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David Bowie - Scary Monsters (and Super Creeps)
03/01/2017
( 723 letture )
“Often Copied, Never Equalled”

Il 12 settembre 1980, nei negozi di dischi, si poteva acquistare il quattordicesimo album in studio di David Bowie: Scary Monsters (and Super Creeps). La RCA aveva incollato sulla copertina un adesivo con la scritta qui sopra. Una frase perfetta, che identifica al meglio la straordinaria e irripetibile carriera di un artista (nel senso più universale del termine) come il Duca Bianco. Bowie arriva a questa uscita dopo la celeberrima trilogia berlinese in cui, arruolato il genio di Brian Eno, aveva compiuto uno dei tanti salti in avanti della carriera, lasciandosi alle spalle il superbo glam rock di Ziggy, per creare le basi della new wave. Contaminazioni elettroniche, suoni sintetici, melodie sognanti e qualche volta dissonanti, non erano stati completamente capiti e apprezzati dal pubblico (verranno immensamente rivalutati solo in seguito). Per questo Bowie decide di prendere il capitale di innovazione creato nella capitale tedesca e di investirlo in modo più sicuro su un prodotto più facilmente assimilabile e vicino alle coordinate musicali che vecchi e nuovi fan potessero apprezzare.

Entra quindi nel mitico studio “The Power Station” di New York, insieme all’altrettanto mitico Tony Visconti, accompagnato, purtroppo per l’ultima volta in carriera, dalla sezione ritmica Davis/Murray/Alomar. Gli altri nomi che contribuiscono alle tracce sono da pelle d’oca: Roy Bittan direttamente dalla E-Street Band, Chuck Hammer a fare da collegamento con l’esperienza berlinese, nientemeno che Pete Townshend e la chitarra cremisi di Robert Fripp. Quello che esce dalle sessioni di registrazione rappresenta un esercizio straordinario di equilibrio compositivo tra la trilogia tedesca, il Bowie settantiano e una serie di nuovi ingredienti pop-dance che sarebbero diventati sempre più ingombranti nelle uscite successive. Scary Monsters riesce nel mirabile intento di essere allo stesso tempo semplice ma complesso, orecchiabile ma mai banale, insomma una summa del modo di fare musica dell’artista. Il successo è travolgente, trascinato in particolare dal singolo Ashes To Ashes, il triste ritorno di Major Tom di Space Oddity disperso in uno spazio desolato ormai drogato e perso. La traccia è una perla, trascinata dalla sezione ritmica in levare e dalle stranianti incursioni sintetiche di Hammer. Altrettanto epocale il videoclip, diretto da David Mallet vede il Duca calarsi nei panni di un allucinato e allucinante Pierrot. Gli echi del recente passato si fanno sentire nei sette minuti di Teenage Wildlife in cui ricompare l’atmosfera di Heroes, i lunghi e sognanti arpeggi di un Fripp etereo accompagnando un crescendo anthemico. Stesse coordinate per la cover di Kingdom Come di Tom Verlaine in cui il Duca alza al massimo l’espressività nel cantato. La mente e chitarra dei King Crimson ha il centro della scena in It’s No Game, curioso esercizio di destrezza compositiva diviso in due parti con un parlato in giapponese e la voce straziante e forzata di Bowie a fare da contraltare al riff altamente elettrico. L’animo più rock di Fripp prende piede in Up The Hill Backwards, forse la traccia più ispirata agli anni 60/70, con un cantato corale e trascinante, guidata dalla batteria in tempi dispari, si conclude in crescendo con un’autentica sfuriata solistica della sei corde. Un altro ospite d’eccezione, nientemeno che Pete Townshend, nobilita Because You're Young sorta di rock’n’roll di fine anni 50 trasportato nell’era elettronica e danzereccia, cantata in modo disinvolto e classicamente teatrale dal padrone di casa. Coordinate completamente diverse per un’altra perla dell’album, la polemica e decadente Fashion, disco-funk guidato dall’elettronica e dalla chitarra acida di Fripp, in cui una moltitudine di suoni sintetici vanno a stratificarsi nella descrizione del decadimento della società dei consumi. La title-track rientra nello stesso filone elettronico, aperta e trascinata da suoni artificiali che si fanno strada in una cavalcata irresistibile, accompagnati dai filtri robotici del vocoder che rendendo l’atmosfera particolarmente sinistra.

Eclettismo. Questa è la parola che meglio descrive la traiettoria musicale di David Bowie, un artista a 360° capace di cambiare centinaia di volte rimanendo sempre in qualche modo se stesso; correndo quasi sempre più avanti degli altri, guardandosi raramente indietro. Scary Monsters (and Super Creeps) rappresenta in modo eccellente tutto questo: è la fine di un’epoca, il sunto del passato e anche un ponte con il futuro. Un disco ispiratissimo, d’avanguardia, ma concreto.
Diceva bene la RCA: spesso copiato, mai eguagliato.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
92.16 su 6 voti [ VOTA]
Perez
Giovedì 5 Gennaio 2017, 15.52.17
2
Meraviglioso, chiude un ciclo irripetibile di un artista formidabile che da Ziggy Stardust a Scary Monsters ha regalato capolavori a getto continuo. Da qui in poi il mainstream, le platee oceaniche e le classifiche con milioni di album venduti. Tornerà artisticamente solo nel 1995 con Outside. Questo Scary monsters è un album bellissimo di rock oscuro e new wave, gioielli come Ashes to Ashes, Teenage Wildwife, It's no game, la title track aprirono un nuovo mondo grazie anche all' immagine che Bowie donò nuovamente al pubblico: il pierrot decadente che si muove nell' oscurità. Immenso
Hard & heavy
Mercoledì 4 Gennaio 2017, 10.55.11
1
Capolavoro: voto 94 su 100.
INFORMAZIONI
1980
RCA Records
Rock
Tracklist
1. It's No Game (Part 1)
2. Up The Hill Backwards
3. Scary Monsters (And Super Creeps)
4. Ashes To Ashes
5. Fashion
6. Teenage Wildlife
7. Scream Like A Baby
8. Kingdom Come
9. Because You're Young
10. It's No Game (Part 2)
Line Up
David Bowie (Voce, Tastiere, Sassofono)
Carlos Alomar (Chitarra)
George Murray (Basso)
Dennis Davis (Percussioni)

Musicisti Ospiti:
Michi Hirota (Voce nella traccia 1)
Robert Fripp (Chitarra nelle tracce 1, 2, 3, 5, 6 e 8)
Tony Visconti (Chitarra acustica nelle tracce 2 e 3)
Pete Townshend (Chitarra nella traccia 9)
Roy Bittan (Piano nelle tracce 2, 4 e 6)
Chuck Hammer (Sintetizzatori nelle tracce 4 e 6)
Andy Clark (Sintetizzatori nelle tracce 4, 5, 7 e 9)
Lynn Maitland (Cori)
Chris Porter (Cori)
 
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