Luglio 2016, 12.27.56
4
Wow... un tedioso e stucchevole trattato storico/artistico/filosofico per arrivare a dire il nulla più totale su un disco di merda (nonché ASSOLUTAMENTE meritevole di essere "rispolverato", già...). Vi meritate proprio un Piero Manzoni al giorno, cacchio...
deborah
Domenica 3 Luglio 2016, 18.46.43
3
troppo forte cappuccetto grosso, solo quella traccia vale tutto l'album XD
manaroth85
Sabato 2 Luglio 2016, 18.06.02
2
Bel disco. Me lo passarono all epoca era stranissimo la prima canzone era fantastica la adoro.. Tutto l album adoro.. Lo cerco sempre ormai da anni da acquistare ma é introvabile! Il mio voto 80 perché han avuto le palle x sperimentare e rischiare
fly
Sabato 2 Luglio 2016, 12.10.10
1
Li ho scoperti dal vivo quando aprirono all'epoca si Above the Light per i Carcass. Mi piacevano tantissimo pur non estimando il genere estremo troppo radicale perche mi affascinava da ragazzino vedere Tommy Talamanca che suonava contemporaneamente tastiere e chitarra con assoli neoclassici veloci e pieni di tapping e legati. Io studiavo e srudio tutt'ora la chitarra e me ne innamorai. Lego lo comprai subito ma ne rimasi scioccato. Ok che andavano i Korn e pure membri degli Electrocution avevano seguito quel trend con gli Addiction 69 però il cambio stilistico così netto meritava un nuovo moniker per il gruppo. Già Crust precedentemete rinnegava i barocchismi ma qui imperversava il nu metal. Pazienza....
INFORMAZIONI
2000
System Shock
Inclassificabile
Tracklist
1. *
2. A Tender Fable
3. It's Not Good
4. Meat
5. Flies On Me
6. Fog
7. Plastic Star
8. Flowing Out Red
9. I Want It
10. Welcome to My Zoo
11. Small Great Child
12. Dodgy Fuckin' Cow
13. Deline
14. Dogs Sledge Man
15. Cappuccetto Grosso
Line Up
Trevor (Voce)
Tommy Talamanca (Chitarra, Tastiere)
Andy Marchini (Basso)
Alessio Spallarossa (Batteria)
 
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