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Death SS - Humanomalies
08/10/2016
( 2105 letture )
Zucchero filato, colori, lo scoppiettio dei pop-corn caramellati, il fragore del pubblico che si affretta a entrare nel giallo tendone, il demonio che chiama a gran voce e lo strillare incontrollabile dei numerosi bambini accorsi per lo spettacolo. Ma il circo riserva sorprese, indipendentemente dalla sua natura e tipologia. Il circo è malessere e gioia, quotidiana improvvisazione, magia e giubilo. Il circo è... stranezza.
Molti accorrono per le scomode e selezionate esibizioni degli equilibristi, altri ancora per gli animali, quasi come si dovesse assistere a un cartone animato in tempo reale: al di la dello schermo, del suono e delle risate. Ci sono i curiosi, gli aficionados, le lanterne accese e le belle ragazze. Sono tutti sotto le luci e accanto all'amplificazione sonora che diffonde le solenni parole dell'imbonitore. Cappellone di centimetri e vestito pseudo-elegante, un po' retrò e un po' sgualcito. Indossa ciò che ''è'', invero l'essenza stessa dello spettacolo fuori-schema, oltre il Tempo e la consacrazione di un pubblico che, infine, non ha mai davvero compreso cosa significhi la parola spettacolo.

Nel 2002, a soli due anni dal capolavoro Panic, tornano in scena i Nostrani e avanguardistici Death SS, i quali all'epoca, così come era già successo in passato per svariati problemi di ''politically correct'', tornano a chiamarsi per un breve, brevissimo periodo In Death of Steve Sylvester. Giusto il tempo di stampare il nome in copertina, con uno Steve Sylvester in bella mostra nei panni del presentatore malsano e diabolico. Il package è fuori norma, con una dimensione differente, misure allungate e una slipcase vintage e decisamente unica nella sua coloratissima e zuccherosa briosità horrorifica. Trattasi dell'ennesimo step musicale della band italiana, che dopo i super-fasti di Do What Thou Wilt e del sopracitato Panico, rientra in scena in pompa magna, sempre sotto l'egida occulta della Lucifer Rising.

Fatto in casa. Nostrano. Prorompente. Avanti coi tempi. Luccicante. Clamoroso e incompreso. Tutti aggettivi che calzano benissimo a questo stupendo esempio di metal tricolore. Humanomalies porta la data del 2002 ma potrebbe benissimo essere del 2022: è semplicemente avanti nel futuro, proiettato in ''quel che verrà''. Non si guarda indietro e non teme i successi power metal del sempreverde e, soprattutto, magico Heavy Demons, così come non vuole ripetere gli esoterismi tribali di Do What Thou Wilt. E' magia post-industriale, heavy metal moderno immerso in una particolare salsa (o meglio intruglio) che non ha una collocazione temporale precisa. L'album è paradossale e maniacale, ricco di sorprese evidenti, chicche nascoste e rasoiate che ci scuotono e fanno male. Parole taglienti, personaggi ambigui, sesso a buon mercato e paure inconfessate.
Ora che il tendone del delirio è stracolmo di gente possiamo partire con lo spettacolo: The Sideshow, sinistro intro preparatorio, apre le danze alla terremotante quanto teatrale Grand Guignol, dove riff pesanti sposano atmosfere circensi. Steve Sylvester sputa acido e veleno, ci ammalia e ci sconforta, mentre i riff di Bandera accompagnano la prima vera affettatrice sonora della scaletta, intrattenendoci a forza mentre siamo costretti a guardare e vedere immagini dell'altro mondo. Destabilizzati, pensiamo subito che la creatura a doppia ''S'' abbia cambiato pelle ancora una volta, adagiandosi su un pianeta remoto costruito con ossa e polvere. Di fatto, trattasi di uno shift improvviso, se vogliamo, verso nuovi lidi e, soprattutto, nuove storie da raccontare.

Parliamoci chiaro: alla Nostra compagine non è mai piaciuto ripetersi. Succede da oltre trent'anni e, immaginiamo, sarà sempre così. È, se vogliamo, uno dei trademark principali della band. Mutare per non morire, evolversi senza strafare e tradire le aspettative. Ma ricordo nitidamente il periodo: ascoltatori e vecchi fans immersi nello sconforto e nei punti interrogativi di sorta. Non pensavano al futuro, non pensavano al percorso intrapreso dalla band, né immaginavano ciò che sarebbe venuto dopo. E nemmeno io, a essere onesti. Da fan, osservatore, ascoltatore e ammiratore, mi sono sempre chiesto il motivo di un obbrobrio come Pain in scaletta (primo singolo ufficiale), accanto a perle quali Hell on Earth (viscerale e muscolosa) e Miserere/Sinful Dove (sinuosa e ammaliante), ma questa è la pelle dei Death SS e non si può alterare. È una veste, un costume di scena: ci sono le carezze, le frustate e le improvvise cadute di tono. Siamo di fronte a un compendium di musica heavy stratificata e contestualizzata in un certo stile, ordine, logica. Un concept sui freaks, sugli inumani, sul terrore dello spettacolo non raccontato. Un abbraccio dalle tenebre.

L'animo è nero, oscuro, intagliato nel mogano. Sovversivi, i Nostri cinque paladini smuovono acque torbide con la strepitosa ballad Sleep of Reason, dove l'egregio Emil Bandera si prodiga in un assolo di rara bellezza: enfatico e ricco di pathos. Una bellezza anomala, il sonno della ragione, un mistero celato nei camerini degli artisti solitari, goffi, preziosi e sublimi. La scaletta è impastata nel mantra dei cori evocativi di Miserere, negli smottamenti metallici di Feast of Fools e nella potenza scenico-visiva di Hell on Earth, dove un tassello è il naturale prosieguo del precedente. Passo dopo passo ci avviciniamo al grande show, l'epilogo della faccenda e l'esplosione dell'assurdo. È uno strano mondo, per natura introverso e meccanico, bestiale nella sua fierezza scomposta e malnutrita. Weird World ci consegna una band che ha appreso e compreso la lezione di Rob Zombie alla perfezione, con chitarre compresse e sintetizzatori impazziti, sample e loop elettronici, ritmi marziali per un avvincente crescendo ritmico che, nei suoi quattro minuti, sazia palati storici e moderni. Il marchio è indelebile e nel bridge doom si fa largo insieme alle tastiere volanti di Oleg Smirnoff che si ritaglia qui uno spazio solista breve e azzeccato. Il mondo strano, il mondo sottosopra, un posto dove distrarsi, un luogo di tormento e incanto. Magia heavy e strascichi industriali, ma è tutto organico e perfettamente incastonato, come nel codino strumentale a base di voci, recorder distrutti e solismi di Emil Bandera.

Siamo soli in un retro-scena. Cosa è rimasto della nostra anima? Un cerchio di dubbi, una prigione fredda e buia. Ma è tutto frutto della nostra mente. Allucinazioni che mangiano la realtà durante il sonno della ragione. Da soli possiamo vedere le mostruosità della quotidiana esistenza. Apriamo gli occhi e sappiamo di non essere al sicuro, dopotutto. È intrattenimento o realtà?
I Death SS impartiscono una lezione di storia mista che piace e, nel contempo, sconcerta. Humanomalies è il manifesto dell'epoca, una riflessione macabra e accurata del tempo, un importante pezzo del puzzle-musicale di Steve Sylvester e soci, rappresentato e musicato da una delle formazioni più stabili e apprezzate da pubblico e critica.

Steve Sylvester, Oleg Smirnoff, Kaiser Sose, Emil Bandera e Anton Cheaney ci invitano nel piccolo spettacolo di anomalie e anormalità. Il biglietto è già stato strappato e i vostri desideri già esauditi. Sicuri di voler entrare?

We're the evil freaks, we're the satanic thicks – Humanomalies.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
91.6 su 10 voti [ VOTA]
Celtico
Lunedì 10 Settembre 2018, 0.58.10
21
Poteva essere un gran bell' album...purtroppo rovinato da quintali di sinth, effetti elettronici e amenità del genere che sotterrano i pezzi. Per non parlare della cover "Simpathy.." del tutto anonima e noiosa..peccato!
Roxy35
Martedì 31 Ottobre 2017, 19.46.41
20
Imperdibili!! Ce ne fossero in Italia band di questo spessore.
SadWings
Lunedì 10 Ottobre 2016, 12.25.15
19
Amo i death ss ma ammetto che anche io ho un rapporto controverso con questo lavoro poichè su alcuni punti mi sembra derivativo (the sleep of reason mi ricorda tanto it's me di alice cooper e american psycho per quanto sia molto riuscita mi ricorda molto il manson che fu). Però sicuramente non è un brutto lavoro e sicuramente quello più coragiosso.
InvictuSteele
Domenica 9 Ottobre 2016, 17.25.06
18
La metal band italiana più innovativa di sempre. Questo e' un disco minore ma pur sempre riuscito, il buon vecchio Steve raramente sbaglia.
Max
Domenica 9 Ottobre 2016, 16.44.53
17
Ogni volta che leggo una rece di Metalraw mi sembra di leggere un libro : Prologo, trama, epilogo. E la trama è sempre ben spiegata, architettata, quasi filmata. Io ho una grande passione per il cinema e le sue recensioni per me sono come delle proiezioni, mi sembra di guardare un film. Non ti conosco, ma ti faccio i miei complimenti, probabilmente anche te sei un amante del cinema. E non può mancare un commento su questa band nr.1 di casa nostra nel suo genere : Semplicemente fantastica!!! Spero di vederla ancora dal vivo....@ Ignis : è vero, il nome iniziale del gruppo era Sylvester' Death.
Rob Fleming
Domenica 9 Ottobre 2016, 10.04.48
16
Bella recensione, scritta bene e chiara nel suo contenuto. Leggo di imbonitore con cilindro; di atmosfere circensi; di vestito pseudo elegante e retrò. Guardo la copertina. L'ho già vista; eppure il disco non ce l'ho. Vado negli scaffali e tiro fuori la mia vecchia copia in vinile di "Welcome to my Nightmare". Ops!
Lemmy
Sabato 8 Ottobre 2016, 20.04.26
15
Meno male, sono rincuorato da queste vostre notizie, e quoto CK 63 in pieno, speriamo la pausa gli abbia fatto bene e abbiano in serbo una bella sorpresa per il loro anniversario.
Ck63
Sabato 8 Ottobre 2016, 19.49.03
14
Tanto di cappello di fronte a questo italianissimo vecchio gruppo , che dopo quarant'anni ha ancora qualcosa da dire. La primissima band nostrana in assoluto a proporre il metal a casa nostra e parliamo di quasi quarant'anni fa. Due generazioni , c'è da pensare. Vedremo cosa preporranno per il loro anniversario, sono veramente curioso 👀oltre che interessato.
Metalraw
Sabato 8 Ottobre 2016, 19.16.24
13
Come dice Michele i Death SS sono ancora in piedi con l'ultima formazione di Resurrection. Semplicemente, come spesso capita, Steve e Soci sono in pausa... Questo non deve preoccupare perche' come dice Michele, voci di corridoio parlano di grandi cose in previsione...
Michele
Sabato 8 Ottobre 2016, 18.22.05
12
Voci di corridoio sussurrano che vogliono fare qualcosa di grandioso per il quarantennale!! Staremo a vedere.
Lemmy
Sabato 8 Ottobre 2016, 18.19.09
11
Grazie @ Michele, credevo fossero spariti del tutto dalla circolazione ed ho pensato anche per un attimo che avessero chiuso, spero @ Metalraw ci dica qualcosa di più in proposito, sicuramente sarà più informato di noi.
Michele
Sabato 8 Ottobre 2016, 18.14.05
10
@Lemmy. Nessuna fine, è solo che, dopo una delle loro innumerevoli pause, sono rientrati di nuovo in attività nel 2013, quindi penso che siano da qualche parte, dove, francamente, non lo so. Forse Metalraw, se ci legge, ne sa qualcosa in più!! 😩
daniele
Sabato 8 Ottobre 2016, 18.09.50
9
humanomalies non e il mio preferito. cmq band storica in italia i numeri 1
Lemmy
Sabato 8 Ottobre 2016, 17.32.32
8
Di loro ho Black Mass, Heavy Demons, Black Mass e Panic , che reputo veramente dischi con la D maiuscola, veramente dei grandissimi ed eccezionali dischi non solo nel panorama mondiale ma internazionale, visti anche tre volte live, stupendi, arroganti, sfacciati, senza regole provocatori, scioccanti, scandalosi, sfrontati, il loro obscure heavy rock, e qui qualcuno mi trafiggerà, l'ho sempre trovato più interessante , provocantemente bello e senograficamente emozionante dei Mercyful Fate, soprattutto per la voce di Diamond che non sono mai riuscito a deglutire, questo album mi manca, sembra essere un po più ostico e difficile da assimilare di altri, recensione molto interessante cercherò di procurarmelo. A proposito qualcuno sa che fine hanno fatto?
Diego
Sabato 8 Ottobre 2016, 16.16.43
7
Non capisco tutto questo entusiasmo per Humanomalies. Io seguo i DSS dagli esordi e posseggo la loro intera discografia, ma questo è quello che non ho mai digerito. Gusti personali, ma per me è il punto più basso della loro carriera. Che i nostri abbiano esplorato generi e tendenze pur fondatori di un certo genere, ci sta, ma ci sono territori dove addentrarsi è un rischio. Preferisco ritenerlo, visto anche il monicker, un disco solista dove Steve ha voluto spingere le sperimentazioni. Per questo ho accolto con piacere The 7th Seal e, soprattutto, Resurrection.
Valerio
Sabato 8 Ottobre 2016, 14.43.57
6
Bello 😎 davvero! E sono passati quasi quindici anni....
Galilee
Sabato 8 Ottobre 2016, 14.38.01
5
Gran bel disco.
ignis
Sabato 8 Ottobre 2016, 13.56.11
4
Il nome utilizzato in passato era Sylvester's Death, se non erro.
Scheggia
Sabato 8 Ottobre 2016, 11.17.21
3
Quasi quarant'anni sulla scena, tra alti e bassi e pause volute. Originali, scioccanti, fuori dalle righe. Una delle primissime band italiane a proporre l'heavy metal e non solo. Horror, gotic, misticismo, satanismo. Che dire? Possono piacere o meno, ma sono ancora qua, raro esempio di longevità nostrana.
Metalraw
Sabato 8 Ottobre 2016, 11.10.28
2
Il voto in realta' esiste... Dobbiamo solo aggiornare !
Ian Hus
Sabato 8 Ottobre 2016, 10.51.15
1
Non ho capito la motivazione della mancanza di voto. Per me è un album potente e ispirato, e merita un voto che ciò rispecchi. Anche Pain è intrigante, sulla scia dell'Alice Cooper di Trash, remixato da Rob Zombie.
INFORMAZIONI
2002
Lucifer Rising
Heavy
Tracklist
1. The Sideshow
2. Grand Guignol
3. Hell On Earth
4. Pain
5. Mind Monstrosity
6. The Sleep of Reason
7. Miserere
8. Sinful Dove
9. Symphathy for the Devil
10. Circus of Death
11. Feast of Fools
12. Evil Freaks
13. American Psycho
14. Weird World
15. Abnormal
Line Up
Steve Sylvester (Voce)
Emil Bandera (Chitarra)
Oleg Smirnoff (Tastiera)
Kaiser Sose (Basso)
Anton Cheaney (Batteria)
 
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