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Cianide - The Dying Truth
06/08/2016
( 827 letture )
I Cianide sono un nome di culto nel panorama del death metal classico, da annoverarsi tra gli esponenti più intransigenti del filone death/doom dei primi anni ’90, e nello specifico quello della fazione statunitense, storicamente inaugurato dagli Autopsy e supportato da nomi quali Winter, Goatlord, Darketa, Mythic, Divine Eve o Incantation (anche se questi ultimi risultano ben differenti dai precedenti, ma comunque con non poco da spartire con la suddetta corrente). Una simile agitazione produttiva nella coniugazione più funerea del death metal trovava pari solo nella forte scena olandese (Asphyx e Delirium su tutti) o al massimo quella finlandese (con Rippikoulu e Funebre). Tutti questi gruppi vantavano un background di probabile venerazione di Hellhammer e Celtic Frost, da cui ereditavano riff lineari, spesso in palm mute, generalmente cadenzati e accompagnati da groove mid-tempo, con talvolta sprazzi di d-beat qualora si intendesse accelerare, o rallentamenti solenni nella direzione opposta. Mescolando quindi questo tipo di riffing, in un certo senso non troppo distante da quello degli Obituary di Cause of Death, con un le melodie cupe e sinistre dei padrini putativi Autopsy si ha perlomeno l’idea della pasta di questi gruppi, ciascuno dei quali ha avuto modo, chi più chi meno, di reinterpretare personalmente.

I Cianide nascono nel 1988 a Chicago, in Illinois, e come per tanti gruppi di quegli anni i loro primi lasciti in termini musicali sono da reperirsi su nastro. Il primo demo, Funeral, del 1990, contiene un paio di pezzi di chiara matrice Autopsy-iana, mentre sul secondo e più completo Second Life, reperibile assieme al precedente tra le bonus track della versione di The Dying Truth recentemente ristampata (e ben curata) dalla Deathgasm Records, si riconosce già il tratto distintivo del gruppo, che preme sul freno in favore di un approccio più cadenzato, ma comunque pesantissimo e, se mi passate il termine un po’ adolescenziale, molto headbang-friendly. Le chitarre cupe e il suono sordo delle pelli alimentano il sentore di putrescenza che aleggia sullo stile del gruppo, come conseguenza del largo impiego di melodie ben scandite e decisamente sinistre. Passando a parlare del loro primo full, di cui tratta questo estratto, questo uscì nel giugno 1992 per Grind Core International (la quale pubblicò gli album di debutto di Morgue, Broken Hope, Vital Remains etc.) consolidando il percorso intrapreso con il demo antecedente ed intensificando il carattere più funereo di tracce già proposte su tape come la più lenta Funeral, o The Suffering. La produzione vocale risulta essere molto marcia, piuttosto riverberata e veramente incisiva e tormentata, mentre per una questione di mero feticismo non posso dire di non apprezzare il rullante, molto secco, al limite del metallico, ed estremamente elevato nel mixaggio della batteria per scandire con decisione assordante i tempi lenti del gruppo, o anche picchiare forsennatamente sui timpani dell’ascoltatore sull’unica traccia effettivamente in up-tempo del disco, Human Cesspol. Certamente la registrazione è di qualità relativamente povera, ma chi è avvezzo al genere ne apprezzerà il carattere essenziale, grezzo e naturale, come da demo-tape di quegli stessi anni, come in particolare quello delle chitarre, corposo e denso.

Il livello medio dei pezzi su questo The Dying Truth è piuttosto elevato, dato la notevole concentrazioni di riff che seppur semplici non mancano di suonare ispirati e centrare l’obiettivo: risultare pesanti e sapere di morte. Questo album non lo definirei letteralmente un capolavoro del genere, quanto per lo meno una pietra miliare dell’underground, data la freschezza d’annata, se mi permettete di dirlo, e una disposizione sonora devota unilateralmente al disgusto. Inoltre loro, come tanti altri gruppi appartenenti a quell’ondata doom death menzionata in apertura, sono da considerare tra le dirette ispirazioni di tutto il filone doom estremo che si sarebbe sviluppato negli anni immediatamente successivi come naturale prosecuzione della matrice death metal verso la lentezza, la solennità e la dissoluzione della forma strutturale classica dei pezzi. Ultima chicca, in copertina il dettaglio del Giudizio Finale del pittore fiammingo Jan van Eyck è un vero capolavoro del macabro. Da avere fisicamente per ogni fan di queste sonorità!



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
Doom
Lunedì 5 Dicembre 2016, 21.36.26
5
Eh...mi sembrava strano! Tra l'altro c'e da dire che l'immagine del Giudizio finale in copertina e' stata usata proprio recentemente anche per il come-back dei Mortem. Di certo perfetto per questi tipi di album. Voto 8,5 punto.
lisablack
Lunedì 5 Dicembre 2016, 21.25.50
4
Eccomi all'appello! Cavolo che legnata..album proprio marcio come pochi, che periodo, uscivano a raffica capolavori uno dietro l'altro, c'è l'imbarazzo della scelta. Concordo con il voto, album da avere se si è amanti del genere.
lisablack
Lunedì 5 Dicembre 2016, 21.25.50
3
Eccomi all'appello! Cavolo che legnata..album proprio marcio come pochi, che periodo, uscivano a raffica capolavori uno dietro l'altro, c'è l'imbarazzo della scelta. Concordo con il voto, album da avere se si è amanti del genere.
Doom
Lunedì 5 Dicembre 2016, 21.12.17
2
Deathster ma dove siete? Cioe' ci si lamentava per i pochi commenti ad Osculum e qui solo un commento..cioe' mo rimetto il secondo sempre io....Questo e' un album culto, catacombale..pesantissimo e marcio come pochi, lo riascoltavo proprio recentemente. Purtroppo dopo gli ho persi di vista...ma meriterebbero.
Doomale
Sabato 6 Agosto 2016, 12.41.14
1
Concordo. Anche se ammetto di non averlo ascoltato quanto meriterebbe...ma e' un classicone di Death bello marcio rallentato e catacombale.
INFORMAZIONI
1992
Grind Core International
Death / Doom
Tracklist
1. Mindscrape
2. Human Cesspool
3. The Suffering
4. Scourging at the Pillar
5. Crawling Chaos
6. The Dying Truth
7. Funeral
8. Second Life
Line Up
Mike Perun (Voce, Basso)
Scott Carroll (Chitarra)
Jeff Kabella (Batteria)
 
RECENSIONI
 
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