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MindAheaD - Reflections
26/12/2016
( 340 letture )
I toscani MindAheaD si formano nel 2010 su illuminazione del chitarrista Nicola D'Alessio al quale si uniscono, dopo poco tempo, il collega di strumento Matthieu Angbeletchy, la sezione vocale composta da Francesco Novelli e Kyo Calati e, ad inizio 2013, Matteo Prandini al basso e Matteo Ferrigno alla batteria.
Con questa formazione i MindAheaD vanno a definire i pezzi che compongono il loro primo lavoro in studio ed iniziano a proporre la loro musica in ambito live riscuotendo una incoraggiante risposta dal pubblico. Nel 2016, dopo un importante contributo compositivo, Matthieu Angbeletchy abbandona la band per motivi personali lasciando il posto a Guido Scibetta.
Secondo quanto riportato sulle pagine social della band, l'idea è quella di fondere aspetti diversi, talvolta opposti, del sentire umano, riunendoli in una proposta musicale variopinta e personale (ok, ma di chi veramente?) che affonda le sue radici in influenze che spaziano dal prog anni '70 al death metal. Insomma, niente di innovativo, ma si tratta pur sempre di qualcosa che incuriosisce.
Il monicker (bellissimo) stesso suggerisce già la natura paradigmatica e poliedrica della band, con un gioco di parole tra "mente" (pensiero) e "testa" (anatomica), mente proiettata in avanti contrapposta all'irrazionale follia (M.A.D., maiuscole nel logo).
Soffermandoci proprio sulla scelta del gruppo di non fossilizzarsi su di un genere in particolare, ci si chiede se sia effettivamente la strategia migliore, soprattutto in vista di un secondo capitolo di carriera che dovrà necessariamente discostarsi dal passato appoggiandosi ad una quantità di idee senza dubbio maggiore e difficile da reperire. Paradossalmente, almeno agli esordi, sembrerebbe esserci maggiore ispirazione e successo dandosi una precisa identità per poi modificarla col passare del tempo (vedi maggiore esperienza), ma forse è meglio rallentare e ragionare alla giornata.

Masterizzato ai Domination Studio dal promettente "biglietto da visita" Simone Mularoni, Reflections risente fortemente del contributo dello stregone delle sei corde in forza ai DGM, uno dei gruppi di punta della scena metal nostrana, per chi non li conoscesse. Altrettanto influenti nella creazione di questo album di esordio sono stati mostri sacri come Opeth o Katatonia (questi in base all'ascolto), soprattutto i primi per la capacità di passare da una stagione all'altra o da uno stato d'animo all'altro mantenendo una certa fluidità esecutiva-emozionale tipica degli svedesi capitanati da Mikael Akerfeldt che, almeno per ora, risultano irraggiungibili in ciò che fanno.
In armonia con quanto dichiarato dalla band, Reflections non è di facile etichetta, anche se la soluzione del semplice prog metal sarebbe preferibile ad altre senza andare a sfottere le meningi oltre il dovuto, anche perché il death si tocca parzialmente per via del sound secco e meno carico rispetto allo standard del genere appena citato ed il prog di base c'è anche se forzato, statico e non proprio di primissima scelta. Se poi si aggiunge il dolce e gotico dominio vocale della Calati sul pur valido scream di Novelli, vediamo che sarà più facile ricostruire le vere intenzioni della band o molto più probabilmente dell'elemento più carismatico del sestetto il cui voto vale doppio per la prenotazione dello studio di registrazione e nel tracciare la linea guida.
Ciò che emerge dalla riproduzione di Reflections è purtroppo la dinamica ferma al palo, la freddezza dei suoni scelti. Le chitarre picchiano, tranciano, corrono a perdifiato, spesso a vuoto senza una meta e mancano di carattere, di calore e colore se non in qualche raro passaggio di riuscita atmosfera. Poi si fermano smarrite. Stesso discorso per le voci. Queste sono tecnicamente impeccabili (come tutto nel platter) ma non si legano, non dialogano. A cosa servono due microfoni allora?
Alla lunga il disco potrebbe annoiare, sembra sbiadire e non finir mai. Gli spunti interessanti sono pochi, si contano sulle dita di una mano sola. Le aspettative calano e difficilmente si avrà voglia di rivivere l'esperienza che non regala granché in termini di emozioni.
Reflections, per fortuna e merito, ha dalla sua la produzione moderna e pompata, l'americanata (made in Italy) di turno che comunque veste il disco rendendolo presentabile. Cosa non da poco per le etichette che investono solo quando i quattrini li hanno già spesi altri. In questo senso, il materiale avrà sempre un suo buon valore, anche per un eventuale rilancio sotto altra label.

A dirla tutta, i MindAheaD hanno fatto tutto e niente. Tale incompiutezza la si potrebbe attribuire a tanti fattori: alla distanza artistica tra i componenti, ad una poca "chimica" tra gli stessi o, più semplicemente, ad una improbabile superficialità compositiva di fondo. Difficile dirlo. Ecco, oggi si potrebbe guardare ai MindAheaD non tanto come una band in grado di fare il salto di qualità ma come un ricco serbatoio di signori artisti pronti a soccorrere realtà già avviate e navigate, perché il talento individuale non manca di certo.
Dispiace essere così "spezzagambe", anche perché il lavoro delle persone merita sempre rispetto, soprattutto quello dei musicisti il cui bilancio è perennemente in perdita, ma in questo caso si fatica a trovare qualcosa che si differenzia dalla massa. Credo che un gruppo non dovrebbe mai accontentarsi di fare da spalla a qualcuno. Per ora, non vedo altro destino. Forse sono troppo severo. In fondo -e nemmeno troppo- l'album è ben eseguito, è ben prodotto, è bilanciato. La tecnica è ottima e non si manifestano sbavature. Forse è proprio questo che non convince. Manca l'effetto umano. Sembra di aver davanti un'opera di macchine e non di persone. Troppa perfezione stona.
Quindi, mi richiedo se sono troppo severo. Attualmente mi fido solo delle mie sensazioni.



VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
89 su 12 voti [ VOTA]
Lo Struzzo
Mercoledì 28 Dicembre 2016, 10.10.17
3
Ma perché non sono tutti educati come voi? Ovviamente non ci si deve mai fermare alle recensioni, ma nemmeno al voto esagerato (spesso di parte) dei lettori! Per ora l'album non mi trasporta, ma non è detto che col tempo le cose cambino. Non oso contare il numero di lavori che nel primo mese faticavo ad ascoltare e che poi ho imparato ad apprezzare. Come scritto nella recensione, tutto suona bene, ma questo non basta per sparare il voto in cielo. Almeno per me. Un caro saluto e buone feste ai lettori
Sheyla124
Martedì 27 Dicembre 2016, 22.48.37
2
Ciao, ho ascoltato il disco e non lo trovo male, non conosco i membri del gruppo e non so come abbiano realizzato il lavoro, ma secondo me non è realizzato male ne lo sento così freddo. Consiglio ai lettori di non fermarsi alla recensione ma di dare un'ascolto al disco e di trarre loro le proprie conclusioni, perché i gusti delle persone sono insindacabili ma diversi tra loro. Un saluto Sheyla
Mr. Bobo
Martedì 27 Dicembre 2016, 16.24.44
1
Ho ascoltato questo disco e devo dire che non mi trovo d'accordo con la recensione che avete fatto. Sicuramente tutti i pareri sono rispettabili e soggettivi ci mancherebbe, e sicuramente non è un disco perfetto, come il 90% dei dischi in fondo, però l'ho trovata davvero troppo severa. Il disco è di buonissima fattura e sicuramente molto vario, forse non è arrivabilissimo al primo ascolto ed è un viaggio che va approfondito e scoperto piano piano. Finisco con il dire che è un disco di una nuova band italiana che esce dai soliti schemi e che andrebbe supportata. Personalmente gli darei un 80 e ne consiglierei sicuramente l'ascolto.
INFORMAZIONI
2016
Revalve Records
Prog Metal
Tracklist
1. Intro: Reflection
2. Remain Intact
3. Mind Control
4. On the Dead Snow
5. Amigdala
a. Anxiety
b. Fear
c. Panic
6. Emerald Green Eyes
7. The Mask Through the Looking Glass
a. Ballad of the Mad Jester
b. The Mask
8. Farewell
9. Three Sides of a Dangerous Mind
a. The Fall in the Subconscious
b. My Dirty Soul
c. Three Are My Faces
10. Outro: Memories
Line Up
Frank Novelli (Voce)
Kyo Calati (Voce)
Nicola D'Alessio (Chitarra)
Guido "Shiboh" Scibetta (Chitarra)
Matteo Prandini (Basso)
Matteo Ferrigno (Batteria)
 
 
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