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The Agonist - Five
04/10/2016
( 1670 letture )
Nuovo lavoro per i The Agonist, combo canadese di nascita melodic deathcore sperimentale, fu ai suoi inizi il genere di band che ci faceva sperare nella parità dei sessi. Infatti donne che cantano e si atteggiano come se fossero uomini, pur mantenendo la loro femminilità e diventando capostipiti di formazioni rodate e musicalmente efficaci, sono tutto sommato un raggio di sole in questa società dove spesso la donna è ancora sottomessa. Di sicuro la precedente singer Alyssa White-Gluz > (ora militante negli Arch Enemy) e dopo di lei Vicky Psarakis non si sono fatte sottomettere da nessuno, casomai a tratti hanno schiacciato il malcapitato ascoltatore con la loro inaudita aggressività, adagiata con ossimorica grazia sulle melodiche e ben concepite parti strumentali. L’attuale frontwoman dal 2014 ha preso al balzo la palla lanciata dalla precedente cantante, ed è riuscita inizialmente a mantenere un dignitoso confronto. Anche lei alterna uno screaming-growl caustico a linee vocali pulite acute molto power/heavy metal, pur non raggiungendo al 100% il livello qualitativo e l’impatto scenico della predecessora (soprattutto in questo lavoro rispetto al precedente Eye of Providence). Tuttavia parlando di confronti, è anche vero che realtà vocali femminili estreme del genere, seppur straordinarie, difficilmente reggono il paragone con le migliaia di realtà vocali maschili nello stesso ambito. E se Alyssa White-Gluz per dono divino o dedizione ci riusciva/riesce, Vicky Psarakis pur cercando di imitarla ci è riuscita solo all’inizio. Ora purtroppo non raggiunge il risultato appieno, anche perché in questo album il cantato estremo si riduce a pochi tratti, mentre i clean vocals vengono prediletti, ma anche semplificati e troppo votati al pop, in momenti che sfiorano l’irritante (è quasi come rivedere in una chiave diversa ciò che accadde ai Nightwish dopo l’abbandono di Tarja Turunen e il subentrare di Annette Olzen, con relativa e inevitabile polemica).

In Five in ogni caso non si parla tanto di talento nel cantare quanto di scelta stilistica vocale, data forse anche da un cambio compositivo della band in toto. I in generale i The Agonist sembrano aver perso la maggior parte della loro freschezza nella composizione, così come buona fetta della loro violenza, quella che davvero abbracciava il death melodico di prima scuola e gli aspetti più moderni con le svolte deathcore. Ora questa aggressività sembra mal contestualizzata, in quanto risulta essere uno sprazzo in mezzo a una base sostanzialmente power/pop metal. A tal proposito esempi lampanti sono i pezzi The Ocean, The Raven Eyes, che ci provano ma non accarezzano nemmeno l’autentica bellezza di una ballata power o heavy metal, nonché la pressoché opinabile bonus track/cover del tormentone Take me to Church di Hozier. Si perde quello scioccante impatto sonoro dei precedenti lavori e quell’intrattenimento dato dai continui cambi vocali, che uniti alla sperimentazione strumentale creavano un dinamico e travolgente gioco musicale. Anche da un punto di vista chitarristico ritroviamo raramente gli stessi evidenti tecnicismi e le idee del passato. La produzione sembra meno curata e volta a suoni più old school, così come non ci sono pezzi che colpiscono particolarmente per songwriting o intensità. L’album scivola via senza infamia e senza lode, eccezione fatta per sparuti momenti come la delicata strumentale The Wake e l’incalzante Chains, opening track ufficiale dopo l’intro, e il secondo pezzo The Anchor and the Sail, che fanno ben sperare l’ascoltatore, ma che poi lo lasciano perlopiù disilluso con il proseguire dell’album.

In summa, vista la precedente carriera della band di Montreal, ci si aspettava senza dubbio qualcosa di meglio, e soprattutto un perpetuarsi dello stile stesso della band. Al peggio non c’è limite e con questo lavoro siamo ancora ben entro i confini della decenza musicale, e ad esso non neghiamo un ascolto che scivola abbastanza facilmente: ma di sicuro non ci lascia granchè, e vi troviamo un chiaro abbassamento qualitativo. Il generale alleggerimento e l’impoverimento di contenuti stilistici e compositivi ci priva del vero e proprio impatto sonoro dei The Agonist, in un album che sembra segnare la fine dei loro anni d’oro.




VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
70 su 11 voti [ VOTA]
ROAR
Domenica 9 Ottobre 2016, 15.03.21
10
Comunque Chains non è l'opening track ufficiale dopo l’intro, ma il secondo pezzo. Hi metalhead!
Sentenza
Giovedì 6 Ottobre 2016, 0.36.17
9
Quanto hai ragione.... cover tra le più inutili mai realizzate
Prometheus
Mercoledì 5 Ottobre 2016, 23.43.02
8
Ah, ho ascoltato la cover di Hozier: brutta e inutile. Bah!
Prometheus
Mercoledì 5 Ottobre 2016, 23.42.28
7
Il problema non è tanto che sia un album più melodico, bensì che le melodie non funzionino. I ritmi mosci e le chitarre stanche si limitano ad amplificare l'effetto di noia.
sartves
Mercoledì 5 Ottobre 2016, 19.41.48
6
Eye of Providece era un ottimo album, il mio preferito poiché era una mix perfetto di violenza e melodia. A livello vocale la Psarakis ha una clean vocal magnifica ma troppo utilizzata in quest'album. Five è troppo melodico. Mi manca l'aggressività dei primi 3 album. Voto: 68
JC
Mercoledì 5 Ottobre 2016, 6.56.30
5
Visti e piaciuti nel 2010 con Alyssa alla voce, comprato e piaciuto Lullabies. Ho ascoltato questo per curiosità su Spotify e per me é no. Nulla da dire sul cambio di voce (preferivo Alyssa ma comunque ci siamo) ma a livello di composizione mi sembra si sia perso qualcosa. Magari é solo un passo falso, ma é un peccato perché i The Agonist che vidi io dal vivo 6 anni fa avevano una freschezza e una qualità rara.
Sentenza
Mercoledì 5 Ottobre 2016, 0.17.23
4
Aggiungo anche che per me è un album piacevole anche per le sue derive poco metalliche (penso a the raven eyes e alla cover che a me però non piace molto) ma capisco altrettanto bene l'insoddisfazione di un fan o semplicemente un ascoltatore del genere in cui sarebbero iscritti
Prometheus
Mercoledì 5 Ottobre 2016, 0.09.33
3
Lullabies for the Dormant Mind e Prisoners sono album ottimi, soprattutto il secondo. Eye of Providence, tutto sommato, non mi è affatto dispiaciuto. Ma il nuovo album... emh... no, disapprovo! Per me è peggiore del debutto.
MrFreddy
Martedì 4 Ottobre 2016, 23.33.53
2
Alyssa o meno, non mi capacito di cosa sia accaduto a questa band a livello di composizioni. Il precedente era solo sufficiente a mio avviso, ma poteva starci per il rodaggio con la nuova cantante. Five lo trovo davvero una porcheria, banalissimo e senza un minimo di mordente, e non c'entra Vicky, sono le canzoni il problema. Sono tornati sui (a mio avviso) bassi livelli del debut, il che dopo Prisoners che ritengo un album davvero ottimo è inspiegabile per me.
Sentenza
Martedì 4 Ottobre 2016, 22.20.48
1
ho cominciato a ascoltare qualcosa con l'addio di alissa, che sinceramente ha scelto benissimo di andare agli arch enemy dove è richiesto principalmente il growl. il suo growl è notevolmente superiore a quello di vicky, ma lo stesso non si può dire delle clean vocals, che a mio avviso sono migliori nel caso di vicky. quelle di alissa mi sono piaciute poco. eyes of providence era un ottimo lavoro, certo non ovviamente qualcosa che potrebbe piacere al visitatore medio di questo sito, ma era un mix personale e di per sé abbastanza particolare, con lo scream prevalente di vicky a fare da protagonista. purtroppo in questo album, five, ho notato gli stessi difetti descritti: la composizione è un po' debole sebbene i singoli a me abbiano fatto una buona impressione (the moment in particolare, l'ho ascoltato diverse volte) e lo stesso si può dire di esecuzioni non memorabili... potevano fare di meglio e lascia un po' con l'amaro in bocca. contestualizzandolo nel genere di appartenenza, direi che è sufficiente, ma non di più
INFORMAZIONI
2016
Napalm Records
Melodic Death
Tracklist
1. The Moment

2. The Chain

3. The Anchor and the Sail

4. The Game

5. The Ocean

6. The Hunt

7. The Raven Eyes

8. The Wake

9. The Resurrection

10. The Villain

11. The Pursuit of Emptiness

12. The Man Who Fell to Earth

13. The Trial

14. Take Me to Church (Cover)
Line Up
Vicky Psarakis (Voce)
Danny Marino (Chitarra)
Pascal "Paco" Jobin (Chitarra)

Chris Kells (Basso)
Simon McKay (Batteria)
 
RECENSIONI
ARTICOLI
10/10/2013
Live Report
THE AGONIST + THREAT SIGNAL + MORS PRINCIPIUM EST + DAWN HEIST + FERIUM
Cycle Club, Calenzano (FI), 05/10/13
 
 
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