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Iced Earth - The Glorious Burden
21/10/2016
( 1587 letture )
Un cantante perlopiù turnista ed un gruppo in fase di stallo.
Il primo, Tim "The Ripper" Owens, noto per aver sostituito il leggendario Rob Halford nei Judas Priest dal 1996 al 2001, può essere considerato indubbiamente come una delle migliori voci presenti nell'ambito metal, purtroppo però poco valorizzato per via del timbro a tratti troppo simile a quello del Metal God per eccellenza.
Il secondo, invece, era riferito ai veterani Iced Earth, fautori di un insieme di power e thrash metal che ha lasciato pochi prigionieri negli anni che vanno dal 1990 al 2001.
Opere come Burnt Offerings, The Dark Saga e Something Wicked This Way Comes sono pilastri di un certo modo potente e "cattivo" -passatemi il termine- di intendere quella musica non travalicante negli ambiti estremi del death e del black metal.
Questi album, composti da brani duri ma ragionati, complessi ma accattivanti, erano avvalorati dalla maestria alle sei corde del leader maximo John Schaffer con i suoi riff tritaossa, e dalla voce maestosa ed evocativa del singer del Missisipi Matt Barlow. In seguito alla pubblicazione di questi lavori memorabili, la band di Tampa -città della Florida, stesso stato di nascita di un'altra band fondamentale come i Savatage- ha dato alla luce Horror Show, non venerato per via di alcuni passaggi a vuoto, che comunque non hanno influito sulla riuscito di un ottimo disco.
Arriviamo così alla meta predefinita: la nascita di The Glorious Burden, pubblicato nel lontano 2004 come doppio disco, a tre anni dalla fatica precedente ma con novità importanti in casa Iced Earth.
John Schaffer, scosso -come tutto il mondo- dagli attentati avvenuti a New York l'11 settembre 2001, decide di comporre un album in cui gli USA sono protagonisti, narrando non più di storie di fantascienza, ma di fatti realmente accaduti. Barlow, anch'egli in un periodo professionalmente confusionario, registra alcune parti di questa nuova opera del gruppo ma Schaffer, incline a pretendere sempre il meglio dai suoi colleghi, non rimane soddisfatto della prestazione del singer rossocrinito, ed in questo modo avviene la separazione consensuale che all'epoca tantò scioccò i fans. Per occupare il difficile posto di Barlow, il chitarrista scelse Tim Owens, dal timbro adatto a sonorità ruvide e potenti, e la band entrò in studio per registrare definitivamente il nuovo lavoro, che sarà l'unico a vedere la partecipazione del veterano Ralph Santolla -Death, Deicide ed Obituary tra gli altri- in alcuni solos, coadiuvato dallo stesso Schaffer.

CD 1
Presentato da un artrwork che rimanda alle tematiche affrontate nei testi di carattere storico, il disco parte subito a mille con Declaration Day -nella versione americana, come opener è presente invece l'inno americano-, mazzata nei denti dell'ascoltatore che non può non meravigliarsi della prestazione di Owens al microfono. Questo particolare di enorme importanza sarà rilevabile in modo netto in tutte le canzoni.
"The Ripper", infatti, da sfoggio delle sue grandiose capacità toccando vette inarrivibili per gli essere umani ed emozionando nelle tonalità più basse, come nella toccante Where the Eagles Cry -dedicata alle vittime del dramma delle Twin Towers-, tanto bistratta in passato ma che gode di ottima longevità ancora oggi. Le lyrics di questo pezzo, scritte in modo diretto e di facile lettura, mostrano la rabbia del mastermind contro coloro che avrebbero architettato la strage di quel fausto giorno del 2001, e ciò emerge anche chiaramente dal chorus, in cui l'America viene metaforizzata come "Aquila", in riferimento al volatile dalla testa bianca simbolo del Paese.

When the eagle cries
Blood will flow
When the eagle cries
For freedom’s fight
When the eagle cries
We love her so
When the eagle cries
We will sacrifice


Dopo una sfuriata come The Reckoning (Don't Tread On Me), che parte con una carica notevole per poi sfociare nel refrain invero poco originale, i ritmi non calano nemmeno con Attila, che narra le gesta del condottiero degli Unni (Conquest burns in his eyes) che conquistò numerose terre grazie, anche, alla sua ferocia.
La canzone è dotata di un chorus maestoso ed epico, che ben si addice alla figura del "flagello di Dio".
Se Red Baron/Blue Max riprende lo stile dei brani precedenti, con Hollow Man si quietano le acque e possiamo assistere ad una ballata non particolarmente emozionale ma di discreta fattura. Il finale, che vede un assolo di Santolla molto melodico e coinvolgente, fa sì che il pezzo in questione, pur distante dalla qualità di una Watching Over Me, sia comunque godibile. Le restanti Valley Forge e Waterloo aggiungono ulteriore qualità con melodie avvincenti ed affascinanti. Se la prima non si basa sulla velocità ma sull'interpretazione del singer, accompagnato anche dalla chitarra acustica, la seconda ci porta in Belgio nel 1815 ad assistere alla sconfitta definitiva di Napoleone Bonaparte, donando al racconto un sound in linea con quello di brani quali The Reckoning (Don't Tread On Me) e Attila.

CD 2: GETTYSBURG (1863)

In July 1863
A nation torn in tragedy


Il secondo disco di The Glorious Burden vanta di tre tracce che narrano della battaglia di Gettysburg, la più importante nell'ambito della guerra di secessione americana, combattuta tra le forze dell'Unione dell'armata del Potomac e l'esercito confederato della Virgina settentrionale (con la vittoria conquestata dai primi).
Il primo brano, The Devil To Pay (1 luglio 1863), viene aperto nuovamente dall'inno americano e contiene inoltre la melodia portante della canzone popolare When Johnny Comes Marching Home, nata proprio durante la Guerra Civile.
The Devil to Pay non si distingue particolarmente dagli altri estratti dalla tracklist del disco, rivelandosi un ottimo esempio di musica epica e solenne, nei quali 12 minuti di durata troviamo accellerazioni e cambi di ritmo di chiara matrice schafferiana.
Le lyrics si rivelano essere interessanti per capire cosa successe in quei terribili giorni di lotta, ma appare evidente come Schaffer tenda ad esagerare con frasi d'effetto che sembrano essere partorite più dalla mente dei Manowar che degli Iced Earth -This tragedy and what it brings, All the devastation, The reaper has his way, Men will kill, blood will spill ,To preserve the nation, There's the devil to pay.
Le restanti Hold at All Cost e High Water Mark cavalcano la scia -ovviamente- del primo pezzo citato, non regalando particolari sussulti all'ascoltatore, che potrà apprezzare però la solita buona fase strumentale e la grande prova di un Owens particolarmente aggressivo in certi punti.
In generale, il problema di questo secondo cd può essere riscontrato nella ripetitività di alcuni passaggi e nell'abuso della costruzione classica della band. Abbiamo quindi una bella introduzione, molto spesso acustica, a cui seguono strofe cariche di aggressività ed un ritornello ricco di pathos. Se questo è sufficiente per rendere piacevoli le canzoni, alla lunga rischia di annoiare.
Se Hold at All Cost ci mostra gli attacchi avanzati del generale dei confederati Robert E. Lee, con gravi conseguenze sul numero di perdite umane, High Water Mark ci parla soprattutto in prima persona, con -probabilmente- il generale Lee e George Pickett in crisi sulle scelte da effettuare, prima di tentare il tutto per tutto attaccando le forze dell'Unione sul Cemetery Ridge, non riuscendo però a cambiare le sorti della battaglia.

"I am responsible, all of it is my fault
I thought us invincible
Is this God's will after all?
I look across this blood soaked land
All this blood is on my hands
God forgive me, please forgive me
It's all my fault, the blood is on my hands"


Cinquantunomila soldati persero la vita quel giorno, una data storica che ispirò il presidente Abraham Lincoln nel suo famoso discorso del 1863 all'inaugurazione del National Soldiers Cemetary. Quest'ultimo brano, che si chiude condito da toni drammatici e da un violino in fading, si rivela essere una degna chiusura di un'opera lunga e, a tratti, ripetitiva, ma dagli spunti interessanti e di indubbia qualità.

THE END OF WAR
Giunti alla conclusione di questo doppio lavoro degli Iced Earth, possiamo tirare le somme. Le emozioni scaturite dai brani non sono mancate, così come la consapevolezza di poter assistere a delle grandissime performance dei musicisti coinvolti, con la menzione d'onore per Tim Owens che ha stupito per la qualità della sua esibizione. Quello che forse è mancato in questo lavoro è un brano che spicchi sugli altri, il classico capolavoro che innalza il giudizio globale. Da sottolineare il sontuoso lavoro in fase di composizione, così come il lodevole tentativo della creazione di un'opera riferita a tanti episodi diversi, ma molto importanti nella storia più o meno recente.
Dimentichiamoci la complessità di una A Question Of Heaven, gli Iced Earth post 2000 sono questi, più diretti ma senza perdere la loro attitudine e classe. O li si ama, o li si odia, c'è poco da fare.
Inoltre, inutile domandarsi cosa sarebbe successo se Barlow fosse rimasto, il suo sostituto non ha per nulla demeritato ed è stato invece un peccato che sia rimasto così poco tempo tra le fila della band. Ed ora perdonatemi, ma rimetto le cuffie e torno nuovamente ad immergermi nella Virginia del 1863, sperando di avervi convinto a fare altrettanto.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
67.14 su 7 voti [ VOTA]
Undercover
Mercoledì 12 Aprile 2017, 23.54.48
34
Per me questo è l'unico album degli Iced Earth con Tim che si possa definire valido. Sì, in certi momenti si può avere l'impressione che il riffato di Schaffer sia un po' moscio rispetto al passato, le conclusive "Valley Forge" e "Waterloo" non mi hanno mai fatto impazzire, e sì, concordo sul fatto che il ritornello di "The Reckoning" sia alquanto prevedibile, però rimane forse l'ultimo disco buono pubblicato prima del rialzare la testa, seppur momentaneo, avvenuto con "Dystopia" (il cui voto è a dir poco sparato alle stelle). So che i recensori sono diversi, ma tenendo un minimo di filologico se questo prende 82, non si possono vedere i 74 all'omonimo, acerbo, ma decisamente bello, e il 77 a "The Dark Saga" che da solo ne vale 10 di album così. Lo ritengo pure inferiore a "Horror Show". Voto 75 e di certo non è una brutta valutazione.
Christian death rivinus
Venerdì 4 Novembre 2016, 14.47.49
33
Album carino ma lontano dai capolavori precedenti con al microfono matt....la cui voce si sposava a meraviglia con le sonorita' del gruppo. Con Ripper che comunque reputo un ottimo cantante dalle doti sovraumane,sembrano un'altra band,molto priestiana musicalmente parlando, nel lavoro successivo framing armageddon tim invece gia'canta con uno stile diverso e piu' adatto alla band. Peccato che quando sembrava finalmente in pianta stabile,e' stato sostituito da matt che poi dopo un demo e un album se ne sarebbe andato definitivamente....
HeroOfSand_14
Giovedì 27 Ottobre 2016, 20.02.43
32
Stiamo andando un pò fuori dal tema centrale della discussione: indipendentemente dal fatto che Owens piaccia o meno, non reputate di buon livello le composizioni? Cosa manca secondo voi? Ognuno poi ha i suoi gusti, ma questo doppio disco contiene sicuramente canzoni di spessore che molte altre band si sognano.
terzo menati
Giovedì 27 Ottobre 2016, 19.27.01
31
Scusa lemmy pensavo fossi una nostra vecchia conoscenza, comunque sono d'accordo per n linea di massima e sono per i giovani, ma i vecchi dinosauri non mollano facciamoci una ragione
Lemmy
Giovedì 27 Ottobre 2016, 19.12.47
30
Il mio nome è Francesco, e Lemmy quello vero ha sbagliato a fare quello che ha fatto, neanche ho comprato roba dopo la sua morte, anche i beniamini sbagliano non è che siano superman eh! , gli Ac/Dc sono allo sbando, e con un fratello in quelle condizioni dovrebbere smettere, i Maiden fanno troppe date e Bruce rischia moltissimo, sarebbe meglio ne toglieese almeno 3 o 4 di date, poi ripeto ognuno pensi quel che vuole, io ll'ho sempre pensata cosi', voi fate quel che vi pare.
terzo menati
Giovedì 27 Ottobre 2016, 19.00.31
29
Certo come no. Infatti gli scorpions hanno assunto lo scartino mikkey dee...gli acdc axl rose e i Maiden stanno già annunciando date per il 2017...solo la morte farà dire basta, lemmy ( quello vero non Mario) ne è stato la prova. Ovviamente spero campino tutti cent'anni e passa
Lemmy
Giovedì 27 Ottobre 2016, 18.51.12
28
Ed ovviamente per me questo discorso vale per tutti dai Miden ai gruppi meno conosciuti, il buon senso dovrebbe guidarli.
Lemmy
Giovedì 27 Ottobre 2016, 18.47.17
27
Avrebbe fatto meglio a concentrarsi solo al Wacken e ad un altra data, il resto concentrazione sul nuovo album, il troppo stroppia, soprattutto a quell'età ,lo stesso Halford ha ammesso che ha molti acciacchi e fare troppe date è massacrante, solo che ciò che dice dovrebbe metterlo in pratica, sempre IMHO ovviamente, cossi' ora come ora non andrei a vedere Blackmore, troppo dolore proverei.
terzo menati
Giovedì 27 Ottobre 2016, 18.36.39
26
Beh nel 2012 a Mantova e' stato un bel concerto, e anche il.live di wacken non è certo da ospizio
Lemmy
Giovedì 27 Ottobre 2016, 18.34.42
25
Sono discorsi di buon senso, quando uno non se la sente più è inutile vada a fare figuracce in giro, io ad es. ero contrario a che Lemmy si esibisse in quelle condizioni, poi ognuno fa quello che vuole ci mancherebbe, io sarei felice che il caro Rob si riposasse e si concentrasse tutto su un ultimo album coi ficchi, magari, e mi pare abbiano cominciato a lavorarci, ma non si possono salvare capre e cavoli e nella musica come in tutti i campi la botte piena e la moglie ubriaca non le potrai mai avere, o riduci le date e fai pagare meno o pena lo scadimento nel ridicolo e lascito di un brutto ricordo per la carriera, tutte le cose anfdrebbero gestite cum grano salis.Poi ognuno faccia quel che gli dice la capoccia sua, per me ogni coa ha un limite.
InvictuSteele
Giovedì 27 Ottobre 2016, 18.14.10
24
Ma che discorsi sono? Allora tutti i cantanti, dopo i 50 anni, dovrebbero ritirarsi. Si invecchia e la voce tende a calare, è la natura, ma allora che facciamo? Mandiamo in pensione tutti i vocalist di una certa età e prendiamo i pischelli? Ma dai su, i Judas Priest sono quelli con Halford, me ne frego se Owens è ancora giovane e potente, Halford è Halford pure con metà voce rispetto a 30 anni fa. Inoltre i Judas hanno quasi 70 anni, penso che non debbano più dimostrare nulla e lasciare tranquillamente le attività live.
tino
Giovedì 27 Ottobre 2016, 17.04.16
23
ralf nei judas uguale todd nei ryche
Lemmy
Giovedì 27 Ottobre 2016, 16.51.06
22
Halford è in inesorabile declino, i suoi acuti e i suoi famosi falsetti può solo che sognarseli come li faceva una volta, l'età lo mozzica sempre di più, ha perso smalto timbrico e tonalità, anche nel registro più grave è i nesorabilmente calante, tende a stonare ed è arracanito, a Wacken non ha brillato di certo, ormai fa uno o due al massimo concerti sulla decenza risicata, il resto proprio arranca e non glela fa più, l'ossigeno scarseggia sempre più, solo un po di esperienza gli è rimasta, perchè quello che fu un tempo ora non è più, tant'è vero che la band aveva paventato l'abbandono dei tour. Sheepers?. Per carità lasciatelo dov'è, ha carattere ma non ha carisma, scansione e dizione di inglese elementare e grezza, appoggi, attacchi, e staccati incontrollati, e nelle parti più melodiche sarebbe come un elefante in una cristallerria, non mi sembra poi che i Primal Fear spicchino per originalità, e non vedo proprio che apporto creativo potrebbe portare Sheepers nei Judas Priest, , ora torno ad ascoltarmi , Mr Crowley, molto meglio Ripper Owens IMHO, poi facciano un po quello che gli pare i Judas, qui in questo album il cantato di Owens è stupendo.
SadWings
Giovedì 27 Ottobre 2016, 10.53.13
21
L'avro anche scritto altre volte ma continuo a non capire questa visione di Ripper Owens come povera vittima sacrificale delle varie band a cui ha militato. Per quanto riguarda i Judas priest ha avuto la fortuna di realizzare un sogno e secondo me non era la persona giusta per rimpiazzare Halford per mancanza di carisma e perche secondo me era ok quando andava nelle tonalità alte ma non si adatta bene nei vecchi pezzi con un registro vocale diverso (stile turbo lover o you got another thing coming).In tal senso ritengo che i judas priest dovevano prendere ralph sheepers e lo stesso kk ha ammesso che si sono pentiti di non aver preso quest'ultimo. Condivido Invictus anche io preferisco i lavori successi con halford poichè non basta essere più brutali più metal per fare un bell'album se poi mancano le idee (e secondo me jugulator rientra in questa categoria).Halford fa la differenza e ripper non raggiungerà mai i livelli che halford stesso aveva in gioventù. Poi dopo i judas ha fatto di nuovo il sostituto in un altra band dove ha zero potere decisionale e poi è finito a lavorare con Malmsteen , sapendo, o alemno credo, che non duri tanto con lui.Qualcuno gli ha obbligato a fare queste scelte=?non credo.Poi io so che ha altre attività di cui si occupa tipo di un pub o un ristorante e quindi per questo si limita a fare cover. Detto ciò non credo che abbia segnato la storia della musica tale da meritare chissà quale attenzione. In tal senso si è dato la zappa sui piedi.
Metal Shock
Giovedì 27 Ottobre 2016, 1.19.42
20
@Invictusteele: il mondo e` bello perche` e` vario, io penso esattamnte l`opposto!! Eheheh
InvictuSteele
Giovedì 27 Ottobre 2016, 0.59.28
19
@Metal rispetto la tuo opinione e i tuoi gusti, ci mancherebbe, però io penso che Demolition sia un album molto ma molto mediocre, Jugulator è migliore ma pure lì non è che siamo su livelli molto alti. Angel of Retribution è un ottimo disco, Nostradamus è fantastico nonostante la lunghezza e alcuni momenti prolissi, anche il tanto criticato ultimo Redimer of Souls è buonissimo, nonostante la pessima produzione. Per come la vedo io, algi utlimi album dei Judas sono comunque ottimi lavori e massacrano i due lavori con Owens alla voce.
terzo menati
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 22.11.19
18
Sono curioso di ascoltarmi bene i charred walls of the damned
Metal Shock
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 22.04.57
17
@Invictusteele: ovviamente ognuno ha le sue opinioni. A me Ripper e` sempre piaciuto e lo.considero uno dei migliori cantanti in giro. Se non ha mai cantato continuamente in un gruppo non e` di certo colpa sua, e per me i.due album incisi coi Priest sono grandissimi, di certo meglio di cosa hanno fatto dopo con Rob. Di certo non e` un gran musicista, ma un grande cantante che ha bisogno di un gruppo che gli scriva le canzoni, se non lo trova e` colpa sua?
Lemmy
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 22.03.43
16
Ognuno ha i suoi gusti e le sue preferenze , a me ad esempio l'ultimo dei Priest con Halford alla voce non mi ha preso, e se ci fosse stato Owens sarebbe stato tutt'altra cosa per le mie orecchie, non mi è piaciuta neanche la pagliacciata di Rob con le baby girl, se Owens sarebbe rimasto nei Priest e gli fosse dato spazio di scrittura di testi e avesse collaborato con piuù margine collaborativo sinergico tra le sue linee vocali magari appunto su testi suoi con le composizioni musicali del gruppo, avrebbero fatto un album migliore di 100 volte dell'ultimo Judas, questo per me è poco ma sicuro.
InvictuSteele
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 21.52.13
15
Nessuno ha parlato male di Owens, siamo tutto concordi nel dire che è un mostro di bravura, tra i più grandi vocalist, però bisogna anche ammettere che non ha mai avuto una grande carriera, ha prestato la voce di qua e di là alle varie band ma senza mai creare grandi lavori. Almeno io la penso così, puoi urlare e strizzare le palle quanto ti pare, ma se le canzoni non sono buone c'è poco da fare...
Lemmy
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 20.15.44
14
Concordo con il discorso di Hero, l'impronta dell'album è di tipo epico, quindi anche il sound e l'impostazione espressiva delle composizioni va contestualizzata e vista con ottica diversa , si è privilegiato uno stile che risaltasse di più il cantato per esprimere quei particolari momenti storici, poi come si fa a parlare male di Owens uno dei migliori cantanti metal in circolazione?.Boh!. Vi meritate l'attuale Tate. Nei Priest la colpa di certo non è sua ma di chi gli ha imosto quei brani li.Lo ricordo spesso, la voce è uno strumento, e qui ha dimostrato tutto il suo valore aggiunto, per cui mantengo fermo il mio giudizio, a me l'epicità se fatta in modo da toccare le mie corde più recondite, non ha mai provocato sbadigli.80 tondo tondo e meritato.
HeroOfSand_14
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 19.32.51
13
Forse bisogna guardare il tutto con meno soggettività. Come detto, Owens ha avuto una carriera poco esaltante per via del fatto che non ė mai stato continuo cn un gruppo, ma qui le doti si sentono eccome. Piacciano o no i brani degli Iced post duemila bisogna riconoscere la qualità delle composizioni, dai testi alle melodie accattivanti e alle fasi strumentali sempre di spessore. Di sicuro non sarà un disco che passerà alla storia come altri della band, ma il voto ė dato considerando che rimane sempre musica di spessore, sia per temi trattati che per ciò che ne ė venuto fuor musicalmente. Schaffer ha adottato ormai uno stile consolidato che rende tutto a volte piatto, questo non lo metto in dubbio. Ma qui non stiamo parlando di ciofeche.
InvictuSteele
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 17.13.38
12
@Metal Shock, i Judas a me vanno bene con Halford, qualsiasi album abbiano fatto in carriera. Con Ripper invece hanno fatto due album indecenti, così come questo disco è appena sufficiente. Ripper ha una voce strepitosa, ma la sola voce non basta, per me è un artista mediocre e sinceramente dei suoi lavori mi piace giusto qualcosa, ogni tanto un brano lo azzecca, ma è poca cosa. Voto a questo disco: 65
Galilee
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 10.42.18
11
Gli Iced Earth non mi piacciono per nulla, ma il disco lo presi perchè c'era Ripper. Non male, ma non ha superato i 4 ascolti.... Zzzzzzzzz
entropy
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 9.18.36
10
anche secondo me l'album è un po' prolisso e niente di speciale. l'ho riascoltato ieri per vedere se nel tempo potesse essere cambiata la mia opinione.. ma invece no.. 3/4 pezzi belli poi il resto su livelli medi. Voto 70
d.r.i.
Mercoledì 26 Ottobre 2016, 8.10.24
9
zzzz...voto troppo alto di almeno 20 punti se non di più
Metal Shock
Lunedì 24 Ottobre 2016, 23.48.05
8
La penso come Al: disco lungo e noioso, un paio di buoni pezzi e basta. L`unica cosa veramente buona e` la grande voce di Owens: un cantante straordinario che ha avuto ben poco con la voce che ha, altro che aver rovinato le band dove e` andato. Fosse rimasto nei Judas, adesso sarebbero moooolto meglio, sul disco e dal vivo. Con gli Iced secondo me non si e` mai integrato bene.
AL
Lunedì 24 Ottobre 2016, 21.06.41
7
Gli IE mi cominciavano ad annoiare con il precedente. Con questo ho chiuso con loro fino all'arrivo di Stu block. Questo è poco ispirato per me. Noioso. 60 perché sono gli IE.
SadWings
Lunedì 24 Ottobre 2016, 15.03.12
6
Secondo me Ripper owens in questo lavoro e nel successivo da una delle sue migliori performance insieme ai lavori con i judas priest.Sicuramente si tratta di un buon lavoro ma non un capolavoro secondo me è un po prolisso in certi punti. 72
Lemmy
Domenica 23 Ottobre 2016, 21.22.39
5
Lo ammetto non riesco ad essere lucido, ed anche io penso che Barlow era Barlow, però io l'ho rivalutato , Owens si è districato non male tra l caratteristici avvenimenti storici e nei meandri delle epiche sanginose battaglie, la sua voce stesa su tali testi contrariamente ai più la trovo interessante e per nulla scontata o banale, bella oltretutto la presenza della Philarmonic che da quel tocco di atmosferica teatralità, bello il ritaglio nell'album dedicato alla storica battaglia di Gettysburg mettendo in luce una certa epicità che coplpisce dritto e in modo efficace, sono sostanzialmente daccordo con la recensione , anche perchè poi come detto contiene nelle sonore pieghe delle note dei 32 epici minuti della trilogia di Gettisburg tra i pezzi più caratteristici e movimentati brani della loro carriera, e seguento i testi e sentendoli suonare e cantare a quel modo mi ha dato una bella interiore sensazione, quasi a far riviveri quei tre giorni drammatici che invertirono il corso della guerra.Ripeto recensione centrasta.Per me un 80 pieno se lo piglia tutto.
Maurilio
Domenica 23 Ottobre 2016, 20.47.56
4
come voto ho dato un 75, infatti lo reputo un buon album ma ció che mi fa alzare il voto é la fantastica trilogia di Gettysburg che mi é sempre piaciuta un sacco come testi, musica e resa sonora di questa battaglia, sulla quale ho visto film e documentari e letto libri e articoli vari essendo appassionato di storia. Del cd 1 mi piace qualche canzone ma non é nulla di eccezionale.
Radamanthis
Domenica 23 Ottobre 2016, 18.02.53
3
Mah, sinceramente a me sto disco non fece impazzire all'epoca della sua uscita. Tanti motivi, su tutti la voce di Owens che non amo particolarmente (pur non potendo dire che non sia un grande cantante, intendiamoci). L'assenza di Barlow si fece sentire eccome, altro che! Non credo neanche che sia un disco da 82...più che sufficente certamente si, ma morta li... Voto 64
InvictuSteele
Sabato 22 Ottobre 2016, 14.42.54
2
Un buon disco con una delle produzioni più brutte che abbia mai sentito. Ripper Owens è un mostro, peccato che ovunque vada rovini le band. Preferisco i primi Iced Earth, quelli di The Dark Saga e Burnt Offerings per intenderci, altra qualità.
lux chaos
Sabato 22 Ottobre 2016, 9.01.44
1
Bistrattato da molti, io personalmente lo adoro, un album che va dritto al punto, senza fronzoli, "semplice" rispetto ai dischi precedenti, sicuramente a livello di songwriting le canzoni sono buone, non eccezionali come in alcuni vecchi dischi, ma la prestazione di Ripper su alcune tracce (Declaration Day, Attila, Red Baron / Blue Max) sono da brivido, con quello screaming potente e maestoso...in quel tour li vidi anche dal vivo. Un bel disco per me. Bella rece Hero
INFORMAZIONI
2004
SPV Records
Power/Thrash
Tracklist
Disc 1 - The Glorious Burden
1. Declaration Day
2. When the Eagle Cries
3. The Reckoning (Don't Tread on Me)
4. Attila
5. Red Baron / Blue Max
6. Hollow Man
7. Valley Forge
8. Waterloo

Disc 2 - Gettisburg 1863
1. The Devil to Pay (July 1,1863)
2. Hold at All Costs (July 2, 1863)
3. High Water Mark (July 3, 1863)
Line Up
Tim "Ripper" Owens (Voce)
Jon Schaffer (Chitarra elettrica, Chitara acustica, Cori)
James MacDonough (Basso)
Richard Christy (Batteria)

Musicisti Ospiti
Ralph Santolla (Assolo di chitarra su tracce 1,5,6,7)
Jim Morris (Assolo di chitarra sulla traccia 2)
Matt Barlow (Cori)
Sam King (Cori)
Jeff Day (Cori)
Howard Helm (Piano)
Susan McQuinn (Flauto)
Michael LoBue (Cornamusa)
Prague Philharmonic Orchestra (The Gettysburgh Trilogy)
 
RECENSIONI
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