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Sarcofago - Rotting
31/12/2016
( 1492 letture )
I brasiliani Sarcófago sono indubbiamente tra le realtà più influenti nella storia del metal estremo, sia per il ruolo centrale in una scena estremamente prolifica, sia per il notevole vantaggio sui tempi che il gruppo pareva avere, soprattutto in fatto di estremismo musicale, tematico ed iconografico. Soprattutto riguardo quest’ultimo aspetto, è innegabile che siano stati tra i maggiori promotori locali dell’imbastardizzazione (si scusi il neologismo) del metal verso un approccio più caotico, sregolato e punk. Riguardo il primo invece, basti ascoltare I.N.R.I., del 1987, per vedere sbiadire altre uscite contemporanee, da tutto il mondo, davanti ad una simile brutalità, totalmente inedita nel thrash (filone a cui quell’album decisamente non si può ricollegare), ancora embrionale nel death, e forse presente proprio in quei gruppi che per primi compivano il salto dall’hardcore più estremo o il grind a quel primo marasma di black/thrash/death che avrebbe poi preso forma e si sarebbe coniugato nelle varie forme che conosciamo, come Repulsion o Terrorizer. L’uso smodato di quello che di fatto è blast beat, l’aggressività delle vocals, le tematiche disgustosamente blasfeme, sono tutti elementi che avrebbero influenzato immensamente la scena black metal degli anni ’90 in primis, ancor più che il thrash tedesco a cui più comunemente si riconducono i primi passi di quel filone. In un certo senso, se Venom, Bathory ed Hellhammer hanno segnato le linee guida su cui si sarebbe sviluppato il black metal di cosiddetta seconda ondata (per distinguerla dalla prima, quella dei gruppi poco fa citati), sicuramente i Sarcófago di I.N.R.I. hanno contribuito a settare gli standard di velocità, aggressività e ribellione sonora, se intendete passarmi il termine.

Ma siamo qui per parlare di Rotting, seconda uscita discografica dei Sarcófago, sebbene reputata soltanto un EP (pur superando la mezz’ora), uscita esattamente due anni dopo sempre per la storica Cogumelo Records (che pubblicò a quel tempo anche i vari Holocausto, i primi Sepultura, Vulcano, Mutilator, Chakal, Overdose, Ratos De Porao, Sextrash, praticamente ogni gruppo degno di nota nella scena brasiliana del tempo). Rispetto a I.N.R.I., il primo e più sensibile cambio di line-up riguarda la batteria, dietro la quale non troviamo più il furiosissimo Eduardo "D.D. Crazy" (che intanto militava nei Sextrash), ciecamente veloce ed aggressivo sul debutto. Qui il lavoro di batteria è meglio rifinito e definito, nel senso che assistiamo sicuramente ad una prestazione più varia e ragionata, ma anche meglio suonata (e anche più apprezzabile e naturale, dati i suoni interamente campionati di I.N.R.I. - basti confrontare le due edizioni di Nightmare prensenti qui e sul debutto). Ciò va di pari passo, chiaramente, ad un’evoluzione del suono verso strutture onestamente più complesse, che giustificano anche un incremento non poco considerevole della durata delle canzoni, motivata appunto da una maggiore varietà strutturale, un numero più importante di riff e in generale una maturazione compositiva. Di fatto, Rotting è ancora un album grezzo, che sa di alcol e di morte, che abusa di chi lo suona e di chi lo ascolta: è disgustosamente aggressivo, però più cosciente in termini musicali. I riff sono un po’ più elaborati, pur mantenendo quell’attitudine "in your face" che era già stata il punto vincente di un debutto altrimenti pressoché cacofonico per qualsiasi ascoltatore dell’epoca.

In un certo senso, verrebbe da dire che Rotting ha più caratteristiche in comune con la scena thrash estrema di quegli anni. I richiami ai Possessed sono indubbiamente più forti che sul debutto, essendoci più spazio per tempi classici di matrice thrash statunitense e proto-death metal, ma anche le somiglianze con i gruppi più aggressivi della scena teutonica è innegabile, su tutti i Kreator di Pleasure to Kill o i Sodom di Obsessed by Cruelty, con cui hanno da spartire anche i frequenti mid-tempo, parti in cui l’assalto impietoso lascia spazio ad un tipo di odio musicale più viscerale ed oscuro (a tutti gli effetti, figlio degli Hellhammer). Quello che colloca però i Sarcófago quel tanto più in là che basta per considerarli tra i pionieri del black metal e del black/death, alla stregua dei poco successivi (o addirittura contemporanei) Beherit, Blasphemy o Mayhem e Morbid, è da una parte la voce di Wagner Antichrist (qui anche unico chitarrista e compositore), comunque sgraziata ma meno improvvisata della media dei gruppi thrash del tempo, suonando invece un poco più gutturale e abrasiva, potente e straziante (anche in senso comunicativo, basti ascoltare la title track), e dall’altra il largo impiego di blast beat, qui revisionati e più in linea con gli standard dei primi gruppi death e grind che nel frattempo assimilarono e approfondirono questa tecnica, praticamente nata (almeno a questi livelli) da un puro e semplice martellamento adrenalinico portato alle sue estreme conseguenze sonore.

Quindi si potrebbe evincere da questa recensione, e si tratterebbe tutto sommato un’intuizione corretta, che sarebbe pur sempre I.N.R.I. da additare come la vera e propria pietra miliare, la notevole innovazione, il disco praticamente mai sentito e la notevolissima influenza sui generi a venire. Tuttavia è innegabile che sia Rotting a mettere in luce il potenziale di quei Sarcófago, prima del quasi completo cambio stilistico di Laws of the Scourge, mostrando una bestialità quasi intatta riarrangiata in un’opera meglio scritta, suonata e registrata, giustificando l’impatto che tale disco ebbe per l’underground e lo status di culto che tutt’ora mantiene, quasi al pari del più noto e spaventoso debutto.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
88.5 su 4 voti [ VOTA]
LexLutor
Domenica 22 Gennaio 2017, 17.07.59
9
Dopo INRI questo mi parve spento e senza quel mordente infernale e brucianeuroni dell'esordio. Con gli anni l'ho rivalutato e apprezzato di più. Ma rimango nell'idea che INRI costituisce ancora oggi un vero e proprio dito nell'occhio a gesucristo.
LAMBRUSCORE
Venerdì 6 Gennaio 2017, 16.07.39
8
@Gianmarco, rispetto i tuoi gusti, ma a mio parere sarebbe come se l'Atletico San Bartolomeo, se la giocasse con la Juve, eheh...
gianmarco
Venerdì 6 Gennaio 2017, 15.01.26
7
pazzesco se la gioca con beneath the remains.
Aske
Domenica 1 Gennaio 2017, 13.43.56
6
Quanto bella è la copertina? Oltre a tutto il resto.
enry
Sabato 31 Dicembre 2016, 14.55.35
5
Doom, è stato ristampato da poco in cd. Marcio e devastante, senza cali e degno successore di INRI...voto giusto.
Galilee
Sabato 31 Dicembre 2016, 14.14.39
4
Disco furioso ed ignorantissimo. Sempre piaciuto.
Ulvez
Sabato 31 Dicembre 2016, 11.33.39
3
album geniale, decisamente più complesso di INRI ma altrettanto marcio e blasfemo.
lux chaos
Sabato 31 Dicembre 2016, 11.32.47
2
Pensa te, lo stavo ascoltando proprio ieri!!! ...secondo me molto meglio del precedente, che a mio parere è un cult per la sua importanza storica, ma dal punto di vista strettamente musicale mi ha sempre fatto un pò sorridere...questo più "ragionato" (per modo di dire ) Rotting mostra una lieve maturazione musicale che me lo ha fatto sempre preferire al debutto! Non rientrano tra i miei ascolti favoriti ma ne riconosco l'importanza per tanti generi a venire
Doom
Sabato 31 Dicembre 2016, 11.10.09
1
Purtroppo questo mi manca...ho solo il minimale e culto INRI.
INFORMAZIONI
1989
Cogumelo Records
Death / Thrash
Tracklist
1. Lust
2. Alcoholic Coma
3. Tracy
4. Rotting
5. Sex, Drinks & Metal
6. Nightmare
Line Up
Wagner Antichrist (Voce, Chitarra)
Jerald Incubus (Basso)
M. Joker (Batteria)
 
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