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Trick Or Treat - Rabbits` Hill pt. 2
07/07/2016
( 2437 letture )
Quattro anni son passati dallo scorso Rabbits' Hill pt.1, primo capitolo di un ambizioso concept incentrato sul romanzo "La collina dei conigli", nato nel 1972 dalla penna dello scrittore britannico Richard Adams, ed è giunto finalmente il momento per i Trick Or Treat di donarci il suo naturale successore: Rabbits' Hill pt.2.

Musicalmente parlando questo secondo importante tassello non si discosta troppo da ciò a cui i nostri ci ha abituato negli anni; un power metal sempre sull'attenti, tirato e lustrato quanto basta per catturare ed intrappolare l'ascoltatore nelle sue ritmiche veloci e nei suoi ritornelli sempre coinvolgenti e ben strutturati. Che la scena tedesca sia una delle massime fonti d'ispirazioni per Conti e compagni non è mai stato un grande mistero: l'influenza delle zucche di Amburgo infatti continua a farsi sentire ma senza invadere totalmente la proposta musicale del gruppo, che al contrario sembra essersi lasciato definitivamente alle spalle la pericolosa formula del copia e incolla. Non si parla di innovazione sia chiaro, una parola ormai tabù nel genere in questione, ma di una band che ha preso consapevolezza dei propri mezzi e riesce a proporre la propria arte in modo concreto ed assolutamente credibile, mantenendo il solito sottile velo di spontaneità ed ironia che da sempre la contraddistingue. Inoltre, nonostante la sua storia relativamente recente se paragonata a quella dei pesi massimi del power italiano ed internazionale, il quintetto modenese può vantare tre ottimi lavori che gli hanno procurato tutte le attenzioni possibili nonché apparizioni live di tutto rispetto e collaborazioni illustri. Micheal Kiske, André Matos, Michele Luppi sono solo alcuni dei vocalist stellari di cui la band si è circondata per le registrazioni dei precedenti dischi. Questo nuovo Rabbits' Hill pt.2 non vuole essere da meno e ci propone altre dolci sorprese con le quali andremo a deliziarci più tardi in questo viaggio fatto di ben undici episodi.

Lo sparo che annuncia la partenza è affidato a Inlè (The Black Rabbit of Death), che mette subito le cose in chiaro: ritmiche serratissime, riff frenetici ed impavide linee vocali distribuite con maestria da un sontuoso Alessandro Conti che a quanto pare non si è risparmiato nemmmeno questa volta. Ci pensano un vorticoso assolo di chitarra ed un bridge condito con qualche modesto growl a completare un'opener davvero azzeccatissima. Together Again è probabilmente un pezzo che avremmo voluto ascoltare un poco più avanti, ovvero una splendida ballata fiabesca distesa su un tappeto di chitarre acustiche interpretata alla perfezione dal solito vocalist. Il basso di Leone Villani Conti ci presenta la successiva Cloudrider, pronta a sfoderare un refrain che altro non è che l'apoteosi dell'happy-power metal e che non abbandonerà la vostra testa per molto, molto tempo. Più cupa invece Efrafa, canzone che si snoda su una ritmica ed una solistica decisamente tecnica delle sei corde. Le seguenti Never Say Goodbye e The Great Escape, rappresentano un ponte perfetto a cavallo tra la prima e la seconda metà dell'album, oltre che essere due dei singoli che lo hanno anticipato. La prima è una classica e romantica semi-ballad ben riuscita che vede un pregievole duello solistico tra le chitarre di Guido Benedetti da un lato e Luca Venturelli dall'altro, ma soprattutto la comparsa del primo dei tre ospiti al microfono: la bella e brava Sara Squadrani degli Ancient Bards, totalmente a suo agio sui ritmi soffici del brano con le sonorità più catchy di tutto l'album. Il secondo invece è uno pezzo quadrato, lanciato a mille e sorretto dalla chirurgica batteria di Luca Setti, che sfocia nei dovuti soli melodici e in un altro ritornello d'impatto da manuale. They Must Die e United nascondono quindi i due rimanenti ospiti di questo Rabbits' Hill pt.2 incastonati con sapienza nei rispettivi ruoli. La voce raschiante di un Tim Owens in formissima nella prima e quella di Tony Kakko nella seconda, che a tutti gli effetti profuma di power metal scandinavo. Tra le due troviamo la strumentale Beware the Train nella quale i musicisti sembrano divertirsi molto nel dare sfoggio delle proprie doti tecniche. Prima della chiusura ci aspetta la suite The Showdown che sfiora gli undici minuti e si rivela come uno dei brani più intricati ed epici scritti dal gruppo, costruita su un refrain travolgente placcato in oro dall'ugola più unica che rara del nostro amato Alessandro Conti, oltre che un lungo intermezzo ricco di virtuosismi strumentali e impacchettata da una delicata narrazione finale. Last Breath chiude la pratica. Un altra mid-tempo vissuta, quasi sofferta, in altalena tra momenti decisamente soft in acustico ed esplosioni di cori e orchestrazioni da colonna sonora, perfetta per porre la parola fine a questa magica avventura.

In conclusione, non si può che restare pienamente soddisfatti da quanto prodotto ancora una volta dai Trick Or Treat, formazione che rappresenta ormai una solida realtà nel panorama metal italiano e che non perde occasione per ribadirlo anche con questo Rabbits' Hill pt.2. Con questo quarto disco ufficiale, appoggiato dalla Frontiers Music, il gruppo pone un grosso punto esclamativo alla propria maturazione artistica che può senza dubbio definirsi completa sotto tutti gli aspetti. Si tratta infatti di un album eccellente, che forse per la prima volta lascia leggermente in disparte la vena scherzosa del gruppo e tipicamente happy per sfoggiare invece passaggi più sentiti e maturi ma senza mai perdere il pieno coinvolgimento dell'ascoltatore.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
82 su 16 voti [ VOTA]
Guardianblind84
Domenica 24 Luglio 2016, 20.17.08
5
Gradissimo rispetto e tanta stima per questi ragazzi che non hanno mai mai mollato ed alla fine stanno dimostrando di che pasta sono fatti! Bravissimi
IO
Lunedì 18 Luglio 2016, 17.13.28
4
per me il loro migliore. album vario, completo, melodico, over the top!
Radamanthis
Sabato 9 Luglio 2016, 11.07.37
3
Dopo un giorno di ascolti abbastanza assidui ecco un giudizio un pò più completo rispetto a prima. Il disco è veramente ottimo, suonato alla perfezione, cantato magistralmente e prodotto molto bene. Ha perso decisamente la vena happy per passare al classico power metal, sembra di vedere gli Helloween che partirono in un modo per arrivare ad altro, lasciando sempre intravedere il loro passato ma buttando l'occhio al futuro. Vediamolo come pregio (anche se a me mancano un pò i ritmi scanzonati di un tempo...). Abbastanza inutili le collaborazioni in sto giro, a parte la cantante Sara che si addice ottimamente alla canzone direi che Owens non ci azzecca molto e Kakko...beh, Kakko è Kakko e ultimamente mi è un pò caduto. Conti lo sbeffeggia in ogni nota. La parti strumentali e rispettive scelte di arrangiamenti sono gradevoli, ricercate (per quanto possano essere ricercate nel genere power, abbastanza diretto ed easy) e ben studiate. E questa è la novità maggiore dei due Rabbit rispetto ai dischi precedenti. La maturità artistica l'hanno raggiunta credo, ora speriamo continuino su questi livelli. TOP SONGS: The Black Rabbit of Death, Never Say Goodabye, Cloudrider, The Showdown. FLOP SONGS: nessuna direi, tutto il disco è su un livello medio alto con i picchi di cui sopra! Voto 87
Radamanthis
Venerdì 8 Luglio 2016, 15.17.53
2
L'ho ascoltato un pò velocemente e sembra il degnissimo erede della pt. I. Però, proprio come il pt. I non ha quella vena happy e spensierata, quasi scanzonata dei primi 2 dischi. Ed era proprio il bello di questa band. Band ora certamente più matura ma meno "spensierata". Voto 85 (per il veloce ascolto dato), grande disco comunque. Ps: Conti è semplicemente mostruoso!!!
jonny
Giovedì 7 Luglio 2016, 21.20.55
1
Album brillante, il loro migliore, pezzi riuscitissimi, arrangiamenti appropriati, chitarre affascinanti, melodie penetranti, atmosfere al punto , assoli, duelli di fioretto chitarristico, riffs e sezioni ritmiche acchiappanti con un basso niente male, cambi di tempo ben costruiti, ritornelli magnetizzanti e ,strofe e orchestrazioni calamitanti e Conti alle stelle, ospiti calati nelle parti a perfezione nelle rispettive parti, Squadrani e Owens al top, produzione al dente "tirata fuori al ", suoni e composizioni che dimostrano una certa maturità artistica e stilistica, unica nota stonata il Kakko, per miei gusti inappropriato, avrei sognato al suo posto il cantante spagnolo Leo Jimenez, con un vocal range mozzafiato, e con una voce che si adatta variando la sua voce a un po tutto dal rock, al thrash al sinphonic al power heavy, unicoio cruccio personale, per il resto appoggio la recensione.Album bello come me lo aspettavo, bravi ragazzi, bravi tutti, obiettivo centrato, continuate su questa strada e spero di rivederli live quanto prima possibile.
INFORMAZIONI
2016
Frontiers Music
Power
Tracklist
1. Inlè (The Black Rabbit of Death)
2. Together Again
3.Cloudrider
4.Efrafa
5. Never Say Goodabye
6. The Great Escape
7. They Must Die
8. Beware the Train
9. United
10. The Showdown
11. Last Breath
Line Up
Alessandro Conti (Voce)
Guido Benedetti (Chitarra)
Luca Venturelli (Chitarra)
Leone Villani Conti (Basso)
Luca Setti (Batteria)

Musicisti Ospiti
Sara Squadrani (Voce su traccia 5)
Tim "Ripper" Owens (Voce su traccia 7)
Tony Kakko (Voce su traccia 9)
 
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