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MindAheaD - Reflections
26/12/2016
( 698 letture )
I toscani MindAheaD si formano nel 2010 su illuminazione del chitarrista Nicola D'Alessio al quale si uniscono, dopo poco tempo, il collega di strumento Matthieu Angbeletchy, la sezione vocale composta da Francesco Novelli e Kyo Calati e, ad inizio 2013, Matteo Prandini al basso e Matteo Ferrigno alla batteria.
Con questa formazione i MindAheaD vanno a definire i pezzi che compongono il loro primo lavoro in studio ed iniziano a proporre la loro musica in ambito live riscuotendo una incoraggiante risposta dal pubblico. Nel 2016, dopo un importante contributo compositivo, Matthieu Angbeletchy abbandona la band per motivi personali lasciando il posto a Guido Scibetta.
Secondo quanto riportato sulle pagine social della band, l'idea è quella di fondere aspetti diversi, talvolta opposti, del sentire umano, riunendoli in una proposta musicale variopinta e personale (ok, ma di chi veramente?) che affonda le sue radici in influenze che spaziano dal prog anni '70 al death metal. Insomma, niente di innovativo, ma si tratta pur sempre di qualcosa che incuriosisce.
Il monicker (bellissimo) stesso suggerisce già la natura paradigmatica e poliedrica della band, con un gioco di parole tra "mente" (pensiero) e "testa" (anatomica), mente proiettata in avanti contrapposta all'irrazionale follia (M.A.D., maiuscole nel logo).
Soffermandoci proprio sulla scelta del gruppo di non fossilizzarsi su di un genere in particolare, ci si chiede se sia effettivamente la strategia migliore, soprattutto in vista di un secondo capitolo di carriera che dovrà necessariamente discostarsi dal passato appoggiandosi ad una quantità di idee senza dubbio maggiore e difficile da reperire. Paradossalmente, almeno agli esordi, sembrerebbe esserci maggiore ispirazione e successo dandosi una precisa identità per poi modificarla col passare del tempo (vedi maggiore esperienza), ma forse è meglio rallentare e ragionare alla giornata.

Masterizzato ai Domination Studio dal promettente "biglietto da visita" Simone Mularoni, Reflections risente fortemente del contributo dello stregone delle sei corde in forza ai DGM, uno dei gruppi di punta della scena metal nostrana, per chi non li conoscesse. Altrettanto influenti nella creazione di questo album di esordio sono stati mostri sacri come Opeth o Katatonia (questi in base all'ascolto), soprattutto i primi per la capacità di passare da una stagione all'altra o da uno stato d'animo all'altro mantenendo una certa fluidità esecutiva-emozionale tipica degli svedesi capitanati da Mikael Akerfeldt che, almeno per ora, risultano irraggiungibili in ciò che fanno.
In armonia con quanto dichiarato dalla band, Reflections non è di facile etichetta, anche se la soluzione del semplice prog metal sarebbe preferibile ad altre senza andare a sfottere le meningi oltre il dovuto, anche perché il death si tocca parzialmente per via del sound secco e meno carico rispetto allo standard del genere appena citato ed il prog di base c'è anche se forzato, statico e non proprio di primissima scelta. Se poi si aggiunge il dolce e gotico dominio vocale della Calati sul pur valido scream di Novelli, vediamo che sarà più facile ricostruire le vere intenzioni della band o molto più probabilmente dell'elemento più carismatico del sestetto il cui voto vale doppio per la prenotazione dello studio di registrazione e nel tracciare la linea guida.
Ciò che emerge dalla riproduzione di Reflections è purtroppo la dinamica ferma al palo, la freddezza dei suoni scelti. Le chitarre picchiano, tranciano, corrono a perdifiato, spesso a vuoto senza una meta e mancano di carattere, di calore e colore se non in qualche raro passaggio di riuscita atmosfera. Poi si fermano smarrite. Stesso discorso per le voci. Queste sono tecnicamente impeccabili (come tutto nel platter) ma non si legano, non dialogano. A cosa servono due microfoni allora?
Alla lunga il disco potrebbe annoiare, sembra sbiadire e non finir mai. Gli spunti interessanti sono pochi, si contano sulle dita di una mano sola. Le aspettative calano e difficilmente si avrà voglia di rivivere l'esperienza che non regala granché in termini di emozioni.
Reflections, per fortuna e merito, ha dalla sua la produzione moderna e pompata, l'americanata (made in Italy) di turno che comunque veste il disco rendendolo presentabile. Cosa non da poco per le etichette che investono solo quando i quattrini li hanno già spesi altri. In questo senso, il materiale avrà sempre un suo buon valore, anche per un eventuale rilancio sotto altra label.

A dirla tutta, i MindAheaD hanno fatto tutto e niente. Tale incompiutezza la si potrebbe attribuire a tanti fattori: alla distanza artistica tra i componenti, ad una poca "chimica" tra gli stessi o, più semplicemente, ad una improbabile superficialità compositiva di fondo. Difficile dirlo. Ecco, oggi si potrebbe guardare ai MindAheaD non tanto come una band in grado di fare il salto di qualità ma come un ricco serbatoio di signori artisti pronti a soccorrere realtà già avviate e navigate, perché il talento individuale non manca di certo.
Dispiace essere così "spezzagambe", anche perché il lavoro delle persone merita sempre rispetto, soprattutto quello dei musicisti il cui bilancio è perennemente in perdita, ma in questo caso si fatica a trovare qualcosa che si differenzia dalla massa. Credo che un gruppo non dovrebbe mai accontentarsi di fare da spalla a qualcuno. Per ora, non vedo altro destino. Forse sono troppo severo. In fondo -e nemmeno troppo- l'album è ben eseguito, è ben prodotto, è bilanciato. La tecnica è ottima e non si manifestano sbavature. Forse è proprio questo che non convince. Manca l'effetto umano. Sembra di aver davanti un'opera di macchine e non di persone. Troppa perfezione stona.
Quindi, mi richiedo se sono troppo severo. Attualmente mi fido solo delle mie sensazioni.



VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
63.01 su 61 voti [ VOTA]
Nome
Domenica 9 Aprile 2017, 19.12.45
6
Credo di aver dato raramente così tante possibilità di ascolto nel giro di poche settimane (ora ho staccato da un po', poi magari riprovo ancora una volta o due), a un disco che dopo i primi 2-3-4-5 passaggi non mi prendeva ancora quasi per nulla. E non riesco a cambiare idea, ci sono alcuni passaggi sparsi che magari andrebbero sviluppati meglio, sono relativamente più particolari, con un uso migliore della melodia anche strumentale e che ti rimangono di più rispetto al resto, ma in generale trovo il lavoro come ho già detto tempo fa. Troppo prevedibili ad esempio quasi tutti gli scambi tra lui e lei a livello vocale, fin dal primo intuisci ancora prima di arrivarci, e quindi poi non ti stupisce per nulla, quando avverrà l'entrata di lei rispetto a lui, oltre a non essere appunto proprio originalissime anche le singole linee stesse e i timbri, anzi tutt'altro. Ma ovviamente io parlo da chi ha ascoltato appunto, e molte volte ormai, il disco completo e proprio in cd originale tra l'altro, quindi col suono naturale e tutto come deve essere, non un mp3 o altro formato compresso. Se non l'avessi ascoltato non è che eviterei di farlo a prescindere perché tizio o caio nella sua recensione l'ha trattato più o meno tiepidamente o addirittura mezzo-stroncato o come sia (e lo stesso vale all'opposto, non corro certo ad ascoltare ogni cosa di cui si grida al miracolo facilmente oggi su siti vari, tra cui anche questo titolo per dire, su tanti altri portali italiani ed esteri). Anche perché di solito di rece ormai ne leggo poche o nessuna, ritenendole assai inutili a prescindere, si fa prima ad ascoltare direttamente qualcosa di chiunque e decidere da soli. Quindi consiglio ovviamente anch'io a tutti i curiosi di ascoltare personalmente in qualche modo le cose, per valutare se piace o no, o anche per eventualmente poi dire se si è d'accordo o meno con la tal recensione o con quell'altra ecc.
Nome
Mercoledì 15 Febbraio 2017, 3.32.01
5
Risposta al commento del recensore qui sotto: beh, in realtà guarda che non è che solo i lettori/amici sparano certi voti negli spazi a loro disposizione in siti che lo permettono come questo, e fanno certe recensioni al giorno d'oggi (parlo in generale, non solo per questa band), per nulla. Anche per gli stessi M se dai un'occhiata sia tra altri siti italiani che vari esteri, blog ecc., la media è altissima, perché per vari motivi e senza voler pensar sempre male riguardo il modo in cui "promuovono" oggi le etichette (ma forse è sempre stato così, ma una volta col cartaceo e basta mi pare che in media i recensori se ne fregassero di più di certe "pressioni" o influenze) i cd che hanno stampato ("prodotto" è un parolone, visto che non investono più nulla, chiedono il master finito e inciso a proprie spese dalla band e magari pure di comprare subito tot copie), moltissimi che recensiscono in giro sono bimbetti troppo giovani e per forza di cose conoscono poco, soprattutto non tanti capolavori veri di ogni campo, tantomeno li hanno potuti ascoltare e capire in diretta o quasi, e se li hanno ascoltati molti anni dopo non sanno contestualizzare all'anno di uscita (in realtà per molti non serve, suonano da ogni punto di vista ancora come capolavori superiori a quasi tutto quello che è uscito dopo nello stesso campo), capirne la personalità o quasi originalità che avevano a volte, l'influenza che hanno avuto e tutto quanto. Da questo deriva che sono assai facilmente impressionabili, e a volte vale anche per gente che non è affatto giovincella, ma evidentemente è lo stesso ben poco severa (come un mio amico appassionatissimo di metal e dintorni e più grande di me, ma zero selettività, lui comprerebbe e supporterebbe tutti, trova tutto bello, tutto di livello, tutto da avere, di ogni band dal primo demo in poi, basta faccia metal di qualche tipo). Inoltre sanno tutti che le rece più o meno tiepide o addirittura stroncature, non saranno al 99% condivise, pubblicizzate ecc. sulle pagine della band, dell'etichetta, tra i loro amici e via dicendo, e quindi non avrà pubblicità la rece stessa, il recensore, il sito (che sia suo o meno), mentre se è più o meno entusiastica sì, magari anche con i complimenti interessati del gruppo tipo "Ecco uno che ha capito davvero il disco ecc.", come dire "è quindi più competente degli altri", e visto che moltissimi scrivono in giro solo per ego personale, per mettersi in mostra e poter dire che sono "recensori" su qualche portale o blog "ufficiale" più o meno noto, oltre che per avere cd a sbafo (riguardo almeno tutti quelli che mandano ancora il cd fisico ai vari portali, invece di dare il link allo streaming o mandare degli mp3), qualche accredito per live magari ecc., beh, cercano di non perdere questi vantaggi materiali o meno, come invece farebbero magari se iniziano ad essere troppo severi.
Nome
Mercoledì 15 Febbraio 2017, 3.10.18
4
Rece perfetta secondo me questa, concordo su tutto praticamente, tranne qualche passaggio che non ho nemmeno ben capito (come quello dove si accenna a chi "prenoterebbe" lo studio e cose del genere collegandolo al peso nel gruppo, visto che non si capisce cosa c'entra con la musica e soprattutto come può uno che magari neanche li conosce personalmente sapere cose di quel tipo), o il finale dove si ribadisce il fatto della freddezza di suono ed esecuzione stessa; perché secondo me il problema non è quello in sé, certi generi e stili richiedono suoni e produzioni di quel tipo alla fine, tantissimi o quasi tutti li hanno così (chi può permetterseli, almeno, chi deve rinunciarci anche se li vorrebbe eccome a sua volta è un altro discorso, non una scelta appunto). Già diverso il fatto del "pompata", questo sì, un po' troppo vicina al tipico "loudness war" in effetti, che spara tutto al massimo e quindi si perde dinamica, distinguibilità dei singoli strumenti (soprattutto nelle parti più piene ovviamente), i riff stessi e la distorsione della chitarra perdono definizione, e in stili del genere molto ricchi e intricati spesso, si dovrebbe fare l'opposto (e di solito tra l'altro i dischi suoi o meno di quel musicista/produttore non esagerano troppo in quel senso, ce l'hanno eccome dinamica, nitidezza dei singoli strumenti ecc.). In questo caso è ancora più strana la cosa, perché la dinamica c'è solo in maniera "on-off", nel senso che la differenza di volume tra le parti più leggere (arpeggi, parti atmosferiche, intro) e quelle più o meno piene è anche esagerata forse rispetto alla media: sembra quasi che qualcuno alzi proprio il volume di un po' quando esplodono le seconde, ma poi è assente quasi del tutto all'interno delle singole 2 tipologie di passaggi, soprattutto in quelli pieni, totalmente elettrici, magari pure con entrambe le voci che spingono al massimo, col risultato di perdere appunto quasi completamente dinamica, incisività generale e intelleggibilità dei singoli strumenti. Il problema però direi che è, come detto del resto nella prima parte della rece, quasi unicamente di impersonalità e freddezza a livello compositivo, quindi proprio di fondo, alla base, a monte di tutto il resto; troppe band e roba del genere si sono sentite negli ultimi anni (anzi ormai un bel po' in realtà, anche senza scomodare i primissimi gruppi di vari stili che nel metal, oltre 20 anni fa, inserirono ad esempio il doppio cantato fisso in formazione, un uomo - di solito più o meno growl - e una donna invece impostata, pulita, più o meno goticheggiante o liricheggiante o simil-pop e dintorni a seconda dei casi), al di là che alcune siano a livello tecnico più alto e altre meno, o con differenze più o meno lievi nei timbri e approccio delle singole voci o abbiano produzioni migliori o con differenze varie più o meno evidenti. Il discorso delle 2 voci che non si completano in realtà a vicenda (al di là dell'essere di per sé già non certo personalissime, né l'una né l'altra) è un altro problema ma non certo solo di questa band, è di nuovo in discorso che personalmente potrei fare per il 99% di quelle con questo tipo di formazione che sono uscite da sempre, per questo non ho mai apprezzato davvero alcuna band con i 2 cantanti fissi in formazione e parti più o meno equamente divise. Sarà come sono abituato troppo bene, ai capolavori in quel senso, riguardo complementarietà perfetta, e guarda caso non erano gruppi con entrambi in formazione fissi, ma ospiti occasionali e solo in qualche pezzo a disco, le "female vocals". Mi sto riferendo ad esempio ai duetti presenti in vari pezzi dei primi dischi (i miei preferiti in assoluto, considerando solo quelli infatti anche la band la metto tra le mie favorite di sempre, ascoltati, anzi consumati tra l'altro in diretta all'uscita fin dal primo, per ragioni anagrafiche) dei Dark Tranquillity su tutti (sì ok lo stile non c'entra praticamente nulla con quello dei M, ma ora parlavo solo dell'aspetto e apparato vocale delle band).
Lo Struzzo
Mercoledì 28 Dicembre 2016, 10.10.17
3
Ma perché non sono tutti educati come voi? Ovviamente non ci si deve mai fermare alle recensioni, ma nemmeno al voto esagerato (spesso di parte) dei lettori! Per ora l'album non mi trasporta, ma non è detto che col tempo le cose cambino. Non oso contare il numero di lavori che nel primo mese faticavo ad ascoltare e che poi ho imparato ad apprezzare. Come scritto nella recensione, tutto suona bene, ma questo non basta per sparare il voto in cielo. Almeno per me. Un caro saluto e buone feste ai lettori
Sheyla124
Martedì 27 Dicembre 2016, 22.48.37
2
Ciao, ho ascoltato il disco e non lo trovo male, non conosco i membri del gruppo e non so come abbiano realizzato il lavoro, ma secondo me non è realizzato male ne lo sento così freddo. Consiglio ai lettori di non fermarsi alla recensione ma di dare un'ascolto al disco e di trarre loro le proprie conclusioni, perché i gusti delle persone sono insindacabili ma diversi tra loro. Un saluto Sheyla
Mr. Bobo
Martedì 27 Dicembre 2016, 16.24.44
1
Ho ascoltato questo disco e devo dire che non mi trovo d'accordo con la recensione che avete fatto. Sicuramente tutti i pareri sono rispettabili e soggettivi ci mancherebbe, e sicuramente non è un disco perfetto, come il 90% dei dischi in fondo, però l'ho trovata davvero troppo severa. Il disco è di buonissima fattura e sicuramente molto vario, forse non è arrivabilissimo al primo ascolto ed è un viaggio che va approfondito e scoperto piano piano. Finisco con il dire che è un disco di una nuova band italiana che esce dai soliti schemi e che andrebbe supportata. Personalmente gli darei un 80 e ne consiglierei sicuramente l'ascolto.
INFORMAZIONI
2016
Revalve Records
Prog Metal
Tracklist
1. Intro: Reflection
2. Remain Intact
3. Mind Control
4. On the Dead Snow
5. Amigdala
a. Anxiety
b. Fear
c. Panic
6. Emerald Green Eyes
7. The Mask Through the Looking Glass
a. Ballad of the Mad Jester
b. The Mask
8. Farewell
9. Three Sides of a Dangerous Mind
a. The Fall in the Subconscious
b. My Dirty Soul
c. Three Are My Faces
10. Outro: Memories
Line Up
Frank Novelli (Voce)
Kyo Calati (Voce)
Nicola D'Alessio (Chitarra)
Guido "Shiboh" Scibetta (Chitarra)
Matteo Prandini (Basso)
Matteo Ferrigno (Batteria)
 
 
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