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Steppenwolf - Steppenwolf 7
16/12/2016
( 339 letture )
Quando ancora il nostro amato genere non era nemmeno nell’immaginario di chi poi l’avrebbe realmente creato, venne una band canadese/statunitense che negli anni della rivolta globale sociale del ’68 pronunciò per la prima volta nella canzone che diventò un manifesto di quell’epoca, la leggendaria Born To Be Wild, la parola “heavy metal”. Quella band erano gli Steppenwolf, un quintetto esplosivo che nato dalle ceneri dei The Sparrows rivoluzionò completamente un modo di vedere, sentire e vivere la musica tra fine anni anni 60 e inizio 70. Ovviamente come ogni band rock vera che si rispetti gli Steppenwolf non si limitarono a sollazzarsi sul brano che li rese famosi a livello planetario, ma intraprese una vera carriera musicale fatta di successi non indifferenti e dimostrando quanto John Kay e soci non fossero una cometa di passaggio. Sei album in quattro anni sono un traguardo impensabile al giorno d’oggi ma in quegli anni la creatività era alle stelle e la musica era il vero tempo che scandiva le giornate di chiunque, quindi tassello dopo tassello la band giunse a scrollarsi di dosso l’ingombrante e fastidiosa nomea di gruppo rivoluzionario e socialmente destabilizzante e sforno onestissimi e sorprendenti album di rock con vene psichedeliche, blues e country.

Steppenwolf 7, edito nel 1970 dalla storica e fidata ABC Dunhill, è il quinto di questi sei album sopra citati e rappresenta una summa ideale, chiara e lampante di ciò che in poco tempo la band d’oltreoceano è riuscita a diventare grazie a un continuo progresso musicale e testuale. L’album si apre con Ball Crusher, un rock anthem di tutto rispetto in cui la voce di John Kay è giunta ormai ha una notevole maturità e ben lontana anche a livello timbrico dai pur recenti esordi a livello temporale, le tastiere di Goldy McJohn sono sempre più la tela solida e puramente psichedelica su cui si intessono le trame rock e blues delle chitarre di Kay stesso e di Larry Byrom. Interessante l’evoluzione a blues country della band in un brano come Forty Days And Forty Nights, un rythm and blues decisamente coinvolgente grazie anche all’armonica a bocca sapientemente suonata da un Kay sempre più ispirato. Fat Jack è un’ottima prova di rock primordiale con sonorità e uso dei cori tanto caro a quelli che sarebbero stati solo un anno dopo i leggendari Eagles, quindi canto corale nel ritornello ma anticipato poco prima dallo stesso effetto nel prebridge al ritornello stesso. La contemporaneità degli Steppenwolf con una band seminale come i Doors sembra quasi definire un continuo scambio di interazioni tra le due entità musicali più in voga di quegli anni: se la band di Jim Morrison era molto dipendente a livello strumentale dalle tastiere di Ray Manzarek, nella band di Kay c’è una maggiore interazione tra i fraseggi ritmici e gli scambi tra chitarristi, come dimostra ampiamente la carica Renegade. La sezione ritmica sa ovviamente il fatto suo e non bisogna dimenticare l’apporto fondamentale del basso sempre articolato e suadente di George Biondo, che anche se nella retrovie in quel periodo rappresentava forse l’anima più hard rock della band, e Jerry Edmonton con la sua batteria sempre più tendente alla parte dura del rock, come evidente lungo tutta Foggy Mental Breakdown. Se Snowblind Friend è una ballad spudoratamente country dalla testa ai piedi grazie a un Kay sempre più caldo e romantico, Who Needs Ya è invece un deciso ritorno a sonorità rock armoniche ritmate che ti fanno ballare e cantare anche se non vuoi, giusto per far capire che il rock è legge in casa Steppenwolf. Chiudono l’album Earschplittenloudenboomer, una strumentale davvero alternativa non solo per il titolo ma anche per l’uso di ogni strumento coinvolto all’interno della band, a cui si associano misteriosi fiati di trombe e sax e basato su un ritmo coinvolgente e festaiolo, e la carica rock blues, con venature country, di Hippo Stomp, il vero manifesto di ciò che gli Steppenwolf sono poi diventati durante la loro evoluzione.

In realtà per la stragrande maggioranza dell’utenza rock gli Steppenwolf saranno sempre associati al brano che li ha resi immortali nell’immaginario collettivo musicale mondiale e nella storia del rock in generale, ma la verità è che la band di John Kay ha saputo percorrere una strada personale e originale influenzando la musica degli anni 70 come pochissimi altri ensemble hanno saputo fare con passione, costanza e sperimentazione.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
1970
ABC Dunhill
Rock
Tracklist
1. Ball Crusher
2. Forty Days and Forty Nights
3. Fat Jack
4. Renegade
5. Foggy Mental Breakdown
6. Snowblind Friend
7. Who Needs Ya
8. Earschplittenloudenboomer
9. Hippo Stomp
Line Up
John Kay (Voce, Chitarra, Armonica)
Larry Byrom (Chitarra, Cori)
Goldy McJohn (Tastiere)
George Biondo (Basso, Cori)
Jerry Edmonton (Batteria)
 
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