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Dark Fortress - Tales from Eternal Dusk
08/10/2016
( 1531 letture )
I Dark Fortress sono una band tedesca, fondata nel 1994, che ha pubblicato un demo e uno split album nei quattro anni successivi alla fondazione del gruppo, per poi debuttare con il primo full lenght, intitolato Tales From Eternal Dusk, pubbli-cato nel 2001.

Il disco inizia con una intro funerea, da manuale del black metal. Ci accoglie infatti un’introduzione mortifera, con protagonista un coro gregoriano al quale segue una voce di-storta e sinistra. Questa sezione atmosferica viene però spazzata via nel giro di un minuto dalla sfuriata di Pilgrim of the Nightly Spheres, canzone che per i canoni del black me-tal è dotata di una buona linea melodica, dettata dalle chitarre, ovviamente zanzarose e gla-ciali, ma anche da una line vocale tutto sommato catchy. La successiva Twilight ha un buon dinamismo e un buon tiro con alcuni riff interessanti e un drumming notevole, che gra-zie a diversi pattern e passaggi in doppio pedale azzeccatissimi rende il pezzo scorrevole e travolgente. Più classica e old school la successiva Apocalypse, che invece è scandita nel primo minuto da blast beats suonati a tutta velocità e da chitarre cacofoniche e non di-minuisce la propria furia distruttiva durante tutto il pezzo. Segue incessante la “suite” tripar-tita di Immortality Profund, brano che volendo può essere ascoltato tutto d’un fiato oppure sviscerato in tre unità distinte, concentrandosi pezzo per pezzo. Personalmente con-siglio la seconda modalità di ascolto, che permette di cogliere l’essenza artistica generale di ogni brano. La prima parte della “suite” ha un incedere battagliero ed epico, il ritmo è incal-zante, anche grazie al dinamismo della batteria, che solo in casi sporadici cede alla tentazione della sfuriata in blast beat. Le chitarre invece lavorano su un riffing thrashy a tratti, mentre in altri momenti vengono concessi ampi spazi alle classiche gelide melodie zanzarose tipiche del black metal. La seconda parte è quella più esaltante, soprattutto grazie ad una progres-sione strumentale quasi maideniana e del pregevole quanto breve assolo, per poi dissolversi sotto i rumori di una battaglia. La terza parte invece continua sulla falsariga delle precedenti due, perfettamente in bilico tra passaggi più tirati ed altri maggiormente epici ed espressivi. La seguente e nera come la pece Misanthropic Invocation prosegue il discorso dei precedenti pezzi, mantenendosi sempre più o meno sulle stesse coordinate, a tratti pestando maggiormente sui blast beat, mentre in altri momenti sono le vocals e i riff a fare da padroni incontrastati. La doppietta finale costituita da Crimson Tears e la titletrack è una bella mazzata su denti, soprattutto la prima, grazie all’ottimo cambio di tempo thrasheggiante tan-to semplice quanto davvero esaltante e concludersi poi in modo epico. La già citata Tales From Eternal Dusk, invece è una traccia monumentale di otto minuti, pregna di cambi di tempo e riff ficcanti e con tastiere appena accennate in alcuni passaggi, rendendo l’atmosfera sulfurea e suggestiva. La conclusiva Eye of the Greyhound è una semplice outro acu-stica, che accompagna con un dolce arpeggio l’ascoltatore alla fine di un viaggio di cinquanta minuti tra i lidi della fiamma nera. Una conclusione quasi rassicurante dopo il terremoto cau-sato dai pezzi che fino a poco prima hanno tartassato le orecchie del malcapitato udente.

Quello che avete appena finito di ascoltare è l’ottimo debutto dei Dark Fortress, band che magari con questo disco non avrà innovato in modo particolare la scena black metal europea, ma che di sicuro ha posto le basi per una carriera ed un percor-so artistico degno di nota. Un disco che merita una seconda possibilità, per una band piutto-sto trascurata, anche a causa del vasto panorama black che affolla la scena underground. Ovviamente questo non è un capolavoro di innovazione, come già detto, ma un gioiellino di gran classe che non può assolutamente mancare dalla collezione di qualsiasi blackster che si rispetti.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
93 su 3 voti [ VOTA]
Doomale
Domenica 9 Ottobre 2016, 20.00.17
2
Lo sto ascoltando ora..Effettivamente come dicevo sotto l'ombra dei Dissection di Somberlain è mooolto presente.Il chè però non è un male tuttavia e il disco proprio per questo sembra conservare quell'aurea di "magia" che solo quegli album di melodic black svedese avevano all'epoca (Dawn,Lord Belial, Naglfar, appunto Dissection, Unanimated; Vinterland..etc etc). Penso che un buon 7,5 ci può stare. Forse arrivati tardi e in un paese diverso..ma comunque un gran bell'esordio.
Doomale
Sabato 8 Ottobre 2016, 12.28.35
1
Questo album non lo conosco...di loro ho solo Venereal dawn che non è male ma con qualche pezzo troppo prolisso. Di certo non una band che di solito metto sù, diciamo che si sono rifatti parecchio ai Dissection, ma non ai limiti del plagio tipo i Thulcandra (cmq piacevoli). Buona band comunque, sono curioso di sentire questo esordio.
INFORMAZIONI
2001
Red Stream
Melodic Black
Tracklist
1. The Arcanum of the Cursed
2. Pilgrim of the Nightly Spheres
3. Twilight
4. Apocalypse
5. Immortality Profund: Dreaming….. (Chapter 1)
6. Immortality Profund: Throne of Sombre Thoughts (Chapter 2)
7. Immortality Profund: Captured In Eternity’s Eyes (Chapter 3)
8. Misanthropic Invocation
9. Crimson Tears
10. Tales From Eternal Dusk
11. Moments of Mournful Splendour (At the Portal to Infinity)
12. Into the Deepest Desire
13. Eye of the Greyhound
Line Up
Morean (Voce)
Asvargr (Chitarra)
V Santura (Chitarra)
Draug (Basso)
Seraph (Batteria)
 
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