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Darkthrone - Dark Thrones & Black Flags
25/08/2016
( 916 letture )
Che i Darkthrone non siano più quelli di Panzerfaust o Under A Funeral Moon non rappresenta un mistero per chiunque li abbia seguiti nelle loro multiformi incarnazioni, perlomeno da Total Death in poi. Percorrendo un difficoltoso crinale che li rende invisi tanto alla critica quanto a parte considerevole della fanbase, nonché tenendo ferma, quasi fosse una promessa, quella vocazione underground che ha sempre fatto prepotentemente parte della loro essenza, il duo, anche nel caso di Dark Thrones & Black Flags si fa carico di un ritorno alle origini del black stesso. E, si badi bene, qui l’origine non è da intendersi quale puro e semplice revival della first wave propriamente detta. Essa è piuttosto un radicale rifrequentare e rivisitare punk, thrash, iniezioni ottantiane a base di Bathory e Venom e ossequianti riferimenti al verbo dei Motörhead sino a giungere ad una sintesi in cui del true norvegian black metal non residua che l’attitudine. Ed è in virtù di quella stessa attitudine che i nostri, ancora una volta, si mostrano ben lungi dall’accontentarsi di vivere di rendita, adagiandosi su quello stesso sound che li ha consacrati e non disposti ad assecondare tutti coloro che vorrebbero sclerotizzarli ad icona immutabile.

Sebbene dunque tutto ciò non possa che suonare necessariamente come l’ennesima onta a chiunque non apprezzi la produzione attuale di Fenriz e Nocturno Culto, sin dalla title track The Winds They Called the Dungeon Shaker, appare palese l’animo marcatamente goliardico di una tale produzione che non prende se stessa sul serio neppure per un frangente. Il cantato sguaiato ad elevato tasso alcolemico di Fenriz ci si presenta difatti in tutta la sua veemenza sgraziata assieme ad un caustico giro chitarristico che osa brevi progressioni in tremolo picking. E mentre Death of All Oaths -corredata di un ispirato intermezzo quasi memore dei giorni di Soulside Journey- non dissimula il debito nei confronti del thrash anni ottanta, la scanzonata Hiking Metal Punks si palesa come una sorta di corrispettivo di Canadian Metal –brano contenuto nel precedente F.O.A.D- senza conservarne tuttavia il verve malefico ma fregiantesi di un assolo gradevolissimo. Le successive Blacksmith of the North e Norway in September, dall’afflato maggiormente epico, rendono invece palpabile un songwriting che, per quanto sia decisamente genuino e pulsionale, risulta efficace e mai stancamente uguale a se stesso, rappresentato eminentemente da interessanti intrecci di leads. Lo spirito dissacrante e gaudente dei Darkthrone torna tuttavia ad imporsi prepotentemente con Hanging Out in Haiger caratterizzata inequivocabilmente da linee vocali al limite del ridicolo, riff intrisi di NOWBHM d’annata e lyrics tratteggianti una improbabile avventura teutonica. Nonostante tutto ciò sembrerebbe essere in stridente contrasto con l’atmosfera tetra e quasi doomy della title track ed i rallentamenti cinerei di Launchpad to Nothingness, il noncurante combo rilancia con la vulcanica Witch Ghetto, squarciata dall’ugola pungente di Nocturno Culto. Il brano, trascinante e malignamente catchy, non potrà che far breccia nell’animo degli increduli configurandosi come la traccia più riuscita e divertente del platter.

Espressione di un’estrema refrattarietà alle contaminazioni del second wave contemporaneo nonché di un convinto sospingersi caparbiamente contro qualsiasi logica commerciale, Dark Thrones & Black Flagsrisulta essere un lavoro tutto sommato godibile nella sua disarmante essenzialità. E se ciò non basta a cancellarle d’un tratto le criticità, ravvisabili in un drumming poco ispirato ed eccessivamente rigido nonché in una generale mancanza di incisività rispetto al precedente F.O.A.D, sarà comunque una gradita integrazione della discografia di chiunque li abbia sempre seguiti ed apprezzati. Sarebbe inoltre superfluo sottolineare che quanti si aspettavano un ritorno alle vecchie glorie, resteranno irrimediabilmente delusi da questa release nell’onnipresente disinteresse del combo, volto come sempre a ricomporre le fila della propria creatività al di là di qualsiasi facile compromesso.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
93 su 3 voti [ VOTA]
Nyarlathotep
Martedì 10 Aprile 2018, 4.23.03
3
Meravigliosamente coinvolgente, mi piace tantissimo; come del resto FOAD o circle the wagons, un discone eccellente.
No Fun
Martedì 10 Aprile 2018, 0.47.16
2
Concordo col commento precedente. I primi dei Darkthrone sono dei capolavori black ma qui hanno dato sfogo alla loro voglia di rock n roll cavernicolo e selvaggio. E poi devo ringraziare Fenriz perché nel libretto del cd dà sempre ottimi consigli su band, nuove o classiche, da ascoltare.
LexLutor
Martedì 31 Gennaio 2017, 21.48.14
1
Un album che amo incondizionatamente. Suona tagliente e ubriaco! Insolente e pieno di orgoglio! Questi artisti hanno radici profondissime.... e sono lì ad intrecciarne le trame con luciferina consapevolezza. DTABF è un pezzo di un mosaico destinato ad modificarsi in continuazione. Da avere.
INFORMAZIONI
2008
Peaceville Records
Black
Tracklist
1. The Winds They Called the Dungeon Shaker
2. Death of All Oaths (Oath Minus)
3. Hiking Metal Punks
4. Blacksmith of the North (Keep That Ancient Fire)
5. Norway in September
6. Grizzly Trade
7. Hanging Out in Haiger
8. Dark Thrones and Black Flags
9. Launchpad to Nothingness
10. Witch Ghetto
Line Up
Nocturno Culto (Voce, Chitarra, Basso)
Fenriz (Voce, Chitarra, Batteria)
 
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