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Blind Guardian - Follow the Blind
10/12/2016
( 1522 letture )
Nel 1989, a un anno di distanza dal loro debutto, i Blind Guardian danno alle stampe Follow the Blind. Il disco è pervaso da due anime contrastanti che si scontrano tra di loro: da una parte, la rabbia tempestosa che aveva contraddistinto il capitolo precedente della loro discografia, Battalions of Fear; e, dall’altra, quell’estetica romantica e melodica che li porterà, dal successivo Tales from the Twilight World, a rivoluzionare il proprio stile e a mutarne sensibilmente le sorti. Questa dicotomia di fondo che alberga all’interno del disco appare, inoltre, come un gioiello di perle: alcune di queste, di colore chiaro e iridescente, risplendono nell’intarsio, mentre altre, lavorate più grossolanamente, tendono a sporcarne la brillantezza e a gettare una cupa ombra sull’ordito finale.

Tuttavia, all’inizio dell’album v’è un punto di contatto, un fugace momento in cui queste due anime si fondono. La disperazione che alberga nell’intimo dell’animo si scaglia infatti contro il cielo e ruggisce, si tramuta in tuono e ne assimila le frasi in un’armonia scura e disincantata. Banish from Sanctuary è una preziosa gemma, un caro monile, il più vivido punto di contatto tra le due componenti che vivificano all’interno del disco. Al riff furibondo si contrappone difatti la melodia di Olbrich, più libero di tessere nuove trame nell’ordito ma, ancora, inserito in un contesto ritmico ed estetico che sembra quasi incatenarlo. La voce di Hansi da quegli scampoli melodici di contrappunto, trae maggior sostanza, pur ancora non indulgendovi e arrampicandoci, e riesce a creare un impatto e un lirismo che sarà prodromo della successiva produzione dei bardi di Krefeld, capace di creare e rendere viva la disperazione del Battista nelle prigioni di Erode Antipa.

I’m sure You’re there, wandering around;
But do you care me? – I’m alone!
You talk of love, – not for me.
In my dungeon cold, I could think about all the things You’ve said,
But I can’t understand Your famous Son.

I left the way of Heaven, or did You lead me from it?


Son sicuro che Tu sia qui da qualche parte, che tu stia vagando qua intorno;
ma ti preoccupi di me? – Io sono solo!
Parli d’amore, ma non parli di ciò per me;
e nel mio freddo sotterraneo, posso ripensare tutte le cose che hai detto,
ma non riesco a comprendere il Tuo famoso Figlio.

Ho abbandonato strada del Paradiso, o sei stato Tu a trascinarmici via?


Questo attimo di contiguità è, comunque, fugace e passeggero, come la brina mattutina in un giorno di primavera che si sveglia riscaldato dal calore del primo sole dopo l’inverno. La successiva Damned for all Time, infatti, è monolitica e potente, più vicina all’estetica del capitolo precedente. In sé, tuttavia, v’è ammantata un’aria lugubre e cupa, opprimente che raramente, salvo nell’interludio susseguente al primo chorus o sul bridge con il lead in D# minore di Olbrich,

Oblivion, – who’s blowing the Horn?
Oblivion, – who’s killing the Gods?


Oblio – chi suona il Corno?
Oblio – chi uccide gli Dèi?


riesce ad aprirsi a punte melodiche che vadano a spezzare quel senso di claustrofobia musicale. Il risultato è, in ogni caso, brillante perché riesce a rinvigorire i pattern statici di quel thrash/power che aveva ispirato in prima istanza il gruppo e a conferirgli, rispetto agli episodi del primo disco, un’impronta maggiormente personale.

All’interno della discografia dei Blind Guardian, a mio avviso, Follow the Blind, occupa un ruolo di primaria importanza. La titletrack, infatti, è necessaria episteme a comprensione dell’intero sviluppo successivo dello stile compositivo del gruppo di Krefeld; è il preannuncio del cambiamento che avverrà con Tales from the Twilight World ma, soprattutto, di alcuni stilemi che saranno definiti compiutamente con l’immaginifico dittico Somewhere Far Beyond e Imaginations from the Other Side. Dopo un breve intro sulla scala be-bop di A, sul quale vanno ad arrampicarsi i cori delle tastiere di Weisner, possiamo notare come cominci a venire fuori quella sensibilità intimistica che raggiungerà l’apice e vivificherà in canzoni come Time What Is Time ovvero The Quest for Tanelorn. L’inserimento della chitarra acustica di Siepen (nella prima parte dell’intro nella minore armonica di D# e, successivamente, a sostegno del solo di Oblrich in F#) riesce a tratteggiare la cupezza del cantato di Hansi, di fronte al quale le chitarre scendono quasi in secondo piano, fornendo unicamente il contrappunto melodico o scarna base, povera edera sulla quale la voce del bardo può arrampicarsi a piacimento. Follow the Blind è, dunque, il primo e vero pezzo di quel cambiamento che, invece, in Banish from Sanctuary era ancora un’eco irrisolta in un equilibrio stupendo. Un buio iridescente e cangiante che, tuttavia, non è supportato ancora da quel lirismo che possiamo ammirare nel secondo episodio di questa release o già nel successivo Tales from the Twilight World; un lirismo che è sostanzialmente povero di spunti, ma che non per questo inficia in qualche modo sul valore pezzo.
I tre pezzi successivi, Hall of the King, Fast to Madness e Beyond the Ice, reincarnano la prima anima del gruppo. Tuttavia, il trittico in questione, e in specie Beyond the Ice, forse la traccia più debole dell’intera release, non riesce mai a raggiungere né quel magnifico senso di claustrofobica complessità e di cupezza di Damned for all Time, né quella semplicità e immediatezza del riffing che è propria di Banish from Sanctuary. I pezzi scorrono, ma non si ricorda molto di nessuno dei tre, se non i chorus dei primi due citati.

High in the sky, where eagles fly,
Morgray the Dark enters the throne.


Nell’alto dei cieli, dove volano le aquile,
Morgray lo Scuro ascende al trono.


Valhalla è la sintesi perfetta dell’intera esperienza dei Blind Guardian, almeno per quanto riguarda il periodo che, dalla pubblicazione di Battalions of Fear nel 1988, arriva fino a Imaginations from the Other Side (1995). Il pezzo riprende l’equilibrio precedentemente descritto in merito a Banish from Sanctuary, ma con una tale forza e un’estetica così sublime da poter ugualmente rappresentare, agli occhi di chi vi si approccia e agli occhi di chi da lungo ne fruisce, tutto ciò che è stato e tutto ciò che sarà. La composizione è scarna: pochi riff. Tutto ruota unicamente intorno alla voce di Hansi – cui pure i soli sottostanno, rappresentandole la riproposizione naturale nelle più cangianti variazioni, che, come in Follow the Blind, prende per sé l’intera scena e pone dietro di sé l’orchestra. Olbrich, dunque, liberato in certi frangenti dai compiti prettamente ritmici, tesse le melodie che vanno a fare da contrappunto alla voce, come nel bridge in D# minore che porta, poi, al tema, spostato in tonalità di B minore con la quinta aumentata, enunciato prima del chorus, sopra l’impianto ritmico serrato e possente innalzato da Siepen e Stauch. La voce di Hansen, a mio avviso, stona con il contesto generale del pezzo, poiché, calata in quel determinato lirismo, non aggiunge né páthos né tantomeno un sentimento di sympátheia nei confronti dell’io narrante, che descrive, da una parte, la prigionia mentale cui la deriva culturale norrena aveva costretto il popolo e, dall’altra, l’incapacità stessa del mondo di vivere senza la propria immaginazione, il motore primo del degrado di cui prima,

So many centuries, so many gods, –
We were the prisoners of our own fantasy;
But now we are marching against these gods, –
I’m the Wizard, I will change it all.

… So many centuries, so many gods, –
We were the prisoners of our own fantasy;
But then we had nothing to lead our lives:
No, we can’t live without gods.


Così tanti secoli, così tanti dèi, –
eravamo prigionieri della nostra stessa immaginazione;
tuttavia, ora marceremo contro queste divinità, –
io sono il Mago, io cambierò ogni cosa.

[…] Così tanti secoli, così tanti dèi, –
eravamo prigionieri della nostra stessa immaginazione;
ma allora non avevamo nulla che guidasse le nostre esistenze:
no, non possiamo vivere senza dèi.


pur rappresentando un’ottima alternanza e variazione alla voce di Hansi. L’intero concetto lirico riassume il difficoltoso passaggio dall’età pagana norrena al cattolicesimo e ordisce, con quella nostalgia che permise la conservazione di quel determinato patrimonio culturale, il dilaniarsi dell’animo umano di fronte al naturale evolversi del processo sociologico,

Magic is in me. I’m the last magic man.
Never found what I was looking for, –
Now I found it, but it’s lost:

The fortress burns, broken my heart;
I leave this world – all Gods are gone.


La magia vive in me. Io sono l’ultimo mago.
Non ho mai trovato ciò che cercavo, –
ora che l’ho trovato, è perduto:

la fortezza brucia, il mio cuore è spezzato;
abbandonerò questo mondo – tutti gli dèi se ne sono andati.


che si afferma nel chorus, dove riecheggia l’invocazione riportata nei vangeli dei Santi Marco e Matteo, a sottolineare quel totale senso di abbandono e di nostalgia:

περὶ δὲ τὴν ἐνάτην ὥραν ἀνεβόησεν ὁ Ἰησοῦς φωνῇ μεγάλῃ λέγων, Ηλι ηλι λεμα σαβαχθανι; τοῦτ’ ἔστιν, Θεέ μου θεέ μου, ἱνατί με ἐγκατέλιπες;

Intorno alle tre, Gesù urlò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
(Vangelo secondo Matteo; 27,46)


αὶ τῇ ἐνάτῃ ὥρᾳ ἐβόησεν ὁ Ἰησοῦς φωνῇ μεγάλῃ, Ελωι ελωι λεμα σαβαχθανι; ὅ ἐστιν μεθερμηνευόμενον Ὁ θεός μου ὁ θεός μου, εἰς τί ἐγκατέλιπές με;

Alle tre Gesù urlò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?» che, una volta tradotto, è: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
(Vangelo secondo Marco; 15,34)


Valhalla, deliverance – why have you ever forgotten?

Valhalla, libertà – perché mi hai dimenticato?


Il passaggio dal verbo abbandonare al verbo dimenticare, sostanzialmente differente in italiano, quindi dall’inglese to forsake a to forget è squisitamente etimologico, sebbene nella lingua germanica mantengano un medesimo significato. Infatti, in italiano manca una vera corrispondenza tra i due verbi (se io abbandono qualcuno, non è ovvio che lo abbia dimenticato e viceversa), mentre in inglese il collegamento è più sottile, come indica anche il prefisso for-. Il primo è usato principalmente per chi abbandona ciò che gli procura affetto: la casa, gli amici, il paese, una causa; il secondo, invece, per chi abbandona ciò che ha conquistato (for + get) e, solo in un secondo momento, ha mutato il suo significato in abbandonare ciò che si possiede nella mente. Hansi rimarca il passaggio della tradizione cristiana, connotandolo di un senso nostalgico anziché di uno fisico: l’abbandono non è da ricercarsi nell’assenza della presenza fisica del Valhalla, quanto piuttosto alla sua assenza come idea nell’Iperuranio del Mago, che gli causa il sentimento di melanconia che lo porta a sottolinearne la sparizione con il verbo to forget.

Follow the Blind si chiude infine con la simpatica cover dell’immortale Barbara Ann di Fred Fassert, ottimamente interpretata ed eseguita, con Kalle Trapp alla chitarra. Dunque, un disco dalle due anime che, anziché fondersi, se non in due episodi, collidono e provocano una discrepanza sensibile tra la qualità dei pezzi. Da una parte, dunque, il sentimento nuovo e la nuova voce, come in Follow the Blind; dall’altra, la riproposizione dell’antica voce, come in Damned for all Time; e in mezzo, la forza equilibratrice, Banish from Sanctuary. Di fronte a questi, poi, gli episodi meno riusciti: Hall of the King, Fast to Madness e, soprattutto, Beyond the Ice; e il capolavoro, Valhalla. Emerge, perciò, un disco che è un continuo salire e scendere, un’eterna lotta tra ciò che sarà e ciò che è stato che, pure, è incapace di equilibrarsi. Un disco che, tuttavia, all’interno della discografia dei bardi di Krefeld non può che prendersi un ruolo di primo piano, non solo per il gusto del collezionista, ma proprio perché, ben più di Battalions of Fear, rappresenta il vero esordio del gruppo per la presenza di quegli elementi che, negli anni Novanta, renderanno il gruppo uno dei più importanti all’interno della scena metal mondiale.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
82.33 su 9 voti [ VOTA]
lisablack
Martedì 28 Marzo 2017, 19.16.19
30
Ho rispolverato questo disco..ottimo davvero e non sono una patita del power, ma da qui in poi almeno fino a Nightfall, i Blind Guardiano faranno miracoli..Valhalla spettacolare, per me è 80.
Leviathan
Venerdì 13 Gennaio 2017, 17.50.44
29
la versione di Valhalla su Tokyo Tales è di gran lunga superiore a quella fatta in studio. Da brividi!
Giaxomo
Martedì 3 Gennaio 2017, 10.19.43
28
E i complimenti alla recensione? Aaah, poveri noi linguisti...
LAMBRUSCORE
Lunedì 26 Dicembre 2016, 20.05.14
27
Nessuno si è mai accorto che la cover fa: PA PA PA PA PARPARA ANN....
Master
Venerdì 16 Dicembre 2016, 23.11.42
26
Personalmente se avessero mantenuto questo stile, senza integrarlo con altri elementi, non sarebbero mai diventati il mio gruppo preferito. I dischi che amo iniziano da Somewhere, tuttavia anche questo è un tassello fondamentale nello sviluppo della loro identità musicale. Per me siamo sul 70.
ObscureSolstice
Giovedì 15 Dicembre 2016, 1.04.36
25
questo è molto più che power metal...dove qui di sinfonia non c'era molto...un heavy metal molto veloce dai richiami Us Metal..un capolavoro indissolubile unico nel suo genere
Poss
Lunedì 12 Dicembre 2016, 17.37.34
24
Era l'89 e il primo capolavoro arriverà fra 3, 2, 1....
Metal Shock
Lunedì 12 Dicembre 2016, 12.37.07
23
Non sono in linea con la recensione. Per me e` un disco discreto con due ottimi brani, Banish from sanctuary e Valhalla, piu` la cover finale, il resto sono brani che si dimnticano in fretta. Dal successivo e ben migliore Tales.. il gruppo guadagnera` ben altro spessore. Album da 70. Lambru sotto ha detto che nei primi anni 90 erano alquanto sconosciuti: confermo tutto. Nel giro della mia compagni metallara li conoscevo solo io e li ho fatti conoscere agli altri. Inoltre quando usci` Imaginations...andai al loro concerto a Milano relativo al tour e se c`erano 500 persone era gia` tanto!
lux chaos
Lunedì 12 Dicembre 2016, 12.06.56
22
Vero, tassello importante, ma forse é il disco che apprezzo meno nella disco dei bardi, il disco "ne carne ne pesce", e per me i brani che valgono realmente la pena sono 3. Il voto a mio parere é un po influenzato dalla sfilza di capolavori assoluti che verranno dopo, per me é un 70 tirato, molto inferiore al precedente e ovviamente a tutti i successivi
Cristiano Elros
Lunedì 12 Dicembre 2016, 0.08.36
21
Bello, roccioso, grezzo e potente ma leggermente inferiore al precedente, che è più energico e frizzante. Comunque un tassello importantissimo per lo sviluppo dei Bardi!
jo-lunch
Domenica 11 Dicembre 2016, 13.19.18
20
In questo momento sto ascoltando il brano Script for my requiem - live (6,22 min.) . Capolavoro. Adoro i Blind, estrosi, passionali, pieni di verve. Grande qualità, ottimi musicisti, voce magica. Tempestosi e melodici allo stesso tempo. Grandi!
Metal4ever
Domenica 11 Dicembre 2016, 12.49.42
19
Concordo con l'analisi. Grandissimi pezzi, che stanno praticamente ai livelli di pezzi spettacolari che verranno più tardi: "Walhalla" ad esempio è un masterpiece intramontabile che non manca mai nelle setlist dei loro concerti, ma anche "Banish from Sanctuary" merita una menzione d'onore per il ritornello trascinante. "Follow the Blind" è un vero e proprio antipasto di quello che tireranno fuori dopo i Bardi.
AL
Domenica 11 Dicembre 2016, 11.33.48
18
quoto Tino. buon album, acerbo e grezzo ma niente male. per me 77
tino
Sabato 10 Dicembre 2016, 19.21.24
17
fino a questo disco comunque non si parlava di power metal, almeno dalle mie parti, era comunque roba da thrasher. Questo disco e il precedente sicuramente erano i più incazzati, poi hanno cominciato ad affinare il proprio sound. Comunque per me un 75
Screamforme77
Sabato 10 Dicembre 2016, 18.17.17
16
Banish From Sanctuary, Follow The Blind e Valhalla sono i tre grandi pezzi che resteranno dei tasselli importanti della loro grandiosa carriera, nonché come ha detto il recensore quelli che anticiparono la loro stilistica che porterà poi ad appassionarmi della loro musica; il resto sono tutti filler a dimostrazione che erano ancora dei BG un po acerbi. Ovviamente in questo mio giudizio gioca un ruolo fondamentale il mio scarso apprezzamento per il genere speed power classico e canonico(alla Halloween o Gamma Ray per intenderci), per questo amo i BG perché hanno acquisito un epicità che li distingue da quel contesto. Peccato che nei loro ultimi lavori hanno ecceduto nel senso opposto che gli ha fatto perdere quell equilibrio ideale che hanno avuto da TFTW a NIME.
Christian death rivinus
Sabato 10 Dicembre 2016, 16.07.24
15
Album che mi piace un sacco....come quasi tutti gli album dei blind...qua erano un po acerbi...ma da questo in poi e man mano progressivamente hanno creato uno stile unico ,che solo sanno fare....una delle mie ban preferite di sempre...peccato non averli mai visti....credo che prima o poi accadra', voto perfetto! Immagination e nightfall sono la perfezione
Lemmy
Sabato 10 Dicembre 2016, 15.12.41
14
ho sbagliato su un numero del voto non 76 ma 73.
Lemmy
Sabato 10 Dicembre 2016, 15.04.51
13
Prima di questo album nessuno se li filava, ma se n'era accorto un certo Hansen che infatti nella traccia 8 fa un po da padrino al gruppo.Disco più peso del precedente grazie anche alle influenze di un certo thrash alla Testament, poi power speed che come un freccia rossa ti scorre nelle orecchie a tutta velocità.Per me le migliori sono la rapida Banish from Sanctuary fatta e rifatta svariate volte anche in sede live e Walhalla, le due cover dei beach boys e dei Demon invece non mi prendono molto.Per me stiamo sul 76.
Doom
Sabato 10 Dicembre 2016, 14.36.51
12
@Terzo, ahhh...bene..non lo sapevo!
LAMBRUSCORE
Sabato 10 Dicembre 2016, 14.15.18
11
Avete ragione, io aggiungo la Nutella sugli spaghetti, altro che i nostri ragù con la salsiccia...
terzo menati
Sabato 10 Dicembre 2016, 13.57.54
10
Doom ai chiama vokujla.
Doom
Sabato 10 Dicembre 2016, 13.53.56
9
Ahhh...si pure del capello riccetto corto sopra..e lungo dietro. Ovviamente abbinato all'immancabile baffetto. Vabbe' chiudo OT😉
Francisarbiter
Sabato 10 Dicembre 2016, 13.41.36
8
C'è anche un certo profumo di sandalo e calzino di lana, non lo avvertite? 😂
Doom
Sabato 10 Dicembre 2016, 13.39.49
7
Ahhhh...quella di Rudy Voeller e l'ascona e' forte! Una sana tamarragine germanica..tipo quelli che vedevi a Rimini o Riccione alla fine degli anni 80 o inizi 90. 😁 Comunque lo rimetto sempre su con piacere al pure pure dei prossimi due.
terzo menati
Sabato 10 Dicembre 2016, 13.27.39
6
Un ottimo speed power thrash teutonico, sulla falsariga dei conterranei Angel dust, dei risk, dei rage, dei mania, dei primihelloween. Più che elfi o maghi evoca baffetti anni 70 alla rudi voeller, capelli vokujla, vecchie Opel ascona scassate, insomma tutta la tamarragine germanica
xXx
Sabato 10 Dicembre 2016, 13.23.21
5
il preludio ai capolavori futuri. 90 voto minimo
InvictuSteele
Sabato 10 Dicembre 2016, 12.51.19
4
Mai piaciuti troppo, anche se ammetto che il trittco Somewhere, Imagination from the other side e Nightfall li trovo eccellenti.
Doom
Sabato 10 Dicembre 2016, 11.50.55
3
Bel disco secondo me...qui c'e ancora un powerspeed selvaggio!
Radamanthis
Sabato 10 Dicembre 2016, 11.01.45
2
Dio quanto amo sto disco! Non c'è manco da commentarlo. Voto 95
LAMBRUSCORE
Sabato 10 Dicembre 2016, 10.27.54
1
Devo essere sincero. Questo gruppo era a me sconosciuto fino a metà anni '90. C'è da dire che se ne parlava poco sulle riviste specializzate, ho ancora i vecchi hm, metal hammer, ecc. e venivano cagati poco anche da questi o forse ero io che li snobbavo, ahah. Poi avevo comprato i primi 2 e il quarto. Ogni tanto li riascolto volentieri. Non vado però oltre al 70 per questo, idem per il primo.
INFORMAZIONI
1989
No Remorse Records
Power
Tracklist
1. Inquisition
2. Banish from Sanctuary
3. Damned for all Time
4. Follow the Blind
5. Hall of the King
6. Fast to Madness
7. Beyond the Ice
8. Valhalla
9. Barbara Ann
Line Up
Hansi Kürsch (Voce, Basso)
André Olbrich (Chitarra, Voce)
Marcus Siepen (Chitarra, Voce)
Thomen Stauch (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Kai Hansen (Voce in traccia 8)
Mathias Weisner (Tastiera)
Kalle Trapp (Chitarra in traccia 9)
 
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