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Rotting Christ - A Dead Poem
21/10/2016
( 1682 letture )
Ad un solo anno di distanza dall’uscita di Triarchy of the Lost Lovers, tornano in grande stile i Rotting Christ, ormai diventati tra i principali esponenti della scena black metal europea. Siamo nel 1997 e la band greca è attiva da appena dieci anni, ma in questo lasso di tempo ha già fatto capire di non voler poggiarsi sugli allori, quanto piuttosto fare il possibile per trovare un’identità propria che possa renderli unici e distinguibili all’interno del loro genere di competenza. Impresa non facile, ma che è iniziata a maturare proprio col precedente Triarchy of the Lost Lovers, album differente dalle prime due registrazioni in studio, Thy Mighty Contract e Non Serviam, ormai assurti a capolavori del black metal più classico. Alle iniziali sonorità esclusivamente fredde e brutali si sono pian piano accostate melodie e atmosfere sempre più vicine ad uno stile dark/gothic, con ritmiche più contenute e spezzate, linee di chitarra più melodiche ed in grado di trasmettere una più ampia gamma di sensazioni ed emozioni, così come del resto la voce, che pur non abbandonando l’aggressività del growl è ora più malleabile e predisposta all’aspetto melodico. Non è dunque facilissimo accostare questo disco ai primissimi lavori in studio dei Rotting Christ, in quanto molto differenti alla base, ma non si fa certo peccato a valutarlo valorizzandone gli aspetti positivi che, dati alla mano, non sono affatto pochi.

Fin dal primo brano emergono tutta la drammaticità e la tensione emotiva di cui dispone questo lavoro. L’approccio ai singoli brani è meno istintivo, pone più attenzione ai dettagli di contorno e, di conseguenza, i tratti più ruvidi a cui la band greca ci aveva abituato nei primi album risultano levigati e per certi versi ammorbiditi. Il ruolo di Sakis Tolis, tanto riguardo alla voce quanto alla chitarra, è ora più che mai centrale. A livello interpretativo il compito di infondere la giusta atmosfera ad ogni brano non è facile, ma il frontman greco se la cava nella migliore maniera possibile, trasponendo anche questa qualità sulle sei corde. Non è da sottovalutare, infine, l’apporto della sezione ritmica, col nuovo arrivato Andreas Lagios che appare fin da subito in perfetta sintonia col collega di reparto Themis Tolis. Pur non facendosi mancare momenti più specificamente aggressivi e veloci, i due dimostrano di essere in grado di costruire trame molto varie, tutt’altro che banali, ponendo le basi per la direzione stilistica che stava all’epoca maturando tra le fila dei Rotting Christ. Tra i pezzi imprescindibili di questo A Dead Poem rientrano a pieno titolo Sorrowful Farewell e Among Two Storms (in cui fa la sua apparizione il buon Fernando Ribeiro dei Moonspell), che ben riassumono quanto detto finora. L’atmosfera desolante e oscura creata dalle melodie dei vari brani è il contesto ideale per dei testi che già dai titoli fanno trapelare emozioni non propriamente positive. Altra gemma che balza presto alla luce è As If by Magic, capace di esaltare non poco le trame della sei corde di Sakis Tolis. A precederla troviamo la titletrack e Out of Spirits, altri due pezzi che rendono molto bene l’idea del contesto attorno al quale ruota l’intero lavoro. Se c’è qualcosa che più di tutto rende onore ad A Dead Poem è il fatto di non perdere un colpo lungo tutta la sua durata e di tenerci incollati all’ascolto dall’inizio alla fine senza farci correre il rischio di incappare in un momento in cui la tensione possa venir meno. Anche i brani di “contorno”, come potremmo intendere ad esempio Full Colour Is the Night o Semigod, sono talmente ben concepiti ed altrettanto ben eseguiti da mantenere il livello qualitativo sempre molto alto. C’è tempo anche per un brano strumentale, Ten Miles High, che ci trasmette emozioni tali da non farci affatto pesare l’assenza di una linea vocale. Il merito va anche e soprattutto all’ospite presente, tale Xy, anche conosciuto col nome di Xytras, all’anagrafe Alexandre Locher. Professione: tastierista dei Samael. Xy che, per la cronaca, contribuisce sia come musicista che nelle vesti di produttore ed ingegnere del suono lungo l’intero arco del disco e non solo in questa traccia. Arriviamo così alle ultime due tracce, evocative come nell’ormai miglior tradizione dei Rotting Christ, lineari, forse anche troppo, ma dannatamente efficaci.

Potremmo definire A Dead Poem come il primo vero album della grande svolta sonora dei Rotting Christ, oppure potremmo affidarci alla carta sempre giocabile della maturazione artistica e quindi intenderlo come la naturale prosecuzione di un percorso di crescita che tutte le band intraprendono nella loro carriera. Che la si veda in un modo oppure nell’altro, ciò che non cambia sono i dati oggettivi, ovvero la certezza che A Dead Poem meriti un posto d’onore nella discografia della band originaria di Atene e debba anche a distanza di quasi vent’anni dalla sua uscita essere ricordato e celebrato tanto dai fan “old school”, quanto da quelli più aperti alla modernità e alle diverse influenze che un gruppo può acquisire durante la propria carriera. Perché, anche se a molti potrebbe non sembrare così, i Rotting Christ non sono una band statica, incapace di evolversi e di cambiare aspetto, avvicinando e allo stesso modo allontanando ora un certo tipo di pubblico ora un altro. A Dead Poem potrà forse essere apprezzato maggiormente dagli amanti delle sonorità più leggere, più vicine al gothic e -perché no- al doom, probabilmente meno dai blackster più incalliti, ma, pur mantenendo le distanze da altri dischi che il tempo e la critica hanno giustamente decretato più importanti ancora, resta a conti fatti un piccolo capolavoro nel suo genere. Una gemma di arte e musica, un disco capace di oltrepassare certi confini, certi “muri”, che spesso un po’ ingenuamente innalziamo.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
90.33 su 9 voti [ VOTA]
ledb
Sabato 22 Ottobre 2016, 13.57.24
2
Giusta rece per il cd. Per me hanno saputo interpretare bene la sterzata gothic-doom che ha portato a più "melodia" e meno istintività di esecuzione
Doomale
Sabato 22 Ottobre 2016, 11.09.14
1
Recensione azzeccata. Album molto diverso dai classici dei RC. Come giustamente detto questo e' più gothic/dark metal al pari del successivo. Contiene comunque dei pezzi molto belli se si supera lo scoglio della momentanea virata di sonorita' e che oltretutto dal vivo rendono il triplo come pure testimoniato dall'ultimo live album. Di certo cmq quando voglio sentirli non metto su questo 9 volte su 10, ma dire che e' un brutto album e' una gran cazzata. Oltretutto si trova facilmente ancora a pochi spiccioli in commercio..Per me un piu' realistico 7 abbondante ci sta' tutto.
INFORMAZIONI
1997
Century Media Records
Black
Tracklist
1. Sorrowful Farewell
2. Among Two Storms
3. A Dead Poem
4. Out of Spirits
5. As If by Magic
6. Full Colour Is the Night
7. Semigod
8. Ten Miles High
9. Between Times
10. Ira Incensus
Line Up
Sakis Tolis (Voce, Chitarra)
Andreas Lagios (Basso)
Themis Tolis (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Fernando Ribeiro (Voce nella traccia 2)
Xy (Tastiere)
 
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