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The Big South Market - Muzak
04/12/2016
( 971 letture )
Scorrendo il foglietto che accompagna l’uscita ufficiale del primo EP dei The Big South Market, la cosa che inevitabilmente colpisce l’occhio è che la formazione comprende due soli musicisti. In anni di one-man-band la cosa in effetti non crea particolare scalpore, non fosse che il grande assente di questa formazione risulta essere il basso. Non uno strumento qualsiasi. Il caro amato basso, quello che nessuno nota o al limite viene scambiato per una seconda chitarra e che invece costituisce l’architrave sonora su cui tutti gli altri poggiano le loro evoluzioni. D’altra parte, anche i White Stripes si sono permessi il lusso di farne a meno, quindi, anche in campo rock la cosa non sembra poi dover scatenare gravi problemi. Non fosse che i The Big South Market non fanno rock, ma una sorta di ibrido tra hard rock, alternative metal e stoner. Un campo nel quale il basso, ampiamente distorto e sferragliante fino alla fusione degli amplificatori, è quasi insostituibile. Ma va bene, arrendiamoci all’evidenza che i due sappiano quello che fanno, data la lunga esperienza nei rispettivi campi di azione (thrash metal nel caso di Ricco, crossover nel caso di Chiumeo) e che di conseguenza, il gruppo pur di recente formazione, poggia su basi solide e gode di un monicker particolare, che cela le origini dei due, dietro una velata critica sociale. Critica o satira che si coglie anche nel titolo dell’EP, Muzak, contrazione gergale di “Music”, che va ad identificare la musica di sottofondo che riempie locali pubblici e centri commerciali. Musica finta per non luoghi, omaggiati anche nell’artwork di copertina.

L’attacco di Big Deal è feroce: groove/thrash velenoso e carico di rabbia, ben interpretato da Chiumeo che passa da una voce pulita e stentorea ad un scream/growl ben articolato. L’evoluzione del brano mette però in evidenza le contaminazioni stoner/alternative che diventeranno poi preponderanti e l’ottima interazione tra Chiumeo e Ricco, che giocano come una squadra, regalando anche parti strumentali ben articolate e coinvolgenti. Before (You Make It Deeper) è invece pienamente calata nelle atmosfere stoner/alternative fatte di riff pesanti come macigni, ben intervallati però da un senso della melodia evoluto e capace di coinvolgere l’ascoltatore fin da subito, con refrain armonizzati e di piacevole fattura, mentre si conferma l’ottima interazione tra i due musicisti nelle parti strumentali, ben organizzate e assolutamente non lasciate al caso. Più forte nella sua ispirazione hard rock e alternative invece la seguente Moodrink, nel quale non mancano progressioni blues e che si fa forte di un groove movimentato e piacevole e del consueto refrain ficcante. Stesso mood per Red Carpet, che si fa forte di un andamento circolare, insistente e ossessivo, nel quale anche il ritornello gioca un ruolo di ripetizione e conferma la dinamicità del duo, che sa costruire brani divertenti e piacevoli concentrando in pochi minuti canzoni ben strutturate e capaci di fare presa, che non si esauriscono però dopo diversi ascolti e anzi crescono nel tempo. Chiude Desert Motel, il brano più lungo e cadenzato dei cinque proposti, quello con la linea melodica più sviluppata e che gioca di più con l’atmosfera, pur mostrando ancora una volta che i due preferiscono una musica “suonata” alla semplice empatia dei riverberi e della distorsione.

Giunti alla fine di questa breve ma soddisfacente carrellata che non raggiunge in totale i venti minuti, ci si rende conto improvvisamente che il problema dell’assenza del basso praticamente non esiste. I brani hanno durate contenute e l’interplay tra chitarra e batteria è tale da coprire ampiamente lo spettro sonoro, regalando invero anche parti strumentali ben congeniate ed efficaci, concentrate al massimo, ma non per questo fini a sé stesse. Le canzoni godono di un amalgama di fondo evidente e che probabilmente potrebbe risultare ripetitivo su una durata maggiore, ma visto il minutaggio ridotto, questo aspetto assolutamente non si pone, proprio grazie al buonissimo uso della melodia ed alla capacità di dare un senso individuale ai brani. Ottima partenza per il duo pugliese, questo Muzak offre un’anteprima molto promettente, che mette in evidenza la qualità di scrittura e le buone doti a disposizione. Da riascoltare con un minutaggio superiore, ma già adesso c’è da scommettere su di loro.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2016
Autoprodotto
Hard Rock
Tracklist
1. Big Deal
2. Before (You Make It Deeper)
3. Moodrink
4. Red Carpet
5. Desert Motel
Line Up
Giuseppe Chiumeo (Voce, Chitarra)
Ruggiero Ricco (Batteria)
 
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