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Black Stone Cherry - Kentucky
19/07/2016
( 2248 letture )
Puntualissimi con le scadenze, i Black Stone Cherry ritornano sul mercato in questo anno 2016, a due anni di distanza dal precedente Magic Mountain; si tratta del quinto album in dieci anni, perfettamente dosati ogni due, e altrettanto puntualmente seguiti da lunghi tour in giro per il mondo. Il nuovo prodotto, sin dal titolo, è l’ennesimo atto di omaggio dei quattro nei confronti della loro terra di origine, il Kentucky, già più volte citato nei loro testi, a cui stavolta è intitolato l’intero lavoro.

Per i nostri, questo è il primo lavoro sotto la nuova label Mascot, dopo che i precedenti quattro dischi sono usciti per Roadrunner. Non è l’unica novità: sin dall’opener, la potente The Way Of The Future, i BSC sembrano decisamente guardare, dal punto di vista stilistico, ai primi album della loro discografia, l’omonimo esordio e il brillantissimo secondo Folklore And Supertition, piuttosto che al predecessore. Magic Mountain era infatti decisamente caratterizzato da una decisa virata in senso 70, evidente in una ancora più marcata (rispetto ai precedenti) influenza blues e southern rock, in alcune coraggiose virate “psichedeliche” che richiamano decisamente gli anni 60; il tutto degnamente accompagnato da scelte sonore, in termini di produzione, più calde e avvolgenti, a parziale discapito di un certo impatto sonoro che è sempre stato caratteristica dei nostri, oltre che evidente trademark della Roadrunner. Non solo: la “svolta blues” aveva anche in parte ridotto l’immediata orecchiabilità dei brani, resi più lunghi e articolati, ma a volte incapaci di colpire al cuore l’ascoltatore sin dal primo ascolto; non a caso, a parte il mega-singolo Me and Mary Jane, pochi degli altri sono entrati in pianta stabile nelle scalette del gruppo, e, soprattutto, nelle preferenze degli ascoltatori. Kentucky fa marcia indietro su tutta la linea: ecco ritornare una produzione quasi violenta, con suoni di chitarra molto secchi e diretti (ma meno avvolgenti), e una serie di brani che trovano quasi immediatamente il riff o il ritornello adatto per stamparsi da subito nella mente e nel cuore degli ascoltatori e dei fans. I Black Stone Cherry sono forse il gruppo hard rock contemporaneo maggiormente dotato in questo senso, e il loro evidente entusiasmo e divertimento si trasferisce direttamente agli ascoltatori nel giro di pochi secondi; un privilegio che solo ai grandi riesce con questa frequenza. Anche qui troviamo un potenziale singolo dirompente: la tipicamente 70 Soul Machine ha un tiro eccezionale, e tutte le potenzialità per bissare il successo delle precedenti Me and Mary Jane, Rain Wizard o White Trash Millionaire. Ma ecco che, accanto a questa, il disco presenta una serie di brani azzeccati, degni ciascuno di ricevere visibilità come potenziali singoli apripista: da In Our Dreams (ritornello più che centrato) al mid-tempo Hangman, dal groove dirompente, alla quasi-funky Cheaper To Drink Alone, forse il pezzo più bello dell’intero disco, sino alla corale Rescue Me. Gli altri brani, per un totale di tredici (o di quindici, se si è in possesso dell’edizione speciale con due bonus track) costituiscono il solito, granitico e ben riuscito, mix di hard rock, metal moderno e southern che ha fatto e sta facendo la fortuna di questa band.
Il solito mix, si diceva; forse, per alcuni, potrebbe essere più adatta l’espressione “sempre il solito mix”. Ecco, l’unico vero problema di Kentucky è proprio questo: l’avere in parte annullato le linee di sviluppo stilistico evidenti in Magic Mountain fa sì che questo lavoro si confronta direttamente con i primi tre dischi della band. Ma sin dal primo ascolto non vi sono dubbi sul fatto che qui, seppure lo standard compositivo sia senza dubbio valido, manchino sia la freschezza dirompente dell’omonimo esordio, sia la brillantezza e maturità compositiva del secondo disco, probabilmente l’apice della produzione dei quattro del Kentucky; per fortuna, manca anche quel retrogusto radiofonico che faceva un po’ troppo spesso capolino nel terzo disco Between The Devil & The Deep Blue Sea, che molto probabilmente era frutto di pressioni imponenti della casa discografica.

Kentucky è quindi un ottimo disco, e un passaggio assolutamente imprescindibile per i fans della band; ma è anche un lavoro che potrebbe risultare quasi superfluo per chi possegga o conosca bene i primi tre lavori del gruppo, i quali risultano complessivamente più convincenti quantomeno perché posseggono “diritti di primogenitura” negati a questo nuovo album. Avevamo molto apprezzato l’evoluzione, seppure ancora incompleta, che era evidente in Magic Mountain ed auspichiamo che la band riprenda questa linea di sviluppo nelle prossime produzioni; ma, quale che sia la scelta operata, è indubbio che ora i : BSC devono necessariamente evolvere e modificare in qualche modo il loro stile nei prossimi lavori, per non rischiare di trovarsi in mano una serie di copie, più o meno riuscite, dei loro lavori iniziali; utilizzando, se servisse, tutto il tempo necessario, dato che non è strettamente necessario tornare obbligatoriamente sul mercato ogni 24 mesi. Nel frattempo però godiamoci ancora una volta le nuove canzoni di una delle più dotate rock band contemporanee; dopotutto, azzeccare cinque album su cinque non è certamente da tutti.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
84.36 su 11 voti [ VOTA]
Lemma 70
Martedì 28 Agosto 2018, 14.56.25
12
Lo trovo un buon album con un grande cantante .Monster truck ,Shaman s Harvest, e i Black Stone Cherry sono il futuro di questo genere musicale
Aquarius27
Mercoledì 27 Luglio 2016, 15.22.40
11
Personalmente lo ritengo il miglior disco dei BSC ad oggi. Scorre via che è un piacere e con qualche pezzo che spicca sugli altri, che comunque sono ottimi!! Sono anni che lo dico e oggi lo ripeto... Tra le migliori band uscite negli ultimi 10 anni!
Metal Shock
Sabato 23 Luglio 2016, 16.54.29
10
@Lux chaos: e sarebbero?
lux chaos
Sabato 23 Luglio 2016, 15.17.17
9
Concordo con Invictusteele, per me i fuoriclasse stanno proprio da altre parti. Rimangono un buon gruppetto e l'album abbastanza riuscito, un buon album, come tutti i precedenti
InvictuSteele
Giovedì 21 Luglio 2016, 0.39.30
8
Loro sono molto bravi ma non dei fuoriclasse. Per ora hanno pubblicato solo album discreti, piacevoli, ma gli eredi delle leggende dell'hard rock sono altre band.
Graziano
Mercoledì 20 Luglio 2016, 22.13.24
7
@Metalshock: amara verità....... Tra le nuove realtà son notevoli anche i Scorpion Child. Qualche degno erede c'è!!!
Metal Shock
Mercoledì 20 Luglio 2016, 21.53.49
6
Una delle migliori band hard rock degli ultimi anni, neanche 300 letture e quattro commenti. Poi ci si lamenta che quando spariranno le vecchie band non ci sono i sostituti. Ma non scherziamo!!!!!!!!!!!!
Metal Shock
Mercoledì 20 Luglio 2016, 8.58.16
5
@Remedy: grande l'album dei Monster Truck!!!!!!!!
Remedy
Mercoledì 20 Luglio 2016, 0.34.22
4
Vi consiglio Sittin heavy dei Monster Truck
Graziano
Martedì 19 Luglio 2016, 22.28.54
3
Personalmente son rimasto parzialmente deluso. Seguo i BSC da prima dell'esordio e mi aspettavo qualcosa di meglio. Album altalenante che non ha un nucleo caratterizzante, ma tante canzoni molto diverse tra loro. Pure Magic Mountain non ha centrato appieno il bersaglio, ma era un disco più organico. Forse è la produzione, ma i suoni son troppo freddi, a volte al confine del modern metal. Rimangono dei fuoriclasse e tre canzoni son stupende, ma da loro mi aspetto sempre il top.
Samcro Redwood Original
Martedì 19 Luglio 2016, 22.26.32
2
Questo è un bel gran disco ma è uscito da 4 mesi perchè viene recensito solo ora?Non capisco come mai questi lunghi ritardi per le recensioni delle novità quando invece in siti come Metallus le recensioni vengono pubblicate il giorno dell'uscita del disco o addirittura prima
Metal Shock
Martedì 19 Luglio 2016, 10.41.57
1
Finalmente la recensione di questo album meraviglioso. Per me è migliore degli ultimi due con alcune canzoni che sfiorano il capolavoro, come Soul machine assolutamente fantastica. Ottime anche altre come The way of the future, In our dreams, Cheaper to drink alone, la cover di War e The rambler. Chris si conferma grandissimo cantante e ottimo chitarrista ma tutta la band suona alla grande. La produzione è molto moderna, con chitarre con un suono forse troppo moderno, ma tutto funziona alla grande. Per me un 88 non lo toglie nessuno.
INFORMAZIONI
2016
Mascot Records
Hard Rock
Tracklist
1. The Way of the Future
2. In Our Dreams
3. Shakin’ My Cage
4. Soul Machine
5. Long Ride
6. War
7. Hangman
8. Cheaper to Drink Alone
9. Rescue Me
10. Feelin’ Fuzzy
11. Darkest Secret
12. Born to Die
13. The Rambler
14. I Am the Lion (bonus track)
15. Evil (bonus track)
Line Up
Chris Robertson (Voce, Chitarra)
Ben Wells (Chitarra)
Jon Lawhon (Basso)
John Fred Young (Batteria)
 
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