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Ivan Graziani - Pigro
07/08/2016
( 3458 letture )
Abbiamo recentemente introdotto sulle pagine di Metallized la figura di Ivan Graziani, personaggio fondamentale per la codificazione e lo sviluppo di un linguaggio autenticamente rock all'interno della canzone italiana. Il discorso è stato infatti affrontato nella recensione de I Lupi e, in quella occasione, avevamo già stabilito come Ivan stesse affrontando un processo evolutivo assolutamente in itinere. Affacciatosi sulla scena discografica in proprio con il trittico Desperation; La Città che Io Vorrei; Tato Tomaso’s Guitars -lavori che, più che altro, servirono quasi da warm-up per un musicista ancora alla ricerca di una propria identità definita- e posto il primo, traballante mattone della sua maturità con Ballata per Quattro Stagioni, Graziani trovò il modo di liberarsi dai legacci del linguaggio ufficiale (sia della controcultura e delle sue tematiche, che del cantautorato paludato e fiero del suo "quattraccordismo" musicale) e dalla provincia nella quale si era formato, proprio con I Lupi. Tuttavia, è con Pigro, che il musicista di Teramo ottiene il vero "scatto" qualitativo.

Con questo album, infatti, si realizza per la prima volta in maniera assolutamente piena quella commistione totale tra testo e musica, tra cantautore e rocker, che era sempre stato l'obiettivo più importante per Ivan. Fino ad allora per la critica e per la massa, potevi/dovevi essere l'uno o l'altro. O eri cantautore -pochi accordi, testi impegnati e seriosi, look a tema- o eri altro. E sottolineo "altro", perché dare del rocker a qualcuno che si muoveva su questo confine era impresa ardua, dato che la cultura nazionale di rock aveva ben poco. Graziani, invece, trovò il modo di fondere in una nuova e solidissima lega un linguaggio cantautorale svincolato dai lacciuoli delle tematiche approvate dall'intellighenzia ufficiale, per svilupparne uno proprio e modellato da un afflato poetico e concretissimo allo stesso tempo, con una musicalità assolutamente, totalmente rock. Tutto questo, non dimentichiamolo, utilizzando l'italiano, idioma incredibilmente musicale in senso assoluto, ma poco adatto alla metrica frenetica del rock. Come sempre, però, quando si riesce a superare questo scoglio -affare tutt'altro che semplice, sia chiaro- il risultato espressivo è largamente superiore a quello garantito dall'inglese. Sia come raffinatezza e complessità dei concetti esprimibili, che come suono puro delle parole. Quello che deve essere chiaro è che Graziani non si limitò a scrivere musica rock, con tutta la sua ritmica tribale e la sua frenesia, per poi appoggiarci sopra dei testi in italiano, ma elaborò una lingua apposita per il rock usando l'italiano, fatto senza precedenti.

Pigro è rock fin dalla copertina di Mario Convertino, col maiale sogghignante che indossa gli occhiali del chitarrista, a sua volta riflesso nelle lenti in atteggiamento da maniaco del parco con tanto di impermeabile aperto sulle pudenda. Il pezzo d'apertura, Monna Lisa, spiega in pochi minuti quanto detto prima a proposito dell'uso del nostro lessico. Più è certamente meglio di quanto potrebbe fare lo scrivente, comunque, sono le parole dette a suo tempo dello stesso Ivan a descrivere certe cose:

Con il rock si riescono a dire cose molto
intelligenti, ancora di più che con la ballata,
la quale ti dà un grandissimo aiuto perché la
gente, se non si addormenta prima, ci entra
dentro dolcemente, ma il rock, proprio perché
è spigoloso, angoloso nella costruzione
metrica, ti lascia la libertà di scrivere versi
che non sono versi, ti dà la possibilità di
dare una mazzata in testa alla retorica. Sfido
chiunque a musicare parole come quelle
di “Monna Lisa” con un genere musicale diverso
dal rock; per inseguire quelle parole,
specialmente negli stacchi, sono andato letteralmente
in manicomio: “Il custode si lamenta,
probabilmente vuole un’altra botta in
testa, ora!”. Se tu entri dentro a questo gioco
demoniaco che ha il rock, tu puoi parlare di
una sedia ed essere interessante.
(da IVAN GRAZIANI - Il primo cantautore rock)

Se non sapessimo già di chi stiamo parlando, frasi quali "il rock, proprio perché è spigoloso, angoloso nella costruzione metrica, ti lascia la libertà di scrivere versi che non sono versi, ti dà la possibilità di dare una mazzata in testa alla retorica" o "Se tu entri dentro a questo gioco demoniaco che ha il rock, tu puoi parlare di una sedia ed essere interessante", simili frasi non potrebbero essere attribuite ad uno di quei rockers che ascoltiamo abitualmente, ed appartenenti ad ambiti più tipicamente metallizzati? Poi la provincia che ritorna da dentro (ne abbiamo diffusamente parlato in occasione della recensione de I Lupi), la storia della trentenne Paolina "amara come il sale, su per le vecchie scale", ed il cambio repentino di suoni e temi con Fango, un rock-blues ad amare tinte noir ("A ventun anni è già assassino [...] la casa è buia e ha due finestre. Una guarda la strada, l'altra il vicolo dei rifiuti") e la brutta storia che racconta, per chiudere il lato "A". Pigro inaugura con incredibile efficacia il lato "B". Un altro irriverente rock-blues di soli 2,25 minuti di durata, nel quale Graziani si lancia con aspra violenza contro le chiusure mentali della massa, comprese quelle del fratello docente universitario, utilizzando un tema già affrontato da cantautori quali De Andrè e Guccini, ma usando termini che nessuno di loro avrebbe mai pensato di inserire in un testo ed una musica che non appartiene alla figura del cantautore. Con ciò trovando un equilibrio che solo lui poteva raggiungere nel panorama dell'epoca:

E poi le parolacce che ti lasci scappare,
che servono a condire il tuo discorso d'autore
come bava di lumaca stanno li a dimostrare che è vero,
è vero non si può migliorare col tuo schifo d'educazione,
col tuo schifo di educazione. Pigro!
La capra per il latte, la donna per le voglie,
ma non ti accorgi della noia che ha tua moglie? Della noia che ha tua moglie?
Tu castighi i figli in maniera esemplare, poi dici:
"Siamo liberi, nessuno deve giudicare. Nessuno deve giudicare."
Pigro!!


L'assoluta indipendenza dalle mode, dalle tendenze e dalle opportunità del nostro, viene fuori, al pari della sua ironia tagliente, con Al Festival Slow Folk di b-Milano, autentica presa per... i fondelli dei testi e di certi atteggiamenti di moltissimi gruppi progressive, avviluppati in contorsionismi dietro i quali, talvolta, non vi era nulla di concreto, nessun autentico messaggio. Il vero picco espressivo, però, si raggiunge con un brano spesso sottovalutato: Gabriele D'Annunzio. Partendo dal presupposto che un notevole e provinciale d'annunzianesimo, qui completamente superato, aveva contraddistinto la vita e l'opera di Graziani negli anni della sua formazione, il dipingere il ritratto di uno sventurato omonimo del vate, che non si lava "perché il maschio ne perde", affezionato dell'acquasantiera e delle donnine di carta delle riviste porno che chiama per nome, ma in realtà schiavizzato dalla vita e dalla Vedova Ricci che ha sposato, rappresenta il superamento della precedente visione ristretta e di certi atteggiamenti.

Una donna di novantadue chili
lei lo picchia ogni sera con il nerbo di bue
e gli mette il tacco sul collo,
poi lo chiama tesoro, dolcezza mia bella, Gabriele D'Annunzio.
Poi si butta per terra piangendo la sua disperazione.


Ed infine Scappo di Casa, altra storiaccia borderline di emarginazione e barbarie, con una madre che insegna che "L'ignoranza nel sesso è la base per vivere felici" ed un ragazzo che scivola nell'abisso e nella solitudine, senza che a nessuno importi.

Coadiuvato da una band d'eccezione nella quale spiccava il basso di Hugh Bullen (Finardi, Camerini, Battisti, etc.), Ivan Graziani compie con questo album uno step decisivo per la sua carriera e per l'intero panorama musicale italiano. Accantonate quasi del tutto le visioni soffuse e lente della provincia, tali anche quando le sue vicende narravano di stasi ed ignoranza, in Pigro cadono tutti gli steccati, portando il suo linguaggio su territori più ampi e su codici più rabbiosi. Un idioma che non prevede la terzietà della parola rispetto alla musica o viceversa, come le correnti musicali fin lì codificate prevedevano e come il pubblico era da sempre abituato a sentire. Semmai, la assoluta necessità di non separare il cantautore raffinato ed intelligente dal musicista autenticamente rock. Se pensiamo che si tratta di un concetto ancora oggi non totalmente assimilato, la grandezza di Ivan Graziani si staglia in tutta la sua statura.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
96 su 6 voti [ VOTA]
Voivod
Venerdì 26 Agosto 2016, 9.59.56
16
Ricordo come De Andrè (che adoro), soprattutto agli esordi, abbia "scopiazzato" molto da Brassens...e successivamente anche da altri artisti (Telemann, Joan Baez, Pink Floyd, ...)
Raven
Mercoledì 17 Agosto 2016, 13.51.43
15
Chiaramente il fatto che Ivan apprezzasse i metallari tanto da dedicargli una canzone non sposta nulla, no?
Raven
Martedì 16 Agosto 2016, 16.18.25
14
Premettendo che evidentemente è passato completamente inosservato il fatto che Graziani non è un cantautore tradizionale e che è accostabile solo a sé stesso, il commento 11 di Nergal è identico a quasi tutti i suoi. Giudizi privi di spiegazioni e concetti a supporto. "Dal metal andiamo a finire a graziani." è una frase che spiega anche il voto che assegni, dato che non hai inquadrato per nulla né l'uomo, né il musicista, citato da tanti come influenza.
Nergal
Martedì 16 Agosto 2016, 15.40.15
13
@Voivod "nn inferiore a De Andre'"?hahahaha ma nn dire ideozie.In italia si salva solo l immortale Fabrizio e nei rocker i Litfiba de resto nn c e nulla.Preferisco infiniti di gruppi della scena metal e di tutti i generi e nazioni....
Voivod
Martedì 16 Agosto 2016, 11.55.08
12
Uno dei miei preferiti di Graziani, cantautore non inferiore a De Andre' e Battisti...in pochi ormai se lo ricordano, ma ha scritto grandi pagine di musica italiana. Tra l'altro il più "rock" tra i cantautori tricolori!
Nergal
Martedì 16 Agosto 2016, 8.48.23
11
Dal metal andiamo a finire a graziani....qui e' finito il mondo.x questa ciofeca voto 1/10
jek
Domenica 14 Agosto 2016, 18.31.42
10
Bellissima recensione per quello che per me è il miglior disco di Graziani. Sono d'accordo co @Alex Cavani troppo avanti. @Merchese non lo conosci? Non ci posso credere rimedia assolutamente.
gianmarco
Giovedì 11 Agosto 2016, 0.17.04
9
xayeron anche i Mindbends lfecero groovy kind of love.
Le Marquis de Fremont
Martedì 9 Agosto 2016, 11.44.28
8
Non lo conosco ma la copertina è veramente surreale... Au revoir.
bibiesse
Lunedì 8 Agosto 2016, 21.03.00
7
Grandissimo lui e grandissimo l'album.
Raven
Lunedì 8 Agosto 2016, 18.13.01
6
@4: persa da ambedue, in pratica @5:: anche qui la situazione è molto variegata
Suarez
Lunedì 8 Agosto 2016, 18.11.31
5
Lasciami aggiungere l'aggettivo "stranamente" raven perché le lamentele sui dischi non metal sono una costante in questo sito. Ottimo lavoro comunque
ayreon
Lunedì 8 Agosto 2016, 18.03.08
4
ricordate la polemica tra "agnese" e "groovy kind of love"di phil collins ?
Raven
Lunedì 8 Agosto 2016, 11.47.28
3
Grazie, ma vedo che l'artista è stato accettato da subito dal nostro pubblico. Qualcosa vorrà dire
Alex Cavani
Lunedì 8 Agosto 2016, 10.49.44
2
Il mio disco preferito di Ivan. Troppo avanti ancora oggi. Impossibile dare un voto!
ayreon
Lunedì 8 Agosto 2016, 10.26.30
1
complimenti per la rece,graziani ancora purtroppo rimane un cantautore sottovalutato,ben vengano quindi articoli come questo che rivalutano quanto grande e avanti era con i tempi
INFORMAZIONI
1978
Numero Uno Records
Rock
Tracklist
1. Monna Lisa
2. Sabbia del Deserto
3. Paolina
4. Fango
5. Pigro
6. Al Festival Slow Folk di b-Milano
7. Gabriele D'annunzio
8. Scappo di Casa
Line Up
Ivan Graziani (Voce, Chitarra)
Claudio Maioli (Tastiera)
Hugh Bullen (Basso)
Claudio Pascoli (Sax)
Walter Calloni (Batteria)
 
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30/01/2016
Articolo
IVAN GRAZIANI
Il primo cantautore rock
 
 
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