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Delain - Moonbathers
25/08/2016
( 2966 letture )
So I embraced the idea that it’s possible to find comfort in that dark place, and I went looking for a metaphor for finding that light in the darkness, that comfort. The moon for me remains the ultimate icon representing that. So I chose moonbathers, rather than sunbathers, as a metaphor for those who find comfort in dark.

Così Charlotte Wessels spiega la nascita di Moonbathers, ma effettivamente sarà capitato un po' a tutti di ritrovarsi ad ascoltare nei momenti più bui, quelle canzoni più tristi, in cui sembrava di poter essere compresi, o per lo meno confortati dal fatto che qualcun altro poteva aver provato le stesse emozioni negative o vissuto delle vicende simili alle nostre.
Moonbathers, come afferma la cantante dei Delain, è un disco che nasce proprio dal tentativo di esorcizzare delle emozioni negative, però è ben lontano dall'essere composto esclusivamente da canzoni tristi o cupe, anzi come sempre i Delain proseguono con il loro symphonic metal accattivante, dai ritornelly catchy, ma dai riff vigorosi e aggressivi, ripartendo da dove erano rimasti due anni fa appena dopo l'uscita di The Human Contradiction. Tra un tour e l'altro e a dieci anni dall'album di debutto, il gruppo olandese capitanato dalla spumeggiante Charlotte riesce infatti a confezionare un lavoro che mescola atmosfere diverse, ma ora è tempo di scendere nei dettagli.

A un primo ascolto di Moonbathers, non si può fare a meno di notare come sia un disco decisamente vario, con momenti vivaci ed aggressivi ed altri più lenti e dolci, nonostante la varietà dell'album, però rimane in ogni canzone ben distinto il tipico sound alla Delain. Anche nelle canzoni più decise, infatti, rimangono i ritornelli cantabili, dei quali dopo il primo ascolto ci si ritrova già a canticchiarne la melodia, compaiono come sempre le partiture della tastiera di Martijn, il quale sa tessere ricami musicali delicati (Chrysalis soprattutto), come anche frammenti più orchestrali e grandiosi. A completare la scena è l'inconfondibile voce di Charlotte, la quale con Moonbathers ci regala una delle sue prove migliori: come sempre la cantante olandese sa essere espressiva, ma con questa uscita ci riesce con una maggiore convinzione, spingendosi non solo fino a soluzioni estreme come le harsh vocals di The Glory And The Scum e Pendulum, ma riuscendo a modulare la sua voce in modo intenso, seguendo il mood dei vari brani.
Le prime due canzoni, Hands Of Gold e The Glory And The Scum, infatti mettono ben in mostra tutti gli ingredienti targati Delain, ma oltre al riffing poderoso delle chitarre si aggiungono anche più numerosi momenti di solismo di cui si avverte l'impronta del talentuoso Timo Somers. Mentre si unisce alla line-up la giovane Merel Bechtold (chitarrista live dei Mayan e membro dei Purest Of Pain), di cui se per ora non si avverte un contributo tangibile è sicuramente una valida spalla per Timo, permettendogli di inserire più parti soliste.
Avevamo già imparato a conoscere l'orecchiabile Suckerpunch con l'EP, Lunar Prelude, canzone trascinante e efficacemente utilizzata come apripista per Moonbathers, in cui la tastiera di Martijn si mescola a suoni elettronici che danno una spinta moderna al disco. Come moderna è anche la sua produzione: il sound è decisamente corposo, ma ben bilanciato e con ben in evidenza la voce di Charlotte.
The Hurricane spezza invece il ritmo incalzante con cui stava procedendo l'album, ma è Chrysalis – The Last Breath, una delle canzoni più lente scritta nella carriera dei Delain, la vera e propria ballad dell'album, con il suo incedere dolce e triste, ma che si sa trasformare in maestoso e intenso.
Fire With Fire e Danse Macabre con il loro andamento rockeggiante, la più aggressiva Pendulum e un'originale cover di Scandal dei Queen ci conducono verso la conclusione di Moonbathers, che termina quasi cinematograficamente. The Monarch infatti potrebbe risultare come una perfetta soundtrack di qualche videogioco o film: dopo un inizio decisamente orchestrale e solenne, Charlotte inserisce una parte arricchita da backing vocals molto intensa ed azzeccata, insomma una chiusura decisamente ad effetto.

Per concludere, i Delain con Moonbathers ci riportano ancora una volta sul terreno già tracciato con le precedenti e recenti uscite della band, ma riescono comunque a sembrare più convincenti e accattivanti, di tanto in tanto quasi prevedibili, merito di un ottima prova dei vari musicisti, quella Charlotte Wessels su tutti: la cantante olandese riesce infatti a muoversi tra gli estremi con disinvoltura, dalla dolcezza delle ballad all'aggressività e grinta delle tracce più vivaci.
Un disco che i fan dei Delain non potranno dunque non apprezzare, come anche chi è alla ricerca di un sound accattivante e coinvolgente, semplice ed efficace allo stesso tempo, dalle non poco velate tinte poppeggianti, ma con canzoni ben costruite, che scorrono velocemente nella loro varietà. Insomma un disco in cui è facile trovare il conforto di un sound famigliare e trascinante.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
70.64 su 14 voti [ VOTA]
Chromartic
Giovedì 22 Dicembre 2016, 18.03.02
8
collaborazione* White-Gluz*
Chromartic
Giovedì 22 Dicembre 2016, 18.02.26
7
Album degno del nome della band. Deludente la collaporazione con la Ehite-Gluz. Voto: 70
Beta
Lunedì 24 Ottobre 2016, 17.56.04
6
A me quest'album è piaciuto molto, forse più del precedente, che comunque avevo apprezzato. A titolo puramente soggettivo, posso dire che nel precedente c'erano delle canzoni che mi erano piaciute veramente molto (Here come the Vultures, Army of Dolls), ma altre che mi erano passate pressoché inosservate (Stardust, Sing to me). Qui invece le canzoni mi sono piaciute tutte, trovo che tutti gli elementi dei Delain siano ben combinati in modo da dare un album in cui troviamo un po' di tutto (dal Symphonic all'elettronica fino a tinte AOR), che non stanca e in cui Charlotte ha contribuito non poco a dare colori diversi: mi è piaciuto molto il suo graffio e anche il suo belting, si conferma una delle voci più interessanti nel metal. Nel complesso concordo con Giada. Anche per me 75
terzo menati
Martedì 4 Ottobre 2016, 23.17.58
5
Album maturo, piacevole, ottimamente cantato e suonato. Sicuramente un passo avanti rispetto ai già ottimi precedenti. Voto 80
Prometheus
Martedì 30 Agosto 2016, 13.03.03
4
Brani migliori: The Monarch, Chrisalys, Suckerpunch, Danse Macabre, Fire With Fire e Turn the Lights Out. In quest'ordine. Brani peggiori: Pendulum (soporifera e inconcludente) ed Hand of Gold (linee vocali bruttissime e growl buttato a casaccio).
Prometheus
Martedì 30 Agosto 2016, 12.59.22
3
Quest'album mi sembra buono, a tratti molto buono, ma anche codardo e facile. I Delain si sono limitati a svolgere bene il compitino, senza coraggio né voglia di osare. Con We Are The Others si erano costruiti un'identità tutta loro, fatta di influenze pop-rock, elettronica e melodie ultra-catchy ma mai tamarre. Già con The Human Contradiction c'era stato un passo indietro, ma persistevano dei brani su quelle coordinate. Chiaramente sarebbe stato controproducente copiarsi, quindi capisco il voler rinfrescare di nuovo la formula. Il problema è che è stato fatto ritornando su idee rassicuranti, anonime e ben rodate, perdendo quindi personalità. Qualche spunto interessante c'è e in generale la qualità dei brani si mantiene buona, quindi l'album è promosso. Però non va oltre il 68 o 69, laddove invece WATO per me è da 80, Lucidity e THC da 75 ed AR da 62.
Ratmax
Sabato 27 Agosto 2016, 10.02.10
2
Devo dire che mi aspettavo di più da questo lavoro. Ho apprezzato l'album precedente ma questo, secondo me, è un passo indietro. In Hands Of Gold sembra quasi che Charlotte si sforzi di cantare e il growl di Alissa non funziona bene come in The Tragedy Of The Commons dal disco precedente, The Glory And The Scum e Suckerpunch fanno bene il loro lavoro di singoli dell'album essendo entrambe molto immediate, Chrysalis l'ho trovata soporifera e per nulla interessante, Fire With Fire finalmente ci fa sentire un pò di movimento e probabilmente è la migliore canzone di tutto l'album, Danse Macabre personalmente mi è piaciuta forse per quei gorgheggi che fa Charlotte durante tutta la canzone, Scandal non può proprio reggere il confronto con l'originale dei Queen, che tra l'altro è una delle mie canzoni preferite, Turn The Lights Out è la stessa già sentita in Lunar Prelude, quindi niente di nuovo, carino il finale con The Monarch che sembra quasi una soundtrack da film fantasy ma che poco ha a che fare con un disco metal. Secondo me questo album è un passo indietro e sinceramente è un peccato perchè credo che i Delain possano fare molto di più, voto 65
ocram
Giovedì 25 Agosto 2016, 7.51.13
1
Parziale delusione per questo nuovo lavoro, sostanzialmente in linea con il precedente. Hands of Gold è obbiettivamente bruttina, con uno dei ritornelli più brutti mai composti e qui Charlotte canta in maniera totalmente sgraziata, salvo solo il growl di Alissa. Sopra alla sufficienza Suckerpunch e Chrysalis. Le altre tracce, invece, si trascinano tra un symphonic metal eccessivamente annaquato e soluzioni pop, per niente originali. Albume che si ascolta piacevolmente, ma che lascia poco e poca è la voglia di riascoltarlo. Peccato. Voto 60
INFORMAZIONI
2016
Napalm Records
Symphonic Metal
Tracklist
1. Hands Of Gold
2. The Glory And The Scum
3. Suckerpunch
4. The Hurricane
5. Chrysalis – The Last Breath
6. Fire With Fire
7. Pendulum
8. Danse Macabre
9. Scandal
10. Turn The Lights Out
11. The Monarch
Line Up
Charlotte Wessels (Voce)
Merel Bechtold (Chitarra)
Timo Somers (Chitarra)
Martijn Westerholt (Tastiera)
Otto Schimmelpennick van der Oije (Basso)
Ruben Israël (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Alissa White-Gluz (Harsh Vocals in traccia 1)
 
RECENSIONI
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