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Type O Negative - World Coming Down
08/10/2016
( 1938 letture )
Quando hai trent'anni ti rendi conto più di quando eri adolescente di cosa significhi la morte. [Josh Silver]

Raggiungere la vetta del successo è probabilmente una delle maggiori soddisfazioni di un gruppo e riuscire a farcela con la propria musica senza dover scendere a patti col dorato mondo del music business, ottenendo responsi positivi in termini di vendite, critiche e pubblico è forse la cosa più difficile. I Type O Negative negli anni 90 riuscirono in tutto questo, imponendosi prima con Bloody Kisses e confermandosi poi con October Rust, bissando addirittura gli ottimi riscontri, cosa non del tutto scontata. Ciò che lascia sbalorditi è il fatto che questo successo non venne cercato a tutti i costi, ma fu frutto della naturale evoluzione del gruppo che dagli esordi rabbiosi di Slow, Deep and Hard virò su lidi gotici, mantenendo però un'impronta personale e riconoscibile.
L'evoluzione fu certamente quella di Peter Steele, mente, leader e fulcro del gruppo, la cui ispirazione ha reso immortale il nome Type O Negative tra i metallari del mondo. Verso la fine degli anni 90 la situazione stava, però, cambiando. Diversi eventi avevano infatti influenzato il gigante di origine polacca, in primis la morte del padre avvenuta nel 1995 e ancora non metabolizzata, che fece piombare su Peter rassegnazione ed insicurezza per il futuro, con la costante paura di perdere i propri cari. Questo si andò ad aggiungere ai problemi di depressione con cui il cantante combatteva già dalla seconda metà degli anni 80 ed alle tensioni con la sua ragazza dell'epoca, Liz, tanto amata da Peter nonostante la (giustificata) fama di donnaiolo.
Tutto ciò spinse Steele verso qualcosa che lui stesso aveva sempre evitato grazie alla sua rigida autodisciplina, indebolita suo malgrado dagli eventi recenti: l'abuso di sostanze stupefacenti. I problemi personali assieme alle facili tentazioni del tour (mai realmente amati) aprirono il baratro della droga sotto i piedi dell'integerrimo Peter, prima come interesse/curiosità saltuaria, poi come pericolosa dipendenza contro cui combattere. Il rendersi conto di essere venuto meno ad uno dei suoi principi non fece che aumentare il suo disagio, in una torbida spirale autodistruttiva.
Questo calderone di sensazioni negative non poteva che finire su disco, che però faticava a venir fuori. Solo dopo un viaggio in Islanda Steele riuscì superare il famigerato "blocco dello scrittore", probabilmente capendo che l'album avrebbe dovuto prendere quella direzione, da percorrere fino in fondo autoimmolandosi.

Ci sono altre cose nella vita nella vita oltre all'autunno, le donne, la religione ed il fuoco, le cose di cui solitamente scrivevo. E ora sono la morte, le droghe, la depressione e Halloween. [Peter Steele]

Dopo aver vagliato diverse ipotesi (Profits Of Doom, Aggroculture e Love In Vein) per il quarto disco dei Type O Negative fu scelto il titolo di World Coming Down, espressione dal sapore apocalittico che tra l'altro ben si sposava con il passaggio da un millennio all'altro in arrivo. Il mondo in procinto di crollare non era però il nostro, bensì quello di Peter, ma questo diventò chiaro più avanti.
Già la copertina è un'anticipazione più o meno esplicita dell'atmosfera che troveremo all'interno del disco: il primo piano di una sponda dell'East River con New York a far da sfondo, disegnato con le varie tonalità verdi e nere tanto care alle band, a trasmettere la malinconia e la desolazione che troveremo all'interno dell'album più personale del musicista di Brooklyn.
Così come October Rust si apriva con uno scherzo, anche World Coming Down inizia con uno stratagemma simile: Skip It è il rumore del CD che salta come se fosse rotto/incantato, pochissimi secondi che la prima volta saranno sembrati sicuramente interminabili, interrotti dal Sucker! di Kenny Hickey; pare inoltre che la versione in cassetta si apra col rumore del nastro che si rovina e si rompe. Per quanto notoriamente inclini all'ironia e all'umorismo, Skip It è l'unico barlume di divertimento che possiamo trovare su World Coming Down. Da qui in avanti solo pessimismo, rassegnazione e malinconia.
L'organo solenne e quasi tragico di Josh Silver ha il compito di aprire la prima traccia vera e propria, per poi essere sommerso dalla distorsione della chitarra di Kenny e del basso di Peter con un incedere doom pachidermico e lento che fa sprofondare. Peter scandisce le parole del testo e White Slavery ci accompagna subito nei meandri della dipendenza del gigante, che nel ritornello struggente mostra tutta la sua insicurezza:

I've lost myself again
I've lost myself again
It's a nightmare
But it's clear
It will end
But when?


È un'autentico pugno in faccia concettuale, il mettersi completamente a nudo (stavolta per modo dire) e spiazzare l'ascoltatore con un indicibile carico di sofferenza. Il fulcro della canzone è probabilmente la pausa centrale, quando rimangono solo la tastiera di Josh e la voce di Peter:

The break of day
I rot away
With every breath
I pray for death
(Death)


Otto minuti che stordiscono e fanno subito capire che l'aria rispetto ai due precedenti album è cambiata. Per rafforzare il concetto di morte e rassegnazione ad essa, i Type O Negative hanno anche inserito nella tracklist tre diversi intermezzi durante i quali viene messa in scena il decesso attraverso cocaina, alcool e fumo, ovvero i "vizi" dei membri della band, intitolati con i nomi delle parti del corpo che si deteriorano a causa di queste dipendenze. L'associazione White Slavery/Sinus è quasi sin troppo ovvia e scontata, ma dona al disco quel tocco morboso nel far vivere all'ascoltatore la "morte" del beniamino in diretta. Sinus è talmente fatta bene che ogni volta mi viene la pelle d'oca sentendo lo sfregare della divisione in strisce della cocaina.
L'altro vizio di Peter era l'alcool e non è un caso se Liver (il segmento ad esso dedicato, con tanto di telefonata nel cuore della notte ad annunciare il decesso) sia posta prima della titletrack, l'altra canzone assieme a White Slavery in cui il cantante esprime un forte sentimento di rassegnazione verso la propria condizione.
Con i suoi undici minuti World Coming Down è la traccia più lunga dell'album e nella sua lentezza raggiunge momenti toccanti grazie ad un testo in cui ancora una volta viene messa a nudo la fragilità di Peter:

Well I know
That my world is coming down
Now I know
I know
I'm the one who brought it down
Brought it down
Bring it on down


I canti gregoriani che fanno capolino ad un certo punto danno un'aura di solennità inedita, mentre è magistrale la pausa prima del finale in cui il ritornello viene semplicemente ripetuto e il sitar di Paul Bento si integra perfettamente con l'atmosfera decadente delle tastiere, portando quasi una sensazione di effimera pace.

Da un certo punto di vista sembra quasi che l'album preveda un continuo richiamo tra diversi brani, quasi a voler sviscerare un argomento in due modi separati. Oltre alle due precedenti, un'altra coppia di canzoni può dirsi speculare come sensazioni, Everyone I Love Is Dead ed Everything Dies, entrambe basate sul lutto familiare e la paura per il futuro dei propri cari.

A dusty stack of photographs
At times I cried but mostly laughed


I toni vengono parzialmente smorzati da Kenny che per tutte e due le canzoni disegna piccoli passaggi più morbidi ed assoli limpidi, lontani dal mood oscuro dell'album. I ritornelli questa volta semplici e ripetuti suonano come un mantra all'interno della testa dell'ascoltatore che viene contagiato dalla rassegnazione. Everything Dies sarà inoltre il singolo di lancio di World Coming Down, scelta insolita e in contrasto con l'idea iniziale di Peter di cui ho avuto occasione di parlare qui.
Per fortuna World Coming Down non è pervaso totalmente dalla negatività, c'è spazio anche per un doppio tributo ad Halloween, la festa preferita del gruppo in occasione della quale il gruppo teneva quasi sempre un concerto. Anche qui sono ben due canzoni dedicate alla vigilia dei Santi, Creepy Green Light ed All Hallows Eve, le quali riescono a mantere un mood oscuro e malinconico ma più leggero, senza risultare fuori contesto. Nello specifico non sono quindi canzoni da festa, piuttosto dei piccoli racconti gotici con le melodie eteree cesellate dal gruppo. Da segnalare soprattutto la seconda, uno dei migliori pezzi del disco dove la voce baritonale pacata di Peter si alterna in maniera sapiente a quella acida e nervosa di Kenny Hickey, un espediente che riesce a donare al brano più facce nel corso degli otto minuti.
La cosa che più stupisce dei Type O Negative in generale è la capacità di mantenere la loro impronta in qualunque occasione, riuscendo anche a variare anche lo spartito a disposizione in un disco così pieno di sofferenza. Bizzarrie come l'andamento claudicante Who Will Save the Sane? ed il suo testo curioso sono tipicamente loro. Chi altri potrebbe infatti inserire il pi-greco, il numero di Avogadro, inventare vocaboli e aggiungere riferimenti scientifici tutti insieme in una canzone?
Oppure anche utilizzare il riff di Into The Void dei Black Sabbath per creare un potenziale singolone? Pyretta Blaze aveva infatti tutte le caratteristiche per sfondare, fungendo da trait d'union con i lavori precedenti con il binomio fuoco/passione del testo ed un ritornello più leggero, ma non se ne fece niente, forse a causa dell'insoddisfazione di alcuni per la scelta dei singoli in occasione di October Rust. Magari un'occasione buttata da un punto di vista prettamente commerciale, ma l'ennesima dimostrazione che per il gruppo era più importante comunicare qualcosa piuttosto che vendere. Da notare, oltre al riferimento ad Into The Void, anche la curiosa coda finale che pare una jam session sull'intro di Behind The Wall Of Sleep sempre dei Black Sabbath, influenza mai nascosta da parte di Peter.
In chiusura un tributo vero e proprio a quello che è stato uno dei gruppi preferiti di Steele, i Beatles, omaggiati con un medley dove sono presenti ben tre loro brani. Una cover che costò parecchio cara da un punto di vista monetario dato che la Roadrunner dovette pagare i diritti di tre brani, Day Tripper, If I Needed Someone e I Want You (She's So Heavy). L'enorme rispetto provato e l'influenza dei Beatles su Peter lo portarono a non calcare troppo la mano sulle cover, le quali acquistarono solamente maggiore distorsione e pesantezza, con un risultato comunque efficace in grado di stemperare alla fine il clima oscuro di World Coming Down. Curioso vedere come la scrittura dei quattro di Liverpool sia riuscita ad amalgamarsi con lo stile dei Type O Negative senza uscirne stravolta.

Nell'album c'è un tema ricorrente, ed è che non importa cosa fai, morirai comunque, perciò tante vale fare ciò che vuoi. È una visione molto negativa e infatti faccio molta fatica a risentire quel disco. [...] È come aprire un album di foto e vedere che tutti quelli che ami sono morti. Ecco, quando ascolto quest'album mi sento così. [Peter Steele]

World Coming Down è dunque un disco difficile, pieno di sofferenza, pessimismo, rassegnazione ed in generale sentimenti oscuri. Spiragli di luce spuntano qua e là, ma è certamente quanto di più onesto e personale potessero fare i Type O Negative e solo per questo andrebbe premiato. Il fatto che poi sia strepitoso come contenuti accresce il suo valore come opera totale, alienante, oscura e ricca di piccoli particolari da scoprire ad ogni ascolto, con una tracklist intelligente e bilanciata nella composizione. A volergli trovare un difetto bisogna dire che forse la produzione è fin troppo compressa, accentuando da una parte la sensazione di oppressione fisica, ma perdendo dall'altra in nitidezza. Certamente non è un disco da ascoltare tutti i giorni e lo stesso Peter ebbe delle grosse difficoltà a portare in tour buona parte delle canzoni: troppo pesante il carico di dolore che rappresentavano per poterselo caricare sulle spalle tutte le sere.
Dopo essere stato il vampiro sensuale di Bloody Kisses ed il dio pagano di October Rust, il mastermind del gruppo torna umano condividendo le sue debolezze e le sue insicurezze con il mondo, senza però cadere nell'autocommiserazione.
Ed è probabilmente questo il miglior regalo che un artista può fare al proprio pubblico.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
89.1 su 20 voti [ VOTA]
Negative O Type
Domenica 12 Marzo 2017, 14.43.41
18
Grandissimi. Sono la mia band preferita (forse si capisce già dal mio nickname). World Coming Down poi è una meraviglia. Depressivo, sofferente, tristissimo. Questa è un opera cazzo.
Gilli97
Giovedì 20 Ottobre 2016, 0.48.14
17
95. Questo disco se lo merita alla grande sto voto, secondo solo a quello sgangerato e perfetto esordio. Grandissima prova dei Type O Negative, che pubblicano il loro vero ultimissimo capolavoro della loro magnifica discografia
ledb
Venerdì 14 Ottobre 2016, 0.10.43
16
Bellissimo. E complimenti per la recensione impeccabilmente dettagliata
MetalDeprival
Martedì 11 Ottobre 2016, 21.00.23
15
Ah il buon World Coming Down finalmente recensito! Slow, Deep and Hard, Bloody Kisses e poi viene subito questo; disco zeppo di brani dall'ottimo all'eccezionale. E poi All Hallows Eve è davvero la croce sulla lapide, per restare in tema Gothic (se preferite la ciliegina sulla torta, fate vobis). Grandi TON e grande Peter!
Micologo
Martedì 11 Ottobre 2016, 20.50.38
14
Hanno lasciato un vuoto incolmabile, sono stati unici ed ogni loro disco è un piccolo tesoro, soprattutto i lavori sino al presente World coming down.
Lemmy
Martedì 11 Ottobre 2016, 20.44.23
13
I miei preferiti in assoluto rimangono Slow Deep and Hard, Blody Kisses ed October Rust, questo un po meno, ma è sempre un piacere leggere una rensione cosi' bella, me lo fa ricordare come se fosse ancora qui tra noi, artista tormentato ma geniale, unico, non ce ne saranno più come lui, i suoi dischi sono come diamanti, Per Sempre.
sci-munito(munito di sci)
Martedì 11 Ottobre 2016, 20.07.04
12
Band + unica che rara.ci mancherai sempre grande Peter Steele..ma rimarranno i tuoi dischi x sempre!Stupendi tutti i loro dischi.
metalraw
Lunedì 10 Ottobre 2016, 10.26.58
11
... Brividi. Bravissimo , Diego.
InvictuSteele
Domenica 9 Ottobre 2016, 17.22.16
10
Il mio disco preferito di una delle band che mi hanno formato. TON unici geniali immortali... Mi mancano tantissimo.
VomitSelf
Domenica 9 Ottobre 2016, 12.06.54
9
Gran disco. Pur non raggiungendo a mio avviso i livelli dei primi tre capolavori. 80
Masterburner
Sabato 8 Ottobre 2016, 15.08.37
8
Uno dei dischi più neri della storia, non tutti i pezzi sono fantastici ma rimane un capolavoro per l'intensità che trasmette.
Red Rainbow
Sabato 8 Ottobre 2016, 14.52.36
7
Ha detto tutto Diego, è il disco di un'anima alle prese col proprio lato oscuro... Personalmente, come davanti a tutti i loro lavori, silenzio & rispetto.
Galilee
Sabato 8 Ottobre 2016, 14.40.14
6
Disco ostico , ma molto intenso.
Pacino
Sabato 8 Ottobre 2016, 14.32.00
5
grande band, questo album non ce l'ho quindi lo conosco meno, ma nessun disco dei Type va sotto l'80!
Lorenzo
Sabato 8 Ottobre 2016, 13.57.04
4
Confermo tutto.voto 90
Azaghtoth
Sabato 8 Ottobre 2016, 10.56.45
3
un lavoro sottovalutato. voto 95
terzo menati
Sabato 8 Ottobre 2016, 10.41.00
2
Semplicemente magnifico gruppo più unico che raro
Rob Fleming
Sabato 8 Ottobre 2016, 10.27.52
1
Mai un passo falso. E anche questo W.C.D. conferma lo status di gruppo fuori dal coro (il medley dei Beatles è al contempo divertente, irritante, stupefacente con una scelta delle canzoni assolutamente non banale). Everybody lies (decisamente pop nelle melodie) Pyretta blaze (scaturita dagli anni '70) e All hallow's Eve sono le migliori. Who will save the sane e Creepy green sono uno strano incrocio tra i Black Sabbath e i Doors. In poche parole: stupefacenti!
INFORMAZIONI
1999
Roadrunner Records
Gothic / Doom
Tracklist
1. Skip It
2. White Slavery
3. Sinus
4. Everyone I Love Is Dead
5. Who Will Save the Sane?
6. Liver
7. World Coming Down
8. Creepy Green Light
9. Everything Dies
10. Lung
11. Pyretta Blaze
12. All Hallows Eve
13. Day Tripper (medley)
Line Up
Peter Steele (Voce, Basso)
Kenny Hickey (Chitarra, Voce)
Josh Silver (Tastiera, Cori)
Johnny Kelly (Batteria, Cori)

Musicisti Ospiti:
Richard Termini (Tastiera su traccia 11)
Paul Bento (Sitar, Tambura su tracce 7, 13)
 
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