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Empyrium - A Wintersunset…
12/11/2016
( 759 letture )
Muß immer der Morgen wiederkommen? Endet nie des Irdischen Gewalt? unselige Geschäftigkeit verzehrt den himmlischen Anflug der Nacht. Wird nie der Liebe geheimes Opfer ewig brennen? Zugemessen ward dem Lichte seine Zeit; aber zeitlos und ramlos ist der Nacht Herrschaft. – Ewig ist die Dauer des Schlafs. Heiliger Schlaf! beglücke zu selten nicht der Nacht Geweihte in diesem irdischen Tagewerk. Nur die Thoren verkennen dich und wissen von keinem Schlafe, als den Schatten, den du in jener Dämmerung der wahrhaften Nacht mitleidig auf uns wirfst. Sie fühlen dich nicht in der goldnen Flut der Trauben – in des Mandlbaums Wunderöl, und dem braunen Safte des Mohns. Sie wissen nicht, daß du es bist, der der des zarten Mädchens Busen umschwebt und zum Himmel den Schoß macht – ahnden nicht, daß aus alten Geschichten du himmelöffnend entgegentrittst und den Schlüssel trägst zu den Wohnungen der Seligen, unendlicher Geheimnisse schwigender Bote.

Deve il mattino sempre ritornare? La potenza terrestre avrà mai fine? Consuma un vano affaccendarsi il volo celeste della notte. E mai l’offerta segreta dell’amore arderà in eterno? Fu misurato alla luce il suo tempo; ma il regno della notte è senza tempo e senza spazio. – Eterno dura il sonno. Sonno santo! – non fare troppo raramente lieti i consacrati alla notte in questa terrestre quotidiana fatica. Soltanto i folli non ti riconoscono e di te nulla sanno se non l’ombra che tu spandi su noi pietosamente nel crepuscolo della notte vera. Non ti sentono nel flutto d’oro del grappolo – nell’olio miracoloso del mandorlo, e nel latice bruno del papavero. Non sanno che tu adombri il tenero seno della vergine e il suo grembo fai cielo – non indovinano che uscita da antiche leggende tu avanzi e schiudi i cieli, portando la chiave dei soggiorni beati, silenzioso araldo di misteri infiniti.

(Hymnen and die Nacht, II; Novalis)

Moonromanticism si schiude da una delicata frase, un forte appena accennato, del pianoforte di Andreas Bach. Dunque, la frase, è addolcita dal flauto di Nadine Mölter cui si accompagnano gli arrangiamenti delle chitarre di Schwadorf, che colorano l’atmosfera e l’ordito di una tale delicatezza e bellezza. Quindi, le chitarre acustiche sbocciano nella dolce trama che vibra nella melodia di Under Dreamskies.
Si apre così A Wintersunset…, disco d’esordio dei tedeschi Empyrium uscito per l’etichetta Prophecy Productions nel luglio del 1996. Fautori di un doom con chiare influenze sinfoniche e folk, il gruppo di Schwadorf tinge la sua musica del canto, di quei toni intimi che i romantici tedeschi chiamavano “Stimmungen”. Una tonalità intima colora la musica e le liriche di questo A Wintersunset…, un indecifrabile accordo interiore, una segreta consonanza nel dialogo dell’anima con se stessa. La coscienza più compiuta sta appunto in rapporto con queste Stimmungen, è il principio della loro modulazione, è ciò che le fa cantare, nel senso che le traduce in un linguaggio poetico immergendole come tante voci nella musica stessa dell’interiorità. In tal modo le sequenze delle sensazioni e dei sentimenti vengono organizzate secondo un ordine che è quello imposto da una linea melodica e dalle sue complicazioni armoniche, dalle sue variazioni cicliche, dalle scansioni di un ritmo interno.
A seguito della strumentale Moonromanticism, si delinea, dunque, il primo inno: Under Dreamskies. La melodia di overture si arrampica su un delicato arpeggio e, d’un tratto, in primo luogo, muta a delineare il tema primario del pezzo, con l’introduzione del basso e della batteria, e poi si erge a sostegno della voce, prima d’introdurre il tema secondario. La voce di Schwadorf si mischia tra un grave e nostalgico pulito e uno scream acido. Dalle pieghe delle liriche emerge la Heimweh, la nostalgia del poeta che guarda alla notte, cercando di riappropriarsi del proprio passato. Ed è questo itinerario ad essere proposto, in A Wintersunset…: nella prima Stimmung, Under Dreamskies, lo sciogliersi dell’incantesimo del crepuscolo si annuncia dalla prima strofa:

Storm skies from the nights,
Shadows of the forest lie inside
And gleaming emeralds in decorative tones
Brushed by the ice under cicles.

La tempesta oscura i cieli dalla notte,
le ombre della foresta si nascondono
e brillanti smeraldi in tonalità decorative
son spazzati via dal ghiaccio sotto i cerchi di nuvole.


sottolineando una vivida antitesi tra il mondo diurno e il regno della notte. Al mondo diurno appartiene la temporalità e la spazialità del mondo terreno, mentre la signoria della notte è contemporaneamente, inverno, autunno e un’infinita primavera. Il secondo inno, The Franconian Woods in Winter’s Silence, ci consegna un inverno che è gelida fossa in cui è affondato il mondo. Alla Heimweh si sostituisce la Sehnsucht, la dipendenza dal desiderio, che tratteggia il regno notturno tra gli splendidi e sublimi bagliori del ghiaccio:

The love of the forests’ tranquillity –
Just ice cold winds whisper to me,
As if a wild rose was trapped
My bleeding heart.
A gentle breeze opens its wings and grief falls apart.

… Cast for this winter hike,
I see the north and its fountain of light,
The morning from ice,
The scenary of the night.

L’amore per la tranquillità delle foreste –
solo il freddo vento dei ghiacci mi sussurra,
come se una rosa selvaggia fosse intrappolata
nel mio sanguinante cuore.
Una delicata brezza apre le sue ali e il dolore svanisce.

[…] Liberatomi di questa escursione invernale,
vedo il nord e la sua fonte di luce,
la mattina che si staglia contro il ghiaccio,
lo scenario della notte.


La voce del pezzo si fa ora più cupa ora più luminosa: gli archi di Andreas Bach dominano la scena con brevi frasi, quasi in un’indeterminatezza tematica che viene mantenuta ed esaltata ad opera della modulazione continua.
In The Yearning, uno degli episodi più alti dell’intero full-lenght, si ritorna alla Heimweh, riproponendo l’indeterminatezza del presente rispetto alla consistenza del passato, che vivifica e modula l’intera conoscenza e sensibilità del protagonista, e, dopo l’interlocutoria Autumn Grey Views, forse l’episodio meno riuscito, si ricollega alla quinta Stimmung, Ordain’d to Thee. In questi due pezzi il destino personale del protagonista si rivela in tutta la sua magnificenza la disperazione di colui che, diviso dall’essere amato a causa della morte, è solo nel mondo. Questa esperienza è accompagnata dal viaggio (I ride through day and night in The Yearning) e si compie un processo di metanoia nello strappo tra la realtà e l’immaginario, tra il mondo diurno e la signoria notturna.

O She’s everything I can’t see.
In my dreams she doesn’t let me be.

Oh, lei è tutto ciò che non riesco a vedere.
Nei miei sogni, m’impedisce di esistere.
(Ordain’d to Thee)


La vicenda interiore del protagonista si esalta nella fusione simbolica dei temi pagani e di quelli erotico-notturni.

Under Dreamskies:

Let me dream of crystal lakes
Lit by the sun, the moon or the stars,
Of green meadows and creations of elves and proud pagan hearts.

Lasciami sognare laghi di cristallo
illuminati dal sole, dalla luna ovvero dalle stelle,
verdi pascoli, le creazioni degli elfi e degli orgogliosi cuori pagani.

Ordain’d to Thee:

Eyes like a sapphire full of desire,
Hair of gold and lips of fire;
Thou art like the waters, so soft is thy skin,
Thou art the raven wishing he could sing.

Occhi simili a uno zaffiro ricolmo di desiderio,
capelli dorati e labbra di fuoco;
sei l’acqua, a tal punto è soffice la tua pelle,
sei il corvo che desidera ardentemente di saper cantare.


La primeva vena doom si tradisce nel continuo dialogo con l’armonia stessa, nelle sue oscillazioni, nei suoi vaghi timori e incertezze, nelle sue riprese forti, nelle sue pause sinfoniche e nelle sue improvvise trionfanti melodie. La musica produce un generarsi interno d’immagini che costituiscono veri e propri plessi simbolico-fantastici, come l’effetto di un tramutarsi magico.
A Wintersunset…, dunque, è un’immaginifica proposta che dalle profondità dell’animo umano riesce a toccare le corde delle nostre più intime sensazioni e dei nostri più reconditi desideri. Vibra un canto che è coscienza, un canto che può essere definito non già sulla base della determinatezza del suo sviluppo, delle sue sensazioni e dei sentimenti, ma, all’opposto, in relazione alla loro indeterminatezza, a quel tanto di misterioso e d’imponderabile che li accompagna.

Zur Staubwolke wurde der Hügel – durch die Wolke sah ich die verklärten Züge der Geliebten. In Ihren Augen ruhte die Ewigkeit – ich faßte ihre Hände, und die Thränen wurden ein kunkelndes, unzerreißliches Band. Jahrtausende zogen abwärts in die Ferne, wie Ungewitter.
An Ihrem Halse weint ich dem neuen Leben entzückende Thränen. – Es war der erst, einzige Traum – und erst seitdem fühl ich ewigen, unwandelbaren Glauben an den Himmel der Nacht und sein Licht, die Gelibte.

Il tumulo divenne una nube di polvere – attraverso la nube io vidi le fattezze trasfigurate dell’amata. Nei suoi occhi posava l’eternità – afferrai le sue mani, e le lacrime divennero un vincolo scintillante, inscindibile. Millenni dileguarono in lontananza, come uragani. Al suo collo piansi lacrime d’estasi per la nuova vita. – Fu questo il primo, unico sogno – e da allora sento un’eterna, immutabile fede nel cielo della notte e nella sua luce, l’amata.

(Hymnen an die Nacht, III; Novalis)



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
89.66 su 3 voti [ VOTA]
Ubik
Domenica 13 Novembre 2016, 21.33.28
4
Magnifico
Tevildo75
Domenica 13 Novembre 2016, 19.00.22
3
Grandissimo disco e grandissime atmosfere, anche se preferisco ( pur se di poco ) Songs of Moors and Misty Fields. Per me da 95 al 00 sono stati gli anni d' oro del gothic\doom e aspetto la recensione del capolavoro degli evereve: Stormbirds!
Doomale
Domenica 13 Novembre 2016, 13.01.48
2
Album che non ho mai ascoltato, ma visti i contenuti della recensione e anche il commento di Enry mi tocchera' rimediare!
enry
Sabato 12 Novembre 2016, 17.58.12
1
Grandissimo disco, bella recensione e voto che ci sta tutto...Anche per me si balla dal 85 al 90 per dirla in numeri.
INFORMAZIONI
1996
Prophecy Productions
Doom
Tracklist
1. Moonromaticism
2. Under Dreamskies
3. The Franconian Woods in Winter’s Silence
4. The Yearning
5. Autumn Grey Views
6. Ordain’d to Thee
7. A Gentle Grieving Farewell Kiss
Line Up
Ulf Theodore Schwadorf (Voce, Chitarra, Basso, Batteria, Percussioni)
Andreas Bach (Tastiera, Sintetizzatore)

Musicisti Ospiti:
Nadine Mölter (Flauto)
 
RECENSIONI
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