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Animals As Leaders - The Madness of Many
01/01/2017
( 2045 letture )
Arabeschi e spigoli. Melodie che finiscono per intrecciarsi e creare iper-ponti dimensionali. Un tuffo nel passato e uno schiaffo dal futuro. Ancora una volta alla disperata ricerca del bene e del male, del bianco e del nero, dello yin e dello yang musicale. L'abile band di Washington DC cerca e trova un approccio più controllato e meno heavy, se vogliamo, nel nuovo parto discografico, alternando momenti di pura euforia strumentale ad altri sinceramente meno ispirati, con picchi jazz e fusion (Brain Dance) e richiami al passato remoto (Ectogenesis). E' un poco tenero ed enfatico alternarsi di altalenanti sensazioni tattili e uditive, tra spazio e tempo, in un perfetto e cubico tesseratto formato da architravi ritmiche enormi e devastanti, atmosfere lounge e classicismo progressivo.

Partiamo con l'ascolto e variamo subito l'ouverture di Arithmophobia, lunga e ben congegnata, dove il talentuoso e innovativo Tosin Abasi disegna assoli neo progressivi sulla lavagnetta cosmica, supportato dal maestro Reyes che punteggia il tutto con 8 corde di insana follia e basso in sovraimpressione. Ci capita spesso di addentrarci in veri e propri labirinti sonori, ritmiche spezzate e pizzicate, dove il drumming iper-tecnico e asciutto di Garstka spazia a dovere senza lesinare duri colpi, come nel finale uber-djent dell'opener. E' un impianto coeso e ben siglato dal power-trio, anche se nel nuovissimo The Madness of Many alcune volte ci sfugge l'obiettivo. Come anticipato poc'anzi, siamo al cospetto di musica dal tasso tecnico elevatissimo. Strumentalmente sopra la media, TMoM ci arricchisce lo spirito (il bridge di Ectogenesis, graziato dal doppio-pedale è magnifico, sincopato e lucente), ma ci fa anche pensare che alcune idee siano un po' scontate. La struttura stessa della seconda traccia è sui generis e un po' fine a se stessa. Detto ciò , procediamo con cautela verso una stanza di pura luce beige ed elettronica random: Cognitive Contortions è matematica spaziale dentro l'universo conosciuto del progressive metal. Strumenti che copulano con tempi dispari e ritmiche che si rincorrono fino all'assolo, melodico e mellifluo, che ci grazia l'impianto sulla tre quarti, aggiungendo spunti e desideri, fuochi e delizie. Dopotutto è Natale, e siamo tutti vogliosi e bramosi di bontà musicali. Ora più che mai. Un altro ispirato solo di Abasi ci accompagna con la sua mano robotica verso l'epilogo del brano, facendoci capire il perché un chitarrista così giovane sia finito ad accompagnare autentici Dei quali Vai e Satriani durante il penultimo G3. Insomma: tanta grazia e classe, ma anche invenzione, come ampiamente mostrato nella traccia numero 4: Inner Assassins, che si muove a cavallo tra Cynic e Spastic Ink, producendo sinuosi telai fusion e ponti delicati. Il break centrale spezza la follia armonizzando il nostro audio-mondo, mentre un bellissimo e discreto assolo in background ci trasporta verso il finale in fading.

Non c'è nulla che non vada o che sia formalmente sbagliato in TMoM, anche se un certo sentore di ripetitività compositiva fa capolino in brani come Private Visions of the World, ancora una volta graziata e in qualche modo esaltata dalle idee soliste di Abasi, vero mattatore dell'album (forse più del solito). Rispetto al passato possiamo notare una netta componente di prog classico, che sterza verso lidi rock, metal e jazz, con il suono djent e stratificato degli esordi nettamente in secondo piano (laddove non sacrificato del tutto). E' la classica arma a doppio-taglio : una matrioska bi-sensoriale e simmetrica. Polo Nord e Sud si incontrano e formano una meridiana di colori simili e sfumati. Si può pescare dove si vuole e preferisce, senza per forza sacrificare nulla. Nel nuovo album c'è concezione estrema rielaborata come fosse un piatto di design e alta cucina. Nel nuovo album c'è commistione di forze opposte ma non letali, che si inseguono brano dopo brano ricavando il massimo dal minimo. Non sentiamo sforzi epici né strutture futuristiche, ma buonissime e altisonanti dosi di melodiosa ritmicità statico-progressiva, costantemente in bilico tra pesantezza accennata, richiami al passato ed escursioni tecniche di caratura superiore.

Con una concezione di questo tipo dovremmo avere tra le mani un capolavoro, e invece abbiamo ''solamente'' un buon album di metal strumentale, che poggia se stesso su una visione nettamente in contrasto con il panorama attuale (punto a favore), non omaggiando però a dovere il potenziale intrinseco e innato del trio (punto a sfavore), e andando verso nuovi parziali lidi strutturali (Backpfeifengesicht).
Ancora, Transcentience richiama alcuni spunti degli ultimi Cynic adattandoli alla sua struttura priva di voci e cori, con un pianale asciutto e ritmiche pizzicate che hanno dell'incredibile. Costante alternanza tra stanze, episodi, virtuosismi e magneti polarizzati. Poi compare mister Abasi e ci sconvolge il palato quasi sazio con una scala idilliaca e un vellutato assolo che profuma di acciaio smerigliato. Dinamiche pervase da un senso di smilla per l'oltre-tutto, come al minuto 3:38 della sopracitata Transcentience , dove ci pare di dimenticare ogni sorta di male, delusione, incomprensione, in favore di uno scivolone ricco di layer, gocce di rock e purezza shred. Catalizzatori di emozioni ne vorremmo più spesso, ma purtroppo non siamo così fortunati da incontrarne per tutta la durata dell'album, anche se non possiamo di certo lamentarci dopo aver sentito e apprezzato i cinque minuti di The Glass Bridge, che fungono quasi da preludio al jazz-festival di The Brain Dance, primo singolo spiazzante che aveva introdotto gli ascoltatori alla ''Pazzia dei Più'' lo scorso novembre, dividendo come sempre le opinioni.

Concordiamo sulla semplicità apparente del Ponte di Ghiaccio, che si poggia su alcune strutture clean e acustiche, salvo staccarsi durante la sua evoluzione interna e interiore, producendo lunghe note distorte che favoriscono il sound ''grasso'' del basso di Reyes, protagonista assoluto e fluorescente della traccia n°8.
Partendo dall'inarrivabile The Joy of Motion (2014), possiamo tranquillamente affermare che di passi in avanti ne sono stati fatti in termini di idee e concezioni, nonché di stratificazioni e spunti melodici. Non più solo codici binari e spazi vuoti, ma anche labirinti di colori e poderose iniezioni di calore umano. Chapeaux per tutto questo e per ciò che verrà in futuro, con un piccolo appunto in calce: sono anni che provo a immaginare come potrebbe evolversi il suono degli Animals As Leaders se, in aggiunta allo strapotere strumentale, avessero una voce adatta al contesto. Ma, digressioni e voli pindarici a parte, accontentiamoci di questo quarto step discografico della band americana che, con buona pace degli haters, continua a ritagliarsi un posto di rilievo assoluto nella scena contemporanea.

La chitarra classica e soft di Apeirophobia ci saluta da un ghetto gitano ai piedi della Torre d'Avorio, mentre noi gongoliamo per le belle porzioni di cibo musicale alternativo ascoltato e apprezzato negli ultimi 40 minuti. Sobrietà e animo gentile per una nuova fetta di pubblico prog. Un passo laterale verso un oceano di possibilità ed eventi. Vedremo al diradarsi della digi-nebbia cosa accadrà. Il futuro è alle porte, ma il passato non si scorda mai.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
80.47 su 17 voti [ VOTA]
Max2
Domenica 1 Ottobre 2017, 15.07.44
16
@eKos-97 : evidentemente la rece non l'hai letta con attenzione, altrimenti non avresti scritto la castronata che il buon Garstka non è citato. Dammi retta, rileggiti la rece e poi, semmai, commenta.
eKos_97
Sabato 30 Settembre 2017, 0.42.56
15
Ultimissima cosa, è vero che Tosin resta un po il "leader" della formazione, ma gia con The Joy of Motion avevano fatto un enorme salto avanti per quanto riguarda questo aspetto, da musicisti di spalla per un chitarrista fenomenale (Tosin) hanno acquisito sempre di più un atteggiamento, soprattutto compositivo, da gruppo che invece lavora, scrive e crea insieme, e in questo album questo aspetto è completamente raggiunto, ad esempio gran parte del lavoro lo fa Matt Garstka, batterista incredibile e geniale, neanche citato (mi sembra) nella rece.
eKos_97
Sabato 30 Settembre 2017, 0.29.04
14
La recensione mi è piaciuta particolarmente, i concetti arrivano precisi come devono arrivare, supportati da metafore molto varie e ben piazzate. Non totalmente d’accordo su alcuni punti, ok l’allontanamento dal passato quasi puramente djent, ok la ricerca di nuovi lidi e nuove soerimentazioni, concordo anche sulla leggera ripetitività in alcuni momenti, ma nelle recensione non si menziona il fatto che con questo album gli AAL costruiscono uno stile proprio, unicamente proprio, qualcosa che si sente nascere dal djent, dal prog, con si influenze classiche, ed elettroniche, ma adesso lo stile, il modo di suonare, i suoni emessi, sono unici degli Animals, e se allontanarsi dal poco originale djent delle origini (comunque gia particolareggiato e funzionale nel loro caso) vuol dire propore un qualcosa di nuovo, di unico, e quel qualcosa funziona allora ci stò. La tecnica dei tre ovviamente è impressionante e hanno sfornato un album eccezionale che guarda ad un futuro sempre più vicino e ne pone le basi. Lascio proprio perdere il passaggio in cui il recensore si immagina e si interroga su una possibile presenza vocale nel gruppo perche non necessita neanche di commenti... Comunque grandissimo album e grandissimi artisti.
Acasualdjentleman
Domenica 27 Agosto 2017, 16.19.51
13
Il commento di folgore mi lascia perplesso........
Folgore
Sabato 15 Luglio 2017, 1.54.47
12
Gran disco da almeno 80!Tobin Abbasi sei un tamarro negro di merda ma quanto cazzo sei scomodo a suonare! Uno dei migliori chitarristi attuali assieme a quello zingaro dei Periphery
Hm
Venerdì 14 Luglio 2017, 23.23.22
11
Altro che 70,sto disco e da 80 bello e tondo. è un disco difficile ci vuole tempo per capire le composizioni di esso,recensione fatta un po ala cavolo di cane.
Stipe
Domenica 7 Maggio 2017, 19.56.40
10
li trovo estremamente noiosi e sopravvalutati. Hanno molta tecnica, musicisti paurosi ma fredi come il ghiaccio
duke
Domenica 2 Aprile 2017, 21.14.01
9
questa e' musica!altro che le schifezze di mayhem e burzum.grande disco,band geniale.
Theocraprog
Lunedì 9 Gennaio 2017, 17.37.31
8
Buon anno a tutti ragazzi, io non voglio accusare nessuno, ma' per il sottoscritto non aver ancora recensito l'ultimo spettacolare album dei THEOCRACY e' davvero inverosimile ed ingiusto !!!!!!!!!! Qui si recensiscono anche album che dire ridicoli e' riduttivo, lo' dico serenamente, cercate di recensirlo perché ripeto una perla del genere non puo' passare inosservata per fare spazio ad album francamente SPAZZATURA !!!!!!!!!! Aspetto decente recensione, bye bye.
AdeL
Martedì 3 Gennaio 2017, 1.15.05
7
Magnifici e straordinariamente complicati! Alzo il voto sopra 90.
Ck63
Lunedì 2 Gennaio 2017, 14.01.04
6
Ottima band, dotata di una tecnica elevata. Questo album è sicuramente inferiore a The Joy of Motion, ma resta comunque un disco validissimo. Non dimentichiamo che Abasi collaborò in passato con Misha Mansoor dei Periphery e che, qualche anno dopo, questo gruppo fu supporter dei Between the Buried and me nel loro tour europeo. A riprova della loro bravura. Se continuano su questa strada, andranno lontano.
Matteo BTBAM Galli
Lunedì 2 Gennaio 2017, 13.19.39
5
Buon album, ma secondo me inferiore a The Joy of Motion (voto 90). TJoM ea un disco più fluido e dinamico, più accattivante, per certi versi più immediato e catchy. The Madness of Many è come sempre eccezionale a livello tecnico, ma a volte suona freddo, troppo cervellotico e netto nei suoi contrasti "metal vs fusion". Resta comunque un disco molto valido, questa band merita spazio e considerazione. Voto 75
AnalBag
Lunedì 2 Gennaio 2017, 12.47.48
4
disco che ho ascoltato solo due volte ma che reputo valido e con tanti bei momenti,anche se non riesco ancora a formulare un voto,continuerò con gli ascolti!
Max
Domenica 1 Gennaio 2017, 21.33.21
3
@JC concordo. Disco di total fusion. Bello. Da ascoltare.
JC
Domenica 1 Gennaio 2017, 21.08.28
2
Bellissimo disco di fusion
jo-lunch
Domenica 1 Gennaio 2017, 18.09.14
1
Band relativamente giovane, questo album non lo conosco e quindi non posso commentarlo. Ho il cd The Joy of Motion, precedente a questo, che ho trovato veramente bello, un ottimo prog metal con innesti di djent, jazz e rock. Sono sulla scena da una decina d'anni, possono fare molto bene in futuro, hanno un'ottima tecnica e sono chitarristi straordinari.
INFORMAZIONI
2016
Sumerian Records
Prog Metal
Tracklist
1. Arithmophobia
2. Ectogenesis
3. Cognitive Contortions
4. Inner Assassins
5. Private Visions of the World
6. Backpfeifengesicht
7. Transcentience
8. The Glass Bridge
9. The Brain Dance
10. Apeirophobia
Line Up
Tosin Abasi (Chitarra, Basso)
Javier Reyes (Chitarra, Basso)
Matt Garstka (Batteria)
 
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