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When Nothing Remains - In Memoriam
25/08/2016
( 1387 letture )
Gloriosa onorificenza pensionata dopo quasi cinquecento anni di storia con una sola, significativa, interruzione quando montagnardi, giacobini e sanculotti decisero di dare una risposta, come dire, tranchant al celebre quesito posto da Sieyès (Qu'est-ce que le Tiers-État ?), radice etimologica di una regione che tuttora porta nel nome i segni di quel passato, il “Delfino” ha rappresentato per secoli il simbolo dell’ereditarietà del potere monarchico francese nonché la “palestra amministrativa” in cui il primogenito destinato al trono si doveva esercitare in attesa di succedere all’augusto genitore. Predestinazione e apprendistato sono così diventate le due caratteristiche chiave associate ancora oggi per antonomasia a quella carica, con pari ricaduta nell’uso “laico” del termine che, per estensione, identifica oggi tutte le realtà in cui qualcuno si pone su una strada battuta da giganti con la concreta speranza di sostituirli un giorno nel ruolo di guida, a patto di mantenere inalterate e confermare premesse e speranze suscitate.

Non sfugge alla regola il pianeta gothic/doom, nel cui cielo si staglia luminosissima, da oltre un decennio, la stella dei Draconian, nel frattempo giunti al sesto atto di una carriera che non ha fin qui riservato cadute di tono, né tantomeno lasciato intendere che si sia aperta una sanguinosa lotta alla successione. Ma, come per tutte le dinastie che si rispettino, riuscire a intravvedere una discendenza coi tratti sublimi della divina stirpe è una delle preoccupazioni principali ed ecco che già quattro anni fa una band conterranea dei Maestri di Saffle aveva dato segni inequivocabili di grandezza. Stiamo parlando dei When Nothing Remains, che, con il debut As All Torn Asunder, mettevano in campo classe, qualità e un potenziale sterminato su cui costruire una carriera destinata a vette non comuni. Anima e cuore pulsante del progetto, il duo Jan Sallander/Peter Laustsen rinasceva così dopo la prova non proprio entusiasmante sotto il moniker Nox Aurea e un lavoro anonimo come Via Gnosis, valendosi della collaborazione di un mostro sacro come Johan Ericson al microfono per le parti in clean. Il ricorso ad ospiti prelevati direttamente dalla corte reale Draconian si confermava poi nel successore Thy Dark Serenity, dove ad Ericson si aggiungeva Jerry Torstensson alle pelli, per un risultato ancora ragguardevole anche se forse non così straordinario come una larga fetta della critica si è subito affrettata a definirlo. Serviva così una prova ulteriore per fugare o alimentare ulteriormente i dubbi emersi tre anni fa e allo scopo provvede questo In Memoriam che, purtroppo, conferma tutti i sinistri scricchiolii percepiti tra le pieghe del predecessore.
Il primo campanello d’allarme suona già buttando un occhio appena attento alla cover; il marchio di fabbrica sembra lo stesso rispetto al passato (immagini teatralmente “cariche” e più che discretamente stereotipate rispetto ai canoni che la vulgata comune associa all’immaginario gothic, ma sempre e comunque dalla raffinata resa visiva), stavolta però i Nostri sembrano varcare la soglia del kitsch d’autore per atterrare in una dimensione quasi grossolana in cui i tratti stessi del disegno sembrano poco curati e ancor meno evocativi. Certo, un artwork non farà mai la differenza in sede di valutazione ma purtroppo stavolta forma e contenuto coincidono quasi “aristotelicamente” e l’ascolto delle nove tracce di In Memoriam lascia all’udito la stessa sensazione che la cover comunica alla vista.

Intendiamoci, non che i When Nothing Remains abbiano modificato granché, del proprio approccio alla materia gothic/doom, è solo che nell’ora di viaggio non si riesce mai davvero ad abbandonarsi al flusso narrativo. E questa è una pessima notizia, anzi, la peggiore possibile per una band che, a differenza del modello Draconian, tutto giocato sull’alternarsi di improvvisi inabissamenti e altrettanto repentine ascese, ha sempre puntato su una sorta di “avvolgente circolarità” per creare atmosfere pastello in cui i colori sbiadiscono impercettibilmente verso un grigio malinconico più che disperante. Quello che, nel complesso, non riesce ad attivarsi è la marea che, in delicato equilibrio fra trasporto e soffocamento, aveva reso immortali sul debut episodi come The Sorrow Within o Mourning of the Sun, lasciando invece ora, per così dire, i brani alle prese col solo proprio scheletro che, alla prova dei fatti, si rivela troppo fragile per reggere impalcature sulle lunghe distanze. Ad aggiungere sale sulla ferita c’è anche la palese ritirata dei soffi death che avevamo apprezzato nelle precedenti uscite (dimentichiamoci qui non solo i velati ammiccamenti funeral ma anche gli echi Swallow the Sun), sottraendo così un ulteriore riflesso a una tavolozza già impoverita.
In tema di conferme, invece, c’è anche stavolta il ruolo assolutamente decisivo riservato alle tastiere, sia nella declinazione del synth, che in quella di un pianoforte schierato sovente a rintocco, peccato che qui si accentuino ulteriormente i difetti che già si erano in parte evidenziati in As All Torn Asunder, a cominciare da un ammorbidimento dell’impatto che alla lunga può generare un retrogusto dolciastro vagamente stucchevole, per finire con un senso di “trascinamento” che coincide con la durata delle singole tracce, oggettivamente eccessiva laddove i pezzi non evolvono mai ma si limitano a ruotare intorno a un tema centrale ossessivamente ripetuto. Altro tratto di continuità col passato è il versante vocale, che vive del contrasto tra il growl ora sabbioso ora cupo di Sallander e le parti in clean affidate per l’occasione a Laustsen; entrambi dimostrano di maneggiare la materia con grande padronanza (la rinuncia alla collaborazione con Ericson non può senz’altro essere annoverata tra i punti di debolezza del lavoro), con una sapiente scelta dei tempi per l’alternanza dei registri canori che avrebbe meritato una base più solida su cui dipanarsi.

Uniformità, omogeneità, ripetitività delle soluzioni, l’ascolto delle prime quattro tracce mette a nudo tutti i limiti di questo In Memoriam, con il mestiere in trionfo permanente sull’anima e un ricorso ai cliché che adombra un preoccupante inaridimento delle fonti creative dell’ispirazione (dovendo salvare qualcosa, la titletrack è l’unica traccia a sfiorare la sufficienza, nel quartetto). Prova a rialzare le sorti del platter la fiabesca The Soil in My Hand, interessante esperimento folk/acustico impreziosito dalla prova di Ines Vera-Ortiz, singer argentina che si rivela più che all’altezza del compito, regalando un esito non troppo lontano dai riverberi malinconici di una A Lonely Passage, in casa Saturnus. Ed è a questo punto che decolla il brano capace di riportare i When Nothing Remains alla casella di partenza della loro carriera, A Lake of Frozen Tears, magnifico esempio di come gli elementi gothic/doom si possano combinare in un’apparente semplicità di fondo che dispensa però coinvolgimento a piene mani, in uno spettro che va da un involucro quasi epico a un nocciolo di struggimento onirico. La prova di Sallander, qui draconianamente vicinissima ad Anders Jacobsson, non fa che aumentare il rammarico per quello che i Nostri sanno evidentemente ancora essere quando decidono di abbandonare il piccolo cabotaggio per affrontare rotte di ben altra prospettiva. Peccato solo che l’incantesimo si spezzi presto, perché, se non già con la successiva Eternal Slumber (salvata da una buona attitudine alla coralità e da un riuscito inserto melodico), la mediocrità torna a bussare prepotentemente sulla scena con While She Sleeps, ennesima dimostrazione di un motore che sembra girare a vuoto trascinando lo stesso canovaccio per interminabili minuti con la vana promessa di un decollo. Il sipario cala con la filiforme The Spirits in the Woods, breve commiato dai tratti delicatamente cinematografici a lenire le fatiche di un viaggio che a questo punto ha davvero lasciato troppa polvere nei polmoni.

Preoccupante battuta a vuoto in un percorso finora cristallino, insufficientemente illuminato da non più di un paio di luci che non riescono a squarciare un velo di mediocrità, troppo sbilanciato su un freddo manierismo che anestetizza passioni e sentimenti, In Memoriam è un album che finisce per trascinarsi stancamente, lasciando purtroppo una pesante sensazione di occasione sprecata. Per mantenere i segni della predestinazione, non bastano solenni investiture o un’innegabile classe a sostenere la scrittura, è indispensabile che i When Nothing Remains ritrovino il contatto con le emozioni… Presto…



VOTO RECENSORE
57
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Red Rainbow
Venerdì 26 Agosto 2016, 14.20.46
8
Ahahah, ebbene sì, sono io... e mi ricordo anch'io di te, inscalfibile paladino delle prove demurtasiane che hanno violato il sacro lavoro di Dea Vibeke Comunque sono qui da più di due anni, anche se ovviamente mi sono astenuto dalle rece sui Draconian, sarebbero stati grappoli di 100 acritici, a prescindere...
andrea fvg
Venerdì 26 Agosto 2016, 14.07.04
7
red rainbow: ma non mi ero mica accorto che fossi tu il recensore! ahahha son rincoglionito, c'era qualcosa che non mi tornava infatti tra la recensione e i commenti! se non sbaglio ci conosciamo dai tempi del forum dei draconian... mi fa molto piacere che un ascoltatore col tuo gusto e la tua esperienza scriva ora sulla mia webzine preferita!
Red Rainbow
Venerdì 26 Agosto 2016, 13.07.03
6
@ andrea fvg : per i Nox Aurea parlavo solo di Via Gnosis, come album anonimo (l'unico in cui hanno militato contemporaneamente Sallander & Laustsen), perchè sono anch'io devoto ad Ascending.... Anzi, ne approfitto per correre subito ad riascoltare una The Loss And Endeavour Of Divinity, proprio quella miniera di brividi allo stato puro che qui non si trovano...
andrea fvg
Venerdì 26 Agosto 2016, 12.36.20
5
d'accordissimo col recensore, non è piaciuto nemmeno un po' neanche a me. Vorrei poi capire perché si debba cercare una sorta di verità complottistica di sottofondo tirando in ballo questioni che non c'entrano assolutamente... però oh, ognuno ha bisogno di occupare tempo e spazio con qualcosa. Invece continuo a insistere su un fatto, dopo aver amato i draconian a lungo e aver sperato davvero tanto in loro, li trovo piuttosto sopravvalutati e uno di quei gruppi di cui non capisco le continue lodi, mentre mi spiace tantissimo per i nox aurea perché soprattutto il secondo disco a me era piaciuto da morire. dico questo perché citati entrambi dal recensore e in tutta onestà non credo che se ci fossero stati degli ospiti o se le similitudini fossero più marcate, qualcosa qui sarebbe cambiato.
d.r.i.
Venerdì 26 Agosto 2016, 9.35.31
4
@Red: lo riascolto e poi ti farò sapere ovviamente con le argomentazioni del caso!
Red Rainbow
Venerdì 26 Agosto 2016, 9.32.04
3
@ Nergal : come puoi facilmente verificare dall'archivio delle mie rece, finora nei voti ho varcato la "decina 9" in sole due occasioni, per Saturnus e Neurosis d'annata. Per il "mistero" della presunta sopravvalutazione dell'underground made in Italy siamo alle solite, non ci sarà mai nessun discorso che riuscirà a far cambiare idea a chi è convinto che ci sia disonestà intellettuale a favore di questa o quella band tricolore, per tutti gli altri, beh... c'è il merito di quello che viene scritto e se ti riferisci a (EchO), Plateau Sigma e Svlfvr ti aspetto su quelle pagine . Sull'"andare dietro alle recensioni" ci mancherebbe, sottoscrivo in pieno, anche perchè, almeno personalmente, non scrivo per imporre un punto di vista ma solo per avviare un confronto... @ d.r.i. : giuro che ho provato a "prendere" questo In Memoriam in tutti i modi, per entrare in sintonia (compreso dimenticarmi del loro passato e far finta che non siano la stessa band capace di un As All Torn Asunder), ma mi è sembrato davvero "spoglio", un compitino buttato lì molto al di sotto delle potenzialità di quella grande band che comunque rimangono...
Nergal
Venerdì 26 Agosto 2016, 8.20.40
2
@d.r.i. e poi troviamo 90 e 100 a sischi che fanno davvero cagare....soprattutto underground made in italy se ci fai caso tutti cn voti alti.Misteri !!! Fortunatamente nn vado dietro le recensioni ma vado dietro il mio orecchio e ho tutti cd selezionati.
d.r.i.
Venerdì 26 Agosto 2016, 7.49.34
1
Mmmmmm, mi spiazza la recensione. Il disco a me piace ma a questo punto nutrendo grande stima per Red proverò a riascoltarlo meglio e a dare un giudizio. Ma 57 mi pare comunque ingrato
INFORMAZIONI
2016
Solitude Productions
Gothic / Doom
Tracklist
1. Reunited in the Grave
2. Drowning in Sorrows
3. In Memoriam
4. Ghost Story
5. The Soil in My Hand
6. A Lake of Frozen Tears
7. Eternal Slumber
8. While She Sleeps
9. The Spirits in the Woods
Line Up
Jan Sallander (Voce, Basso)
Peter Laustsen (Voce, Chitarra)
Tobias Leffler (Chitarra)
Dimitri “Dimman” Jungi (Batteria)
 
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