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M.I.L.F. - More than You
31/08/2016
( 1289 letture )
Attitudine. Poi certo, ci vuole anche il talento. Ma quella parola è una sorta di sine qua non. Ce l’hai o non ce l’hai e se non ce l’hai, nessuno te la potrà insegnare. Ascoltando More than You si ha la netta sensazione che i M.I.L.F. ce l’abbiano eccome e questo è già un gran bel punto di partenza. Poi viene tutto il resto. E’ così che dopo aver sollevato la giusta attenzione con il mini autoprodotto Let’s Roll datato 2012, il gruppo ci ha fatto attendere un bel po’ per tornare a dare notizie di sé, ma alla fine lo ha fatto in maniera davvero convincente. Gli anni trascorsi probabilmente si devono al cambio di formazione, che ha portato il secondo chitarrista Luke a lasciare la band. Si dice che il mondo sia pieno di chitarristi ed è proprio così, ma non per questo è così facile trovare quello giusto. Problema che, come a volte succede quando si è testardi e convinti, diventa un’occasione ed è così che Ciccio lascia il basso e torna al suo primo strumento, la chitarra, mentre viene arruolato un nuovo membro che lo sostituisca al quattro corde. Il tempo di mettere insieme qualche altro pezzo ed ecco More Than You, primo disco ufficiale di un gruppo che dimostra fin da subito di avere idee chiare e potenziale da esprimere.

Il genere proposto, come già mostrato nel mini di debutto, è un hard rock vitaminizzato di glam metal, street, punk e di chiara ispirazione statunitense. Già il monicker della band, con quell’acronimo malizioso che cela in realtà l’altrettanto maliziosa espressione “Make It Long n’ Fast”, dice molto della proposta che il gruppo intende portare avanti. Una scelta non facile, come sappiamo, dato che gli anni d’oro del genere sono passati da un pezzo e anche gli interpreti migliori di quell’epoca spesso riescono a malapena a barcamenarsi per mettere insieme quel che resta delle loro carriere (con qualche eccezione illustre, come il mai troppo ricordato Michael Monroe). Il rischio di tirare fuori l’ennesimo album echeggiante la gloria altrui, una costante ormai continua nel panorama odierno, è davvero forte e ben più che presente. E’ qui che torna in gioco quella parola magica con la quale tante porte improvvisamente si spalancano. Attitudine. Ebbene, i M.I.L.F. di attitudine ne hanno tanta e quella fa la differenza. Dopo quattro anni, mettere insieme un disco e uscire era forse la cosa più importante e poco conta che degli undici brani proposti, cinque provenissero proprio dal mini di esordio, mentre un altro è in pratica l’intro dell’album. Poco importa perché nel frattempo la band è cresciuta parecchio e ha trovato una dimensione nuova, decisamente più aggressiva e i brani composti per l’occasione lo dimostrano appieno, dando l’idea che al di là delle buone intenzioni iniziali, la quadratura del cerchio dell’identità sia stata fortunatamente raggiunta. Hard rock quindi, con evidenti richiami alla tradizione ottantiana, lustrini e paillettes, ma anche sudore, rabbia, voglia di rivalsa, tanto tiro e, perché no, romanticismo e una sana attitudine street. Il pacchetto completo, sparato con convinzione tra i padiglioni auricolari dell’ascoltatore. Così, dopo l’intro, a dare il via alle danze è proprio uno dei nuovi brani e la sensazione è quella di avere di fronte -finalmente- un gruppo di livello internazionale. Intendiamoci, non si inventa nulla e non aspettatevi qualcosa che vi cambierà la vita. Ma tanta potenza, convinzione, melodie che si inchiodano in testa, cori sparati, assoli esagerati, voce alta e potente, ci sono a profusione e la seguente titletrack non fa che rilanciare il concetto con ancor maggiore dinamicità. Don’t Care rallenta appena con un riff pachidermico nella strofa, per poi riprendere la corsa nel refrain e tutto fila via che è una bellezza, grazie anche ad una non sopita vena punk, che mantiene alta la tensione ritmica e privilegia cori immediati ed efficaci, a fianco di riff comunque perfettamente hard’n’heavy e agli immancabili ottimi assoli. Let’s Go apre invece la sequenza di brani ripresi dal primo lavoro del gruppo, con la sua commistione di rock ad alto voltaggio e punk sfacciato e il fantasma dei Van Halen dietro l’angolo. A spezzare il crescendo arriva la dolce ballata Thief of Love, che inizia con piano e tastiera e va in crescendo con la bella voce di Lombardo in evidenza e una costruzione piuttosto articolata, che ne fa il brano più ricercato dell’album. Beach Blues, come dice il titolo, prende spunto da un riff acustico blues e col suo andamento saltellante e scanzonato conferma l’amore del gruppo fiorentino per i Van Halen dell’era David Lee Roth. Dancing Savage sfoggia un refrain polifonico da urlare al cielo e semplicemente non accenna ad abbassare il tiro, che resta elevato fino alla fine dell’album, col trittico finale, che anzi se possibile aumenta ancora un poco l’impatto frontale rilasciato.

Attitudine. Voglia di esserci. Talento. More than You è un album di debutto di valore, che dimostra come si possa fare hard rock di livello internazionale partendo dall’Italia, senza avere niente da perdere e fin troppo da guadagnare. Canzoni ben realizzate, suonate ottimamente, efficaci nel loro essere ruffiane quanto basta, senza dimenticare ritmo e groove. La prova strumentale è maledettamente efficace e la voce di Matt Lombardo praticamente perfetta per il genere, coadiuvata da una produzione ottimamente bilanciata e dai suoni potenti che esaltano gli strumenti senza dimenticare l’importanza fondamentale dei cori. Gli arrangiamenti non sono particolarmente ricercati, ma con un disco così diretto ed affamato non avrebbe avuto senso appesantire con qualcosa che non fosse riproducibile sul palco. Questa è musica fatta per essere suonata live a volumi esagerati ed altrettanto vale per l’ascolto in auto (a rischio superamento costante dei limiti di velocità) o a casa, se riuscite a stare fermi. Il lavoro è qualitativamente omogeneo, senza flessioni fino all’ultima nota suonata, anche se forse e paradossalmente un brano come Thief of Love finisce quasi per risultare fuori contesto, con la sua costruzione particolare e gli arrangiamenti di piano e tastiera in primo piano, a fianco di brani tanto tirati e compatti come quelli che compongono More than You, disco affamato e concreto come pochi sentiti ultimamente nel genere, specialmente in Italia. Fortemente consigliato agli appassionati, nient’altro da aggiungere.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
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Voivod
Giovedì 1 Settembre 2016, 16.36.58
1
Cover dell'anno! (Adoro il Carlino...)
INFORMAZIONI
2016
Buil2kill Records
Street Metal
Tracklist
1. Prelude
2. Let Me Believe
3. More than You
4. Don't Care
5. Let’s Go
6. Thief of Love
7. Beach Blues
8. Dancing Savage
9. Hang On
10. Midnight
11. Can't Stop
Line Up
Matt Lombardo (Voce, Tastiera)
Zip Faster (Chitarra)
Ciccio (Chitarra, Cori)
Dani (Basso)
Toby Alley (Batteria, Cori)
 
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