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Aborted - The Purity of Perversion
21/10/2016
( 1107 letture )
C'è un posto dove le tue fantasie più malate sono possibili, dove puoi sperimentare tutto quello che desideri, dove puoi torturare, punire o uccidere. Pagando

La perversione, in seguito agli studi del celebre neurologo austriaco Sigmund Freud, è stata una tematica che, dopo secoli di insabbiamenti e tabù, l’uomo si è trovato improvvisamente ad affrontare, incombente e oppressiva, tant’è che essa divenne rapidamente -e viene tutt’ora- considerata come qualcosa necessariamente da curare, in un modo o nell’altro. Qualcosa che devia, disturba e impedisce di vivere a pieno. Il padre della psicoanalisi, in seguito ai suoi studi, arrivò ad affermare che nessuno dopo tutto sia “sano”, ma bensì che ogni essere umano è perverso, chi più, chi meno. Ma non basta questo accenno forse fin troppo semplice alla perversione, per approcciare un tentativo di comprensione. Tuttavia, esiste un suo aspetto che un gruppo belga si è preso a carico di narrare: la sua purezza, termine derivante dal latino “purus”, privo di peccati. Il lettore unisca dunque queste due parole e decida egli stesso se siano compatibili o meno. Addentriamoci intanto nel cuore pulsante di questa release.

La storia degli Aborted inizia nel 1998 a Beveren, Fiandre orientali, con la pubblicazione delle loro prime due demo: The Splat Pack e The Necrotorous Chronicles. A distanza di poco più di un anno, i nostri pubblicano sotto la connazionale Uxicon Records il loro debutto, intitolato appunto The Purity of Perversion. L’album, il primo death ad essere mai stato inciso nei CCR Studio di Zulte (Belgio), racchiude in sé il genere a cui la band, release dopo release, diede lentamente forma, servendosi di alcuni approcci stilistici qui già presenti, che il gruppo seppe poi far suoi e plasmare come propri cavalli di battaglia, confermandosi nel tempo una realtà più che indispensabile in un genere colmo come il death metal.
Ecco dunque la voce del buon Svencho apparire come non immediatamente ricollegabile a quella degli ultimi album, visto che il noto frontman riuscì solamente negli anni successivi a confezionare uno stile più che personale e unico, riuscendo a passare da scream spietati al più grezzo growl. Analogamente, il lavoro alle sei corde si fa riconoscere meno rispetto ai futuri platter, sicuramente anche per una forte influenza grind che gli Aborted abbandoneranno solamente in seguito, gradualmente ma quasi completamente. Tuttavia, ciò non toglie che durante l’ascolto di quest’opera prima non ci si possa imbattere in qualche riff ben costruito e capace di colpire l’ascoltatore. Lo stesso discorso vale per la batteria: le sfuriate a cui i nostri ci hanno abituato in questi ultimi anni sono pressoché inesistenti, salvo qualche accelerazione data dalla doppia cassa.
Un elemento che invece distingue questo The Purity of Perversion è la sua immediatezza: ogni brano, così come la produzione, sa infatti di marcio, puzza ed esala un fetore di putrido. L’intro, tradizione ripresa negli ultimi due full-length, dà inizio alla mezz’ora di tortura che segue, seguendo senza troppi strappi le linee già descritte in precedenza. Bisogna però citare alcuni dei pezzi più significativi di questo full-length, partendo da The Lament Configuration, presente in entrambe le demo precedenti, che racchiude in sé breakdown in stile Dying Fetus, dai quali questi primi Aborted presero evidentemente spunto; Organic Puzzle e Highway 1-35, anche queste ripescate dalle demo (assieme a Gurgling Rotten Feces), presentano al contrario riff iniziali da paura, veloci e taglienti, con la seconda a seguire maggiormente il filone del death dai canoni più classici, grazie anche ad un possente assolo che dona alla traccia un incidere minaccioso; corretto è inoltre citare la traccia di chiusura di questo album, Wrenched Carnal Ornaments, che, pur non discostandosi più di tanto dalle precedenti, conferma con determinazione ed energia ciò che il gruppo ha da dire e che ripeterà nelle successive release, in modo sempre più sopraffino ed evoluto. La traccia, e con lei l’intera produzione, termina in dissolvenza con sottofondo di urla e rumori inquietanti.

Impossibile infine dimenticare le tematiche affrontate nel disco da una band che, al netto del nome alquanto particolare, appare propensa a seguire lo stesso filone di tematiche dei Cannibal Corpse, presentando testi che spaziano dalla tortura, al sesso, dalla necrofilia, al gore e ad argomenti che potrebbero benissimo essere stati estratti in un volume di medicina. Basta leggere i titoli delle canzoni e dare un anche veloce sguardo all’artwork per rendersene conto. I brani di The Purity of Perversion seguono però un inaspettato filo narrativo: alla fine di ognuno di essi troviamo infatti un dialogo fra il protagonista della storia, un killer, e la sua sfortunata vittima di sesso femminile. Si sentono discorsi sulla volontà di far comprendere il vero significato di “orrore” e su messaggi divini mandati direttamente da dio all’assassino, ma si avrà modo anche di sentire motoseghe, orgasmi, urla e rumori inquietanti di vario genere, capaci di arricchire la proposta del combo belga. Ascoltando l’album tutto di un fiato, inoltre, ci si accorgerà per altro che i dialoghi sono spesso collegati al nome della traccia successiva.

Il 1999 fu un anno in cui la scena death metal si dimostrò più che matura: i Cannibal Corpse avevano già tra le loro fila George Fisher col quale l’anno in questione pubblicarono Bloodthirst, i Dying Fetus erano prossimi dalla pubblicazione del fondamentale Destroy the Opposition e infine i Death stavano per arrivare al loro prematuro e triste capolinea, dopo aver scritto pagine di storia di un intero genere. Appare dunque chiaro come i cinque ragazzi delle Fiandre abbiano fatto il proprio esordio ben più tardi rispetto ad altri, blasonati nomi, ma c’è da dire, col senno di poi, che i nostri sono stati decisamente in grado di recuperare i tempi alla perfezione, nonostante i diversi cambi di line-up nel corso della propria carriera.

Giunti al termine di quest’analisi e volendo trarne le dovute conclusioni, questo album si rivela dunque un grande debutto, di cui questa formazione saprà fare tesoro, utilizzandolo come solida base su cui costruire la propria carriera. Di conseguenza, The Purity of Perversion è come una larva che col tempo diventerà una crisalide che a sua volta, con diverse innovazioni, muterà nella farfalla che oggi tutti ben conosciamo. Un must ma, come gentilmente suggerito dalla band stessa, fate attenzione: Shockumentary grinding death is not for pussies!!!



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
Pink christ
Sabato 22 Ottobre 2016, 23.07.05
1
Grandissimo album, uno dei miei preferiti in ambito death. 90
INFORMAZIONI
1999
Uxicon Records
Death / Grind
Tracklist
1. Intro
2. Act of Supremacy
3. The Lament Configuration
4. The Sanctification of Fornication
5. Organic Puzzle
6. Necro-Eroticism
7. Highway 1-35
8. Gurgling Rotten Feces
9. Wrenched Carnal Ornaments
Line Up
Sven "Svencho" de Caluwé (Voce)
Niek Verstraete (Chitarra)
Christophe "Herre" Herreman (Chitarra)
Koen Verstraete (Basso)
Frank Rosseau (Batteria)
 
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