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Sonata Arctica - The Ninth Hour
29/10/2016
( 3929 letture )
Li avevamo lasciati due anni fa con l’album che avrebbe dovuto segnare il loro ritorno alle origini, ma che ritorno lo è stato solo in parte. Li ritroviamo oggi con un album ancora una volta diverso, nella forma e nelle intenzioni. I Sonata Arctica proseguono imperterriti in quello che dovrebbe essere un naturale percorso di maturazione, ma che per molti non rappresenta altro che una continua caduta nel vuoto, un’inversione di rotta sempre più netta rispetto a quanto fatto in passato, un cambiamento che lascia ogni volta di più l’amaro in bocca per quello che poteva essere ma che in effetti non è. I fan della prima ora sono delusi, per usare un eufemismo, e ormai rassegnati, ma i nostri freddi amici scandinavi non sembrano o non vogliono rendersene conto. Forse, per comprendere e meglio apprezzare quanto prodotto negli ultimi anni dai Sonata Arctica, dobbiamo mettere da parte la nostalgia e renderci conto che non abbiamo più di fronte la band di un tempo, quella che più di tutte rappresentava al meglio il power metal di stampo nordeuropeo nel mondo, bensì un gruppo di “onesti mestieranti” orientati sempre più su un tipo di proposta che ben poco ha a che vedere col metal comunemente inteso, eccezion fatta per alcuni brani recenti che ancora si legano a stretto contatto con quanto fatto in passato. I Sonata Arctica hanno negli anni alleggerito il loro sound e questo The Ninth Hour ne è la prova più evidente. Ma voi, amanti del power metal vecchio stampo, non disperate, nonostante la poca propensione della band finlandese a rituffarsi nel genere che li ha resi famosi, anche questa volta i brani più tirati non mancano, come vedremo a breve.

Prima di addentrarci più a fondo nelle trame dell’album, è doveroso dare uno sguardo al contorno. The Ninth Hour si presenta molto bene fin dall’artwork di copertina, curato dall’artista finlandese Janne Pitkänen, che già avevamo incontrato in passato (per l’esattezza in Winterheart’s Guild, Reckoning Night, Unia e Pariah’s Child). L’idea dell’illustrazione in copertina, come spiegato dallo stesso Tony Kakko, è quella di un futuro utopico in cui la natura incontaminata da una parte e la tecnologia creata dall’uomo dall’altra, in costante equilibrio, possono mischiarsi, spostarsi da una parte all’altra, ruotando con una manopola la clessidra posta al centro. Così facendo, però, si andrà a “svuotare” una delle due componenti -l’uomo o la natura- finendo per cancellarne per sempre l’esistenza. Sono le nostre decisioni a definire il futuro nostro e del nostro pianeta, il nostro comportamento nei confronti della natura. Sacrificio e pentimento sono di conseguenza due delle tematiche centrali dell’album. The Ninth Hour è anche il nono lavoro della band finlandese, prodotto dal bassista Pasi Kauppinen e pubblicato ancora una volta dalla tedesca Nuclear Blast. Due sono i singoli estratti: Closer to an Animal e Life. Col senno di poi, possiamo affermare che altri brani avrebbero creato una migliore aspettativa, ma i due scelti rappresentano bene o male le reali intenzioni del disco. Riconfermata la lineup di Pariah’s Child, i Sonata Arctica hanno, come già detto, alleggerito ulteriormente la loro proposta: ben cinque le ballad e semi-ballad presenti (We Are What We Are, Among the Shooting Stars, Candle Lawns, White Pearl, Black Oceans Part II, On the Faultline), un consistente numero di brani dai tempi medi (Closer to an Animal, Life, Fly, Navigate, Communicate, ma anche Fairytale), e qualcuno più tirato (Rise a Night su tutti). Nel complesso, un album non così omogeneo come ci si sarebbe potuti aspettare, bensì un lavoro capace anche di stupire per alcune sue sfaccettature inattese o insperate. La sorpresa migliore è senza dubbio Fairytale, seconda canzone più lunga del disco coi suoi 6.39 di durata, capace di mostrare non una, non due, ma molteplici facce della stessa medaglia. Dalle strofe ai ritornelli, dalle parti più melodiche a quelle più grintose, tutto è eseguito al meglio e l’istrionica voce di Tony Kakko è solo la ciliegina sulla torta di una prestazione esemplare a livello generale. Altro punto forte è ovviamente White Pearl, Black Oceans (Part II: By the Grace of the Ocean), naturale continuazione del brano contenuto nell’album del 2004 Reckoning Night; semi-ballad intensa ed emozionante, riesce nel compito di mantenere viva la nostra attenzione e non stancare nonostante la lunga durata, di poco superiore ai dieci minuti. Nel complesso, le tracce meritevoli di elogi non mancano; non dimentichiamo che stiamo pur sempre parlando di un gruppo dall’esperienza quasi ventennale che non ha certo dimenticato come si scrive una canzone. Closer to an Animal e Till Death’s Done Us Apart nella prima parte tengono alta la nostra valutazione, così come Rise a Night e Candle Lawns nella seconda. Ma brani come Life, Fly, Navigate, Communicate e la conclusiva On the Faultline (Closure to an Animal) non si mantengono sugli stessi livelli e fanno sorgere alcuni dubbi sulla bontà complessiva del disco. Per non parlare della pur ottima We Are What We Are, rovinata dall’errore, o per meglio dire sbavatura in fase di registrazione, che possiamo avvertire molto chiaramente proprio in concomitanza dell’entrata della batteria. Non ne parliamo, appunto.

L’album più verde, ecologico e “bio” che i Sonata Arctica abbiano mai prodotto non è quindi in grado di reggere più di tanto il confronto con la maggior parte dei lavori precedenti della band originaria di Kemi, ma a conti fatti può comunque essere considerato valido e meritevole di attenzione sotto molti aspetti. Come detto, tutto sta nel ricordarsi che questa band è ben diversa da quella che avevamo imparato a conoscere in passato e ogni nuovo album può appartenere ad una categoria e addirittura ad un genere diversi da quelli precedenti. Lo stesso Pariah’s Child differisce parecchio da The Ninth Hour, ma il confronto tra i due, inevitabile per chiunque, è in realtà superfluo, in quanto le intenzioni e il modus operandi di questi due lavori sono diversi alla base. Se siete legati a questa band tanto da accettarne tutte le novità e le diverse sue “anime” allora potrete rimanere soddisfatti dall’ascolto di The Ninth Hour; per tutti gli altri, magari più interessati al genere musicale che al gruppo, il consiglio è quello di optare per altre uscite di settore indubbiamente migliori.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
74.86 su 29 voti [ VOTA]
Megna
Giovedì 22 Marzo 2018, 17.49.13
18
Il meno peggio degli ultimi album post-Unia, perlomeno si salvano metà delle song, anche se permane un non so che di soporifero.
MTLmarco
Mercoledì 14 Marzo 2018, 14.58.17
17
Ho ascoltato con curiosità e attenzione l'entrata di batteria nel brano citato dal recensore e da chitarrista di musica rock progressiva posso affermare con sicurezza che non noto nessuna imprecisione dei musicisti nell'esecuzione del passaggio. Forse il recensore è stato tratto in inganno dal giro melodico del basso (molto bello) che può confondersi con la grancassa e a gusto personale potrebbe non piacere. C'è da dire che effettivamente i Sonota Artica da Unia in avanti hanno preso una propria piega progressiva con nuovi intrecci strumentali meno banali che in precedenza rendendo più complesso l'ascolto.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 7 Novembre 2016, 13.40.16
16
Mah... forse sarà stata l'influenza di un grigio e piovoso weekend ma mi è parso che questo album dei Sonata Arctica non sia proprio male. Non è certamente il power metal degli inizi, forse non è neanche più metal ma Kakko qui ha scritto e soprattutto interpretato benissimo, ballate e mid tempo. Quindi un buon disco e un giudizio positivo. Ho un sacco di altre cose da ascoltare quindi non occuperà molto i miei device. Ma andiamo verso l'inverno e qualche altre giornata grigia e piovosa capiterà di sicuro. Quindi, con un buon bicchiere di rosso corposo, ascolterò ancora con piacere We Are What We Are, Fly, Navigate, Communicate e la suite che mi sembrano veramente le migliori. Au revoir.
IO
Martedì 1 Novembre 2016, 20.22.18
15
non sono più catalogabili come power da qualche eone!
Aske
Lunedì 31 Ottobre 2016, 20.34.27
14
Ascoltando attentamente si sentono quei colpi di cassa inseriti arrandom nella canzone, credo che il recensore abbia proprio ragione.
Ratmax
Lunedì 31 Ottobre 2016, 7.21.49
13
Non sono d'accordo con la recensione, per me il disco è da 80. Seguo i Sonata Arctica fin dall'inizio e questo lavoro mi sembra uno dei più riusciti tra gli ultimi che hanno fatto. trovo che tutte le tracce siano buone, alcune veramente eccellenti come Fairytale, Rise A Night e White Pearl, Black Oceans. Nella versione deluxe si può trovare anche una divertente, quanto superflua, cover di Run To You di Bryan Adams
melkor
Domenica 30 Ottobre 2016, 14.35.23
12
piaciuto sin dal primo ascolto. bravi a " cucirsi addosso " uno stile che, piaccia o non piaccia, fa di loro una band unica.
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Domenica 30 Ottobre 2016, 14.33.08
11
Grande recensione,la parte dove dice "l'istrionica voce di Kakko è solo la ciliegina sulla torta" mi fa ben sperare,da fan di vecchia data spero in un gran ritorno
Flight 666
Domenica 30 Ottobre 2016, 13.38.45
10
@MetalHeart: un ulteriore conferma che si tratta di un errore e non di una cosa voluta ce la danno gli stessi Sonata Arctica. Su YouTube puoi trovare la versione live di questo brano e i colpi di cassa ripetuti che si possono sentire nella registrazione originale dal vivo non ci sono, la traccia di batteria è uniforme dall'inizio alla fine. Spero di aver dato tutte le spiegazioni necessarie
Flight 666
Domenica 30 Ottobre 2016, 13.25.19
9
@MetalHeart: Non ho problemi a spiegarmi, se non l'ho specificato nella recensione è stato solo per non allungare troppo il testo con questi particolari. Ascolta a 1.34, appena dopo l'ingresso della batteria, e sentirai una serie di colpi di cassa che sembrano a tutti gli effetti fuori posto. Ora, se non si tratta di un errore ma è voluto, allora il mio giudizio non cambia di molto perché l'effetto che ne deriva è quello di una "sbavatura". Non sono il solo ad essermene accorto, e prima di scriverlo mi sono anche confrontato con altri che hanno ascoltato il brano e si sono detti d'accordo con me. Mp3 di scarsa qualità direi anche no, dato che il file in nostro possesso ci è stato fornito direttamente dalla Nuclear Blast. Se il "dibattito" rimane su toni pacati sono sempre felice di rispondere e anche, nel caso, di correggere eventuali mie mancanze. Buona giornata!
MetalHeart
Domenica 30 Ottobre 2016, 12.23.22
8
Se poi il recensore gradisse spiegare quale sarebbe la "sbavatura in fase di registrazione... che possiamo sentire molto chiaramente" in We are what we are, dato che l'ha sentita solo lui... ah già, ma non ne vuole parlare Mp3 di scarsa qualità, eh?
bregor
Domenica 30 Ottobre 2016, 0.37.00
7
Che dire...nel mio caso si tratta di un disco che faticava ad entrarmi in testa al primo ascolto e pure al secondo ma ad oggi, e sono ormai tre settimane che gira nel mio stereo, non esce più! Una delle migliori uscite del 2016...non male la bonus giapponese "The Elephant"!
mariamaligno
Domenica 30 Ottobre 2016, 0.28.59
6
Inferiore all'ottimo Pariah (per il sottoscritto quinto in classifica dei nove studio album subito dopo i primi inarrivabili 4), ma migliore del trittico unia-days-stone. Ci sono pezzi di una classe sopraffina come Fairytale, Life( pezzo top non fosse per quel la-la-la al quale comunque si fa l'abitudine e non dispiace come al primo impatto), Among(una delle loro migliori ballad di sempre, capolavoro da lacrime), Till Death e Navigate. peccato solo per la mancanza di tracce veloci ma evidentemente (al contrario che in pariah che presenta due gioielli del calibro di blood e running) questo giro non ne avevano e la banalità dell'unico up tempo present vale a dire Rise lo conferma. In ogni caso averne'di gruppi così, anche sottotono si differenziano dalla media generale. la voce di Kakko, pur in calo resta tra le cose migliori del metal moderno.
HeroOfSand_14
Sabato 29 Ottobre 2016, 14.16.54
5
Partendo dal presupposto che, secondo me, si sente che è un disco prodotto e composto in fretta (e pure la band sembrava dispiaciuta nelle itnerviste), dico la mia. Come dicono alcuni: a me Kakko piace tantissimo anche se non canta su tonalità alte (che, tra il resto, non erano completamente nelle sue corde, soprattutto quando era ancora acerbo). Ha un'espressività sempre notevole, affascina e coinvolge. Se a questo aggiungiamo brani malinconici, cupi e complessi quello che esce è un buon lavoro, che poteva sicuramente essere migliore. Ho amato Pariah's Child, penso che quel disco contenga capolavori già citati nel forum, ed in generale è un album veloce quanto basta e ben studiato. Questo The Ninth Hour invece è diverso, purtroppo, si ricollega a Unia e Days per alcune cose e non sempre è un fattore postiivo. Però trovo che, ascoltandolo più volte, si assaporano particolari interessanti. Se Closer To an Animal è un pezzo abbastanza vuoto, secondo me grazie anche al fatto che sembra moscio, ha comunque spunti gradevoli, come la melodia portante che rimane in testa, e la fase finale recitata, bella bella. Life mi sembra una delle cose migliori dell'opera: si discosta dal resto per la gioiosità che emana, Kakko in grande spolvero, bel testo e gran video. Fairytale e Rise a Night tentano la carta della doppia cassa old school ma non mi convincono molto, manca una melodia d'effetto. Il finale della seconda però merita con quei cori. We Are What We Are e Candle Lawns mi piacciono molto, la prima semiballad coinvolge, la seconda la trovo abbastanza ispirata, più di Love direi, e non mi dispiace per nulla. Poi kakko è un maestro a cantare in questi brani. Trovo sia unico però quando recita in brani stranissimi e complessi, come Till Death's Done Us Apart e Among.., particolari ma affascinanti. Solo che la seconda sarebbe dovuta essere sviluppata meglio e sarebbe potuta diventare una What did you do.. 2. Fly, navigate mi piace parecchio, ha un ritornello banale in teoria ma bel testo e finalmente dei bei controcanti. White pearl part 2 è una delle cose più belle del gruppo degli ultimi anni. Bellissima melodia e atmosfera, belle le parti strumentali. Closure invece mi sembra una cavolata, nulla dice questo brano. Insomma, a me è piaciuta pur considerando i difetti. Non al livello del precedente purtroppo ma lo riascolto volentieri. E le parti drammatiche e "recitate" sono bellissime, solo che alcune sarebbero dovuto essere studiate di più.
lux chaos
Sabato 29 Ottobre 2016, 11.44.43
4
Loro sono una band tipo i Metallica, sputtanati sempre e comunque da chi li apprezzava in passato, rigorosamente dopo aver ascoltato l'album da mezza a una volta ad andar bene. Il precedente, se gli avessi dato solo due ascolti, sarebbe finito nel cestino dopo 3 secondi, invece col passare del tempo le melodie infettive che conteneva hanno fatto breccia ed è stato uno dei dischi più apprezzati di quell'anno. Questo forse è ancora meno immediato, meno d'impatto, forse nel complesso meno efficace, ma contiene delle canzoni di una classe pazzesca (Life, we are what we are e molte altre), come sempre da parte di Tony Kakko. Sarà venduto, tutto quel che volete e le menate che c'avete in testa, ma la differenza tra chi ha una marcia in più e i mestieranti si vede e si sente, sempre. Metal o non metal, a me frega poco quando ci sono le canzoni
Alex Cavani
Sabato 29 Ottobre 2016, 9.24.57
3
Per me, che amo i Sonata dagli inizi e ho seguito con piacere la loro evoluzione, questo è un album almeno da 80. Brani come Life e We Are What We Are (io non ce lo sento questo difetto nella produzione, adesso che il recensore me l'ha fatto notare proverò a riascoltare più volte) si stampano in testa da subito, brani come Fairytale, Till Death’s Done Us Apart e Candle Lawns sono pezzi da fuoriclasse, la suite è molto coinvolgente e la cover finale mette il sorriso e fa saltare. Forse il brano meno interessante è proprio il più classico, cioè Rise A Night, ma nel complesso non sfigura affatto. Per me superiore all'album precedente (non c'è nessuna XMarks The Spot e questo è un bene) e per ora me lo sto ascoltando a ripetizione. Bellissimo disco.
Master
Sabato 29 Ottobre 2016, 7.54.38
2
Personalmente mi è piaciuto parecchio, per me migliore degli ultimi 2. "Till Death's Done Us Apart", "Fly, Navigate, Communicate" e "White Pearl Black Oceans II" le mie preferite, ma secondo me non c'è neanche una traccia veramente scadente. Forse "Rise a Night" è quella un po' meno sincera e più tirata per i capelli, ma tutto l'album per me si mantiene su livelli medio-alti. Come valutazione starei sull'80 circa.
Metal Shock
Sabato 29 Ottobre 2016, 1.52.32
1
Mi sono fermato tanti anni per i Sonata, e i brani che ho ascoltato proprio non mi hanno convinto. Ma per quanto ho letto nella recensione la cosa migliore del disco sembra essere il concept a sfondo naturalista, cosa molto sentita dai popoli del nord Europa. E prendendo spunto dico che purtroppo secondo me oramai l`uomo ha rovinato il nostro caro pianeta: sovrappopolazione, inquinamento, rifiuti, e la CO2 portata a livelli insostenibili. Stiamo uccidendo il posto in cui viviamo e purtroppo i grandi del pianeta e chi potrebbe fare qualcosa se ne frega. Siamo sull`orlo dell`abisso, oramai la clessidra e` girata e non per la natura, potremmo mai fare qualcosa? Dubito.
INFORMAZIONI
2016
Nuclear Blast Records
Power
Tracklist
1. Closer to an Animal
2. Life
3. Fairytale
4. We Are What We Are
5. Till Death’s Done Us Apart
6. Among the Shooting Stars
7. Rise a Night
8. Fly, Navigate, Communicate
9. Candle Lawns
10. White Pearl, Black Oceans (Part II: By the Grace of the Ocean)
11. On the Faultline (Closure to an Animal)
Line Up
Tony Kakko (Voce, Tastiere)
Elias Viljanen (Chitarre)
Henrik Klingenberg (Tastiere)
Pasi Kauppinen (Basso)
Tommy Portimo (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Aaron Newport (Narratore nella traccia 1)
Troy Donockley (Low whistle nella traccia 4)
Mikko P. Mustonen (Orchestrazioni nella traccia 10)
 
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