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Gorguts - From Wisdom to Hate
15/10/2016
( 2154 letture )
Esistono dischi in grado di svelare interi universi di possibilità -al pari di singolarità cosmiche- ed esistono i lavori immediatamente successivi ad essi che, per quanto possano approssimarsi alla perfezione, saranno sempre adombrati dai predecessori. Un simile destino è stato condiviso da From Wisdom to Hate, quarto full-length dei Gorguts. Il disco sgorga dalla inesausta vena creativa di Luc Lemay quale tentativo di mediazione tra le due diverse polarità del sound della band: da un lato il tecnicismo ancora coerentemente articolato -seppure animato da inimitabili guizzi di genio- ed inquadrabile in seno alla produzione death dell’epoca di lavori come Considered Dead e The Erosion of Sanity e, dall’altro, l’eterodossia di Obscura.
Se volessimo esemplificare l’impatto di tale opera mediante un paragone filosofico, potremmo dire che Obscura fu per il death ciò che la Grammatologia di Derrida fu per il pensiero occidentale: una totale decostruzione delle categorie sino ad allora utilizzate ed uno stazionare nel cuore della frattura insormontabile appena compiuta. Sarebbe superfluo a questo punto sottolineare come, quale epigono di tale paradossale e caotica impresa, From Wisdom To Hate divenne, nel suo impulso irenistico, una sorta di pecora nera della discografia dei Gorguts. Vale dunque indubbiamente la pena tornare al lontano 2001 ed analizzare sine ira et studio questa peculiare creatura, con l’intento consegnarla al posto che le spetta nella storia della musica.

Essa vede anzitutto Luc Lemay alle prese con una formazione che viene ancora una volta rinnovata attraverso il reclutamento del talentuoso Daniel Mongrain (ai tempi già attivo con i Martyr), a coadiuvarlo alle sei corde, e del batterista Steve MacDonald. E fu proprio la tragica scomparsa di quest’ultimo nel 2002, al termine di una complessa storia esistenziale, ad esser concausa dello scioglimento della band nel 2005. Abbandonata la convulsa esplorazione dei recessi della psiche umana, il full-length fluttua elegantemente tra suggestioni riprese dalla mitologia mesopotamica -come del resto l’artwork stesso evidenzia- unite ad una fascinazione senza fine per tutto ciò che è sepolto e obliato dalle sabbie del tempo ed è in attesa di tornare alla luce.
Tale viaggio allucinato ed ammaliante nell’antichità ha inizio con Inverted, traccia in grado di farci respirare momentaneamente l’atmosfera della titletrack del disco precedente, alla quale è accomunata da un riff modellato mediante un folle pitch scrape, delineantesi sullo sfondo di un drumming massacrante e, allo stesso tempo, chirurgico. Con le successive Behave Through Mythos e From Wisdom to Hate ci troviamo dinanzi ad una serie di pattern ricorsivi, tanto per quanto riguarda le complesse progressioni inanellate dalle chitarre tanto per quanto concerne la sezione ritmica. Ciò che ne risulta è una sorta di andamento quasi a spirale nell’alternarsi dei vari fraseggi e riff che, lungi dall’imprigionare i brani nel tradizionale schema strofa-refrain, rende gli stessi maggiormente comprensibili, memorizzabili e, in una certa misura, easy listening -per quanto qualsiasi prodotto dei Gorguts possa essere definito come tale. Una tenebrosa introduzione affidata agli archi ci fa sprofondare nella sepolcrale e doomeggiante The Quest for Equilibrium, probabilmente il brano più omogeneo e monocorde dal punto di vista ritmico. Questa apparente quiete viene increspata dalle successive Unearthing the Past ed Elusive Treasures elegantemente ondeggianti tra metriche furibonde e micidiali allentamenti, animati dalle folli acrobazie chitarristiche cui i nostri ci hanno da sempre abituati. E se il brutale virtuosismo di Das Martyrium des... è un rinnovato sporgersi ed oscillare sull’orlo di un abisso di dissonanze e ritmiche schizoidi, la conclusiva strumentale Testimonial Ruins presenta un andamento maggiormente lineare nonché corrive concessioni melodiche dall’impatto notevole.

Reiterando il tentativo di descrivere l’ineffabile, cifra essenziale di tutto ciò che viene sfiorato dal tocco di Lemay, non si può non rilevare come l’esperimento compiuto imbrigliando il caos e l’estro di Obscura in strutture più articolate e comprensibili abbia plasmato un lavoro privo di sbavature nonché ritmo di pathos. From Wisdom to Hate obbliga l’ascoltatore ad una fruizione compulsiva, nell’impeto di carpire il segreto ultimo della sua geometria, quasi fosse un magnifico frattale. Per nulla intaccato dall’abrasivo lavorio della quotidianità e degli anni esso persiste, ierofantico ed inossidabile, tanto ad uso e consumo tanto dei nuovi fan della formazione quanto -e persino- per chi, pur avendo apprezzato i primi due lavori dei Gorguts, non era riuscito a metabolizzare del tutto l’avanguardismo di Obscura.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
91.11 su 9 voti [ VOTA]
Iceman
Sabato 16 Giugno 2018, 0.49.43
4
Non sarà un album perfetto come Obscura (ma sia quasi lì) che in generale gli è superiore ma ho sempre ritenuto troppo sottovalutato e poco considerato questo album che personalmente adoro sempre di più, ascolto dopo ascolto… voto 92
Macca
Lunedì 17 Ottobre 2016, 20.44.52
3
Bella recensione per un gran disco, inferiore a Obscura in termini di valore storico ma dalla qualità intrinseca elevatissima. Lemay artista fantastico tra i migliori musicisti death che siano mai vissuti. Voto 84
caciocavallo
Sabato 15 Ottobre 2016, 21.29.20
2
e cacciatelo sto 90. 89 non ha proprio senso. Disco meraviglioso come tutti i lavori di questa band immensa
LAMBRUSCORE
Sabato 15 Ottobre 2016, 13.14.43
1
Comprato usato qualche anno fa. Alcuni riff davvero notevoli, la tecnica c'è, peccato che questi pezzi non mi prendano del tutto, per me è un 65, non di più.
INFORMAZIONI
2001
Olympic Recordings
Technical Death Metal
Tracklist
1. Inverted
2. Behave Through Mythos
3. From Wisdom to Hate
4. The Quest for Equilibrium
5. Unearthing the Past
6. Elusive Treasures
7. Das Martyrium des...
8. Testimonial Ruins
Line Up
Luc Lemay (Voce, Chitarra)
Daniel Mongrain (Chitarra)
Steve Cloutier (Basso)
Steve MacDonald (Batteria)
 
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