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Ivan Graziani - Agnese Dolce Agnese
16/10/2016
( 3577 letture )
Dopo esserci occupati nei mesi scorsi de I Lupi prima e di Pigro dopo, completiamo ora la presentazione della trilogia fondamentale riguardante Ivan Graziani, con la recensione di Agnese dolce Agnese. Non che la discografia del rocker teramano non possa vantare altri episodi decisamente interessanti, ma il periodo 1977/1979 è senz'altro quello durante il quale il musicista ha mostrato di aver raggiunto il suo miglior equilibrio espressivo come artista. Oltretutto, dimostrando una coerente e rapida progressione tra I Lupi, quasi di rottura qualitativa rispetto a Ballata per 4 stagioni e l'apice comunicativo, costituito dal qui ricordato Agnese dolce Agnese. E lo faceva posizionandosi in maniera definitiva in una dimensione autonoma, tra il cantautorato e quella del rocker puro. Mettendo a fuoco un linguaggio che non era fatto di parole alle quali si appiccicavano delle note di sostegno o riff rock che si facevano fulcro e giustificazione della canzone, ai quali adattare frasi di senso più o meno compiuto. Graziani aveva quindi trovato un linguaggio musicale nuovo. Almeno per l'Italia. Rifuggendo lauzianamente l'omologazione al politico imperante ("Io canterò politico quando starete zitti" - Bruno Lauzi), ma non abdicando alla necessità di raccontare storie che, entrando nel quotidiano, diventavano in una certa misura politiche in quanto sociali, ma di una politica in primo luogo vista dal singolo. Da episodi inquadrati nelle piccolezze o nelle grandezze della vita di tutti i giorni e dai punti di vista, spesso parziali ed ingannevoli dell'individuo scollegato dal contesto, come in Fuoco sulla Collina.

In questa canzone, l'apice poetico del disco, l'immaturo protagonista di provincia crede di vedere l'avvio della rivoluzione osservando i "fuochi sulla collina" e lanciandosi sulla "strada del fiume" che lo porterà in un'ora "su al passo", cercando di partecipare a qualcosa che in realtà non esiste. Salvo poi accorgersi, per l'appunto, che quei fuochi non erano la rivoluzione che per larga parte degli anni 70 era sembrata prossima ventura, ma i trattori che arano il campo; come sempre. E l'uomo che gira le spalle all'illusione del protagonista lo riporta alla realtà:

Illuso, romantico e fesso -lui mi rispose-
i fuochi di cui stai parlando
sono fari puntati sul campo
dei trattori che stanno trebbiando
.

Graziani prende così di mira i rivoluzionari più o meno da salotto, ponendosi quindi molto più "contro" di chi si dichiarava "contro", ma faceva di fatto parte di un sistema/anti-sistema che ingabbiava, invece di liberare. Il tutto confezionando una simbiosi tra radici contadine e contemporaneità (come al solito senza subalternità alcuna della musica alla parola o viceversa), utilizzando un linguaggio simbolista per parlare di rivoluzione da un punto di vista non rivoluzionario, in un mondo che difficilmente accettava linguaggi non ricadenti nell'ambito controculturale. Non dimentichiamo, infatti, che, anche se i tempi erano già mutati, siamo a tre anni dal processo proletario di Milano a De Gregori. La rivoluzione vista dalla provincia e con occhi provinciali, insomma, poteva essere molto diversa da quella dei grandi centri urbani. E non è un caso che durante quel lontano 1979 Giorgio Gaber, un altro magnifico outsider, abbia inciso Polli d'Allevamento, altra lucidissima ed ironica critica di chi aveva, di fatto, de-rivoluzionarizzato la rivoluzione.

Tuttavia, ridurre l'album a Fuoco sulla Collina sarebbe profondamente sbagliato, dato che tutta la sua scaletta presenta un tasso qualitativo molto notevole. In Taglia la Testa al Gallo Ivan fonde il rock con la tradizione musicale del centro Italia, con le percussioni di Maurizio Gallo a scandire i tempi. Ancora una volta trovando il perfetto equilibrio musica/parola e con richiami sia alla Sardegna materna, che all'Abruzzo paterno e proprio. Il brano, infatti, è dedicato "a tutti quelli che non hanno dimenticato e non vogliono dimenticare le proprie origini". Eppure, è proprio qui che viene fuori il Graziani più rabbioso: "Taglia la testa al gallo" è un pezzo fondamentale del disco. L'ho scritto proprio dicendo chiaramente che se c'è qualcuno che ti dà fastidio, gli devi tagliare la gola". Quindi, il rock/blues Fame, dedicato a Sergio Poggi (personaggio noto nel mondo musicale italiano), mostra uno di quei testi amaramente autobiografici che è, ancora una volta, paradigma del Graziani il quale, rifutando i massimi sistemi dell'omologazione, racconta storie di singoli e così facendo, risulta molto più calato nel sociale di quasi tutti quelli che predicavano un impegno in larga parte deceduto a Parco Lambro. Anche se quel singolo è lui stesso, quando era costretto a suonare musica che lo fiaccava dentro -ad esempio per la Carrà- per sopravvivere. Hard Rock americanitaliano per Veleno All'autogrill, altro spaccato reale di vita difficile e in una certa misura normale che, facendo i conti con riferimenti ancestrali e difficoltà quotidiane, parla di vita e morte sociale di un individuo. Piccolo, in balia degli eventi ("Per un pezzo di salmone dormirò in prigione") e, proprio per questo, rappresentativo del tutto di tutti, traendo spunto da "Memorie di un Impresario di Campagna". E quanta capacità di raccontare la provincia italiana segreta ne Il piede di San Raffaele, volutamente languida ed arrangiata in maniera demodè, con la signora Sofia ed il suo amante giovane ed il prete pederasta "Don Isidoro col bracciale d'oro", che possono riscattare le loro esistenze dal peccato, ma solo se sperano nel tradizionale bacio del piede del Santo che può ravvederti se gli baci il piede, appunto. L'usanza, per la cronaca, ha origine campana e risale al culto della fecondità poi assorbito dalle usanze popolari della religione cristiana. Altro rock-blues sanguigno e beatlesiano con Doctor Jekyll & Mr. Hyde ed il suo racconto -scritto col giornalista Attilio De Rosa- dell'eterno dualismo tra le due anime dell'uomo ("Lui è... quello che non sei, ma vuoi"), per poi andare alla tanto celebrata/vituperata Agnese ed il suo testo "privato" contenente anche una chiara citazione dei Beatles.

Qualche tempo dopo la sua uscita, qualcuno notò che era straordinariamente simile ad A Groovy Kind Of Love di Phil Collins, fino ad arrivare alle aperte accuse di plagio ed a scomodare lo stesso Collins quale copione. Egli, chiamato in causa, fece notare che il suo pezzo era in realtà una cover di Carol Bayer Sager e Tony Wine per i Mindbenders, degli anni 60. Il pezzo venne inciso anche come Wayne Fontana and the Mindbenders e poi dai Camaleonti nel 1966 (Non c’è più Nessuno). Solo questi ultimi si degnarono per tempo di far notare che, alla fine di tutto, si trattava solo di una rielaborazione della Sonatina op. 36 n. 5 in sol maggiore (parte 2) - 3. Rondò di Muzio Clementi del 1797, uno standard ben noto a tutti i pianisti. La questione si chiuse, per ciò che ci riguarda in questa sede e senza contare la oscena versione dance cantata da Sarina Paris nel 2000, con l'aggiunta della dicitura "Rielaborazione di Ivan Graziani", ma il tutto servì e serve ancora a dimostrare come molto spesso, prima di aprire bocca e pontificare, sarebbe meglio informarsi e riflettere. Questo già da prima dell'avvento della rete e dei webeti di Mentana. E poi la delicata fluidità e la poeticità tra rock e magia de Il Prete di Anghiari e la sua descrizione/critica delle varie superstizioni paesane, retroterra dell'infanzia dell'autore ("Richiama la dimensione magica e rituale dei nostri canti tradizionali abruzzesi (anche se ho scelto un'ambientazione toscana). [...] Con "Il prete di Anghiari" volevo unire la passione per il rock alla dimensione magica"), prima di Fuoco sulla Collina della quale abbiamo già parlato. Indi Modena Park, forse l'episodio meno importante dell'album, musicalmente non entusiasmante e dal ritornello più di facile presa. Si chiude con Canzone per Susy, grande ballata che accompagna un testo da film tratto, secondo l'autore, da una storia vera e triste. Quella di una cantante che perde la testa per un bassista rock, già sposato e costretto dalla vita a suonare valzer, prima della vendetta della legittima consorte e della bella parte strumentale alla fine, con tastiere anni 60.

Coadiuvato da un gruppo di alto livello, Ivan Graziani chiude qui la trilogia dei suoi dischi più importanti. Nonostante non manchino episodi di rilievo nel resto della sua carriera, gli anni 80 travolgeranno in parte anche lui, sottraendogli la voglia di fare e, di conseguenza, la capacità di comporre dischi organicamente capaci di competere con quelli della fine del decennio precedente. Agnese dolce Agnese può essere quindi considerato l'apice della sua parabola d'artista. Una parabola che, per quanto scritto qui e nelle precedenti recensioni che lo riguardano, conferma come l'Italia non sia terra adatta ai musicisti di livello; e non da ora.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
92.71 su 7 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Venerdì 25 Novembre 2016, 11.07.12
15
E' l'unico disco che ho e mi piace. Apprezzo la sottile ironia nei testi; gli arrangiamenti; il modo di suonare blues e folk con cui Graziani impregna le sue canzoni (a tratti mi ha ricordato il Bennato delle origini; in altri Branduardi). Ma la sua voce ed il suo falsetto non mi sono mai piaciuti più di tanto. Però gli sono affezionato: ha scritto "Il chitarrista" che è una delle prime canzoni di cui ho memoria di bambino...
Raven
Sabato 5 Novembre 2016, 18.23.50
14
Grazie a te per i tuoi apprezzamenti
pesolino91
Sabato 5 Novembre 2016, 18.20.57
13
un'artista immenso, finito nel dimenticatoio, un peccato vero. personalmente il miglior cantautore italiano insieme all'immenso rino gaetano, che farebbe piacere vedere recensito su queste pagine. un plauso enorme a metallized che si definisce un sito metal, ma spazia su artisti del genere, sempre cordiali nelle risposte, sempre belle recensione. grazie ragazzi per la passione che mettete.
Raven
Venerdì 28 Ottobre 2016, 12.56.03
12
E noi ti ringraziamo per l'apprezzamento.
AntonioS
Venerdì 28 Ottobre 2016, 12.41.30
11
Il mio disco preferito dell'indimenticabile Graziani. Mi fa piacere che su un portale metal ci si ricordi anche di artisti non esattamente vicini al genere
rocklife
Giovedì 27 Ottobre 2016, 11.05.40
10
per me ivan rimane uno dei migliori cantautori rock progressisti del panorama musicale...l'ho seguito da giovane e lo seguo adesso..rip e' morto troppo presto ciao ivan
Robby
Sabato 22 Ottobre 2016, 9.22.48
9
album stupendo.
Raven
Martedì 18 Ottobre 2016, 10.56.26
8
Si, anche quello da te citato è un disco sicuramente interessante.
Voivod
Martedì 18 Ottobre 2016, 10.32.07
7
Secondo me fa parte di un'ipotetica tetralogia che va da "I Lupi" sino a "Viaggi e Intemperie": è sicuramente il periodo più fecondo di Graziani, quello della sua piena maturità artistica. Artista originale e sottovalutato che spero manchi a molti. A me tantissimo. Ciao Ivan, ovunque tu sia...
Jimi The Ghost
Lunedì 17 Ottobre 2016, 21.51.39
6
@jek un carissimo saluto!
jek
Lunedì 17 Ottobre 2016, 20.39.06
5
Tre dischi tre capolavori, "Taglia la testa al gallo se ti becca nella schiena" era un ritornello che si canticchiava in compagnia nei momenti di scazzo totale, bei momenti. Trovare pezzi brutti e dura. Ottima recensione con pensiero finale da condividere 100%. Ciao @Jimi è sempre un piacere leggerti.
Jimi The Ghost
Lunedì 17 Ottobre 2016, 12.31.25
4
Raven, perdona l'OT, ma certamente che vi seguo! Almeno quando riesco e quando posso, oppure finché non decidiate di scrivere recensione malamente e con un italiano da brivido come fanno altri portali di riferimento.. Poi è un obbligo morale seguirvi e sostenervi. Sempre. Un caro saluto Raven.
Raven
Lunedì 17 Ottobre 2016, 11.47.20
3
Ciao Jimi, vedo con piacere che continui a seguirci
Jimi The Ghost
Lunedì 17 Ottobre 2016, 11.41.37
2
Compaesano della mia famiglia e regione nella quale sono nato ed ho trascorso la mia infanzia. Con il mio babbo Andavamo ai suoi concerti sparsi nei paesini della provincia di Teramo, Pescara e Chieti a sostenerlo. Da dire che aveva una band notevole, ma lui come front man, con chitarra e voce era fenomenale. Da brividi. Oltremodo è stata una persona sublime. Disco, come TUTTI quelli di Ivan Graziani di livello stratosferico e, dal mio punto di vista, necessariamente ottiene un voto alto con lode in calce. Ho nella mia personale collezione anche questo vinile, prima stampa, un ricordo. Ciao raven!. Jimi TG
Jo-lunch
Lunedì 17 Ottobre 2016, 7.53.04
1
Concordo Raven : Il nostro Paese non è adatto ai musicisti bravi, di livello. Spesso emarginati, ignorati, sopportati. Ivan Graziani è stato un grande cantautore ma, come accade sovente qui da noi, è stato oltremodo sottovalutato da vivo e osannato da morto. È successo con altri grandi del panorama nostrano (Herbert Pagani se lo ricorda ancora qualcuno? Io lavoro al bar di un albergo ad ore.....) e la storia continuerà, terra madre, terra ingrata.
INFORMAZIONI
1979
Numero Uno
Rock
Tracklist
1. Taglia La Testa Al Gallo
2. Fame
3. Veleno All'Autogrill
4. Il Piede Di San Raffaele
5. Doctor Jeckyll E Mister Hyde
6. Agnese
7. Il Prete Di Anghiari
8. Fuoco Sulla Collina
9. Modena Park
10. Canzone Per Susy
Line Up
Ivan Graziani (Voce, Chitarre, Rumore bianco)
Fabrizio Moschini (Tastiere)
Claudio Majoli (Tastiere)
Beppe Pippi (Basso)
Bob Callero (Basso)
Gilberto "Attila" Rossi (Batteria)
Walter Calloni (Batteria)

Musicisti Ospiti
Maurizio Preti (Percussioni nella traccia 1)
 
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30/01/2016
Articolo
IVAN GRAZIANI
Il primo cantautore rock
 
 
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