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The Black Crown - Fragments
13/12/2016
( 884 letture )
The Black Crown è il nuovo progetto del musicista e produttore campano Paolo Navarretta. Il sound proposto dalla band di Piano di Sorrento è fortemente influenzato da gruppi americani esplosi nella seconda metà degli anni 90 (in particolare i Tool), forse anche in virtù della tournée negli Stati Uniti intrapresa in passato dal frontman assieme al suo primo gruppo, i Mustywig. È così che in Fragments si possono assaporare suoni appartenenti ad un passato prossimo, che uniscono sonorità alternative metal a sporadiche atmosfere malinconiche post-grunge, quest’ultime peraltro perfettamente in grado di coinvolgere emotivamente l’ascoltatore.

Sin dall’opentrack Gate i principi basilari ai quali gli strumenti vengono sottoposti sono ampiamente esplicati, perciò riecheggiano i ritmi lenti imposti dalle corde poderose del basso, le mazzate sui piatti da parte della batteria, i riff pesanti e distorti della chitarra. La sei corde esce spesso dal seminato concedendosi qualche gradevole deviazione, come avviene sui passaggi forsennati presenti nel cuore di Forge e prima del finale claustrofobico di Ghosts. Le protagoniste assolute dell’album sono però le sensazioni prodotte da una sorta di gigantesca, uggiosa e coprente nuvola grigia; un alone di spettrale drammaticità permane lungo tutto il disco, ma è tangibile solo su tracks profondamente grunge come Wheel e Rising: le melodie deprimenti e riflessive fuoriescono in tutta la loro espressività sui bridge, colpendo il povero malcapitato senza alcuna via di scampo (a tal proposito il pianoforte utilizzato su Rising è maledettamente efficace). L’imperfetta estensione vocale del leader del gruppo non viene “mascherata”, altresì diviene un modo per esplicitare rabbia e disappunto. I suoi lamenti imperversano sul finale della coinvolgente Flames: uno dei migliori brani del lotto dove i reali punti di forza sono gli instancabili refrain e la carismatica prova di Scott Haskitt dietro alle pelli. Infine è doveroso sottolineare l’interessante Feed, introdotta dalla cupa parentesi elettronica di Icona. L’atmosfera che si viene a creare permane nei suoni ovattati del brano in questione, caratterizzato perlopiù dalla durezza delle sue radici nu metal e dalla lenta e precisa esecuzione.

Fragments è un lavoro totalizzante. La percezione che si ha di essere inghiottiti in drammi esistenziali che ci riguardano è fin troppo reale e viene trasmessa tramite musica, testi e copertina. Proprio quest’ultima, raffigurante un edificio scuro e uniforme sotto un cielo plumbeo, rende giustizia all’intero contesto, esulando il lavoro da insignificanti riferimenti spazio-temporali. Il fatto che Paolo Navarretta si sia fatto carico dell’intera release, dalla composizione dei brani all’artwork, dal mixaggio alla fase di mastering, fa capire il perché di un risultato così omogeneo e ben congegnato.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2016
Autoprodotto
Alternative Metal
Tracklist
1. Gate
2. Forge
3. Wheel
4. Ghosts
5. Clay
6. Icona
7. Feed
8. Flames
9. Rising
10. Pieces
Line Up
Paolo Navarretta (Voce, Chitarra)
Fulvio Di Nocera (Basso, Contrabbasso)
Scott Haskitt (Batteria)
 
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