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Candlemass - From the 13th Sun
15/10/2016
( 2438 letture )
Data astrale 1999... potrebbe iniziare così il viaggio che ci apprestiamo a intraprendere inserendo nel lettore From the 13th Sun, il settimo full length dei Candlemass, lavoro tanto peculiare quanto intrigante. Eppure le premesse per il cammino verso il Nuovo Millennio non erano state delle migliori per gli svedesi; come per moltissimi altri gruppi, gli anni '90 avevano portato un periodo di flessione e alcuni eventi non avevano di certo aiutato, primo fra tutti l'instabilità della formazione stessa (il carismatico singer Messiah Marcolin se ne era andato, rimpiazzato da Thomas Vikstrom nel periodo compreso tra il 1991/94); insomma la band -o meglio, il mastermind Leif Edling- dovette ripartire quasi da zero e per farlo, evidentemente, decise di tornare alle radici del doom stesso, dapprima con Dactylis Glomerata e poi con questo From the 13th Sun che non a caso è dedicato ai maestri Black Sabbath -"the greatest band of all time"[cit.]. Non che fosse necessario sbirciare i credits del booklet per averne conferma, la cosa è evidente da subito, anzi per la precisione già con la seconda traccia, quella Tot che è figlia di Black Sabbath fin dal rintoccare delle campane e dalla pioggia che scroscia dalle casse dello stereo (e che dire di Elephant Star, così simile a Symptom of the Universe?). Del resto lo spirito dei quattro di Birmingham aleggia in ogni traccia: un Ozzy meno "sgraziato" sembra far capolino qua e là tra i solchi del platter grazie al vocalism lamentoso di Björn Flodkvist, così diverso da Marcolin eppure -o forse proprio per questo- così adatto alle atmosfere tetre e spaziali del disco in questione.

Ascoltando i brani troviamo una perla dopo l'altra: dalla tutto sommato canonica opener Droid -comunque affascinante nella sua monolitica pesantezza- a Blumma Apt, incentrata su un riff tanto semplice quanto efficace, passando per Cyclo-F (la Moby Dick dei Candlemass visto l'assolo dietro le pelli a metà song ad opera di Perkovic che ricalca quello di Bonzo -con tutti i distinguo del caso, chiaramente) i riferimenti allo sci-fi di settantiana memoria, aiutati da effetti a pedale vari della chitarra, ci fanno compiere un salto nel passato proiettandoci però allo stesso tempo nel futuro, tra galassie e sistemi solari sconosciuti e inquietanti; non a caso NGC 891, parzialmente citata nel titolo della quinta traccia, è il nome di una costellazione appartenente alla galassia di Andromeda. L'ipnotica Tot, indiscutibilmente uno degli highlight dell'album, ci narcotizza con il suo incedere solenne e cadenzato ma il finale stupisce grazie a un colpo di reni dal tiro coinvolgente, possente nella sua esplosione inaspettata dopo tanta quiete, mentre Galatea è un vero e proprio trip cosmico. Ben due strumentali puntellano la tracklist, la prima delle quali -Zog- è una suite magniloquente, uno di quei pezzi che lasciano il segno e non riescono ad annoiare nonostante un minutaggio piuttosto importante, mentre Mythos è più che altro la coda che va a chiudere From the 13th Sun dopo la già citata Cyclo-F.

Questo lavoro continua il discorso iniziato dal suo predecessore Dactylis Glomerata ma risulta nettamente vincitore nell'ovvio confronto che ne consegue, essendo la seconda prova dietro al microfono di Flodkvist ben più matura e calzante alle sonorità delle composizioni stesse, assai migliori rispetto al recente passato. From the 13th Sun è probabilmente l'album meno Candlemass dell'intera discografia (qualcuno non lo vede nemmeno come tale, essendo Leif Edling l'unico membro originale della band presente); il più moderno, il più pesante, il più duro dei dischi degli scandinavi è anche quello più sperimentale e -sicuramente- uno dei più intriganti, proprio per queste sue caratteristiche che lo rendono così unico, diverso fin dal logo -parlando della prima edizione- reso più asciutto e moderno, quasi "futuristico" nella sua semplicità. Diciamocela tutta: chi, alla domanda "qual è secondo te il miglior album dei Candlemass?" risponderebbe senza esitare un istante From the 13th Sun? Tantopiù se si tratta di un die-hard fan della band. Eppure, a ben vedere, a questo platter non manca assolutamente nulla: né ispirazione (i testi sono al servizio di questo concept quanto la musica stessa) né gusto (che il songwriting sia di livello eccelso è palese fin dalla prima nota) né, tantomeno, personalità, anzi sicuramente proprio quest'ultima è la sua maggior qualità. E quindi? Visto dal di fuori, ascoltato anche con le orecchie di chi non è particolarmente avvezzo al genere si tratta di un piccolo, immenso gioiello di psychedelic doom; ma non possono esistere etichette di alcun tipo, quando un album ha qualcosa da dire -e da dare- bisogna solo apprezzarlo senza fare paragoni insensati, e From the 13th Sun è un disco grandioso, anzi... stellare.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
91.14 su 7 voti [ VOTA]
Tino
Venerdì 31 Gennaio 2020, 19.13.06
8
Questo da riscoprire senza dubbio ma dactylys è tutt'altro che mediocre...questa fase dei candle è speculare agli abstrakt algebra, semplicemente affascinante.
Legalizedrugsandmurder
Venerdì 31 Gennaio 2020, 18.58.21
7
Discreto disco anche se di Candlemass ha il nome e poco altro. Quello davvero mediocre è il precedente Dactylis Glomerata, non ancora recensito.
David D.
Venerdì 31 Gennaio 2020, 18.46.34
6
Disco che ho sempre adorato. I Candlemass sperimentano, ma lo fanno con successo. L'iniziale Droid e sopratutto la bellissima Zog sono da incorniciare per quanto sono belle. Voto 85.
Margio
Giovedì 2 Febbraio 2017, 21.37.44
5
Che dire, recuperato originale di recente a 10€, cliccato play e...wow! Pensavo peggio! Tutti me ne parlavano male come se fosse un discaccio, invece...niente male ! Davvero un piccolo gioiellino dimenticato. Voto: 85
Matocc
Domenica 23 Ottobre 2016, 16.20.33
4
@ Nyarlathotep : troppo buono ma del resto con un nick del genere non potevi non apprezzare questo disco proveniente da eoni di un universo lontano
Nyarlathotep
Venerdì 21 Ottobre 2016, 6.24.01
3
Album stupendo. Qui prendono i migliori spunti dei primi Black Sabbath ed esplorano le possibilità psichedeliche Doom in un disco di notevole spessore. Ottima la recensione, complimenti!
tino
Lunedì 17 Ottobre 2016, 14.10.02
2
Questo è l’unico candlemass che non ho mai ascoltato. Sono un fan della prima ora e amo tutto ciò che edling tocca, dai krux agli abstrakt algebra. La mia predilezione va ai lavori con il messiah, ma anche lo sperimentale glomerata mi era molto piaciuto. Ora comunque non sento più di quel tanto la nostalgia della band storicas perché sono troppo contento che esistano gli avatarium.
K.D.
Domenica 16 Ottobre 2016, 15.27.31
1
concordo in pieno col recensore... si tratta di un gioiello di psychedelic-doom dove la voce di Flodkvist si inserisce alla perfezione . voto 95
INFORMAZIONI
1999
Music for Nations
Doom
Tracklist
1. Droid
2. Tot
3. Elephant Star
4. Blumma Apt
5. ARX/NG 891
6. Zog
7. Galatea
8. Cyclo-F
9. Mythos
Line Up
Björn Flodkvist (Voce)
Mats Ståhl (Chitarra, FX)
Leif Edling (Basso)
Jejo Perkovic (Batteria)

Musicista Ospite
Carl Westholm (Sintetizzatore su traccia 5)
 
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