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Brutality - Screams of Anguish
03/09/2016
( 950 letture )
Forti della recente riformazione e dell’uscita del loro nuovo full length, nonché della ristampa nel 2014 del loro album di debutto Screams of Anguish del 1993, gli statunitensi Brutality sembrano ad oggi aver rinstaurato la loro posizione nella scena death metal d’oltreoceano, e mi sembra che valga la pena introdurre a chi non lo conoscesse questo loro capolavoro, che nonostante la limitata fama del monicker gode di pienissimo rispetto da parte degli estimatori del genere. Come per tanti altri colleghi connazionali, il gruppo nacque nella seconda metà degli anni '80 in una prima incarnazione thrash metal, per poi prendere il nome di Brutality nel 1987 e pubblicare una nutrita sequela di demo, assestandosi su uno stile vicino a quello di connazionali come Malevolent Creation, Monstrosity, Morbid Angel e Morpheus Descends.

Come potrete immaginare, l’approccio batteristico non manca di velocità, con rapidi alternarsi ritmici tra blast, up-tempos e cadenze à la Deicide o Cannibal Corpse degli esordi, ma cura soprattutto l'accostamento di ritmi diversi e i cambi di tempo, di fatto molto frequenti. Quello che immediatamente travolge l’ascoltatore è la ricchezza del riffing, sia in termini esecutivi e di arrangiamento, laddove ogni dettaglio sembra meticolosamente curato, sia in termini puramente compositivi, dal momento che le melodie sono stentoree, l’aggressività è mediata da un’espressività ed una personalità di primo livello, e gli sprazzi solistici sono ispirati, azzeccati e mai noiosi. Anche l’approccio vocale non è da meno, sia che si tratti di descrivere linee vocali memorabili, sia che si parli puramente della timbrica, magari non tra le più rare o degne di nota, ma comunque forte di un gutturale piuttosto profondo ma decisamente ben scandito.

L’opener These Walls Shall Be Your Grave ha un effetto veramente portentoso: un blast piuttosto serrato le dà incipit, ma poi un’apertura più lenta e melodica sviluppa un nuovo plotter ritmico che si innesca eccellentemente su la sezione in velocità, dimostrando subito quanto bilanciato sia il coordinamento tra le chitarre e la voce - ascoltare per credere. Una peculiarità che difficilmente vi sfuggirà di quest’album è la decisione di intervallare le tracce con due importanti esecuzioni strumentali, di qualche minuto, che includono orchestrazioni di sorta che accompagnano arpeggi di chitarra o basso, allo scopo di creare dei momenti di stacco dalla brutalità (scusate il gioco di parole), che tanto verrà poi ripresa. Tali frammezzi hanno quasi un sapore neoclassico, e sono veramente ben composti, anche se di fatto a primo ascolto sembrano cozzare con il resto dell’album, puramente death metal – si riescono ad apprezzare con qualche ascolto in più, anche se non manco di ritenerli comunque troppo lunghi, se rapportati alla longevità dell’album, o al fatto che hanno all’incirca la durata media di una canzone effettiva (o poco meno). Ogni traccia meriterebbe qualche parola di elogio, dato che sinceramente il livello compositivo rimane costantemente molto alto, diciamo pure ottimo, per tutta la durata dell’ascolto. Non nascondo che in effetti la peculiarità del gruppo, o diciamo meglio il suo gusto compositivo, emerga sui tratteggi più melodici (che non hanno nulla di dozzinale, chiariamo), e che quindi la band si mostri più forte nelle aperture musicali meno serrate, oppure che sappia sfoderare un bel tiro, ricco di groove, nelle parti più intense, mentre risulta meno brillante di altri più illustri colleghi connazionali sulle parti grind, vale a dire nelle sezioni più incentrate nel blast. Non per niente, infatti, se facciamo un bilancio alla fine del disco, le parti mid-tempo, se non addirittura quelle più lente e solenni, sono più numerose di quelle più tirate, che vengono invece utilizzate come frammezzo tra le sezioni cadenzate, giocando abilmente sulla contrapposizione di tempi adrenalinici ad altri più cupi. Sia che si tratti di tirate in tremolo picking, sia di successioni di accordi con lead e armonici ad hoc, sia che il guitar work si faccia più intricato, la band si muove sempre conscia delle proprie potenzialità musicali, e con una notevole possesso delle proprie capacità, il che risulta essere la chiave vincente di questo album purtroppo sottovalutato negli anni - per lo meno rispetto ad altri lavori; come al solito, se ne potrebbero citare a dozzine di ben più noti ma molto più mediocri…

Particolare, infine, è la copertina, piuttosto sinistra e quasi onirica, che sembrerebbe ritrarre un torturato, visibile solo come dettaglio, circondato da una fantasmagoria sinistra e deforme. Questo album è da consigliarsi a prescindere per il suo valore storico, e se la data di uscita (giustamente) non dovesse bastarvi, anche per la qualità veramente eccezionale del songwriting – nello specifico, per l’associazione del death metal americano più scevro di compromessi con un gusto melodico di primo livello.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
89 su 4 voti [ VOTA]
gianmetal
Venerdì 6 Gennaio 2017, 11.50.53
9
è un discone!
gianmarco
Martedì 6 Settembre 2016, 13.23.23
8
grandi ,mitici .
legalizedrugsandmurder
Domenica 4 Settembre 2016, 13.57.49
7
da sempre un po' sottovalutati, ma chi ama il death non puo' ignorarli. I migliori saranno i successivi, questo comunque un buon debutto, anche se 87 mi sembra un po troppo
Doomale
Sabato 3 Settembre 2016, 23.39.08
6
Effettivamente la prova vocale di Scott Reigel e' davvero notevole...La recensione ho finito di leggerla ora. Precisa e impeccabile. Dipinge benissimo quello che e' l'album.
Pacino
Sabato 3 Settembre 2016, 23.10.33
5
a me manca solo questo, posseggo gli altri 2 e sono tutti ottimi album di Death floridiano come dio (o satana?) comanda. Gran growl quello del singer, voto 80
Galilee
Sabato 3 Settembre 2016, 20.25.43
4
Grandi i primi Brutality. Purtroppo i loro dischi mancano ancora dalla mia collezione. Col voto 80/85, non di più però.
Doomale
Sabato 3 Settembre 2016, 13.21.32
3
@Lambru, il nuovo disco tutto sommato non e' male...con una produzione vecchio stile che non guasta. Tra l'altro c'è una cover di Shores in flames dei Bathory portentosa. Concordo che questo e' un classicone, devo dire che conoscono in pochi. Ma oggi si può rimediare.
LAMBRUSCORE
Sabato 3 Settembre 2016, 13.09.03
2
Hanno fatto anche un disco proprio quest'anno, strano sia stato ignorato da Metallized. Questo qua per me è un grande album, un classico davvero del genere, consiglio comunque anche When the sky.. e In Mourning.
Doomale
Sabato 3 Settembre 2016, 9.52.00
1
Questo e' veramente un disco di Death metal con la D maiuscola. Indubbiamente uno dei miei preferiti del Death made in Florida...altro che devastante questo e' un macigno..la sola These walls shall be your grave vale album interi. Anche il successivo "when the sky turns Black" era ottimo. Peccato dopo si persero tra cazzi vari. Ma i capolavori rimangono. Pure per me 87. Grazie Nicko per aver ridato luce a uno degli album che ricordo con piu piacere.
INFORMAZIONI
1993
Ceremonial Records
Death
Tracklist
1. These Walls Shall Be Your Grave
2. Ceremonial Unearthing
3. Sympathy (Instrumental)
4. Septicemic Plague
5. Crushed
6. Spirit World (Instrumental)
7. Exposed to the Elements
8. Cries of the Forsaken
9. Cryptorium
10. Spawned Illusion
Line Up
Scott Reigel (Voce)
Don Gates (Chitarra)
Jay Fernandez (Chitarra)
Jeff Acres (Basso, Voce)
Jim Cocker (Batteria)
 
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