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Steppenwolf - Monster
28/09/2016
( 541 letture )
Monster rappresenta il quarto capitolo discografico inciso in studio dagli Steppenwolf. Il combo rock canadese/statunitense dà alle stampe questo lavoro nel novembre del 1969, inserendo una miscela musicale di oltre mezz’ora, per la precisione 32:53. Le sette tracce, registrate presso due studi in California (American Recording e Studio City), vengono prodotte da Gabriel Mekler, e da questo coacervo vengono estratti due singoli come Move Over e la titletrack Monster. In verità l’LP vede per la prima volta il battesimo di un nuovo chitarrista in formazione, con Larry Byrom a sostituire il noto Michael Monarch, ma sono soprattutto le liriche e le tematiche trattate nei testi a dare una precisa e vigorosa connotazione al disco.

Tutte le canzoni ivi contenute sono infatti estremamente politicizzate, vere e proprie denunce inerenti la società americana di quei tempi, con riferimenti imperniati sulla guerra in Vietnam, ovviamente. In particolare il pezzo d’apertura, una vera e propria suite divisa in tre tronconi, e della durata di oltre nove minuti, rappresenta un attacco diretto al "mostro" Richard Nixon, Presidente degli Usa “molto amato”, un vero e proprio manifesto tremendamente rappresentativo del clima di contestazione e del movimento hippie negli Stati Uniti, a cavallo fra gli anni sessanta e settanta. I solchi vinilici, oltre ai testi caustici, impregnati di polemica antimilitarista, sfoggiano un potente rock blues psichedelico che spicca ancor oggi, a quarantasette anni dalla sua uscita. L’opener, distinta in tre parti, Monster/Suicide/America, incarna un rock nervoso, ritmato, con parti più lente e riprese più brusche simili a degli spari, cosa certamente voluta, per poi impennare verso un blues nerboruto con chitarre a sottolineare ogni singola sterzata del sentiero musicale, con tanto di acustiche e un lungo solo della sei corde, cori femminili a corroborare la bontà del pezzo e a far volare alte le vocalità di protesta e opposizione al sistema. Draft Resister gode di un bel pattern di batteria e tastiere che coronano un blues esplosivo nel solo della guitar, Power Play è liquida nelle armonie: il cantato volitivo e raschiante con scie blues che scodinzolano lungo tutto il timing viene guarnito da un hammond a cascata, ma va detto che tutte le tracce possiedono spunti di alta qualità, compresi i fulmini psichedelici disseminati lungo il tragitto del platter. Un po’ come accade in Move Over dove le tastiere prendono il sopravvento mentre la chitarra picchietta e mostra punzecchiature che lasciano il bozzo, o come in Fag, traccia interamente strumentale dilatata ad hoc. Si chiude con il rock blues cadenzato di What Would You Do (If I Did That to You) che conta su un gran bel ritornello mentre gli strumenti si danno battaglia, sigillo finale From Here to There Eventually, infiltrata da flavour di rock sudista. Monster, a nostro parere, si classifica come uno dei migliori full length della loro produzione, risultando ancora oggi assai fresco e non patendo il trascorrere del tempo, misurato in decadi, sia a livello di sound che di resa sonora, mentre la critica del tempo non la pensava proprio così. Le recensioni generalmente non risultarono positive, con picchi di giudizi negativi anche piuttosto aspri, e opinioni urticanti che accennavano alla distonia tra testi e musica.

Gli Steppenwolf quindi, con questo album, per la prima volta non riuscirono a varcare la soglia della top ten americana dei singoli, nonostante i due validissimi 45 giri lanciati in pasto ai fans. Vero che, nel immaginario collettivo, quando si parla del gruppo il connubio fa rima con Born To Be Wild, ma questo Monster merita di essere riesumato e riascoltato per benino: non sarà un capolavoro nel senso stretto del termine, ma rimane un gran bel esempio di politic-rock dal quale non si può prescindere. Pollice alto per i lupi della steppa e per il loro mostro.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
1969
ABC Dunhill
Rock
Tracklist
1. Monster
2. Draft Resister
3. Power Play
4. Move Over
5. Fag
6. What Would You Do (If I Did That to You)
7. From Here to There Eventually
Line Up
John Kay (Voce)
Larry Byrom (Chitarra)
Goldy McJohn (Tastiera)
Nick St. Nicholas (Basso)
Jerry Edmonton (Batteria)
 
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