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David Bowie - Lodger
20/07/2016
( 1491 letture )
È il 1979 quando David Bowie, ai tempi stretto tra gli abiti di un emblematico Duca Bianco, decide di inserire il terzo ed ultimo tassello nella celebre trilogia di Berlino: Lodger. Per vederlo davvero come tale, forse, ci vuole impegno e un po' di tempo, giusto quello per chiedersi se quella che abbiamo tra le mani sia effettivamente la tessera combaciante con le altre di questo splendido puzzle. Infatti, se si può disquisire a lungo sull'effettivo spessore del tredicesimo album in studio dell'artista londinese, come dell'accoglienza riservatagli e quindi della sua rivalutazione, sembra invece fuori discussione la distanza, a livello musicale ed interpretativo, dai suoi due predecessori. Un fatto che ribadisce prepotentemente la natura camaleontica dell'ex-Ziggy Stardust, in perenne fuga da staticità e prevedibilità.

Lodger raccoglie la pesantissima eredità di due monumenti del rock sperimentale come Heroes e Low, pubblicati rispettivamente due e quattro anni prima. La prende quindi, la rimescola abbondantemente, e la porta con se su nuovi ed insidiosi sentieri, affrontati da Bowie con un pizzico di sana incoscenza e nell'ottima compagnia dei soliti Brian Eno nella stesura e Tony Visconti per la produzione. In primis, quel soffocante dualismo dei primi due terzi della trilogia berlinese, marcoscopico in Low e comunque caratterizzante in Heroes, subisce un'ulteriore regressione. Vi è sì una convenzionale distinzione tra i primi ed i secondi cinque brani dell'album, ma non si tratta di un solido ed imponente muro strumentale, piuttosto di un sottile confine melodico, ritmico e di messaggi in essi contenuti. Bisogna poi sottolineare come l'album venne concepito e registrato nella sua interezza durante il tour mondiale che succedette Heroes e che in tutta probabilità abbia risentito della sua scossa. Il continuo spostamento ha certamente influito sui ritmi movimentati del disco ben lontani dall'angoscia causata invece dall'allora divisa ed opprimente capitale tedesca. Anche i testi minimalisti ed onomatopeici dei precedenti episodi lasciano spazio a delle liriche decisamente più corpose, intricate ed esaustive, e, per completare il quadro generale, vengono definitivamente eliminati i pezzi interamente strumentali con cui eravamo stati deliziati fino a poco prima.
Sono allora evidenti i motivi per i quali Lodger si è visto accollare fin da subito l'etichetta di "pecora nera" di quel nuovo periodo europeo che verrà ricordato come uno dei vertici della mastodontica carriera di Bowie. Bisogna però prestare attenzione nel giudicare a freddo l'effettiva qualità artistica e musicale dell'album in sé; infatti, restando a debita distanza da precoci sentenze o scomodi paragoni, risulta davvero difficile non restare affascinati ancora una volta da quanto prodotto dal Duca Bianco e compagni.

Il taglio del nastro è affidato ai ritmi soffici di Fantastic Voyage a fare da tappeto a coraggiose e melodiche linee vocali. Nient'altro che una leggera riflessione sul valore della vita, forse totalmente ritrovato anche dall'artista, incastonata in un instabile ed imprevedibile periodo storico:

It's a moving world, but that's no reason
to shoot some of those missiles.


O ancora:

Remember it's true, dignity is valuable
But our lives are valuable too.


La vera anima di Lodger inizia però a farsi sentire con la successiva African Night Flight, un'assillante marcia tribale dove la voce di Bowie è un fiume in piena che scorre accarezzando pianure e popolazioni africane. Con Move On si ritorna invece a galleggiare su atmosfere ariose in compagnia di cori eterei, onirici. Il tema del viaggio viene affrontato nella sua accezione più romantica, dipinto come una musa, una sirena al quale richiamo è impossibile sfuggire per l'artista.

Somethimes I feel
The need to move on
So I pack a bag
And move on
Move on


L'eterno viaggiare ci porta allora in medio oriente verso il reggae lunatico e scanzonato di Yassassin, altro brano estremamente simbolico di un Lodger che poco a poco inizia a prendere forma. La scattante Red Sails, che sfiora il rockabilly in apertura, è un treno in corsa sui binari del krautrock e fa da tramite tra la prima e la seconda metà del disco, aperta invece dall'energica e provocante D.J.. Ritmiche funkeggianti sorrette da folli schitarrate accompagnano l'incontenibile David Bowie nei panni di un disc jokey in crisi esistenziale per incorniciare il coinvolgente secondo singolo del disco.

I am a D.J., I am what I play
Can't turn around, no,can't turn around, no.


Il brano numero sette porta il nome di Look Back in Anger ed è un piccolo capolavoro che ci presenta un furioso seppur elegante Duca Bianco alle prese con il suo alter ego angelico compagnato da percussioni e chitarre straripanti. Altro singolo è la maliziosa Boys Keep Swinging, il tuffo al cuore causato dall'intro che riprende pericolosamente quello dell'eterna "Heroes" è rapidamente superato grazie ad un efficace brano rock n' roll costruito su di un intraprendente giro di basso, suonato per dispetto dal batterista Dannis Davis e dalla batteria macchinosa gestita invece dal chitarrista Carlos Alomar. Mascolinità e gioventù i temi trattati:

When you're a boy
You can wear a uniform
When you're a boy
Other boys check you out
You get a girl
These are your favourite things
When you're a boy


Le opprimenti quattro corde di Repetition ci introducono invece in un brano ossessivo e distaccato, narrante le gesta violente di "Johnny", un marito che riversa le proprie frustrazioni sulla moglie "Anne".

Can't you even cook?
What's the good of me working when you can't damn cook?


In chiusura Red Money, sorella gemella di Sister Midnight già contenuta nell'album The Idiot di Iggy Pop, che David Bowie si diverte a reinterpretare a modo tutto suo.

È durato poco più di mezz'ora, ma alla fine di questo Fantastic Voyage ci arriviamo un po' frastornati, un po' stanchi, ma comunque ammaliati e con un'irrefrenabile desiderio di affrontarlo di nuovo. Le peculiarità di Lodger sono tante e innegabili, così come le discrepanze con i cugini Low ed Heroes che ne giustificano a tutti gli effetti il sottile velo di scetticismo nel quale è stato avvolto per anni. Resta comunque un errore fraintendere la tanta, forse troppa voglia di fare di un artista pienamente ritrovato e sulla cresta dell'onda, ricco di idee e con i giusti nuovi stimoli e l'adrenalina di un tour mondiale in corso, che finisce con il concepire un album dalla natura ondivaga a spasso tra musiche etniche, brani da classifica ed altri fuori dall'ordinario. Un lavoro da osservare con il caleidoscopio, frenetico, a tratti dispersivo, ma nonostante questo ricco di emozioni e soluzioni vincenti dal quale traspare ancora una volta il genio e l'arte del tutto impronosticabile dell'uomo che l'ha concepito che lo rende sì un lavoro difficile da assimilare in tutte le sue sfaccettature, ma anche, indubbiamente, uno dei più intriganti e brillanti dell'intera sua disografia.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
78.25 su 8 voti [ VOTA]
Testamatta ride
Mercoledì 20 Luglio 2016, 14.36.19
2
Bella recensione, mi piacciono quando sono così misurate e lunghe al punto giusto. Per quanto riguarda l'album, be inutile dire che siamo su altri livelli, probabilmente il mio preferito di Bowie. Condivido quanto riportato dal Marquis circa il feeling tra la Berlino del muro e David Bowie, e non vale solo per lui. Ciò si ripeterà anche subito dopo la sua caduta per ispirare un altro strepitoso album come Achtung Baby.
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 20 Luglio 2016, 13.57.09
1
Avevo già messo su un altro commento il feeling della Berlino del muro, di quelli anni che il Duca Bianco ha saputo cogliere e descrivere, così bene, nella famosa trilogia. Lodger è l'album che ho ascoltato di meno. Nel 1979 ero più preso da Dire Straits, Japan ma soprattuto da Weather Report e Pat Metheny. E', in ogni caso, un grande album, senz'altro sotto a Heroes ma la trilogia Berlinese è per me, il punto più alto della produzione di Bowie. Au revoir.
INFORMAZIONI
1979
RCA Records
Rock
Tracklist
1. Fantastic Voyage
2. African Night Flight
3. Move On
4. Yassassin
5. Red Sails
6. D.J.
7. Look Back in Anger
8. Boys Keep Swinging
9. Repetition
10. Red Money
Line Up
David Bowie (Voce, Cori, Pianoforte, Chitarra, Sintetizzatore, Chamberlin, Sassofono)
Carlos Alomar (Chitarra, Batteria)
Sean Mayes (Pianoforte)
Simon House (Violino, Mandolino)
Adrian Belew (Chitarra, Mandolino)
Tony Visconti (Cori, Chitarra, Mandolino, Basso)
Brian Eno (Sintetizzatori, Ambient drone, Tromba, Corno, Pianoforte)
Roger Powell (Sintetizzatore)
George Murray (Basso)
Dennis Davis (Batteria, Percussioni, Basso)
 
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