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Beneath the Storm - Lucid Nightmare
01/01/2017
( 362 letture )
Ci sono momenti in cui, cimentandosi nell'ascolto di alcune entità, si rimane letteralmente attoniti di fronte a una debordante prolificità, a cui però fatica ad associarsi l’altro asse musicalmente portante che risponde al nome di qualità. È il caso della one man band slovena Beneath the Storm. In quattro anni questo moniker ha sfornato altrettanti lavori, di dubbio valore se in linea generale si considera non tanto l'attitudine estrema nel plasmare la materia doom più lenta e claustrofobica, quanto l'utilizzo ossessivo e addirittura ingenuo di filler, che finiscono per instillare numerosi dubbi riguardo la bontà del materiale proposto. Se a questo aggiungiamo il costante sospetto che la mente del progetto, Shimon, sia geneticamente refrattaria a prendersi i tempi necessari per elaborare le idee riversate nei suoi lavori, si capisce come una discografia contraddistinta da uscite annualmente in serie non sia stata finora necessariamente sinonimo di una crescita qualitativamente robusta. Così, se nel tardo 2015 il predecessore Devil's Village era (per sua fortuna…) sfuggito alle pagine virtuali di questa webzine complice un calendario particolarmente affollato di uscite coi sacri crismi dell’imprescindibilità, non seguirà lo stesso destino questo Lucid Nightmare, che, ai dubbi accumulati nel passato, aggiunge ulteriori punti interrogativi che germogliano dal suo ascolto. Il perché è presto detto: il polistrumentista sloveno ha deciso di ricostruire da capo le intere fondamenta del sound del suo progetto: dai ritmi dilatati e opprimenti (dipanati attraverso le chitarre ribassate all'estremo e gonfiate di distorsioni putride) e le atmosfere asfissianti e melmose (infarcite di drone sui quali si intercalano le urla abissali di Shimon), ora i ritmi diventano più sostenuti (pur tenendo conto che di doom ancora si parla), andando ad ispirarsi sul versante strumentale a gruppi quali Electric Wizard e Sleep con una bella pompata di influenze stoner e sludge, mentre su quello vocale indubbiamente ad un certo Layne Staley; insomma una sterzata mica da poco!
Poste simili premesse, ci si immerge comunque a mente aperta dentro questo concept, il cui filo conduttore, così come suggerisce il titolo del disco, è l'incubo cosciente ovvero lo stadio in cui il confine che separa realtà e finzione diviene un filo talmente sottile da risultare impercettibile.
Il primo impatto al nuovo approccio impiegato da Shimon è comprensibilmente piacevole; la prima importante caratteristica in evidenza è che i pezzi stavolta tendono a rispecchiare la forma della canzone; il riffing è decisamente più massiccio e coinvolgente, addirittura in alcuni momenti non disdegna di raccogliere del buon groove (vedasi Paralyzed in Sleep, Lucid Nightmare, On High in Blue Tomorrows, The House of Doom); anche la voce in pulito con quell'ascendente alcolico non è affatto male, anzi è decisamente azzeccata, rapportandola al contesto proposto.

Viene da chiedersi dunque dove si annidino i difetti in questo lavoro; la risposta si trova esattamente nella prima parte di questa recensione. È indubbio il fatto che Lucid Nightmare sotto alcuni parametri risulti convincente, soprattutto confrontandolo con la linea tracciata nei tre capitoli precedenti; tuttavia il ragazzo sloveno continua a perseverare in alcuni sviste che, se evitate, potrebbero sollevare le sue sorti consentendoci un giudizio nettamente positivo. Innanzitutto, seppur di sterzata stilistica si parla, a ripetuti ascolti ci si rende immediatamente conto che le idee presentate vengono ripetute ciclicamente; dalle soluzioni vocali, ai riff di chitarra (su tutte, emblematica la somiglianza tra le parti chitarristiche presenti in Paralyzed in Sleep e On High in Blue Tomorrows, sia pure opportunamente distanziate nella tracklist) fino ai pattern di batteria, tutto contribuisce a smorzare l'effetto sorpresa iniziale in una visione d'insieme più “lucida” che tende a ridimensionare il tutto. In realtà questo è il difetto principe della maggior parte delle one man band (geni a parte), ovvero la difficoltà nel generare maggiore varietà nel songwriting e negli arrangiamenti. Proprio perché il fluire delle idee proviene da una sola mente, il risultato è un “tracciato creativo” che non si infrange contro personalità differenti capaci di controbilanciare una concezione di musica che nasce necessariamente “unidirezionale” e impedendo così all’idea forza di contaminarsi con potenziali (e salutari…) approcci differenti, come ad esempio quelli in ambito strumentale.
Dulcis in fundo, come contraltare a quanto di buono proposto occorre segnalare alcuni episodi non proprio convincenti; Nightmare's Gate, punto di partenza un po' in sordina e infine Insomnia e Down, tracce leggermente sgasate, pur comprensibilmente intercettando le intenzioni di Shimon di scemare momentaneamente il tiro presente negli altri brani.

Se dunque, in definitiva, ci troviamo di fronte ad una buona prova, in cui sono innegabilmente tangibili netti miglioramenti in sede di songwriting, è altrettanto inevitabile sottolineare come questo Lucid Nightmare risulti ancora composto, suonato e arrangiato in maniera frettolosa, escludendo ancora una volta la possibilità di mettere pienamente in gioco le proprie idee. Aleggia inoltre la sensazione che sia lo stesso Shimon a voler ostinatamente insistere su un percorso caratterizzato da miglioramenti solo in parte significativi; se questa è davvero una scelta artistica consapevole, aspettiamoci altri lavori in cui pregi e difetti poggino in uguale proporzione sui due piatti della bilancia.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2016
Argonauta Records
Doom
Tracklist
1. Nightmare's Gate
2. Paralyzed in Sleep
3. Nightmares Overcome
4. Insomnia
5. Lucid Nightmare
6. Dementia
7. Atrocious Dreams
8. Down
9. On High in Blue Tomorrows
10. The House of Doom
Line Up
Shimon (Voce, Tutti gli strumenti)
 
 
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