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Arthemis - The Damned Ship
( 3020 letture )
Negli ultimi anni il crescente successo degli Stratovarius ha portato al proliferare sul mercato metal di una serie impressionante di cloni,inferiori sia dal punto di vista musicale che tecnico alla band finnica(che tra l’altro da parecchio tempo perde colpi a ripetizione). Così quando avevo sentito parlare di questi Arthemis come un'ottima band sullo stile degli Stratovarius, avevo storto il naso: invece l’ascolto di questo The Damned Ship (secondo disco della band dopo il debutto autoprodotto) mi ha smentito.
Certo il gruppo è chiaramente influenzato dagli Stratovarius (ma soprattutto dai padri putativi Helloween), ma non si limita a replicare le due band sopracitate, diversificando il proprio approccio e non basandosi sul taglia-incolla strofa-ritornello del 90% dei gruppi power.
Infatti i brani sono tutti ben costruiti con soluzioni ritmiche varie e mai banali (insomma non si ascolta solo della doppia cassa a “mulinello”) e si nota una grande cura nello sviluppo dei brani.
Ciò emerge nella cavalcata d’apertura Quest for Immortality che per 7 minuti si snoda varia e potente tra vari cambi d’atmosfera e mette in luce la grande voce di Alessio Garavello (un esplosivo incrocio tra Kiske e Kotipelto) agile e sicura ed impostata su registri altissimi; ma anche i due chitarristi Andrea Martongelli e Matteo Ballottari cominciano qui a snocciolare riff ed assoli con grande classe e tecnica. La successiva Voice of the Gods si apre con un riff di chiara matrice Judas Priest, ma spicca il volo con un ritornello veramente stupendo che Garavello valorizza appieno con la sua voce!
Sun's Temple si muove sui sentieri che hanno fatto la fortuna degli Stratovarius e trova al suo interno degli assoli assai curati e influssi che rimandano in parte agli Angra di Angel's Cry. Starchild è invece un esplosivo brano che sembra provenire dai Keeper of the Seven Keys, una di quelle canzoni che gli Helloween non scrivono da anni.
Lo strumentale The Wait è un pezzo per pianoforte che s’ispira allo stile di Chopin e fa tirare il fiato per qualche secondo, ma è solo una pace temporanea perché la band riparte con una potente e a tratti progressiva The Night Of The Vampire che pur ottima è penalizzata da un ritornello un po' banalotto, anche se il finale per piano e voce è da brividi! Gli Arthemis continuano a macinare metallo potente e raffinato anche nel secondo strumentale Earthquake, un brano stupendo dove le chitarre hanno modo di sfogare tutta la propria indole tecnica e in cui fanno capolino fraseggi in legato di matrice holldsworthiana ,a testimoniare una band di ampie vedute musicali.
Si giunge alla conclusione con Noble Sword, altra power-song suonata alla grande e cantata meglio e in cui ad un riff d’apertura di stampo maideniano si contrappone un ritornello classicheggiante estremamente evocativo (per non dire dei notevoli preziosismi ritmici!) e con The Damned Ship, il pezzo più epico del lotto, inaspettatamente marziale e ritmicamente controllato che si chiude con un dolce arpeggio acustico. Concludendo, onore agli Arthemis per questo ottimo disco, che pur debitore dei mostri sacri del power (Helloween in primis) rivela già una rilevante padronanza tecnica e compositiva ed anche un certo gusto prog nella costruzione dei brani; il consiglio è quello di personalizzare maggiormente il sound magari con un maggior uso delle tastiere e del pianoforte (che in questo disco a volte fanno capolino) e con lo sviluppo delle citate influenze prog. Per il resto se siete degli amanti del power più potente e melodico, ma volete anche dei brani ben costruiti e mai banali, gli Arthemis saranno per voi una lieta scoperta, non fateveli scappare!



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
23.48 su 39 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2002
Underground Symphony
Power
Tracklist
1. Quest for Immortality
2. Voice of the Gods
3. Sun's Temple
4. Starchild
5. The Wait (instrumental)
6. The Night Of The Vampire
7. Earthquake (instrumental)
8. Noble Sword
9. The Damned Ship
Line Up
Alessio Garavello (Lead Vocals)
Andrea Martongelli (Lead Guitar)
Matteo Ballottari (Lead Guitar)
Matteo Galbier (Bass Guitar)
Paolo Perazzani (Drums)
 
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