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Trivium - Ember to Inferno
24/12/2016
( 1504 letture )
Ci sono album che, indipendentemente dalla loro bontà, cadono nel dimenticatoio, scavalcati dalla foga degli eventi e penalizzati dalle circostanze. Accade di frequente a quei dischi d'esordio, primogeniti di prova, trascurati a causa di seguiti magari più fortunati. È in un contesto simile che inquadriamo Ember to Inferno, primo disco di Matt Heafy, Brent Young e Travis Smith, successivamente noti al mondo sotto il nome di Trivium. Questo full-length venne pubblicato nel 2003 sotto la tedesca Lifeforce Records, attingendo alle acque metalcore che in quegli anni iniziavano a irrompere dagli Stati Uniti, terra mater del gruppo. Se da una parte la Lifeforce rappresenta la prima forza motrice verso la celebrità dei tre americani, dall'altra proprio i limitati mezzi dell'etichetta teutonica non garantirono una tiratura proporzionale alla qualità della release, rendendo in un primo momento difficoltosa la sua reperibilità a livello internazionale. Dell'oblio di Ember to Inferno fu concausa anche la pubblicazione, solo due anni più tardi, di Ascendancy, masterpiece della formazione d’oltreoceano, ben supportato da una label di tutt’altra caratura e divenuto rapidamente niente di meno che disco dell'anno per la rivista metal Kerrang!. Il suddetto apparve subito ricco di brani preziosi e ricchi di mordente quali, tra tutti, Like Light to the Flight, riuscendo a polarizzare fin da subito l'attenzione di un pubblico in rapido ampliamento, e sviando così definitivamente i già deboli riflettori dal precedente.

Dal momento che da poco il gruppo ha rilasciato Ember to Inferno: Ab Initio, includente oltre alle 12 canoniche tracce, ben 13 inediti di composizione precedente a Ember stesso, quelli che è dunque possibile considerare siano i primi brani mai scritti dai Trivium, tale produzione va a rispolverare e promuovere ancor oggi l'ascolto di un album che vale la pena di riconsiderare.
Ember to Inferno si rifà alla già citata corrente metalcore allora in rapido sviluppo. Si consideri solo che a breve distanza si collocano gli esordi di Avenged Sevenfold e As I Lay Dying. Tuttavia, è forte la presenza di forti influenze thrash vecchia scuola, accompagnate parallelamente da un significativo ascendente death di origine scandinava. Il risultato è il disco più arrabbiato e diretto che i Trivium abbiano mai composto. Pervaso di giovanile rudezza, Ember to Inferno nasconde anche diversi momenti easy listening consentiti da un registro che da growl diviene pulito, e da immediate atmosfere metalcore, che trovano la loro funzionalità nello stemperamento di un sound che risulterebbe altrimenti oppressivo. La ricerca melodica regala buoni momenti, dipanandosi tra riff incisivi e assoli taglienti. Le liriche firmate Matt Heafy raccontano devastazioni apocalittiche e straordinarie rinascite anticipando molto di quello che verrà scritto nei seguenti lavori. Ma i momenti godibili si rifanno ben più che a qualche melodia orecchiabile o testo ben scritto.
La opener Inception è composta da mezzo minuto di sintetizzatori che, con quello stile vecchia scuola, sembrano del tutto fuori posto, eppure sorprende la naturalità con cui ad essi si aggancia la batteria thrash di Pillars of Serpents. Sul podio dei pezzi meglio riusciti troviamo anche If I Could Collapse the Masses, con i suoi continui cambi di marcia ad alzare e distendere la tensione di un groove dirompente. Della terra bruciata attorno alla successiva Fugue è responsabile invece la velocità esecutiva delle chitarre, nonché l'implacabilità di basso e batteria. La titletrack è il brano che più si fa ricordare per le sue parti melodiche, contenendo un ritornello tanto semplice quanto indimenticabile. Il disco si chiude con l'ultima delle tre tracce strumentali A View of Burning Empires, traccia drammatica che trascina l’ascoltatore in un lungo viaggio, per poi dissolversi con un gioco di volumi.

In principio c'era Ember to Inferno, e tale esordio già dimostrava standard decisamente elevati per dei ragazzini. Tutto ancora doveva essere scritto, ma le potenzialità lasciavano presagire il talento di uno dei gruppi metal più significativi del nuovo secolo. Che poi nei fatti così non sia stato, può dare certamente da discutere, ma resta il fatto che questo platter che mai riuscì a fare la storia rimane una raccolta di tutte quelle idee iniziali su cui negli anni si costruirà l'identità dei Trivium. Tecnica, melodia e aggressività, i pilastri di questo che rimane, a tutti gli effetti, comunque un buon disco.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
94.5 su 4 voti [ VOTA]
Silvia
Lunedì 5 Febbraio 2018, 14.40.26
2
Anche a me piace parecchio, la title track è da loop, peccato x i ritornelli che ancora risentono un po’ dell’emocore, genere che non rientra nei miei gusti
Pa3zio
Domenica 14 Maggio 2017, 13.29.49
1
Una bomba! Dovrebbero tornare a fare dischi di questo tipo!!
INFORMAZIONI
2003
Lifeforce Records
Metal Core
Tracklist
1. Inception the Bleeding Skies
2. Pillars of Serpents
3. If I Could Collapse the Masses
4. Fugue (A Revelation)
5. Requiem
6. Ember to Inferno
7. Ashes
8. To Burn the Eye
9. Falling to Grey
10. My Hatred
11. When All Light Dies
12. A View of Burning Empires
Line Up
Matt Heafy (Voce, Chitarra)
Brent Young (Basso)
Travis Smith (Batteria)
 
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