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Athrox - Are You Alive?
02/07/2016
( 1646 letture )
Seattle viene spesso ricordata come patria del movimento grunge ed è comprensibile che sia così. Eppure, la città meriterebbe altrettanta gloria e importanza per aver dato i natali ad alcune delle più formidabili formazioni dello US Power, come i -primi- Queensryche, i Fifth Angel, gli Heir Apparent, i Sanctuary, senza dimenticarci gli imprescindibili Metal Church. Un primato che condivide con la Florida, dalla quale provenivano i Savatage e i Crimson Glory, con la California (Vicious Rumors, Armored Saint, Malice, Warrior, Lizzy Borden, Warlord, Tyrant, Agent Steel, senza considerare i primi Metallica e Slayer) e con New York, da cui provenivano i Riot, i Manowar, gli Anthrax e i Virgin Steele. Giusto per fare qualche nome, tra i tanti. Del primevo genere che poi si differenzierà nel tempo dando vita all’epic propriamente detto, allo speed, al doom metal e al thrash, abbiamo abbondantemente parlato. Di fatto, si tratta di una risposta all’ondata NWOBHM e in particolare al sound di Black Sabbath e Judas Priest e dei successivi eroi dell’epopea inglese. I caratteri sono quelli di una fusione tra heavy classico e le velocità del thrash, che incorporava altrettanti elementi doom, epic, speed e perfino prog, in un unico calderone caratterizzato da riff taglienti, velocità più o meno sostenute e voci generalmente squillanti. Tutti caratteri questi che ritroviamo pienamente nel disco di debutto degli italianissimi Athrox, provenienti da Grosseto. Formati piuttosto recentemente, parliamo del 2014, i ragazzi hanno decisamente le idee chiare sul loro futuro e non mancano di dimostrarlo con questo interessante Are You Alive?.

L’album di caratterizza quindi per un heavy piuttosto arrembante, che sconfina nel thrash, ma che conserva evidenti richiami classici e che introduce elementi di carattere prog metal, alla maniera dei Crimson Glory e dei primi Fates Warning. Nome tutelare restano i Judas Priest, ma al mucchio si aggiungono indubbiamente Riot e Vicious Rumors, per un risultato che pur frutto di una band di recente formazione, ne dimostra tutto il valore e l’elevato livello tecnico e di scrittura dei brani. Siamo decisamente di fronte ad una band dall’ottimo potenziale che già con questa prima manciata di canzoni si posiziona piuttosto in alto nel livello di aspettative per il futuro. Ma restiamo per il momento ancorati al presente e addentriamoci in Are You Alive?. L’album è un concept, pur non avendo una vera e propria storia, ma piuttosto un substrato comune che caratterizza i testi, tutti incentrati sulla decadenza dei tempi moderni, la falsità di relazioni umane basate sul reciproco “consumo” e l’asservimento delle masse ad un sistema di pensiero e di vita totalizzante e spersonalizzante, che produce individui solitari e per questo più facilmente manovrabili e schiacciati, a caccia di un fantomatico successo personale sempre a danno degli altri.
Musicalmente il disco si apre con l’intro di Losing Your Gods, che spiana la strada al riffone di Frozen Here. Il brano mette già in mostra tutto il valore della band e le caratteristiche del suo modo di comporre: brani lunghi, articolati, dal riffing potente e vicino al thrash, con una voce di impostazione prestiana, ma che richiama anche i Riot di Thundersteel nel modo di proporre le melodie del ritornello e i Vicious Rumors per la dinamicità del tutto; molto bella la sezione solista con la chitarra caratterizzata da un ampio reverbero e dalla buona qualità tecnica. Sulla stessa falsariga le successive Warstorm e Gates of Death, che alternano riff cadenzati ad accelerazioni galoppanti e un cantato melodico eppure tagliente e nuove ottime partiture solistiche. Davvero ben fatto e da applausi, pur senza presentare il colpo del KO. Arriva il primo momento di riflessione con la semi-ballad Remember the Loneliness, dove prepotente ad emergere è il fantasma dei Crimson Glory, per un ottimo brano a cavallo tra potenza ed emozione. Curiosamente, a questo punto la band inserisce ancora una power ballad (che ricorda vagamente nell’arpeggio la Fade to Black dei Metallica), con una bellissima linea melodica e il richiamo ancora ai Crimson Glory. Gran pezzo, indubbiamente, appena troppo lungo nel finale, ma davvero valido, con Picchianti sugli scudi. Si recupera velocità con My Downfall, brano nuovamente retto dalla dinamica chitarra/sezione ritmica, nella quale Picchianti chiarisce di saper anche dosare un buono screaming all’occorrenza. Waiting for the Eden sembra nuovamente portarsi su lidi più melodici, ma è solo il preludio a quello che in effetti è uno dei brani più articolati e personali del disco, con una alternanza tra esplosioni di rabbia thrash e arpeggi distorti e la consueta buona prova di Picchianti; peccato per una evoluzione che non arriva e lascia il brano un po’ a metà con una fine repentina che forse non raccoglie quanto creato. End of Days è ancora aggressiva e diretta, recuperando la velocità dei primi brani, senza perdere un’oncia della melodicità del cantato. La titletrack conferma la maggior propensione all’aggressività nella parte conclusiva dell’album con un riffing serrato che si stempera all’altezza del bridge ma resta protagonista della canzone, con il primo refrain in screaming. Chiude Obsession che invece torna ad alternare arpeggi e pesanti riff in distorto, accoppiati all’ugola incontenibile del singer e all’ottima prova strumentale del gruppo, ancora in evidenza nell’assolo.

Gli Athrox dimostrano con questo Are You Alive? di essere una realtà emergente tra le più interessanti del Paese. Niente di meno. L’album gode di una qualità di scrittura importante e di una esecuzione di alto livello, nella quale spiccano tutti i componenti, con partiture solistiche davvero belle, una sezione ritmica solida e dannatamente dinamica, il tutto coronato dalla punta di diamante del cantato, di livello internazionale. La produzione richiama apertamente quella ottantiana, appena ovattata, che privilegia il lavoro di gruppo mettendo in evidenza l’interplay tra i musicisti, piuttosto che l’ottusa “gonfiatura” anabolizzata delle compresse produzioni odierne. Certo anche sotto questo aspetto forse qualcosa è migliorabile, ma si parla di dettagli. Al disco manca forse qualche brano capace di restare ed elevare la band ai livelli dei maestri del genere e paga qualche difetto ad esempio nel posizionamento dei brani della tracklist e in qualche lungaggine non propriamente finalizzata al brano. Nel complesso parliamo comunque di un album davvero solido, sotto ogni punto di vista e, in qualche caso, anche emozionante. Assolutamente consigliato agli amanti del genere, ma non solo a loro, data la qualità complessiva. Una band già pronta per l’arena internazionale, che ha ben poco di provinciale, da seguire con attenzione e alte aspettative. Molto bravi.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
89.33 su 6 voti [ VOTA]
Lizard
Giovedì 8 Novembre 2018, 19.32.14
2
warrior63: assolutamente d’accordo con te!
warrior63
Mercoledì 7 Novembre 2018, 19.44.16
1
domanda .ma qualcuno si è sforzato di ascoltare questo album? a me pare ottimo..
INFORMAZIONI
2016
Red Cat Records
Power/Thrash
Tracklist
1. Losing Your Gods
2. Frozen Here
3. Warstorm
4. Gates of Death
5. Remember the Loneliness
6. Pretend You
7. My Downfall
8. Waiting for the Eden
9. End of Days
10. Are You Alive?
11. Obsession
Line Up
Giancarlo "Ian" Picchianti (Voce)
Sandro "Syro" Seravalle (Chitarra)
Francesco "Frank" Capitoni (Chitarra)
Andrea "Lobo" Capitani (Basso)
Alessandro "Aroon" Brandi (Batteria)
 
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